Dl Rilancio: come presentare la domanda per la Cigd

Decreto aprile le misure per cassa integrazione e mondo del lavoro: Photocredit: Jörg Möller da Pixabay Con il decreto interministeriale 9-2020 il governo dà tutte le informazioni su come e quando presentare le domande per la cassa integrazione in deroga, estesa di ulteriori 9 settimane dal dl Rilancio. La proroga della Cig, infatti, è una delle misure previste dal decreto 34-2020, assieme al reddito di emergenza, al bonus colf ed agli interventi su licenziamenti, contratti a termine e disoccupazione.

> Cosa è previsto nel Decreto Rilancio?

La proroga della cassa integrazione in deroga (assieme a quella ordinaria) è una delle principali misure previste dal decreto Rilancio. Le novità intervenute in queste settimane, però, hanno richiesto un chiarimento complessivo sulle modalità per accedere alla Cigd che il governo ha fornito adesso con il decreto interministeriale n. 9 del 20 giugno 2020.

Ma la cassa integrazione non è l’unico fronte su cui opera il decreto Rilancio. La norma, infatti, prevede anche misure per gli autonomi, oltre alle indennità per quelle persone che finora non avevano ricevuto forme di sostegno (il reddito di emergenza ed il bonus per colf e badanti), la proroga di due mesi delle indennità di disoccupazione Naspi e Dis-Coll, lo stop ai licenziamenti e nuove regole per i contratti a termine.

Come sottolineato dal premier Conte, con i suoi 55 miliardi di euro il decreto Rilancio vale quanto due finanziarie assieme. Una maxi misura, insomma, che segue i primi interventi del Governo contro la pandemia (il Dl Cura Italia e il Dl Liquidità) e che mira a sostenere il Paese lungo il faticoso percorso di tenuta sociale ed economica.

Con il decreto il governo punta con decisione alla tutela dei livelli occupazionali, agendo contemporaneamente su due fronti. Il primo è il sostegno alle imprese, il secondo restano inevitabilmente gli ammortizzatori sociali, necessari per sostenere i redditi di quelle persone che lavorano in aziende che la pandemia ha costretto a chiudere o a ridurre le ore di attività.   

Subito le ulteriori 4 settimane di Cassa integrazione

Nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il dl n. 52 del 16 giugno 2020 che modifica le regole sulla proroga della Cassa integrazione, permettendo alle aziende che hanno finito le prime 14 settimane di poter usare subito le ulteriori 4 senza dover più attendere il 1° settembre.

Il nuovo decreto si è reso necessario per evitare di lasciare scoperti i lavoratori di quelle imprese che avevano attivato da subito la Cig con causale Covid-19 e che a breve sarebbero rimasti senza ammortizzatori. Riassumendo, quindi, le settimane di Cassa integrazione per motivi Covid-19 sono in tutto 18 e da oggi possono essere usate tutte insieme, senza più lo stacco originario previsto dal decreto Rilancio che divideva in due tranche le nuove 9 settimane (“nuove” rispetto a quelle previste dal decreto Cura Italia a marzo): le prime 5 settimane utilizzabili fino al 31 agosto e le ulteriori 4 utilizzabili dal 1° settembre. La novità riguarda sia il trattamento di integrazione salariale ordinario, sia quello straordinario o in deroga.

Trasferimento risorse ai Fondi di solidarietà “alternativi”

Con l’ok della Corte dei Conti del 20 giugno, può proseguire dunque l’attività del governo per migliorare ed estendere il più possibile il perimetro d’azione delle misure a tutela dei lavoratori. A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione del decreto 52 del 16 giugno 2020 che modifica la fruizione delle ulteriori 9 settimane di cassa integrazione, infatti, è arrivato anche l’ok della Corte dei Conti al decreto interministeriale a firma dei ministri Catalfo e Gualtieri che prevede il trasferimento di risorse al Fondo degli Artigiani e al Fondo per i Lavoratori in somministrazione, nell’ambito dell’ampliamento dei fondi previsto dal dl rilancio per l’erogazione dell’assegno ordinario di integrazione salariale. 

“In particolare, con questo provvedimento - ha spiegato la ministra al lavoro Nunzia Catalfo - vengono trasferite risorse pari complessivamente a circa 444 milioni di euro, di cui 248,6 milioni al Fondo Artigiani e 195,3 milioni al Fondo per i lavoratori in somministrazione”.

