Bilancio UE post 2020: guida ai nuovi programmi di finanziamento

Bilancio UE post 2020Da Horizon Europe alle novità per PAC e Coesione, dal Connecting Europe Facility al Fondo europeo per la difesa: una panoramica sui nuovi programmi di finanziamento UE nella proposta della Commissione europea per il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

La proposta della Commissione per il bilancio UE 2021-2027

Il 2 maggio 2018 la Commissione europea ha presentato la sua proposta per il Quadro finanziario pluriennale (QFP) post 2020, il bilancio chiamato ad affrontare le nuove sfide dell'UE a 27.

Per il QFP 2021-2027 la Commissione europea propone impegni per 1.134,5 miliardi di euro a prezzi costanti 2018 (1.279 miliardi di euro a prezzi correnti, che tengono conto di un tasso di inflazione annuo del 2%), corrispondenti all'1,11% del Reddito nazionale lordo dell'UE a 27. Questo livello di impegni si traduce in pagamenti per 1.105 miliardi di euro (ovvero l'1,08% dell'RNL) a prezzi costanti (1.246 miliardi a prezzi correnti).

Quanto proposto dovrebbe permettere, da una parte, di colmare il gap provocato dall'uscita del Regno Unito dall'Unione, stimato tra i 10 e i 13 miliardi di euro annui, e dall'altra di rispondere alle nuove sfide europee in termini di sicurezza, gestione dei flussi migratori, contrasto ai cambiamenti climatici e adattamento alla globalizzazione.

Nel caso dell'Italia, lo scenario delineato dalle proposte della Commissione è duplice: da un lato, una netta sforbiciata ai fondi per la Politica Agricola Comune (PAC), con una perdita che sfiora il 7%; dall'altro, l'aumento delle risorse per la Politica di Coesione, pari al 6%, grazie ai nuovi indicatori introdotti dal Bruxelles per stabilire la ripartizione dei fondi europei.

Bilancio UE post 2020 – quanti sono i fondi europei per l'Italia

Le priorità del Bilancio UE 2021-2027

La proposta della Commissione aumenta il numero delle rubriche da cinque a sette, con il tema della coesione economica e sociale dell'Unione che continua ad assorbire la quota maggiore di risorse.

In particolare:

  1. Mercato unico, innovazione e digitale: 14,7%
  2. Coesione e valori: 34,5%
  3. Risorse naturali e ambiente: 29,7%
  4. Migrazione e gestione dei confini: 2,7%
  5. Sicurezza e difesa: 2,1%
  6. Vicinato e mondo: 9,6%
  7. Pubblica amministrazione europea: 6,7%.

La ripartizione proposta da Bruxelles riflette l'emergere di nuove priorità politiche: da una parte, aumentano le risorse per ricerca e innovazione, supporto agli investimenti, migrazione e gestione delle frontiere, sicurezza e difesa; dall'altra, si riducono i fondi per la PAC e per la Politica di Coesione, da tempo nel mirino dei Paesi membri che ne contestano il rapporto costi-benefici, rispettivamente del 15 e del 10 per cento.

Nella dotazione del QFP post 2020 viene incluso per la prima volta anche il Fondo europeo di sviluppo (FES), principale strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo con i Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, che è finanziato dagli Stati membri e attualmente non rientra nel bilancio generale dell'UE.

Novità anche per il sistema complessivo delle risorse proprie, con l'introduzione di un prelievo del 20% sulle entrate provenienti dal sistema di scambio delle quote di emissioni, un'aliquota del 3% sulla nuova base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società ed un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica.

L'uscita del Regno Unito dall'Unione dovrebbe inoltre permettere di affrontare il complesso sistema di correzioni e "correzioni sulle correzioni". Insieme al rebate britannico, Bruxelles vorrebbe cancellare infatti tutti gli attuali sconti e ridurre dal 20% al 10% gli importi che gli Stati membri trattengono all'atto della riscossione dei tributi doganali a favore del bilancio dell'UE. L'eliminazione delle correzioni sarebbe progressiva, nell'arco di cinque anni, in modo da aumentare gradualmente il contributo degli Stati membri interessati al bilancio UE.

La Commissione europea ha chiesto di accordare ai negoziati la massima priorità, con l'obiettivo di raggiungere un accordo prima delle elezioni europee di maggio.

La procedura per l'adozione del regolamento QFP prevede che il Consiglio deliberi all'unanimità, previo via libera del Parlamento europeo, che può approvare o respingere la posizione del Consiglio, ma non può emendarla. Discorso analogo per la modifica del sistema delle risorse proprie, per cui si richiede la delibera all'unanimità da parte del Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo, cui deve seguire, però, l'approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali.

