aleflo
Fresh Boarder
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I PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA 1 Anno, 5 Mesi fa
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Entrando nel merito del testo, appare condivisibile proprio la norma che fissa il limite di sei anni al mandato dei rettori. In questo modo sarà possibile mettere un freno allo strapotere di alcune personalità che in passato hanno trasformato gli atenei in tanti piccoli, grandi latifondi.
Positiva la norma anti “parentopoli”, secondo la quale nelle assunzioni per ordinario e associato sono esclusi i consangunei dei professori appartenenti al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata, ma anche di rettori, direttori generale, consiglieri di amministrazione.
Interessante anche la possibilità per gli studenti di valutare i professori, anche ai fini dell'attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero dell'Istruzione.
Dubbi sulla nuova struttura bicefala degli atenei, che in futuro sarà composta dal senato accademico e da un consiglio di amministrazione dal retrogusto aziendale.
Passando al cuore del testo normativo – la sorte dei ricercatori – il ddl non incide più di tanto sul problema del precariato. La novità è che il contratto da ricercatore – attualmente a tempo indeterminato - durerà d’ora in poi solo sei anni. Allo scadere del termine, o si diventa professore associato o si lascia la carriera universitaria. Chi non dovesse riuscire nell’impresa e non dovesse essere riconfermato dall’ateneo in cui ha operato sarà costretto a “rottamarsi” in altri settori al di fuori del mondo dell’Università.
Perplessità anche sull’abolizione dei concorsi (finora quasi sempre “truccati”) per professore ordinario e associato, da sostituire con una abilitazione scientifica nazionale, cioè una lista di docenti idonei valida per quattro anni.
L’altro grande problema insoluto riguarda la drastica mancanza di fondi, che sostanzialmente la legge non risolve e la mancata copertura della prevista assunzione a tempo indeterminato come professore associato di 1500 ricercatori nei prossimi 3 anni.
Molto utili gli assegni che verranno destinati a chi ha studiato all'estero e decide di rientrare o agli stranieri che restano in Italia.
Condivisibile la novità secondo cui le risorse vengono trasferite dal ministero in base alla qualità della ricerca e della didattica e non più a pioggia. Non ancora del tutto chiaro il ruolo sempre più rafforzato dell’Anvur nel processo di valutazione.
In conclusione, a chi per il proprio percorso di studi ha scelto con cognizione di causa l’università pubblica, ne ha vissuto l’esperienza e ne ha conosciuto tanto i pregi quanto gli aspetti più deteriori, resta una sola domanda: sentivamo davvero l’esigenza dell’ennesima riforma?
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Re:I PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA 1 Anno, 5 Mesi fa
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Concordo sul limite dei sei anni per il mandato dei rettori, trovo invece assolutamente inefficace la cosiddetta norma antiparentopoli che si limita a vietare l’assunzione dei consanguinei di un professore all’interno del medesimo dipartimento o struttura analoga.
Questa regola non impedisce gli “scambi di favore” fra docenti di diversi dipartimenti anche all’interno della stessa facoltà e tra l’altro nulla ostacola il cambiare temporaneamente dipartimento, effettuare l’assunzione e rientrarvi.
Non mi convince neanche la riforma del reclutamento.
La norma dice che al termine dei 6 anni di lavoro a termine (3+3) i ricercatori meritevoli saranno confermati come associati, ma la cronica mancanza di fondi e di cattedre, aggravata dai tagli, non consentirà certamente di assumere tutti coloro che lo meritano, né sarà possibile prorogare loro il contratto in attesa di tempi migliori.
Posso immaginare quindi che molti di questi capaci ricercatori, se non lo fossero nessuno li confermerebbe per 6 anni, rimarranno senza alcuna prospettiva e avranno investito anni e risorse economiche in ricerca e formazione, (consideriamo anche gli anni del dottorato), per poi essere costretti ad abbandonare questo percorso.
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