Nel "Decreto Rilancio", infatti, a questi due Fondi (che fanno capo all'Art. 27 del Dlsg 148/2015) vengono attribuite risorse complessive per 1.100 milioni per completare l'erogazione delle prestazioni relative alle 9 settimane di "cassa integrazione" già utilizzate e a fronte delle ulteriori 9 settimane previste dal decreto rilancio.

Le domande per Cigo e assegno ordinario

Per quanto riguarda le domande, dopo i primi chiarimenti forniti con il messaggio n. 2183 del 26 maggio e con quello n. 2101 del 21 maggio (specifico sulle semplificazioni informatiche per la compilazione della domanda), l’Inps ha pubblicato il messaggio 2489 del 17 giugno 2020 che tiene conto anche delle novità introdotte dal decreto 52-2020 (quello che permette di usare tutte assieme le ulteriori 9 settimane di cig).

In particolare il messaggio 2489 specifica che:

  • Per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, la richiesta delle ulteriori 5 settimane previste dal dl Rilancio può essere fatta con una procedura semplificata che prevede l’invio di un’unica domanda con cui chiedere: sia la fruizione delle restanti 9 settimane originarie (quelle previste dal Cura italia) - se l’azienda non le ha ancora finite - sia la concessione delle ulteriori 5 settimane (delle 9 previste dal dl Rilancio).
  • Per fruire delle ultime 4 settimane (per le quali adesso non è più necessario aspettare il 1° settembre, grazie al decreto 52-2020) bisognerà inviare, invece, una domanda distinta e successiva.

Parlando di scadenze, il messaggio 2489 del 17 giugno 2020 dell’Inps chiarisce alcuni aspetti, anticipando che sul tema saranno pubblicate comunque altre circolari. Per ora si specifica che:

  • Le domande devono essere inviate entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa;
  • Per consentire, però, un graduale adeguamento al nuovo regime, il decreto stabilisce che, in sede di prima applicazione della norma, i suddetti termini sono spostati al 17 luglio 2020 (cioè il 30° giorno successivo all’entrata in vigore del dl 52-2020) se tale ultima data è posteriore a quella prevista per la scadenza dell’invio delle domande;
  • Le domande per i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 devono essere inviate entro il 15 luglio 2020;
  • Infine si prevede che, indipendentemente dal periodo di riferimento, i datori di lavoro che abbiano erroneamente presentato domanda (per trattamenti diversi da quelli a cui avrebbero avuto diritto o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l'accettazione) possono presentare la domanda nelle modalità corrette entro 30 giorni dalla comunicazione di errore da parte dell'amministrazione.

Cassa integrazione in deroga

Il decreto Rilancio concede ulteriori 9 settimane di copertura anche per la Cassa integrazione in deroga (Cigd), facendo salire a 18 settimane in tutto gli ammortizzatori sociali in deroga con causale Covid. I beneficiari - lo ricordiamo - sono i lavoratori subordinati, dipendenti dei datori di lavoro già in forza alla data del 25 marzo 2020. 

Oltre ad estendere il periodo di fruizione della Cigd, però, il dl Rilancio semplifica anche le procedure di accesso e concessione dell’indennità. Il decreto, infatti, porta a compimento la transizione dell’istituto della Cigd adottato nel corso della crisi da Covid-19, trasformandolo da intervento storicamente concepito come strumento di carattere territoriale (connesso cioè a crisi emergenziali regionali e basato, quindi, su esigenze di intervento che emergevano nei territori), a strumento di sostegno nazionale al reddito che, a fronte di una crisi eccezionale come quella creata dal Covid, ha l’esigenza di tutelare tutti i lavoratori italiani. Per questo il decreto accentra nell’Inps le procedure di concessione della Cigd, saltando il passaggio delle Regioni e accelerando, in tal modo, i tempi di concessione dell’indennità.

Come per la Cassa integrazione ordinaria, le modalità di fruizione delle ulteriori nuove 9 settimane previste dal dl Rilancio (nella formula 5+4), sono state modificate dal decreto 52 del 16 giugno 2020 che permette alle aziende che hanno finito le prime 14 settimane (composte dalle 9 del Cura Italia e dalle prime 5 del dl Rilancio) di usare subito le ulteriori 4 senza dover più attendere il 1° settembre (come era stato originariamente previsto, invece, dal dl Rilancio). 