La complessità del confronto tra gli Stati membri, in particolare sull'entità dei contributi finanziari da versare al bilancio UE e sui tagli alle politiche tradizionali dell'Unione, si è saldata al clima di attesa dovuto al negoziato sulla Brexit.

Il risultato è che il Consiglio non ha ancora espresso una posizione comune sul prossimo QFP, mentre il Parlamento europeo ha già approvato in plenaria la propria posizionale negoziale sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Una posizione che complicherà ulteriormente il raggiungimento di un accordo: le richieste degli eurodeputati portano infatti il conto complessivo a 1.320 miliardi di euro, l'1,3% dell'RNL dell'UE a 27.

Bilancio europeo post 2020 – a che punto è il negoziato

Aumento QFP 2021-2027

La nuova generazione di programmi di finanziamento UE

Nella proposta della Commissione UE la dotazione della Politica di Coesione ammonta a 330,6 miliardi di euro a prezzi costanti 2018, corrispondenti a 373 miliardi a prezzi correnti.

Le risorse sono destinate a cinque obiettivi tematici, in sostituzione degli 11 dell'attuale programmazione: a Smarter Europe; a Greener, carbon free Europe; a more Connected Europe; a more Social Europe; a Europe closer to citizens.

La maggior parte delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di Coesione (FC), pari rispettivamente a 226,3 miliardi e 46,6 miliardi a prezzi correnti, andrà ai primi due obiettivi, cui gli Stati membri dovranno destinare tra il 65 e l'85% delle risorse dei due fondi, a seconda delle condizioni di partenza.

Per l'Italia la Commissione propone uno stanziamento di 43,4 miliardi di euro a prezzi correnti (38,5 miliardi a prezzi costanti 2018, contro i circa 36 miliardi del ciclo 2014-2020), grazie all'aggiornamento dei criteri di ripartizione delle risorse tra gli Stati membri. Il criterio del Pil pro capite continua infatti a determinare l'80% dell'assegnazione dei fondi UE, ma viene integrato con nuovi indicatori che tengono conto del livello di disoccupazione giovanile, dell'impatto dei cambiamenti climatici e dei flussi migratori e del livello di istruzione.

Nel bilancio UE 2021-2027 il Fondo Sociale Europeo lascia il posto al FSE Plus, che  dovrebbe accorpare l'attuale Fondo sociale europeo (FSE), l'Iniziativa per l'occupazione giovanile (IOG), il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), il Programma per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) e il Programma di azione dell'Unione in materia di salute.  La dotazione finanziaria complessiva del FSE+ per gli anni 2021-2027 ammonta a 101 miliardi e 174 milioni di euro a prezzi correnti, quindi nel complesso si tratta di un budget inferiore alla somma dei fondi dell'attuale ciclo di programmazione, che è pari a 102,5 miliardi.

Per quanto riguarda la Politica Agricola Comune, in prezzi correnti lo stanziamento proposto dalla Commissione ammonta a 365 miliardi di euro, il 5% in meno rispetto alla dotazione attuale. In prezzi costanti 2018, secondo i calcoli del Parlamento europeo, il taglio sarà pari a circa il 15% e peserà soprattutto sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

Nel caso dell'Italia, le risorse PAC ammontano a 36,3 miliardi di euro in prezzi correnti e a 32,3 miliardi in prezzi costanti 2018, di cui oltre 22,1 miliardi per i pagamenti diretti, circa 2,2 miliardi per le misure di mercato e 7,9 miliardi per lo sviluppo rurale. Un calo significativo rispetto agli oltre 41 miliardi della PAC 2014-2020, di cui 27 miliardi per i pagamenti diretti, 4 miliardi per l’OCM e 10,5 miliardi per lo sviluppo rurale.

Al nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) andrebbe invece un budget da 6,14 miliardi di euro, per la crescita dell'economia blu, la transizione verso pratiche di pesca più sostenibili, il sostegno in nuovi mercati, come l'energia oceanica e la biotecnologia marina.

Passando ai programmi a gestione diretta, per Horizon Europe Bruxelles propone 97,6 miliardi di euro a prezzi correnti (di cui 35,5 stanziati nell'ambito del Fondo Invest EU), circa 20 miliardi di euro in più rispetto all'attuale programma per la ricerca e l'innovazione Horizon 2020.

Prevista una struttura articolata in tre pilastri: Scienza aperta, che comprende il Consiglio europeo della ricerca (CER), le azioni Marie Skłodowska-Curie e le infrastrutture di ricerca; Sfide globali e competitività industriale, che comprende cinque poli tematici e le azioni dirette non nucleari del Centro comune di ricerca (JRC); Innovazione aperta, che comprende il Consiglio europeo per l’innovazione (EIC), gli ecosistemi europei dell’innovazione e l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT).

