Bonus casa - niente correzioni nella manovrina, ora è rischio flop

Bonus casa - foto di Jeremy Levine Design Nessuna soluzione ai problemi dei nuovi bonus fiscali per l’edilizia dalla manovrina appena pubblicata.

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Split payment, patent box e liti fiscali nella manovra correttiva

La denuncia arriva da Rete Irene, la Rete di imprese che si occupa proprio di riqualificazione degli edifici. Il decreto legge approvato nei giorni scorsi, nella sua versione definitiva, non contiene gli attesi interventi sulla cessione dei crediti: sarebbero stati necessari a consentire anche alle società più strutturate di attivare le operazioni di riqualificazione, coinvolgendo le banche. Invece, con l’assetto attualmente in vigore, c’è il pericolo che gli investimenti più complessi restino fermi.

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Manovrina deludente

A parlare della situazione è Virginio Trivella, coordinatore del Comitato scientifico di Rete Irene: “Chi dalla manovrina di primavera si attendeva, finalmente, la soluzione dell’annoso problema del finanziamento degli interventi di riqualificazione energetica e sismica degli immobili non potrà che sentirsi profondamente deluso dal provvedimento che, dopo un paio di settimane di travaglio e di voci sulle novità imminenti, si è rivelato un nulla di fatto”.

Il problema dei bonus

Il problema risiede nella struttura dei bonus. Attualmente, esistono sconti molto elevati, soprattutto per gli interventi di riqualificazione antisismica. Questi bonus, però, si scontrano con un problema: oggi non è possibile cedere le detrazioni a soggetti che non siano imprese. Quindi, c’è un forte problema di reperimento delle risorse. Perché è impossibile individuare soggetti capienti interessati ad acquistare i crediti a costi ragionevoli.

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La soluzione possibile

La soluzione più logica sarebbe la cessione a banche o altri intermediari finanziari. In questo modo si potrebbero strutturare operazioni piuttosto semplici ed efficaci. Il cittadino che non può pagare tutto cede il credito alla banca, l’istituto di credito sconta i propri interessi dall’operazione e paga l’impresa che realizza materialmente la riqualificazione. Questo assetto, però, resta vietato.

Gli annunci del Governo

Proprio la manovrina, secondo le dichiarazioni di diversi esponenti del Governo, sarebbe dovuta intervenire per risolvere il problema. Andando finalmente ad autorizzare le operazioni di cessione. Su questo – va ricordato – erano arrivate anche proposte dell’Ance, che punta fortemente sulla ristrutturazione dei bonus.

I contenuti del decreto

Il decreto pubblicato lunedì scorso, però, non contiene norme sulla cessione dei crediti, nonostante gli annunci. Ancora Trivella: “Gli incentivi restano del tutto scollegati dai meccanismi di finanziamento e, di conseguenza, sembra ancora preclusa la possibilità che essi possano svolgere una potente funzione di stimolo a favore dello sviluppo, dell’occupazione, della tutela dell’ambiente e della riduzione della dipendenza energetica dalle fonti fossili”.

Bonus a rischio flop

Senza queste correzioni, i nuovi bonus rischiano clamorosamente il flop. “Basterebbero poche e mirate modifiche alle norme che regolano gli incentivi per attivare una domanda che oggi è solo potenziale, largamente inconsapevole e ben lontana dalla maturità. Le proposte ci sono e la loro adozione non comporterebbe particolari difficoltà e consentirebbe di affrontare in modo efficace un’esigenza che non sembra né saggio né utile rinviare”.

Verso la conversione del testo

Resta, a questo punto, la speranza di un intervento in sede di conversione del decreto. Il testo è approdato in commissione Bilancio della Camera, dove è già in corso l’esame. Questa correzione potrebbe essere affiancata a quella già prevista sui poteri dell’Autorità anticorruzione

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