Stessa cosa vale per le imprese che si trovavano già in Cassa integrazione straordinaria (Cigs) e che grazie al dl Cura Italia avevano potuto accedere alla Cig con causale Covid-19.

Visti i diversi cambiamenti che si sono succeduti in questo periodo, il 1° luglio il governo ha pubblicato il decreto interministeriale n. 9 del 20 giugno 2020 che fa chiarezza sulle modalità di presentazione delle domande di Cigd. 

Per quanto riguarda l’ente a cui presentare la domanda, viene chiarito una volta per tutte la situazione varia a seconda che l’azienda abbia ricevuto o meno l'autorizzazione sulle prime 9 settimane di Cigd (quelle previste dal dl Cura Italia). Pertanto:

  • Se l’azienda non ha ancora ricevuto l’autorizzazione a tutte le prime 9 settimane di Cigd (relative al periodo 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020), le domande vanno presentate alle Regioni (oppure nel caso delle aziende plurilocalizzate in almeno cinque regioni, al Ministero del lavoro).
  • Se l’azienda, invece, ha già ricevuto l’autorizzazione alle prime 9 settimane (indipendentemente dall'averle già utilizzate tutte), la domanda per le ulteriori 5 settimane previste dal dl Rilancio (per un totale quindi di 14 settimane) va presentata all’Inps.
  • Sempre all’Inps, inoltre, vanno presentate le domande per le ultime 4 settimane previste dal dl Rilancio, nel caso l’azienda abbia terminato le 14 settimane (9 del Cura Italia + 5 del dl Rilancio) prima del 1° settembre (la novità introdotta dal decreto 52-2020).

Il decreto interministeriale 9-2020 fa chiarezza anche sulle tempistiche. In linea generale le domande devono essere presentate entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione (o di riduzione) dell’attività lavorativa. Nello specifico:

  • In sede di prima applicazione, tale termine è spostato al 30° giorno successivo all’entrata in vigore del dl 52 - 2020 (cioè al 17 luglio 2020), se tale ultima data è posteriore a quella innanzi indicata. 
  • Per le domande riferite a periodi di sospensione/riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio e il 30 aprile 2020, il termine è fissato al 15 luglio 2020.

Sempre sulle tempistiche, inoltre, il decreto interministeriale  9-2020 chiarisce anche il quadro che riguarda quei datori di lavoro che hanno commesso errori nella domanda. Indipendentemente dal periodo di riferimento, infatti, le aziende che abbiano erroneamente presentato domanda per i trattamenti diversi da quelli a cui avrebbero diritto (o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l’accettazione), possono presentare domanda nelle modalità corrette entro 30 giorni dalla comunicazione dell’errore. La presentazione della domanda, nella modalità corretta, è considerata comunque tempestiva se presentata entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge n. 52 del 2020, ossia entro il 17 luglio 2020.

Infine per quanto riguarda i tempi per la concessione e l’erogazione dei trattamenti, il decreto 9-2020 conferma che la Cigd è concessa entro quindici giorni dalla presentazione della domanda. In particolare:

  • Nel caso delle aziende che non hanno ancora sfruttato tutte le prime 9 settimane (quelle previste dal Cura Italia), ovvero istanze presentate alle Regioni o al Ministero del lavoro, i decreti di concessione sono trasmessi all’Inps in modalità telematica entro quarantotto ore dall’adozione. 
  • Nei casi di imprese a cui sono già state autorizzate, invece, tutte le prime 9 settimane, l’Inps, oltre ad autorizzare le domande, dispone, entro 15 giorni, una anticipazione di pagamento del trattamento pari al 40% delle ore autorizzate nell’intero periodo. 

L’efficacia dei provvedimenti di concessione è in ogni caso subordinata alla verifica del rispetto dei limiti di spesa.

Chiaramente queste tempistiche valgono solo se il datore di lavoro ha inviato all’Inps tutti i dati necessari per il pagamento, entro la fine del mese successivo a quello in cui si è collocato il periodo di integrazione salariale (ovvero se posteriore entro il termine di 30 giorni dall’adozione del provvedimento di concessione). In sede di prima applicazione, tale termine è spostato al 30° giorno successivo all’entrata in vigore del decreto legge n. 52 del 2020 (ovvero al 17 luglio 2020) se tale data è posteriore. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione (e gli oneri ad essa connessi) rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.