La Commissione rafforza il Connecting Europe Facility con 10 miliardi di euro in più rispetto al CEF 2014-2020, per un totale di oltre 42,2 miliardi di euro a prezzi correnti. Confermata la suddivisione in tre settori: trasporti, con un budget di oltre 30,6 miliardi di euro; energia, con una dotazione di 8,6 miliardi di euro; telecomunicazioni, con risorse per 3 miliardi di euro.

Agli investimenti nel settore dello spazio sono invece dedicati 16 miliardi di euro a prezzi correnti, di cui 9,7 miliardi di euro per i programmi Galileo e Egnos, 5,8 miliardi di euro per Copernicus e 500 milioni di euro per lo sviluppo di nuovi componenti di sicurezza.

Proposto anche un nuovo programma interamente dedicato agli investimenti in ambito ICT, nominato Digital Europe e dotato di 9,2 miliardi di euro per cinque settori di intervento: Supercomputer, Intelligenza artificiale, Cybersecurity, Competenze digitali ed eGovernment. 

La Commissione propone inoltre di aumentare i fondi per il programma Creative Europe, portandoli a 1,85 miliardi di euro, di cui 1,081 miliardi per il sottoprogramma Media, 609 milioni per il sottoprogramma Cultura e 160 milioni per le azioni transettoriali.

Incremento del budget anche per il programma Erasmus Plus, per un totale di 30 miliardi di euro a prezzi correnti nel periodo 2021-2027, di cui 25,9 miliardi di euro per l'istruzione e la formazione, 3,1 miliardi di euro per i giovani e 550 milioni di euro per lo sport.

Il programma europeo per il quale la Commissione propone, in proporzione, il più elevato aumento di budget è però LIFE, che arriverebbe a valere 5,45 miliardi di euro, contro i 3,4 miliardi della programmazione 2014-2020.

La proposta della Commissione mira a stabilizzare e potenziare l'European Defence Fund nel settennato 2021-2027, con una dotazione complessiva di 13 miliardi di euro. Nello specifico, 4,1 miliardi saranno destinati alla concessione di sovvenzioni per il finanziamento diretto di progetti di ricerca competitivi e collaborativi, mentre 8,9 miliardi saranno disponibili per integrare gli investimenti degli Stati membri mediante il cofinanziamento dei costi connessi allo sviluppo di prototipi e alle conseguenti attività di certificazione e collaudo.

Al Fondo europeo per la difesa si affiancherà l'European Peace Facility, uno strumento esterno al Bilancio UE e dedicato alla prevenzione dei conflitti, con risorse per 10,5 miliardi di euro.

Il Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument (NDICI) sarà invece il principale meccanismo di finanziamento per l’azione esterna dell’UE nel settennato post 2020. Tre i pilastri previsti – geografico, tematico e di reazione rapida – per un totale di 89,2 miliardi.

La Commissione ha inoltre proposto di un nuovo strumento per la gestione delle frontiere, denominato Integrated Border Management Fund (IBMF), con risorse per oltre 9,3 miliardi di euro, lo stanziamento di 10,4 miliardi di euro per l'Asylum and Migration Fund (AMF) e di 2,5 miliardi per l'Internal Security Fund.

14,5 miliardi è invece la dotazione proposta per lo strumento che accompagna i paesi canditati e potenziali candidati lungo il percorso verso la conformità ai criteri di adesione all'UE, denominato Instrument for Pre-Accession Assistance (IPA).

L’obiettivo di “fare di più con meno”, alla luce della Brexit e delle restrizioni di bilancio, si riflette nel Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 nella maggiore attenzione agli strumenti finanziari. Per semplificare l’accesso a prestiti e garanzie, la Commissione propone l'integrazione degli attuali strumenti finanziari in un solo fondo, denominato InvestEU, che dovrebbe mobilitare 650 miliardi di investimenti, contro il target di 500 miliardi entro il 2020 previsto per il Piano Juncker.

A sostegno della stabilità e della crescita dell'eurozona, invece, sono previsti due strumenti: un nuovo programma di sostegno alle riforme strutturali degli Stati membri, denominato Reform Support Programme, da 25 miliardi di euro, e un meccanismo di stabilizzazione dei livelli degli investimenti in caso di gravi shock asimmetrici - denominato European Investment Stabilisation Function for the Economic and Monetary Union - che opererebbe attraverso prestiti "back-to-back" garantiti dal bilancio dell'UE con un massimale di 30 miliardi di euro, abbinati a un'assistenza finanziaria agli Stati membri a copertura dell'onere degli interessi.

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