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Office - foto di ShinealightConsiderazioni sullo stato dell’arte della professione arrivano da ognuno dei player del mercato dell’assistenza amministrativa, contabile, fiscale e lavoristica. Riflessioni sulla fine del lavoro tradizionale sono all’ordine del giorno. Per il momento assistiamo, quasi impotenti, al crescere delle strutture delle associazioni di categoria, delle piattaforme dei gestori dei modelli 730 (da lì partite, ma poi cresciute in ogni direzione), del fenomeno, ormai considerato accettato o accettabile, di “abusivi” di vario genere e stato, delle società di revisione che, neppure troppo nascostamente, aprono uffici di tenuta delle contabilità.

In più, nei nostri convegni, si ode di continuo l’invito a spostarsi su un tipo di lavoro rivolto al controllo gestionale, alla consulenza “vera” (personalmente non capisco bene di cosa si tratti), ad un’assistenza a tutto campo alle imprese. Il nostro impegno viene considerato a termine, una sorta di ruolo ad esaurimento.

Potrebbe non essere così. Anche nei momenti bui come quello che stiamo vivendo, il tessuto delle piccole e piccolissime imprese continua ad operare, e ci sarà, almeno per il prossimo futuro, necessità di coloro che sappiano distinguere una fattura attiva da quella di acquisto, che riconcilino i conti correnti bancari, che liquidino l’Iva trimestrale e sappiano generare e pagare per l’assistito il modello f24, che sviluppino bilanci di verifica, che predispongano dichiarazioni dei redditi e studi di settore, che elaborino un cedolino paga.

Sarebbe sufficiente una norma per far cadere come un birillo l’intera filiera del lavoro contabile. Ne siamo pienamente consapevoli. Sarei però del parere di tenercela stretta, quest’area di lavoro, soprattutto per i giovani che mettono per la prima volta il naso in questo mondo. La palestra per capire il meccanismo, almeno com’è attualmente funzionante, è quella. Nonostante si tratti spesso di giovani laureati e masterizzati, da lì si deve partire; non a tutti è concesso di diventare amministratori delegati a 30 anni; non tutti parteciperanno a scissioni e fusioni transnazionali; il tempo che serve per arrivare a far parte di organismi di vigilanza e collegi sindacali importanti è spesso lungo. Cerchiamo di impiegare questo tempo in modo utile, facendo attenzione però a non cadere nella trappola della pulce nel bicchiere (continua a saltare allo stesso livello anche se il contenitore viene tolto).

Non sempre è utile scagliare la propria rabbia verso l’astrusità del legislatore e l’inefficienza della Pubblica Amministrazione; cerchiamo di sfruttare le leve che abbiamo all’interno di una categoria di persone abili, intelligenti, preparate e molto spesso volitive.

Lo studio baricentro

Il modello baricentro, ovvero lo studio professionale più grande e più strutturato dell’area, quale punto di riferimento per tutti gli altri e vertice di una sorta di piramide, può rappresentare una forma innovativa di collaborazione tra gli studi di commercialisti più piccoli per dimensione, e potrebbe essere utile a superare eventuali meccanismi di concorrenza interna al sistema.

Mutualità nell’ambito del mantenimento dello scopo lucrativo, prossimità fisica e territoriale, aggregazione delle strutture più disperse e a ristrettissima base operativa. Appare fondamentale, nell’ambito di questo modello, disporre di una matrice culturale condivisa; queste strutture, sostanzialmente obbligando gli aderenti all’utilizzo di gestionali comuni, potrebbero per un verso garantire una maggiore serenità ai colleghi che operano in forma individuale e per l’altro assumere una spiccata funzione sociale, assicurando il supporto diffuso alle imprese, anche a quelle marginali, valorizzandone gli aspetti personali e qualitativi, in un’ottica di reciprocità e di prossimità al territorio.

L’assistenza fiscale e giuslavoristica di base rappresenterebbe un vantaggio competitivo essenziale, in quanto assicura l’erogazione di servizi di qualità e professionalmente adeguati, in grado di generare un importante valore aggiunto a favore di tutto il tessuto economico di riferimento. La struttura baricentro dovrebbe garantire a quelle più piccole un concreto supporto nel rispetto delle scadenze, rappresentare un punto di appoggio nel caso di tematiche professionali non affrontabili dal professionista singolo, permettere l’accesso ad un confronto sull’operatività quotidiana del gestionale comune, come noto gravemente sottoutilizzati nelle loro possibili funzioni.

La competitività del sistema baricentro dovrebbe essere ottenuta attraverso il costante impegno nel raggiungimento di una dimensione minima funzionale, che potrebbe essere individuata con parametri di natura operativa e organizzativa (per esempio almeno tre addetti e non meno di 50.000 euro per fatturato).

E’ verosimile ritenere che le strutture che non raggiungono ancora questa dimensione, non risultino efficienti e, ciò che rappresenta un concreto rischio per le stesse, individuabile nella circostanza che le stesse non siano in grado di affrontare in maniera efficace la sempre maggiore complessità che il mercato dell’assistenza amministrativa, contabile e lavoristica impone.

Il modello che un utile progetto di riposizionamento dei piccoli e piccolissimi studi dovrebbe proporre, posta la premessa che il lavoro “spazzatura” può generare interessanti ritorni sotto ogni punto di vista, sarebbe caratterizzato da una rete di presenza sul territorio capillare (ciò che già esiste, ogni palazzo romano presenta visibile una targa di un professionista contabile), articolata in canali diretti e già esistenti – clientela già acquisita - e indiretti – da acquisire con forme varie di visibilità ed eventualmente di pubblicità -, e incentrata sullo schema associativo, con l’obiettivo di valorizzare la sinergia con l’ordine di riferimento (marchio di qualità doppio: struttura baricentro e ordine di riferimento).

Il network

Questo modello si caratterizza per un’assistenza alla propria clientela a livello forse più elevata di quello dello studio baricentro, risultando nella prassi qualificato per l’appartenenza a network professionali già esistenti e spesso di livello sovranazionale.

Si tratta di federazioni di studi spesso organizzati in maniera satellitare, con una presenza della sede centrale declinata in maniera non sempre univoca sotto il profilo dell’ingerenza nell’attività degli studi federati.

Il modello prevede sovente la presenza di una main firm, che svolge attività di costante controllo di qualità sull'operato di tutti i membri esercitato tramite ispezioni cicliche, con obblighi di aggiornamento professionale continuo, l'integrazione e la stretta collaborazione tra i partners.

Tutti gli studi condividono in genere gli stessi standard di qualità, il know-how e le procedure interne. Ogni studio può accedere direttamente alle specializzazioni e alle informazioni disponibili presso le altre sedi, in modo da ottimizzare l'utilizzo delle risorse specializzate e di creare le sinergie necessarie a soddisfare al meglio le esigenze specifiche dei clienti. I clienti possono così beneficiarne, sia in termini di qualità delle prestazioni ricevute, sia in termini di costo delle stesse.

A tendere, lo studio baricentro, sebbene portatore di istanze e caratteristiche più domestiche, dovrebbe pervenire ad adottare le stesse logiche operative del network, nella declinazione con la main firm, tramite attività di costante controllo di qualità sull'operato di tutti i piccoli professionisti aderenti, non sanzionatoria ma piuttosto di persuasione all’adeguamento delle procedure, e con obblighi di scambio professionale continuo.