Anticipo integrazioni salariali dal 18 giugno

Con la circolare n. 78 del 27 giugno 2020 l’Inps ha recepito quanto disposto dal dl Rilancio che ha introdotto la possibilità che l'Inps, entro 15 giorni dalla presentazione della domanda di pagamento diretto, anticipi ai lavoratori in cassa integrazione una somma pari al 40% delle ore autorizzate per l’intero periodo.

Si tratta di una possibilità riconosciuta a tutte quelle domande di integrazione salariale (Cigo, Assegno Ordinario e Cigd) che vengono presentate dal 18 giugno in poi

Più nello specifico la circolare sottolinea due scadenze:

  • A regime (cioè per le domande presentate dal 18 giugno in poi), la richiesta deve essere presentata entro 15 giorni dall'inizio del periodo di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa;
  • Se però il periodo di sospensione (o di riduzione dell’attività lavorativa) è iniziato prima del 18 giugno 2020, la domanda va presentata entro il quindicesimo giorno successivo alla medesima data, vale a dire entro il 3 luglio 2020.

Quanto alle modalità, la circolare 78-2020 specifica che le domande possono essere presentate:

  • Per la Cigo, tramite i "Servizi per aziende e consulenti" > "CIG e Fondi di Solidarietà" - "Cig Ordinaria";
  • Per la Cigd, tramite i "Servizi per aziende e consulenti" > "CIG e Fondi di Solidarietà", selezionando l'opzione "CIG in Deroga INPS";
  • Per l'assegno ordinario, tramite i "Servizi per aziende e consulenti" > "CIG e Fondi di Solidarietà", selezionando l'opzione "Fondi di solidarietà".

Per richiedere l'anticipazione del 40%, è necessario selezionare nella domanda l'apposita opzione che sarà automaticamente impostata sul "SI". Pertanto se non si vuole accedere al beneficio, l'azienda deve indicare espressamente l’opzione di rinuncia. Una volta confermata la richiesta di anticipo, bisogna inserire i seguenti dati:

  • Codice fiscale dei lavoratori interessati;
  • IBAN dei lavoratori;
  • Ore di cassa integrazione per ogni singolo lavoratore. 

Cassa integrazione Cisoa

Il decreto Rilancio fa anche slittare a 90 giorni anche la durata della Cassa integrazione salariale operai agricoli (Cisoa) che il decreto Cura Italia ha incluso tra gli ammortizzatori sociali messi in campo per fronteggiare la crisi. Il decreto, infatti, prevede la possibilità di usare la Cisoa per un massimo di 90 giorni, dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020 (e comunque con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020). Inoltre, per velocizzare le autorizzazioni, la Cisoa sarà concessa dalla sede dell’Inps territorialmente competente. Non cambia, infine, la possibilità di usufruire della Cassa integrazione in deroga da parte di quei lavoratori che non possono accedere alla Cisoa.  

Trattamento di mobilità in deroga

Dopo la pubblicazione del dl Rilancio, l’Inps è intervenuto sul fronte del “trattamento di mobilità in deroga” previsto dal decreto per tutelare quei lavoratori che hanno finito le settimane di Cigd e non hanno diritto alla Naspi.

All’art. 87 del decreto Rilancio, infatti, viene prevista una nuova tutela per quei lavoratori che hanno cessato la Cigd nel periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2018 e che non possono accedere alla Naspi (o, specifica l’Inps nella circolare 75-2020, non l’hanno richiesta). Per loro è stata prevista la possibilità di usufruire del trattamento di mobilità in deroga per massimo 12 mesi e comunque entro il 31 dicembre 2020.

Con la circolare n. 75 del 22 giugno 2020 l’Inps fornisce le istruzioni operative per la gestione di questa forma di sostegno, specificando l’ambito di applicazione e i beneficiari. Anzitutto l'Istituto specifica che si tratta di una nuova indennità che viene concessa dalle Regioni per massimo 12 mesi, ma solo dopo aver verificato con l’Inps se ci sono ancora risorse disponibili.

