Horizon 2020: SME Instrument visto dallo SportelloPMI

Research in Fabrikstrasse 22A circa un anno dal lancio dello SportelloPmi Horizon 2020, iniziativa rivolta alle pmi italiane che intendono partecipare al programma Ue Horizon 2020 tramite lo SME Instrument, Emilio Sassone Corsi, tra i fondatori del progetto, racconta in un’intervista a FASI.biz i vari aspetti dello Strumento per le PMI.

 

 

Presentato lo scorso marzo a Roma SportelloPmi Horizon 2020 è un’iniziativa promossa da Sapienza Innovazione e Management Innovation per sostenere le piccole e medie imprese italiane nella partecipazione ai bandi del programma comunitario per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020.

Qual è la vostra esperienza con lo SME Instrument fino ad oggi?

Come SportelloPMI abbiamo abbracciato fin dal primo istante lo SME Instrument perché lo riteniamo uno strumento molto valido per stimolare l’innovazione all’interno del tessuto delle pmi italiane.  L’Italia complessivamente è arrivata ai primi appuntamenti decisamente impreparata. Basta dare un’occhiata alle statistiche delle proposte presentate e delle proposte accettate.  Altri paesi, come la Spagna, si sono organizzati molto meglio con agenzie nazionali di supporto alla formulazione delle proposte, filtrando opportunamente le proposte poco interessanti.  Un po’ quello che abbiamo fatto noi nel nostro piccolo per i progetti italiani, che sono arrivati sul nostro tavolo. C’è stato bisogno di molto lavoro nell’analizzare quasi un centinaio di proposte e selezionarne una quindicina, che abbiamo presentato alle varie scadenze dello SME Instrument del 2014. 

Quante imprese hanno richiesto il vostro supporto?

Dopo i due convegni di promozione delle attività di SportelloPMI che abbiamo realizzato il 25 marzo e il 3 luglio 2014, abbiamo ricevuto più di un centinaio di richieste di supporto da parte di pmi interessate a presentare progetti di innovazione.  Molti di questi erano impresentabili, molti altri non avevano le gambe per poter essere sviluppati, solo un 10% circa delle proposte aveva criteri sufficienti per poter la presentazione.

Di che tipo di progetti e imprese si tratta?

Molti hanno proposto innovazioni nel settore ICT. Quando è stato possibile abbiamo suggerito di applicare una determinata tecnologia o innovazione ad un settore specifico tra quelli elencati dallo SME Instrument.  Alla fine siamo riusciti a presentare proposte su quasi tutti i temi (topic) del programma Horizon 2020: da ‘space’ a ‘food’, da ‘blue growth’ a ‘low carbon energy’, a ‘safety&security’.  

Le pmi che si sono presentate erano spesso troppo piccole per poter essere credibili e in alcuni casi le abbiamo associate ad altre pmi più competenti su determinati settori di mercato.  Avendo effettuato le attività prevalentemente su Roma, abbiamo avuto pmi provenienti quasi unicamente dal Lazio, ma abbiamo assistito alla presentazione di proposte anche per imprese nelle Marche, in Abruzzo e in Lombardia.  

Qualcuna di queste imprese è riuscita a superare la fase 1 e/o la fase 2 previste dallo SME Instrument?

Sì, una proposta è stata ammessa alla fase 1 (su circa 15 proposte presentate) ed è strettamente collegata con l’università Sapienza di Roma, ciò a testimonianza del fatto che è necessario un contenuto innovativo davvero molto elevato per superare almeno il punteggio di 13 su 15 imposto dallo SME Instrument.  Si tratta del progetto Brainsigns, presentato nell’ambito della scadenza (cut-off date) del 24 settembre 2014.

La difficoltà maggiore è consistita nella valutazione dell’impatto che la specifica innovazione proposta introduce sul business dell’impresa stessa.  Questo è un fattore determinante, spesso non compreso a fondo dalle pmi che si avvicinano a questo strumento.

Come potrebbe essere migliorato lo SME Instrument?

Credo che sia necessario un rapporto di mutua collaborazione tra le imprese con il mondo della ricerca e dell’università.  Solo così si riescono ad estrarre quelle innovazioni che, portate sul mercato, possono avere un impatto di mercato significativo.  Lo SME Instrument dovrebbe favorire un rapporto stretto tra le pmi e il mondo della ricerca, con un occhio sempre vigile su quello che accade nel mercato, un po’ come fanno le università americane, soprattutto nell’area di Boston e di San Francisco. 

Photo credit: //www.flickr.com/photos/51868421@N04/5638082008/">Novartis AG / Foter / CC BY-NC-ND

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