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Start-up - foto di Victor1558Da idea a impresa solo andata. Viaggio non privo di ostacoli, soprattutto nella fase di ricerca di investimentiL'Italia ha un sistema di finanziamenti allo sviluppo più arretrato rispetto agli USA o ad altri paesi più attenti all'innovazione, però non si può dire che manchino forme di incentivo per chi ha un'idea e vuole trasformarla in impresa innovativa. Dai prestiti bancari ai fondi pubblici, dagli incubatori d'impresa alle grande aziende che investono nelle idee, passando per i business angels. Una rassegna con i più interessanti modi per avviare una start-up.

 

Seed e venture capital

La novità maggiore nel settore degli investimenti nelle start-up è il seed capital. Almeno in Italia, dove questa forma di venture capital è ancora poco sviluppata. A differenza degli Stati Uniti, che puntano molto su queste tipologie di investimenti a rischio, che in genere si assumono i business angels, gli angeli degli affari. Dpixel, Start Up Design Lab e SeedLab, alcuni degli esempi italiani di seed capital.

Uno dei maggiori fondi italiani di venture capital è Innogest: 80 milioni di euro a disposizione, dedicati alla fase di seed e early stage, vale a dire nella prime fasi della vita di un'impresa. Italiane, giovani e ad alto potenziale di crescita: questo il target di aziende finanziate da Innogest. Imprese che appartengono soprattutto ai settori delle telecomunicazioni, Ict, energie rinnovabili, biomedicale e meccanica avanzata, su cui Innogest investe, in fase di start-up, fra i 200.000 e i 2 milioni di euro.  

Dpixel è una società di venture capital, con sede a Milano. “Helping Internet startups take off”, recita lo slogan della società milanese. Aiutare la nascita di imprese ad alto valore di innovazione, operanti nel settore dell'Ict. Quindi, chi ha un'idea la sottopone al team di esperti di Dpixel, nella speranza di ricevere un finanziamento. Una procedura che passa interamente per il web: ci si collega a dpixel.it e si inviano curriculum citae, lettera di presentazione e un abstract del progetto che si intende realizzare.

Numerose le società finanziate da Dpixel. Da Iubenda, un'applicazione per gestire le privacy policy del proprio sito, a Vivaticket, start-up specializzata nella vendita online di biglietti.

Milanese anche Principia Sgr, una società di venture capital che gestisce fondi per 90 milioni di euro, attraverso due strumenti: Principia Fund e Principia II. Il primo è un fondo da 25 milioni di euro, dedicato soltanto a società non quotate, la cui mission è legata ad attività di ricerca e applicazione industriale della ricerca stessa. Principia II è un fondo da 63 milioni di euro, dedicato alle imprese innovative localizzate nel Centro-Sud Italia, escluso il Lazio. Quattro le aree di investimento interessate: applicazioni per la mobilità del mercato consumer e business; e-commerce e e-service; entertainment digitale; tecnologie “hard&soft”.

Le forme di finanziamento di idee innovative assumono varie forme, da borse di studio a progetti. Come SeedLab, programma di accelerazione d’impresa che prevede la selezione di venti proposte ad alto contenuto innovativo. Alle spalle, c'è TTSeed, strumento finanziario messo a punto da TTVenture e sostenuto da fondazioni bancarie, che offre borse di studio del valore di 30.000 euro per permettere alle idee innovative di partecipare al programma SeedLab.

Servizi, tecnologia, energia rinnovabile. Questi i settori d'investimento di A.M.E. Ventures, società di venture capital, ancora una volta milanese, cui è possibile sottoporre proposte via email.

E ancora, 360° Capital Partners, società di venture capital che investe in aziende ad alto contenuto innovativo attive soprattutto in Italia e Francia e che gestisce un fondo di oltre 100 milioni di euro. Active scouting, screening, business analysis, deal structuring and negotiation, closing e companies follow up. Le fasi di investimento coprono a 360° l'avvio dell'azienda e i fondi sono suddivisi in tre direzioni: l'85% va alle aziende giovani e dal forte contenuto innovativo; 10% a aziende quotate del segmento small cap e il 5% dei fondi va in ivnestimenti seed in progetti dal forte contenuto tecnologico.

In tal senso si muove anche Telecom Italia, che a febbraio 2014 ha annunciato di voler investire 4,5 milioni di euro nel 'seed investment' a sostegno delle start up digitali: nello specifico, l'azienda investirà 1,5 milioni l'anno, dal 2014 al 2016, tramite i cosiddetti investimenti 'seed', quelli dedicati cioè alla fase di avvio di giovani imprese tecnologiche, per accompagnarle nel proprio percorso di crescita e di inserimento sul mercato.

Alle piccole e medie imprese innovative, tipiche del panorama economico italiano, si rivolge PmiEquity, investitore istituzionale di private equity e venture capital, accreditato presso il ministero delle Attività produttive.