L’indennità, poi, può essere concessa a tutti i lavoratori subordinati (con contratto a tempo determinato o indeterminato e con qualifica di operaio, impiegato o quadro, inclusi anche gli apprendisti ed i lavoratori somministrati) e che, come già specificato, hanno finito la Cigd nel periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2018 e non possono accedere alla NASpI. Con la circolare 75-2020 l’Inps specifica che il decreto di Cigd che dà diritto alla nuova indennità è esclusivamente quello che rientra tra le seguenti tipologie:

  • Cig in deroga ai criteri dell’art. 2 del D.I. n. 83473 del 1° agosto 2014;
  • Cig in deroga di cui all’art. 1, comma 145, della L. 205-2017;
  • Cig in deroga ai sensi dell’art. 26-ter, comma 2, del dl 4-2019.

Inoltre l’Inps sottolinea che la nuova indennità “potrà riguardare esclusivamente i lavoratori per i quali la decorrenza del trattamento sia senza soluzione di continuità rispetto alla conclusione del precedente periodo di integrazione salariale in deroga e che entrambi gli eventi si collochino nel periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2018”.

Quanto al pagamento dell’indennità, la circolare 75-2020 specifica che esso è subordinato alla presentazione da parte del beneficiario di un’apposita domanda on-line di mobilità in deroga. L’erogazione sarà effettuata da parte delle strutture territoriali dell’Inps (dopo avere ricevuto dalla Regione la dichiarazione di voler avvalersi di questa indennità), inserendo il codice intervento che sarà comunicato a breve.

Approfondimento sul Decreto Cura Italia e la cassa integrazione  

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Come funziona il Rem, il Reddito di emergenza 

Nel decreto rientra anche il Reddito di emergenza (Rem), destinato a sostenere quelle famiglie finora rimaste prive di altre forme di assistenza e per il quale vengono stanziati nel 2020 circa 955 milioni di euro.

L’importo base del Rem è di 400 euro al mese che sale, fino ad un massimo di 800 euro al mese, per ogni componente in più della famiglia (oppure fino ad un massimo di 2,1 della scala di equivalenza del Reddito di cittadinanza, se in casa ci sono disabili gravi).

Al Rem potranno accedere solo quei nuclei familiari in possesso cumulativamente di quattro requisiti tra Isee (sotto i 15mila euro), reddito familiare (inferiore al Rem), patrimonio familiare (sotto i 10 mila euro, ma aumentabile in base al numero di componenti della famiglia) e residenza in Italia.

Per ottenere il Rem, inoltre, le famiglie non devono percepire altre forme di indennità messe in campo dal governo durante l'emergenza covid-19, non devono avere contratti di lavoro dipendente, ricevere pensioni o percepire il reddito di cittadinanza. La domanda va presentata entro fine luglio 2020 all'Inps e il contributo sarà erogato in due quote (ciascuna pari all’importo a cui si ha diritto).

> Per approfondire: cos'è il Rem e come richiederlo   

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L’indennità per colf e badanti da 500 euro mensili

L’altra novità ampiamente annunciata del decreto rilancio è un bonus per i collaboratori domestici, categoria di lavoratori finora rimasta priva di tutele e per la quale il provvedimento stanzia 468 milioni di euro.

Per loro è previsto un bonus da 500 euro al mese (per aprile e maggio) che sarà riconosciuto a quei lavoratori che, alla 23 febbraio 2020, possiedono uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva di più di 10 ore settimanali.

Il bonus però non è cumulabile con tutta una serie di altre indennità, incluso il reddito di emergenza, la naspi, la pensione e altri aiuti  ancora, inclusi quelli previsti dal governo per contrastare l'emergenza coronavirus. 

Se invece si percepisce già il Reddito di cittadinanza ma con un importo più basso rispetto a quello che spetterebbe con il nuovo bonus, il decreto consente di integrarlo fino a raggiungere i 500 euro al mese previsti dal decreto rilancio.

> Per approfondire: come richiedere il bonus colf e badanti   

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Fondo Nuove Competenze

Nel Dl Rilancio spunta anche un nuovo Fondo da 230 milioni di euro con cui le imprese possono realizzare specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’azienda, con le quali parte dell'orario di lavoro viene usato per percorsi formativi.

Al Fondo - che sarà gestito dall’Anpal - potranno accedere però solo quelle imprese con Ccnl sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni di categoria e sindacati. Alla realizzazione degli interventi possono partecipare anche le Regioni, i Programmi operativi nazionali e regionali (Pon e Por) del Fondo sociale europeo (Fse) e i Fondi paritetici interprofessionali

Con un successivo decreto del Ministero del lavoro (da emanarsi entro 60 giorni) saranno individuati i criteri e le modalità della misura. 

