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Internazionalizzazione - foto di Matteo BertroneCrediti agevolati alle imprese italiane che intendono dare vita a joint venture nei paesi in via di sviluppo. Uno strumento creato dal Ministero degli Esteri negli anni '80 per rafforzare la cooperazione internazionale e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e rivisto oggi alla luce della crisi economica per aiutare quegli imprenditori impossibilitati a cercare sbocchi in nuovi mercati esteri a causa della stretta del credito imposta dalla crisi finanziaria.

Lo strumento in questione si rifà all'articolo della legge n. 49/87 (Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo), che autorizza la Farnesina a concedere crediti agevolati alle imprese che vogliono creare società miste nei paesi in via di sviluppo, attraverso partnership con l’imprenditoria locale.

Peccato che oggi non ci sia il boom economico degli anni '80. Per questo la Cooperazione allo Sviluppo ha pensato di rilanciare tale meccanismo apportando alcune modifiche rispetto alle procedure attuali. Fra queste, l’aumento del numero dei paesi eleggibili ai fini di tale credito, che passano da 29 a 95, includendo non solo i paesi prioritari della cooperazione italiana, ma anche tutti quelli definiti dalla Banca mondiale 'paesi a basso/medio reddito', quelli 'altamente indebitati' (HIPC) e 'meno avanzati' (PMA). Alla base della cooperazione, un accordo di protezione degli investimenti con l’Italia.

Altre modifiche sono in fase di definizione e verrano proposte con ogni probabilità al momento della riforma della legge 49 – al momento sui banchi del Senato. Fra le novità dovrebbe figurare l’estensione della tipologia degli interventi finanziati, volti sempre più a sviluppare il settore privato, intervenendo direttamente nel finanziamento o nella partecipazione delle imprese miste.