Lo sviluppo, seppur graduale, del venture capital nello Stivale è dimostrato dallo sbarco in Italia di 99 designs, un network per il design creativo condiviso che da quando ha mosso i primi passi ha ospitato più di 184 mila concorsi internazionali di graphic design commissionati da start-up, piccole aziende e altre organizzazioni.

Business Angels

Seed e venture capital fanno rima con business angels, i cosiddetti angeli degli affari che investono in progetti innovativi: ex imprenditori e manager che dispongono di mezzi finanziari, di una buona rete di conoscenze e di un buon bagaglio di esperienze. Gruppi di investitori informali organizzati in reti locali – Business Angels Network – disposti a finanziare start-up attraverso una partecipazione al capitale di rischio. A differenza del seed capital, i business angels supportano non solo le idee, ma anche le start-up già avviate

Benché in Italia questa forma di investimento non sia ancora diffusa capillarmente, è un italiano il miglior business angel d'Europa 2011. Francesco Marini Clarelli, presidente di Italian angels for growth. A premiarlo nel 2011 è stata l'Eban, l'associazione di categoria europea.

Italian angels for growth investe su start-up e giovani aziende, con un fatturato medio in entrata compreso entro i 2 milioni di euro, con un elevato potenziale di crescita e scalabilità. L'investimento iniziale dei business angels va dai 300.000 agli 800.000 euro, con possibilità di co-investimento fino a 2 milioni. Obiettivo: raggiungere, grazie ai fondi e ai consigli del Iag, un fatturato di almeno 5 milioni di euro al terzo-quinto anno. Una volta avviata l'azienda, i soci investitori Iag entrano a farne parte, occupando ruoli nel Board o nell'Advisory Board.

Fra le start-up finanziate da Iag figurano Win, società che realizza un dispositivo biomedicale wireless che permette il monitoraggio da remoto di pazienti affetti da patologie croniche, e On-Sun Systems, produttore di pannelli a concentrazione solare innovativi, dotati di maggiore efficienza energetica.

Angels e Super angels. Una nuova figura di investitore si è già imposta nella Silicon Valley e inizia a fare la sua comparsa anche in Europa. I Super angels sono un po' angeli un po' venture capitalists: come i primi investono nella fase iniziale della start-up, e come i secondi raccolgono fondi da investire. La differenza maggiore rispetto alle forme di venture capital finora analizzaste sta nel fatto che i Super angels non pretendono un posto in cda e richiedono una quota di capitale ridotta. Così, gli imprenditori si sentono più liberi di agire.

In Europa a rappresentare i Super angels c'è Connect Ventures, rete di venture capitalists che oepra a livello europeo e sostiene aziende in fase di start-up nei settori Internet e mobile.

Crowdfunding

Folla più finanziamento uguale crowdfunding. In pratica, un gruppo di persone che mette in comune denaro per sostenere progetti di singoli o associazioni. Un concetto semplice, simile al fare colletta, cui ha fatto ricorso anche il museo del Louvre, lanciando una colletta web – “tous meneces”, tutti mecenati – che ha raccolto il milione di euro mancante per acquistare il dipinto di Lucas Cranach, Le tre Grazie.

Le web communities, in effetti, sono il luogo ideale per far incontrare domanda e offerta: le idee dei creativi con chi è disposto a fare da mecenate. Nascono così le piattaforme di crowdfunding – Indiegogo e KickStarter le più famose. In Italia il crowdfung fatica ad imporsi. Una delle rare eccezioni è Eppela, piattaforma web che permette di presentare gratuitamente un progetto da sottoporre alla community di potenziali investitori. In questa stessa categoria si colloca Starteed Anche in questo caso è l'utente a presentare il proprio progetto alla community di potenziali investitori. Ma – e qui sta la differenza rispetto alle altre piattaforme di crowdfunding – l'utente è allo stesso tempo uno dei finanziatori, grazie alla sua piccola quota di iscrizione. Sta poi a quest'ultimo stabilire la durata della raccolta fondi, ed indicare l’importo minimo per trasformare l'idea in realtà. Pubblicata l'idea, viene poi votata e commentata dagli utenti. 

Nel resto del mondo, al contrario, il crowdfunding è esploso già nel 2011, come testimonia un'analisi condotta dalla società di ricerca specializzata Massolution: le 170  prese in considerazione, avrebbero raccolto in tutto 1 miliardo e mezzo di dollari e finanziato circa un milione di progetti nel corso del 2011. 

Più diffuso nel nostro paese è una altra forma crowd di business, il crowdsourcing: la web community, in questo caso, non punta tanto alla raccolta fondi, quanto alla creazione condivisa di idee e progetti.

