Dl rilancio: patrimonializzazione imprese con credito di imposta e Patrimonio Destinato di Cdp

Dl rilancio: le misure per il rafforzamento patrimoniale delle impresePer sostenere la ricapitalizzazione delle imprese e contribuire ad assorbire le perdite causate dalla pandemia, il Dl rilancio prevede due misure di rafforzamento patrimoniale delle aziende (sia di medie dimensioni, sia più grandi). Per le prime si interviene con un credito d’imposta e un sostegno di Invitalia, mentre per le seconde scende in campo CDP, con un intervento che mira anche a tutelare gli asset strategici.

> Tutte le misure del decreto rilancio

Tra gli interventi di supporto alle imprese previsti dal Dl rilancio, vengono creati anche due nuovi meccanismi per sostenere il rafforzamento patrimoniale delle aziende. Un tema, questo, che vede le imprese italiane afflitte da una strutturale sottocapitalizzazione che spesso ha limitato la piena capacità di sviluppo del nostro tessuto produttivo, composto in larga parte da imprese di piccole dimensioni.

Si tratta di un “impegno senza precedenti”, come lo ha definito il Ministro Gualtieri, che vede l’Italia tra i primi paesi europei ad adottare misure innovative di equity, in linea con le nuove opportunità offerte dal temporary framework europeo sugli aiuti di stato che consente ai governi di fornire un sostegno alla ricapitalizzazione delle società non finanziarie.

Per la patrimonializzazione delle azione di medie dimensioni c’è un credito d’imposta e l’intervento di Invitalia

La prima misura parla a tutta una serie di imprese con sede in Italia (SpA, Srl, imprese in accomandita per azioni, società cooperative) con ricavi tra i 5 e i 50 milioni di euro (e meno di 250 dipendenti) e che a marzo e aprile hanno subito una riduzione dei ricavi del 33% a causa della pandemia.

Per loro il Dl rilancio prevede anzitutto un credito d’imposta del 20% per quelle società che effettuano un aumento di capitale di almeno 250mila euro e che si impegnano a non distribuire le riserve fino al 1° gennaio 2024.

In altre parole l’aiuto consiste in una detrazione/deduzione del 20% della somma investita (a seconda che l’investitore sia una persona fisica o giuridica) nel capitale sociale di un’impresa. Inoltre, una volta approvato il bilancio d’esercizio 2020, alle società viene anche riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale.

L’aiuto si applica anche agli investimenti effettuati in stabili organizzazioni in Italia di imprese con sede in altri Stati UE o in altri Paesi appartenenti allo Spazio economico europeo.

Nello stesso articolo poi è previsto anche l’intervento di Invitalia a cui le società possono chiedere di sottoscrivere strumenti finanziari emessi dalle aziende entro la fine del 2020, per un durata di 6 anni e senza interessi. Per far ciò viene istituito il “Fondo Patrimonio PMI” gestito appunto da Invitalia.

> Per approfondire: gli incentivi alle imprese previsti dal Dl rilancio

CDP ricapitalizza le imprese strategiche

Per le società per azioni con sede in Italia e con un fatturato superiore a 50 milioni di euro, invece, è previsto l’intervento di Cassa depositi e prestiti (Cdp) che costituirà un Patrimonio Destinato (denominato "Patrimonio Rilancio") per sostenere e rilanciare il sistema economico produttivo italiano, ma che autonomo e separato del patrimonio di Cdp. 

In particolare con Patrimonio Destinato, Cdp può effettuare ogni forma di investimento (purché temporaneo) inclusi, in via preferenziale:

  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili;
  • La partecipazione ad aumenti di capitale;
  • L’acquisto di azioni quotate sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche.

Anche in questo caso l'obiettivo è quello di assorbire le perdite e fornire liquidità alle imprese, al’interno di un programma di politica industriale che - specifica Gualtieri - mira a dare indirizzi e non, invece, a interferire nella governance delle aziende che vengono sostenute. Per questo - si legge chiaramente nel decreto - “le operazioni di impiego e di investimento effettuate da Cdp a valere sul Patrimonio Destinato non attivano eventuali clausole contrattuali e/o statutarie di cambio di controllo o previsioni equipollenti che dovessero altrimenti operare”.

Per individuare gli interventi, sarà considerata l’incidenza dell’impresa a livello di sviluppo tecnologico, di infrastrutture critiche e strategiche, di filiere produttive strategiche, ma anche alla reta logistica e dei rifornimenti e ai livelli occupazionali coinvolti. La misura, infatti, ha anche l'obiettivo di proteggere gli asset strategici della nostra industria in un momento in cui le imprese sono inevitabilmente più fragile e sofferenti.

Per finanziare le attività di Patrimonio Destinato il decreto consente l’emissione di titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari di debito e, per ciascuna emissione, può essere nominato un rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale ne cura gli interessi.

> Per approfondire: gli interventi di Cdp contro il coronavirus

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.