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Naspi, licenziamenti e contratti a termine

A poco più di un mese di distanza dal varo del decreto Rilancio, l’Inps interviene anche sul fronte della proroga di due mesi di Naspi e  Dis-coll, e lo fa con la circolare 76-2020, chiarendo chi ne ha diritto e come è compatibile con un'altra indennità prevista dal decreto: quella che permette di lavorare in agricoltura con contratti di massimo 60 giorni (30+30) e per un importo non superiore a 2mila euro. Andiamo con ordine.

L’art. 92 del dl Rilancio prevede che le prestazioni di disoccupazione NASpI e Dis-Coll - il cui periodo di fruizione sarebbe terminato tra il 1° marzo e il 30 aprile 2020 - sono prorogate per ulteriori 2 mesi, a condizione però che il percettore non sia beneficiario di altre indennità covid-19 previste nei decreti varati in questi mesi dal governo.

La proroga invece - chiarisce la circolare 76-2020 - non viene riconosciuta ai percettori della NASpI che hanno fruito della stessa in forma anticipata. L’importo di ciascuna mensilità sarà uguale a quello dell’ultima mensilità spettante per la prestazione originaria.  

Per usufruire della proroga di due mesi non è necessario presentare alcuna domanda. L’Inps, infatti, specifica che per il prolungamento si procederà d’ufficio.

La circolare 76-2020, inoltre, chiarisce che i due mesi in più:

  • Sono sottoposti alle normali regole della Naspi e di Dis-Coll su sospensione / abbattimento / decadenza dell’indennità, nel caso di altri redditi percepiti nello stesso periodo;
  • Danno luogo alla contribuzione figurativa (inclusi gli assegni per il nucleo famigliare, se spettanti).

La Naspi e Dis-Coll (ma anche il Reddito di cittadinanza) sono cumulabili, invece, con un incentivo al lavoro agricolo previsto sempre dal decreto Rilancio per ovviare alla mancanza di manodopera stagionale per i raccolti di questo periodo. Pertanto chi percepisce questo tipo di sussidi, può stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni (rinnovabili per ulteriori 30 giorni) senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2mila euro per l’anno 2020.

Su questo fronte la circolare dell’Inps 76-2020 precisa tre aspetti importanti:

  • I 30 giorni si computano prendendo in considerazione le giornate di effettivo lavoro e non la durata in sé del contratto di lavoro;
  • La persona che percepisce la Naspi e che ha stipulato un contratto di lavoro agricolo, lo deve comunque comunicare all’Inps, inviando il modello NASpI-Com;
  • La contribuzione versata per lo svolgimento delle prestazioni lavorative presso datori di lavoro del settore agricolo sarà considerata utile ai fini di eventuali successive prestazioni di disoccupazione.  

Licenziamenti congelati

Anche sul fronte dei licenziamenti, poi, la strada che si vuole percorrere è quella di tutelare i posti di lavoro. Nel Decreto, pertanto, trova posto anche un congelamento dei licenziamenti per giustificato motivo per altri cinque mesi (rispetto ai 60 giorni previsti dal Cura Italia). Il Dl dà inoltre la possibilità all’azienda che ha licenziato un dipendente dal 23 febbraio al 17 marzo 2020 per giustificato motivo oggettivo, di revocare il licenziamento purché contestualmente richieda la Cig (a decorrere dal giorno del licenziamento).

Spunta anche una nuova forma di sostegno alle imprese per evitare che licenzino, reso possibile dalle modifiche delle norme UE sugli aiuti di stato. Si tratta di un contributo che può essere concesso da Regioni ed Enti territoriali per coprire una parte dei costi salariali delle imprese (inclusi i lavoratori autonomi) che, a causa della pandemia, sarebbero altrimenti costrette a licenziare. La sovvenzione non può superare l’80% dello stipendio mensile lordo (inclusi i contributi) e può durare al massimo 12 mesi. L’azienda potrà attivarla anche in modo retroattivo dal 1 febbraio 2020. 

Infine c’è il grande tema dei contratti a termine che, grazie al Decreto Rilancio, potranno essere rinnovati o prorogati fino al 30 agosto 2020.

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Photocredit: Jörg Möller da Pixabay 

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