Links

Innogest


Dpixel

Principia Sgr

Seed Lab

A.M.E. Ventures

360° Capital Partners

Telecom Italia seed investment


PmiEquity

99designs

Iban - Business Angels Network

Eban

Connect Ventures

Indiegogo


Kickstarter

Eppela

Starteed

Crowdfunding Industry Report: market trends, composition and crowdfunding platforms

Istituti bancari e banca dell'innovazione

La strada classicamente adottata da chi intende dare vita a una nuova impresa è rivolgersi alle banche. In effetti, gran parte degli istituti bancari offre finanziamenti agevolati alle start-up, in fase di avviamento o appena nate. Ma non ci sono soltanto le banche “classiche”. Il futuro degli investimenti nelle idee potrebbe chiamarsi banca dell'innovazione, un istituto in cui pubblico e privato si sposano per dare vita a un sistema di finanziamento a favore di start-up e imprese.

Banche

Fra questi, Unicredit con Start Up, un finanziamento rivolto a chi intende avviare un'impresa, soprattutto se di dimensioni ridotte, con uno stanziamento massimo di 100.000 euro a tasso di interesse fisso o variabile. E sempre Unicredit ha dato vita, nel 2009, a StartLab, progetto si rivolge alle startup innovative di tutti i settori con un programma di accelerazione che si articola in numerose azioni per dare forza alle tue idee imprenditoriali, tra le quali l'assegnazione di un premio in denaro, attività di mentoring e di sviluppo del network, formazione mirata e servizi bancari ad hoc.

Nella stessa direzione si muovono i finanziamenti aziendali di Banca popolare dell'Emilia Romagna e quelli dedicati alle start-up attivati da Banca Sella.

E Banca Marche, che oltre a un prestito d'onore non assistito da garanzie di alcun tipo fino a 40.000 euro, Easy Startup, ha deciso di puntare molto sui giovani con il progetto Youstartup!.

In concreto si tratta di finanziamenti a tasso variabile concessi sotto forma di prestito chirografario en mutuo fondiario. Destintari: gli under 35, le donne e tutti coloro che intendono avviare un'impresa, sia che si tratti di soggetti occupati che beneficiano di ammortizzatori sociali sia di soggetti che hanno perso il lavoro.

Non solo. A poter accedere a Youstartup! sono anche le imprese: quelle costituite da non più di un anno – da non più di 36 mesi nel caso in cui si tratti di "imperse femminili" - ma anche quelle già esistenti che inseriscono nella compagine sociale del progetto di sviluppo aziendale soggetti che hanno perso il posto di lavoro o che beneficiano di ammortizzatori sociali.

Inoltre, alle imprese che entro il 30 dicembre2012 accedono al finanziemento Youstartup! è offerta la possibilità di partecipare gratuitamente al concorso "Crescere con Banca Marche", il cui obiettivo è premiare i migliori progetti di business. Tradotto in cifre, si va da un premio di 20.000 euro per la migliore idea di business appartenente nelle categorie "under 35", "lavoratori", "imprenditoria femminile" - premio che verrà utilizzato per ridurre o estinguere il finanziamento Youstartup! - a voucher di 3.000 euro nei settori moda e design, cibo e cucina, artigianato, IT e new media, turismo. L’impresa vincitrice potrà spendere il voucher presso i fornitori indicati da Banca Marche per sostenere lo sviluppo della propria attività imprenditoriali.

Bnl propone CrediAzienda Bnl Startup, finanziamenti agevolati fino a 50.000 euro per giovani imprenditori e piccole aziende agli esordi.

Be1 è la linea giovani proposta dalla Banca popolare di Milano. Lo slogan promozionale parla chiaro: “in young we trust”. L'istituto milanese propone diverse agevolazioni per i giovani, in particolare l'agevolazione “Be1 Start”, un prestito fino a 30.000 euro a tasso agevolato per studiare o, come suggerisce il nome, avviare una start-up.

Intesa San Paolo con Start Up Initiative. Un progetto rivolto alle idee imprenditoriali del settore tecnologico, operanti soprattutto in ambito scientifico, dell'Ict, delle energie rinnovabili e nelle nanotecnologie. Un'iniziativa che, ad oggi, vanta oltre 1.000 start-up e progetti early stage contattati, presentati ad una platea di oltre 2.000 potenziali investitori.

E proprio i finalisti di Start up Initiative e del Mind the Bridge business plan competition – Mind the bridge è un'organizzazione no-profit della Silicon Valley – dovranno cercare di convincere una platea di investitori internazionali nel corso dell'Italian Innovation Day. 5 minuti per presentare la propria idea di business e undici le start-up in gara: i settori coinvolti sono disparati, dall'editoria alla musica, dalla produzione di energia alla moda – i nomi dei finalisti: D-Orbit, Enatech, Genport, Kitotech, Braincontrol, Nextstyler, Stereomood, Timbuktu labs, Underground power, Vinswer, Vivocha.

