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    Ricerca e Innovazione nelle Regioni: pubblicato un rapporto per migliorarle E-mail
    mercoled 20 maggio 2009
    Ricerca e InnovazionePresentato al Forum della Pubblica Amministrazione il rapporto Migliorare le politiche di Ricerca e Innovazione per le Regioni. Contenuti e i processi di policy, promosso per favorire la riflessione sulle principali criticità metodologiche e per facilitare la diffusione fra le amministrazioni regionali e centrali di buone pratiche inerenti le politiche per la Ricerca e l'Innovazione.
    Il Testo, dopo una analisi della posizione italiana nel contesto internazionale e delle risorse dedicate al settore, si sviluppa lungo due traiettorie:
    • i contenuti: si prendono in esame i rapporti di collaborazione tra il sistema della ricerca e quello imprenditoriale e si propongono le strategie di supporto all'innovazione nelle imprese;
    • i processi di policy: si esaminano, per ogni fase del ciclo di vita dei programmi, le maggiori criticità procedurali e si approfondiscono gli elementi di cambiamento da perseguire nella programmazione 2007-2013.
    Il documento rappresenta uno dei risultati del Progetto di Accompagnamento del Quadro Strategico Nazionale (QSN) 2007-2013, promosso dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica (DPS) del Ministero dello Sviluppo Economico, al fine di costituire una piattaforma di discussione inerente i temi della Priorità 2 - Ricerca e Innovazione.
     
    Le Politiche per la R&I rappresentano l’unica chance di aggancio alla crescita per le regioni in ritardo di sviluppo; esse manifestano i loro effetti sulla crescita economica non nell’immediato, ma nel medio periodo.
     
    Investire oggi in R&I è la condizione per avere territori attrezzati a uscire dalla dipendenza quando si manifesteranno le condizioni della ripresa. Va confermata la scelta di investire ingenti risorse del Quadro Strategico Nazionale (QSN) e in particolare dei Fondi Strutturali sulla Priorità Ricerca e Innovazione.
     
    Investire oggi risorse pubbliche in R&I è cruciale. Infatti:
    • la ricerca e sviluppo privata tende ad essere pro-ciclica, in quanto le spese sono di norma agganciate ad una quota del fatturato;
    • occorre compensare la componente pro-ciclica del mercato con una manovra anticiclica di aumento della spesa pubblica in R&I;
    • la crisi colpisce soprattutto le industrie che producono beni durevoli, nelle quali i consumatori rinviano l’acquisto al futuro; quando la crisi sarà rientrata i consumatori avranno fatto l’esperienza di poter fare a meno dei prodotti e torneranno ad acquistare solo se i prodotti avranno veramente aspetti innovativi: occorre quindi preparare ora l’ingresso sul mercato dei prossimi 1-3 anni;
    • la crisi fa emergere la necessità di nuove tecnologie, sostenibili dal punto di vista ambientale, a minore consumo di materie prime e di energia, a minore congestione sociale e urbana – tutti elementi che richiedono da subito ingenti investimenti in R&I.
    Se per le regioni del Centro-Nord questo messaggio appare coerente con il modello di sviluppo, cosa dire delle Regioni del Mezzogiorno, ancora impegnate in un difficile percorso di uscita dal ritardo di sviluppo?

    Le direttrici fondamentali per queste Regioni sono due:
    • aumentare la competitività del sistema produttivo meridionale, attraverso un deciso aumento delle esportazioni;
    • favorire un riposizionamento strutturale, aumentando la quota di valore aggiunto prodotto in attività innovative e accelerando la trasformazione produttiva della conoscenza generata nella ricerca pubblica.
    L’uso dei Fondi Strutturali è complementare alle risorse nazionali, anche se per volumi complessivi rappresenta ormai la principale fonte degli investimenti; per questo è importante realizzare la massima complementarità tra Fondi Strutturali e quadro istituzionale ordinario della R&I.
     
    Nel nostro Paese si sconta un quadro generale di ripartizione delle competenze che, in materia di R&I, si presenta come contraddittorio, soprattutto dopo la modifica del Titolo V della Costituzione; ciononostante l’esperienza degli ultimi anni ha fatto emergere una sorta di informale divisione dei compiti, che ha dato buona prova di sé.
     
    La complessità delle Politiche di ricerca e innovazione è tale da richiedere un approccio politico nuovo in quanto sono l’architrave delle nuove politiche di sviluppo.
     
    L’esperienza dell’ultimo periodo di programmazione 2000-2006 ha mostrato molte criticità, in parte dovute alla necessità di sperimentare nuovi strumenti. Non è concesso un altro periodo di prova: se si fallisce l’obiettivo 2007-2013 è a rischio l’intero impianto delle politiche regionali europee, della coesione, dell’orientamento strategico a favore di R&I.
     
    In una parola, sia le Amministrazioni centrali che le Regioni dovrebbero porre al centro il “policy learning”, cioè l’apprendimento sulle politiche.
    (Fonte: Rapporto Migliorare le politiche di Ricerca e Innovazione per le Regioni. Contenuti e processi di policy)
     
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