Dazi: negoziati USA-Cina e sanzioni UE sull’acciaio cinese

Dazi vs Cina: Photocredit: Gerd Altmann en PixabayMentre a Washington prosegue la nuova fase di negoziati tra Stati Uniti e Cina impegnati a trovare un accordo prima del 15 ottobre, giorno in cui scatterà l’aumento dei dazi USA sulle merci cinesi, l’UE approva nuove misure anti-dumping sull'acciaio Made in China.

Airbus-Boeing: WTO, ok ai dazi USA. Ecco il Made in Italy a rischio

E’ iniziato ieri il nuovo round negoziale USA-Cina - il 13° dall’avvio della guerra commerciale tra le due superpotenze economiche - con l'obiettivo di giungere ad un accordo che scongiuri una nuova escalation sui dazi.

Report UE: Nel mondo aumenta il protezionismo e l’Europa interviene

L’aumento dei dazi

E’ fissato per il giorno 15 ottobre il nuovo aumento dei dazi americani sulle merci cinesi importate negli Stati Uniti che, a meno di un accordo su cui i negoziatori sono impegnati in queste ore, saliranno dal 25% al 30%. 

Si tratta di un aumento che le autorità di Pechino intendono scongiurare, assieme però all’altra spada di Damocle che pende sulla testa delle esportazioni cinesi negli USA e che riguarda una serie di prodotti per ora non colpiti dalle misure volute da Trump.

Se infatti, in termini di tempo, la prima minaccia da scongiurare per la Cina è un ulteriore innalzamento dei dazi su quei 250 miliardi di merci cinesi esportate negli Stati Uniti e già colpite nei mesi scorsi dalle barriere tariffarie americane, l’altro grande pericolo che aleggia all’orizzonte è quello del 15 dicembre 2019.

In quella data, infatti, gli Stati Uniti - a meno che oggi non si giunga ad un accordo - imporranno nuovi dazi al 15% su una nuova serie di prodotti cinesi di largo consumo che finora si erano salvati. Si tratta di smartphone, pc, tablet, videogiochi e altri dispositivi Made in China le cui esportazioni verso il mercato americano valgono 160 miliardi.

Cosa offre Pechino per bloccare l’aumento dei dazi?

Sul tavolo i negoziatori cinesi sarebbero disposti a mettere l'incremento degli acquisti di prodotti agricoli americani - si parla di oltre 10 miliardi di dollari di semi di soia - ma anche l’impegno a bloccare la svalutazione chirurgica dello yuan.

Secondo molti analisti, infatti, la vera partita di questo tredicesimo round negoziale è proprio il cambio yuan-dollaro. Da tempo, infatti, gli Stati Uniti accusano il governo cinese di manipolare il cambio tra le due valute per “disinnescare” gli effetti degli aumenti di dazi e, più in generale, per mantenere “artificialmente” competitive le merci cinesi sui mercati esteri a cominciare da quello americano.

A fare i conti su quanto ha pesato nella guerra commerciale la svalutazione dello yuan da parte di Pechino è il Sole24Ore.  Da quando è iniziata la tensione commerciale tra le due superpotenze, infatti, la moneta cinese ha subito una svalutazione del cambio di quasi il 12%.

Tradotto in soldi significa che Pechino, con un tasso di cambio al 7,2 (il valore di ieri), è riuscita a garantire alle merci cinesi esportate negli USA un recupero di competitività (sotto forma di abbassamento del prezzo per il consumatore americano) pari a 72 miliardi di dollari. Un valore che, da solo, è quasi in grado di annullare il danno da 81 miliardi di dollari che i dazi di Trump attualmente in vigore sono capaci di infliggere ai prodotti cinesi.

Le nuove misure anti-dumping UE sull’acciaio cinese

Mentre sulla sponda ovest dell'Atlantico USA e Cina lavorano per trovare una soluzione alla guerra commerciale che le impegna da oltre un anno, a Bruxelles lUE ha deciso di imporre nuovi dazi in difesa dell'industria siderurgica europea dalla produzione cinese.

> Commissione UE aumenta tutele per industria siderurgica europea

La nuova misura voluta da Bruxelles riguarda, nello specifico, le ruote stradali in acciaio prodotte in Cina e che, secondo un’indagine UE, metterebbero in atto pratiche commerciali scorrette ai danni dei produttori europei.

Per ora i dazi anti-dumping voluti dall’UE - la cui percentuale arriva  fino al 66,4% - sono provvisori e resteranno in vigore per 6 mesi, in attesa degli esiti finali dell’indagine.

Si tratta di una misura che mira a tutelare un comparto che vale circa 800 milioni di euro e dà lavoro a oltre 3.600 persone in Germania, Francia, Spagna, Repubblica Ceca, Italia, Romania e Polonia. 

Biciclette cinesi - l’UE conferma i dazi antidumping

> Consulta il Regolamento 2019/1693 della Commissione sui dazi anti-dumping

Photocredit: Gerd Altmann en Pixabay

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.