Banca nazionale dell'innovazione

Teorizzata da Edmund Phelps, premio Nobel per l’economia nel 2006, la banca nazionale dell'innovazione rappresenterebbe una miscela fra venture capital e sistema bancario. In pratica, una struttura che applichi la mentalità del venture capital privato anche al settore pubblico, per promuovere le idee più innovative e i progetti migliori.

Una realtà ancora assente in Italia, ma di cui esistono esempi in altri paesi. Come lo Yozma israeliano, un programma di venture capital governativo pensato per incoraggiare gli investimenti nelle start-up israeliane operanti nei settori comunicazione, scienze della vita e Ict.

La banca dell'innovazione teorizzata da Phelps dovrebbe diventare una sorta di fondo dei fondi, un'istituzione che unisca pubblico e privato in un sistema virtuoso di finanziamenti rivolti a start-up e imprese. Un sistema che, se efficiente e poco burocratico, dovrebbe avere un ritorno non solo sul piano tecnologico ma anche su quello economico.

Links

Start Up Unicredit

Unicredit StartLab

Prestiti aziendali Banca Popolare dell'Emilia Romagna

Finanziamenti Banca Sella

Easy Start Up Banca Marche

Youstartup! Banca Marche

Concorso "Crescere con Banca Marche"

Crediazienda Bnl

Be1 Banca Popolare di Milano

Start Up Initiative Intesa San Paolo

Italian Innovation Day

Yozma

Finanziamenti pubblici

Diversi gli incentivi pubblici rivolti a chi intende dare vita a un'azienda, per cui è necessario monitorare anche i bandi che le regioni attivano nell'arco della loro programmazione regionale 2007-2013. A livello comunitario, nazionale e locale, una giungla in cui non è facile districarsi. Poi, a metà strada fra pubblico e privato, gli incubatori. Oltre a vere e proprie forme di finanziamento, anche spazi fisici che ospitano neo-imprenditori, mettendo loro a disposizione servizi materiali ed immateriali per facilitare lo sviluppo di start-up.

Finanziamenti pubblici

Sul fronte dei finanziamenti pubblici, spicca il lavoro portato avanti dal ministero dell'Economia e dalla task force nata ad hoc per stimolare la crescita di start-up nel paese: un gruppo di esperti chiamati dal ministro Corrado Passera a fare il punto della situazione e avanzare proposte per il futuro. Una task force nata ad aprile, ha prodotto a settembre il suo primo rapporto sul tema. Il titolo, esaustivo: Restart, Italia

E sempre il ministero dello Sviluppo economico ha lanciato il fondo start up. Obiettivo: promuovere l'internanalizzazione delle piccole e medie imprese italiane, singole o aggregate, relativamente alla fase di avvio di progetti di internazionalizzazione sui mercati al di fuori dell'Unione europea. Un intevento che consiste da un lato nella sottoscrizione di capitale nel caso di NewCo (società costituita ad hoc), dall'altro in una sottoscrizione di aumento di capitale, nel caso di NewCo costituita da non più di 18 mesi dalla data di presentazione della domanda. La partecipazione del fondo può avere una durata compresa fra 2 e 4 anni, non può superare il 49% del capitale sociale dell'azienda e, in ogni caso, il singolo investimento non può avere importo superiore ai 200.000 euro.

Dai fondi ai premi. Vista l'importanza sempre maggiore che le start-up stanno assumento, il Comitato Leonardo, con il Ministero dello Sviluppo economico e l'agenzia Ice, ha istituito un premio ad hoc per promuovere le idee imprenditoriali, il Premio start-up 2012.

Ma anche le Regioni fanno la loro parte. Si pensi all'accordo siglato tra Filas - Finanziaria Laziale di Sviluppo – e l’associazione Roma Startup, che mette a disposizione dei neo-imprenditori uno stanziamento iniziale di 20 milioni di europer incentivare le startup con la partecipazione di privati. Dal Lazio alla Regione Veneto, dove la voglia di start-up si fa sentire: basti pensare che a poco più di un mese dall'apertura di due bandi ‘a sportello’ a favore dell’imprenditoria femminile e giovanile, con uno stanziamento complessivo di 10 milioni di euro, la Regione si è detta pronta a finanziare oltre 221 domande.

C'è poi Start Cup, concorso bandito dalle regioni Piemonte e Valle d'Aosta per sostenere le idee imprenditoriali più innovative. Concorso articolato in due fasi: prima si presenta un'idea d'impresa, quindi si passa al Business plan. I migliori tre riceveranno premi in denaro fino a 25.000 euro. Non solo, il fondo Piemontech si assume un impegno, quello di investire 300.000 euro nell'impresa che prenderà vita dal progetto vincitore del concorso.

Gli incentivi alla nascita di start-up coinvolgono una platea ampia, dai giovani agli immigrati. Come il progetto Start it up, promosso da Unioncamere e finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, volto a favorire l'integrazione economica e sociale degli immigrati attraverso percorsi di orientamento per la redazione del business plan e permettere ai beneficiari - cittadini extracomunitari, sia disoccupati che occupati, con regolare permesso di soggiorno - di acquisire quelle competenze manageriali di base necessarie per l'avvio e la gestione di un'attività imprenditoriale. Progetto che ha dato esiti positivi, coinvolgendo dieci Camere di commercio - Ancona, Bari, Bergamo, Catania, Milano, Roma, Torino, Verona, Vicenza e Udine e 492 extracomunitari: 434 hanno beneficiato dei servizi di orientamento, formazione e assistenza offerti dalle Camere di commercio e 409 hanno anche elaborato un vero e proprio business plan per la creazione di un'impresa.

Fra gli incentivi nazionali va citato Autoimpiego, forme di finanziamento a favore dell'autoimprenditorialità offerte da Invitalia, l'agenzia nazionale per l'attrazione d'investimenti e lo sviluppo d'impresa. Obiettivi: favorire la creazione e lo sviluppo di imprese, anche in forma cooperativa, promuovere la professionalità dei new enterpreneurs e agevolarne l'accesso al credito.

Lavoro autonomo, microimpresa e franchising. Gli incentivi offerti da Autoimpiego si sviluppano in queste tre direzioni. Oltre 25.000 euro l'investimento complessivo per favorire l'avvio di imprese da parte di singoli individui. Ben più sostanzioso il fondo a favore delle microimprese: quasi 130.000 euro di investimento complessivo per società che intendono dare vita a un'impresa di piccole dimensioni nei settori di produzione di beni e servizi. Infine, il franchising, da realizzare in forma di ditta individuale o società, da realizzare con franchisor accreditati con Invitalia.

Incentivi che sembrano dare buoni frutti. In generale, come dimostrano i dati forniti da Invitalia, il 78% delle start-up lanciate con i contributi pubblici gestiti dall'agenzia resiste a cinque anni dalla nascita.

A livello comunitario uno strumento interessante è Erasmus for Young Enterpreneurs, programma di scambio transfrontaliero che offre agli aspiranti imprenditori l’opportunità di imparare i segreti del mestiere da professionisti già affermati che gestiscono piccole o medie imprese in un altro paese dell’Unione europea. Più che incentivi alle start-up, questa forma di scambio Erasmus forma i futuri startupper.

Come nel caso di Giovanni Calderino, che dalla start-up BluVideoGenova si è spostato in Austria, alla RiedlTv. Dunque, da una società italiana che si occupa di produzioni video a un'omologa austriaca. Un viaggio che, stando alla sua testimonianza, gli avrebbe permesso di acquistare esperienze nel settore d'impiego in cui era già coinvolto, permettendogli di apprendere non solo nuovi modi di lavorare, ma anche nuove tecniche di produzione.

Sempre in direzione dello sviluppo di start-up a livello europeo si colloca, da un lato, il premio EIT Enterpreneurs Awards, rivolto alle start-up impegnate nei settori dell'ICT, dell'energia sostenibile e della mitigazione dei cambiamenti climatici. Dall'altro, il progetto Ue 'SUITES: Start Up in Tourism – European Support', finanziato dal Programma europeo Leonardo, che intende favorire la nascita di nuove imprese internazionali nel settore turistico, attraverso servizi di consulenza e accompagnamento.

Links

Task force ministero dell'Economia

Restart, Italia

Fondo start up

Premio start up 2012

Accordo Filas-Roma startup

Veneto: pronti 9 milioni di euro per start up giovanili e femminili

Start Cup

Start It Up

Risultati progetto Start It Up

Autoimpiego

Invitalia: dati positivi per le start-up che utilizzano i contributi pubblici

Erasmus for Young Enterpreneurs

EIT Award

SUITES

Incubatori

Gli incubatori svolgono un ruolo decisivo nel processo di trasformazione di un'idea di business in realtà, accelerando lo sviluppo aziendale attraverso servizi e risorse.

Da Nord a Sud, fra i principali incubatori italiani vanno menzionati H-Farm di Treviso, il padovano M31, il Polo tecnologico di Pisa, AlmaCube dell'università di Bologna e Itech, l’Incubatore sviluppato all'interno del Business Innovation Center Lazio per la creazione e lo sviluppo di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico.

E proprio il fondatore di H-Farm, Riccardo Donadon, lancia Italia Startup. Una piattaforma più che un semplice incubatore d'impresa, che nasce dall’aggregazione di soggetti privati già operativi nel campo dell’innovazione, del digitale e dell’imprenditoria. Una start-up che punta sulla parte creativa e “aggressiva" dell'Italia. Ancora in versione beta – la piattaforma vera e propria verrà lanciata a maggio – Italia Startup muove i primi passi avanzando alcune proposte: detassare le operazioni di investimento nelle start-up, rivedere normative e regolamenti in modo da facilitare la raccolta di fondi, soprattutto attraverso gli strumenti del crowdfunding. E ancora, la piattaforma punta sulla semplificazione, attraverso la sostituzione degli adempimenti burocratici con semplici autocertificazioni.

Sempre per rimanere nel Lazio, da citare Enlabs, incubatore e acceleratore di impresa aperto a team imprenditoriali con idee innovative. Gli Entrepreneurship Laboratories nascono a Roma per iniziativa di Luigi Capello, imprenditore e business angel. Periodicamente vengono selezionate 6 start-up, che avranno a disposizione dei desk all'interno dello spazio EnLabs per un periodo di circa 6 mesi e riceveranno un packaging comprensivo di servizi di incubazione, servizi professionali, un finanziamento a beneficio degli imprenditori e gli verrà affiancato un mentor per l’intera durata del programma per lo sviluppo e la crescita delle start-up.

Fra gli incubatori, il laboratorio online Start Up Design Lab, che ha come obiettivo la nascita di Internet start-up. Un'idea di Nicola Mattina, frutto dell'esperienza sviluppata da quest'ultimo all'interno del Working Capital di Telecom Italia.

Sempre alle start-up web si rivolge l'incubatore milanese Digital magics, che si concentra sulla fase di seed stage, vale a dire la fase embrionale di una nuova azienda, dalla ricerca dei finanziatori ai test verso i consumatori, fornendo ai neo-imprenditori servizi amministrativi, strategici, logistici, tecnologici e – non ultimo – finanziari per accelerare lo sviluppo dell’impresa.  

E proprio dall'esperienza sviluppata all'interno di Digital magics è nata l'idea di 56cube, incubatore di start-up innovative operanti su internet con sede a Salerno. La novità introdotta da 56cube sta nel suo duplice ruolo di venture capitalist e incubatore: da un lato cioè offre il primo finanziamento alle start-up, dall'altro fornisce loro i servizi necessari per svilupparsi.

Da Salerno si torna a Milano, dove all'inizio del 2013 è nato Speed MI Up - Officina di imprese e professioni, incubatore nato nel 2013 dalla collaborazione fra Università Bocconi, Camera di commercio di Milano e Comune di Milano per rilanciare l’economia lombarda e facilitare la nascita e lo sviluppo di start-up innovative, sostenendo lo sviluppo professionale di giovani lavoratori autonomi e rafforzando l’integrazione tra mondo delle imprese e dei professionisti.

In arrivo anche l'incubatore del Politecnico di Milano PoliHub startup district & accelerator. Uno spazio di 5 mila metri quadrati presso il polo Bovisa dell'ateneo, che intende recuperare un modello degli anni Ottanta, quello dei distretti industriali, adattandolo alle necessità del XXI secolo. "Riuniremo sotto lo stesso tetto le società più innovative nel campo dell’high tech: non solo nell’informatica e nella telefonia, ma anche nella medicina, nell’ingegneria e nel settore energetico. Lavorando gomito a gomito, i nuovi imprenditori potranno scambiarsi idee, esperienze, know how e imparare uno dall’altro. Sarà un nuovo polo dell’eccellenza italiana", spiega il professor Andrea Rangone, delegato per questo progetto. Per prime verranno accolte le aziende che hanno già ricevuto finanziamenti in venture capital. Poi, l’ateneo deciderà quali sono le altre imprese idonee. Il traguardo che si propongono di raggiungere è alto: veder nascere 150 nuove aziende in tre anni.

I diversi incubatori presenti in Italia si raccolgono intorno a PniCube, associazione che si occupa di politiche di trasferimento tecnologico attraverso la creazione di imprese innovative dal mondo della ricerca accademica. Ed è appunto PniCube, in collaborazione con l'università di Sassari, a bandire il premio Start up dell'anno. Il primo classificato riceverà il premio dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

A livello europeo, gli incubatori e centri di innovazione si raccolgono in una rete europea, Ebn – European Business & Innovation Center Network. Proprio Ebn, in collaborazione con la National Business Incubation Association, Nbia, ha lanciato Soft Landing Club, un servizio di co-incubazione per società innovative che intendono esplorare nuovi mercati.

Fra i Bic italiani della rete Ebn, quelli di Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria e Sardegna. Ma anche Eurobic, centro europeo d'investimento che associa ad attività di supporto alle imprese nei settori del management, della formazione e dell'internazionalizzazione, attività  dirette allo sviluppo del territorio. Dalla Toscana alla Sicilia, i Bic sono diffusi capillarmente nelle diverse zone d'Italia e coprono ambiti disparati, dalla tecnologia all'imprenditoria femminile. Come nel caso del Parco scientifico tecnologico di Bari, creato dall'università per attirare centri di ricerca e sviluppo e facilitare la creazione di nuove imprese innovative e spin-off universitari. O l'incubatore d'impresa "rosa" Sportello donna di Pavia, pensato per facilitare la nascita di imprese al femminile.

Altro incubatore è quello avviato da Telecom Italia con il progetto Working Capital, nato nel 2009, che si propone di sostenere le iniziative imprenditoriali nell'ambito del Web 2.0. Con importanti risultati. Tra il 2009 e il 2010 Working Capital ha finanziato 13 start-up e permesso ad altre 36 di affrontare un periodo di pre-incubazione. Ed ha puntato sui giovani, dando la possibilità a 29 studenti e ricercatori di mettere in pratica i loro studi e sviluppare progetti di ricerca innovativi.C6, tv partecipativa; Liber Liber, piattaforma editoriale no profit; MyoTv, piattaforma di ideazione, produzione e distribuzione di format per webtv, mobile, IPTV e Canali Digitali. Queste alcune delle imprese avviate da Working Capital. 

Al 2013 il numero delle start-up finanziate dal programma Working Capital sono salite a quota 19, cui vanno aggiunti 79 grant assegnati e 36 imprese che si sono sviluppate negli incubatori. E nell'edizione 2013 del programma, le novità introdotte dal programma di Telecom Italia sono due: da un lato, gli acceleratori d'impresa, con la nascita di tre nuovi poli lungo altrettanti centri nevralgici del paese  - Milano, Roma e Catania - dall'altro, l'introduzione di Repository WCAP, piattaforma che consente agli startupper di far notare le proprie idee imprenditoriali, sia agli investitori nazionali che internazionali.

E ancora, Enel Lab, iniziativa lanciata da Enel in collaborazione con Endesa, come risposta concreta alla domanda di rilancio dell’Italia in tempo di crisi. Tre gli elementi portanti: un laboratorio d'impresa a supporto delle start-up innovative; venti borse di studio per giovani laureati e ricercatori, e una fondazione per diffondere e sostenere conoscenza, studi e attività nell'ambito dell’energia, con un’attenzione particolare alle implicazioni socioeconomiche, allo sviluppo sostenibile e all’innovazione. 

15 milioni di euro per tre anni: questo lo stanziamento previsto per Enel Lab. Per partecipare basta un clic, e c'è tempo dal primo luglio al 30 novembre 2012. Sarà poi Enel a valutare le migliori aziende: 15 finaliste che avranno l’opportunità di presentare la propria impresa e tecnologia direttamente al top management di Enel. Saranno in 6 ad accedere poi a un programma di incubazione che prevede un capital injection e una serie di servizi per accelerare la crescita.

Sul piano internazionale, uno degli incubatori d'impresa più importanti è Microsoft BizSpark, programma globale nato per accelerare il successo delle startup. In pratica, ciò che il colosso fondato da Bill Gates offre agli startupper è in primo luogo supporto professionale e, tramite i network partner, consulenza e assistenza. Ma soprattutto, visibilità: le startup che aderiscono al programma BizSpark potranno inserire, infatti, un profilo della propria organizzazione in BizSparkDB.com, una directory online dedicata alle startup ospitata sul sito Microsoft Startup Zone. Di mettersi in vetrina, dunque, e di mostrarsi agli investitori di ogni parte del mondo.

L'iniziativa, nata nel 2008, ha visto l'adesione di quasi 50.000 start-up in tutto il mondo, di cui quasi un migliaio italiane.

Non solo. L'attenzione del colosso fondato da Bill Gates passerà anche attraverso un fondo d'investimento dedicato appunto alle start-up, Bing fundPer ora si tratta più di un progetto che di qualcosa di concreto: un fondo che, oltre a sovvenzionare le imprese che si occupano di web e mobilità, funzionerà anche da incubatore.

Links

H-Farm

M31

Polo tecnologico Pisa

AlmaCube

ITech

Italia Startup


EnLabs

Start Up Design Lab

Digital Magics


56cube

Speed MI Up

PoliHub

Ebn

Eurobic

Parco scientifico tencologico di Bari

Sportello Donna

PniCube

Working Capital

Enel Lab

Microsoft BizSpark

Microsoft Bing Fund

Dl Sviluppo 2.0

Entra in scena la start-up. Il palcoscenico è il panorama legislativo italiano, che finora non contemplava il concetto di neo-impresa innovativa. E già questo è indice del ritardo italico in materia di innovazione e nuovi modelli di business. Poi è arrivato il decreto sviluppo 2.0, e qualcosa è cambiato. Ma basterà?

Partiamo dalle definizioni. Il dl sviluppo 2.0 introduce il concetto di start-up innovativa, chiarendo cosa si intende con questo termine, new entry della legislazione italiana. All'articolo 25 del decreto si legge: "società di capitali, costituita anche in forma di cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione". Fin qui tutto bene. Ora, i requisiti:

  • la maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria deve essere detenuto per almeno il 51% da persone fisiche. Ecco la prima ombra del decreto, che con questo 51%, nato per evitare il fenomeo delle "scatole cinesi", tende ad escludere dal capitale sociale della start-up quelle società già forti sul mercato, che difficilmente saranno disposte ad investire in qualità di azionisti di minoranza;
  • la società deve essere costituita e operare da non più di quarantotto mesi;
  • deve avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
  • il totale del valore della produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve superare i 5 milioni di euro;
  • non deve distribuire o aver distribuito utili;
  • deve avere quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • non deve essere stata costituita per effetto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.

Accanto alle start-up, il decreto definisce anche i loro "padri", gli incubatori: società di capitali di diritto italiano che offrono servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di start-up innovative.

Passiamo al lato puramente economico. Il decreto sviluppo 2.0 mette subito a disposizione delle imprese innovative circa 200 milioni di euro, provenienti un po' dai fondi stanziati sotto forma di incentivi e un po' da quelli messi a disposizione dal Fondo italiano investimenti della Cassa depositi e prestiti. Ma tale stanziamento è destinato ad aumentare, e ulteriori risorse saranno destinate alle nuove imprese attive nel Mezzogiorno. E appena entrata a regime, la norma relativa alle start-up impegnerà circa 110 milioni di euro l'anno. Buone notizie per gli startupper, quindi.

Sempre sul fronte degli incentivi a favore delle neoimprese, per gli anni 2013, 2014 e 2015 è consentito alle persone fisiche e giuridiche rispettivamente di detrarre o dedurre dal proprio reddito imponibile una parte delle somme investite in imprese start-up innovative, sia direttamente che attraverso fondi specializzati.

Poi c'è un altro capitolo importante, quello della raccolta dei capitali di rischio, per i quali viene introdotta una disciplina apposita attraverso portali online dedicati e dando avvio a quella che, nella legislazione italiana viene definita "una modalità innovativa di raccolta diffusa di capitale", ma che in altre parti del mondo è largamente diffusa, il crowdfunding.

E in materia di raccolta di capitali di rischio da parte delle start-up innovative, entra in ballo la Consob. In attuazione delle indicazioni normative per regolamentare il finanziamento delle start-up, infatti, l'authority ha avviato prima una preconsultazione di mercato sul regolamento per favorire la nascita di nuove imprese innovative. Quindi, una consultazione sulla proposta di regolamento volta sia ad agevolare l’attività dei gestori dei portali online volti a sviluppare il crowdfunding per le imprese innovative, sia a garantire ai piccoli risparmiatori che aderiscano alle iniziative di crowdfunding un livello di tutela sostanzialmente equivalente a quello assicurato alla clientela retail dagli intermediari autorizzati alla prestazione di servizi di investimento.

Il è risultato un regolamento sulla 'Raccolta di capitali di rischio da parte di imprese start-up innovative tramite portali on-line': 25 articoli per definire norme e condizioni dell'equity crowdfunding in Italia. Un testo che definisce i requisiti e gli obblighi da rispettare per l'iscrizione al registro dei gestori dei portali online per la raccolta di capitali, e dà indicazioni sulle modalità di investimento. In particolare, le soglie indicate nel regolamento, volte a graduare gli oneri e favorire lo sviluppo del fenomeno crowdfunding, corrispondono a 500 euro per investimento e 1.000 euro annui per le persone fisiche, mentre salgono a 5.000 euro per investimento e 10.000 euro annui per le persone giuridiche.  

Dunque, il governo decide di puntare sugli sconti fiscali. Senza tener conto del fatto che la start-up è, per eccellenza, un impresa a rischio. Perché investe nel nuovo, perché osa e tenta di fare innovazione. Ma non è detto che la scommessa lanciata dallo startupper sia sempre azzeccata. Ecco un'altra ombra del decreto: gli sconti fiscali ci sono – in concreto, dall'Irpef lorda delle persone fisiche sarà possibile "detrarre" il 19% della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative, mentre nel caso delle persone giuridiche si ha una deduzione dal reddito imponibile del 20% della somma investita -, ma non sono previsti sconti anche sulle perdite. Misura che sarebbe tutt'altro che fantascientifica, dato che viene messa in campo in altri paesi.

L'Italia dunque arriva in ritardo su diversi fronti, dalla definizione normativa agli incentivi, e forse perde l'occasione di recuperare terreno prendendo il meglio delle politiche mondiali esistenti in materia. 

Links

Decreto sviluppo 2.0

Testo Decreto Sviluppo 2.0

Agevolazioni Start-up: le novita' del dl 179-2012

Preconsultazione Consob su crowdfunding

Consultazione Consob su crowdfunding

Regolamento sulla raccolta dei capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali online