Le misure per green economy e ambiente nel dl Semplificazioni

Decreto semplificazioniI progetti che si inquadrano nell’ambito del Green New Deal potranno accedere più facilmente alle garanzie pubbliche. Semplificati anche gli interventi sugli impianti da fonti rinnovabili e per realizzare punti di ricarica per i veicoli elettrici, anche in autostrada. Cosa c’è per green economy e ambiente nel decreto Semplificazioni.

> Cosa prevede il decreto Semplificazioni per gli appalti

Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 178 del 16 luglio 2020 il dl Semplificazioni prevede diverse misure dedicate a green economy e ambiente. Ecco cosa prevedono. 

Procedure più snelle per infrastrutture e autorizzazioni per green economy e ambiente

Procedure di Via più semplici per gli interventi su impianti esistenti

Buona parte degli impianti esistenti dovrebbe e potrebbe adottare tecnologie più avanzate ed efficienti, aumentando così la produzione elettrica e riducendo al contempo l’impatto ambientale a parità di potenza installata. 

L’articolo 56 del decreto Semplificazioni riguarda gli interventi di ammodernamento di impianti esistenti alimentati da fonti rinnovabili, anche in corso di incentivazione, e di realizzazione di impianti fotovoltaici di nuova costruzione, con moduli collocati sulle coperture di edifici ad uso produttivo, compreso il caso di installazione in sostituzione di coperture in eternit.

Il dl Semplificazioni porta l’esempio dell’eolico: gli aerogeneratori oggi installati sono di dimensione unitaria pari a qualche centinaia di kW, mentre quelli più moderni sono dell’ordine di qualche MW, naturalmente con maggiore altezza e diametro delle pale. Ciò si traduce, nella stessa area già occupata dagli impianti esistenti, nella possibilità di sostituire questi ultimi con un numero decisamente ridotto di aerogeneratori, anche per garantire la distanza tra ciascuno di essi (che deve essere pari ad alcune volte il diametro delle pale).

Il decreto Semplificazioni interviene sulle procedure di Via degli interventi sugli impianti esistenti, disponendo che la Via abbia ad oggetto la variazione di impatto indotta dal progetto rispetto alla situazione ante intervento. Una proposta in linea con quanto previsto  nel Piano nazionale energia e clima (PNIEC) e compatibile con le regole europee, in particolare con la direttiva VIA 2011/92 modificata dalla 2014/52.

Autorizzazione di interventi sostanziali e non sostanziali

Il dl, sempre all'articolo 56, propone la sostituzione del comma 3 dell’articolo 5 del decreto legislativo 28/2011. Tale comma prevedeva che - tramite decreto - fossero individuati gli interventi sostanziali da sottoporre ad autorizzazione unica, con la conseguenza che gli altri interventi sarebbero stati sottoposti alla procedura abilitativa semplificata, ed individuava alcuni interventi, assai circoscritti, immediatamente qualificati come non sostanziali (e quindi sottoposti alla procedura  semplificata).

Ma il decreto in questione non è mai stato emanato perché individuare gli interventi che potessero effettivamente beneficiare di semplificazione non è facile, e ciò per un duplice motivo: il primo è che la procedura abilitativa semplificata non esclude l’acquisizione di ogni altro atto di assenso, compresa la Via laddove necessaria; il secondo è che una parte rilevante degli interventi di interesse difficilmente si può sottrarre alla Via (è il caso, ad esempio, delle integrali ricostruzioni di impianti eolici, che si realizzano sostituendo vecchie macchine di altezza dell’ordine di alcune decine di metri con altre che, pure di numero inferiore, sono alte fino a 200 metri).

Dl Semplificazioni

La semplificazione della procedura, in effetti, consiste nell’avere come interlocutore il comune (anziché la regione o la provincia delegata, come nel caso dell’autorizzazione unica) e nel fatto che, decorsi 30 giorni dall’avvio della procedura senza che il comune obietti nulla, i lavori possono iniziare. Considerando che molti impianti sono ubicati in comuni piccoli e piccolissimi, c’è il rischio che il termine dei 30 giorni possa decorrere anche nei casi in cui sarebbero da acquisire altri atti di assenso. 

Il dl Semplificazioni propone un’altra soluzione al problema: introdurre una nuova modalità abilitativa, ancor più semplice della procedura abilitativa ancor più semplice, circoscrivendone però l’applicazione a precise tipologie di intervento

In base a quanto previsto dalla lettera e) dell’articolo 43 del dl Semplificazioni si introduce la dichiarazione di inizio lavori asseverata, analoga alla CILA (quindi solo comunicazione asseverata) per alcuni circoscritti interventi su impianti esistenti, a bassissimo o nullo impatto ambientale e senza effetti di natura urbanistica. 

Per tali impianti si prevede, come per la CILA, la presentazione di un progetto firmato da un tecnico abilitato, a seguito della quale i lavori possono essere eseguiti.

La medesima procedura è prevista anche per casi specifici di nuovi impianti, in particolare fotovoltaici su edifici a uso produttivo e comunque al di fuori dei centri storici. La norma precisa che questi interventi non sono sottoposti a valutazioni ambientali e paesaggistiche, né sottoposti all’acquisizione di atti di assenso comunque denominati.

Dichiarazione di inizio lavori asseverata. Non sono sottoposti a valutazioni ambientali e paesaggistiche, né all’acquisizione di atti di assenso comunque denominati, gli interventi su impianti esistenti e le modifiche di progetti autorizzati che, senza incremento di area occupata dagli impianti e dalle opere connesse e a prescindere dalla potenza elettrica risultante a seguito dell’intervento, ricadono nelle seguenti categorie:

  • a) impianti eolici: interventi consistenti nella sostituzione della tipologia di rotore che comportano una variazione in aumento delle dimensioni fisiche delle pale e delle volumetrie di servizio non superiore in ciascun caso al 15%;
  • b) impianti fotovoltaici con moduli a terra: interventi che, anche a seguito della sostituzione dei moduli e degli altri componenti e mediante la modifica del layout dell’impianto, comportano una variazione delle volumetrie di servizio non superiore al 15% e una variazione dell’altezza massima dal suolo non superiore al 20%;
  • c) impianti fotovoltaici con moduli su edifici: interventi di sostituzione dei moduli fotovoltaici su edifici a uso produttivo, nonché, per gli edifici a uso residenziale, interventi che non comportano variazioni o comportano variazioni in diminuzione dell’angolo tra il piano dei moduli e il piano della superficie su cui i moduli sono collocati;
  • d) impianti idroelettrici: interventi che, senza incremento della portata derivata, comportano una variazione delle dimensioni fisiche dei componenti e della volumetria delle strutture che li ospitano non superiore al 15%.

Gli interventi possono essere eseguiti anche su impianti in corso di incentivazione. 

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Garanzie SACE per progetti Green Deal

E’ previsto un meccanismo semplificato per il rilascio delle garanzie pubbliche da parte di SACE a favore di progetti del Green New Deal, in linea con la strategia ambientale promossa dalla Commissione UE (articolo 64) e del fondo per realizzare un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo di un Green New Deal italiano, previsto dalla Manovra 2020.

Le garanzie “green” - assunte da SACE nel limite di 2.500 milioni di euro per l’anno 2020 - possono riguardare: 

  • a) progetti tesi ad agevolare la transizione verso un’economia pulita e circolare e ad integrare i cicli industriali con tecnologie a basse emissioni per la produzione di beni e servizi sostenibili;
  • b) progetti tesi ad accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile e intelligente, con particolare riferimento a progetti volti a favorire l’avvento della mobilità multimodale automatizzata e connessa, idonei a ridurre l’inquinamento e l’entità delle emissioni inquinanti, anche attraverso lo sviluppo di sistemi intelligenti di gestione del traffico, resi possibili dalla digitalizzazione.

Le garanzia saranno rilasciate in base a criteri operativi e termini procedurali che verranno indicati con apposita convenzione stipulata tra SACE S.p.A. e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.  

Più punti di ricarica dei veicoli elettrici, anche in autostrada

Entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto Semplificazioni, i Comuni sono tenuti a disciplinare l'installazione e gestione delle infrastrutture di ricarica a pubblico accesso, prevedendo almeno un punto di ricarica ogni 1.000 abitanti.

I comuni possono consentire, in regime di autorizzazione o concessione, anche a titolo non oneroso, la realizzazione e gestione di infrastrutture di ricarica a soggetti pubblici e privati. 

L’ARERA, entro 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto, definisce le tariffe per la fornitura dell’energia elettrica destinata alla ricarica dei veicoli, applicabili ai punti di prelievo in ambito privato e agli operatori del servizio di ricarica in ambito pubblico.

E arrivano anche più colonnine in autostrada: a differenza di altri paesi europei, infatti, l’Italia ha pochissime colonnine di ricarica elettrica lungo la rete autostradale. Il dl Semplificazioni interviene  prevedendo l’obbligo, per le aree di servizio lungo le autostrade e le strade extraurbane principali, di garantire il servizio di ricarica per veicoli elettrici. 

Dl Semplificazioni

Trasferimenti statistici di energia rinnovabile dall’Italia ad altri paesi

Secondo le stime attualmente disponibili, l’Italia potrà superare il proprio obiettivo 2020 di produzione di energia da FER (17%) ed avere un surplus potenzialmente trasferibile a fini statistici agli Stati membri o alle regioni che siano in deficit.

Il dl Semplificazioni cerca quindi di allargare il raggio d’azione della possibilità per l’Italia di concludere accordi intergovernativi con altri Stati membri UE per progetti comuni o trasferimenti statistici, ossia per il trasferimento, a favore dell’Italia, di quantità di energia rinnovabile da Stati membri che hanno raggiunto e superato i propri obiettivi nazionali di produzione da FER al 2020. 

Allargamento che andrebbe a ricomprendere gli accordi intergovernativi in cui l’Italia sia parte attiva del trasferimento statistico. 

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Scambio sul posto altrove per i piccoli Comuni

L’articolo 59 prevede l’estensione ai piccoli Comuni (fino a 20.000 residenti) del meccanismo dello scambio sul posto altrove - vale a dire lo scambio sul posto senza obbligo di coincidenza tra i punti di prelievo e di immissione - per incentivare l’utilizzo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

 In base alle attese il provvedimento dovrebbe generare un aumento delle entrate connesse ai nuovi investimenti e un miglioramento della spesa dei soggetti interessati.

Iter autorizzativi delle infrastrutture delle reti

Si interviene sulle infrastrutture delle reti energetiche nazionali, della rete di distribuzione elettrica.

Infrastrutture delle reti energetiche nazionali

L’articolo 60 prevede un’accelerazione autorizzativa per le opere della rete di trasmissione nazionale - RTN, già individuate dal PNIEC e che siano inserite in un Piano di sviluppo di Terna non ancora approvato, consentendo l’avvio dell’iter autorizzativo anche senza previa approvazione del medesimo Piano. La semplificazione è estesa anche alle opere infrastrutturali della rete gas previste nel PNIEC.

Prevista una razionalizzazione della procedura di redazione e approvazione dei Piani di sviluppo della RTN, che da annuale passa a biennale per andare incontro anche alla pianificazione coordinata a livello europeo di ENTSO-E, che ha cadenza biennale, e in rispetto di quanto ora dispone la normativa europea (direttiva UE 2019/944).

Si semplifica inoltre l’iter autorizzativo riguardante il rifacimento e l’adeguamento tecnologico delle infrastrutture RTN, che non siano più in grado di garantire gli standard minimi di affidabilità. Il mezzo su cui si punta è la procedura semplificata di DIA  qualora l’intervento preveda la ricostruzione: 

  • per le linee aeree sullo stesso tracciato o su un tracciato discosto per un massimo di 15 metri lineari e che non comportino un innalzamento delle linee aeree superiori al 20% dell’esistente;  
  • per le linee in cavo interrato, sullo stesso tracciato o su un tracciato che rimanga nei limiti del margine della strada impegnata o nei limiti dei tre metri dal margine esterno della trincea di posa. 

La rete gas Sardegna sarà ‘parte’ della rete nazionale

Un’importante novità introdotta dal dl Semplificazioni intende garantire l’approvvigionamento di energia alla Sardegna a prezzi sostenibili e in linea con quelli del resto d’Italia. La rete gas della Sardegna sarà considerata come “parte della rete nazionale di trasporto anche ai fini tariffari”. 

Infrastrutture della rete di distribuzione elettrica

Per lo sviluppo e l’ammodernamento delle reti distributiva, si legge nel dl Semplificazioni, occorre attuare un intervento normativo di semplificazione dell’iter autorizzativo di competenza degli enti locali. 

Si propone quindi di definire una serie di misure per la semplificazione autorizzativa, a livello nazionale e locale, per adeguare la rete di distribuzione dell’energia elettrica. Ma onde evitare una normativa disomogenea sull’intero territorio italiano si prevede l’adozione di linee guida nazionali - adottate il Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dei beni culturali e del Ministro dell’Ambiente, acquisita l’intesa della Conferenza Unificata - che dovranno delineare un iter autorizzativo unico, prevedendo anche iter semplificati per interventi di minor impatto territoriale. 

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Adeguamento delle centrali di produzione e accumulo di energia

In base a quanto previsto dal cosiddetto decreto “Sblocca-centrali”, sono soggetti all’autorizzazione unica del Ministero dello Sviluppo economico “la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi, ivi compresi gli interventi di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessari all'immissione in rete dell'energia prodotta”. 

Ma esistono evidenti disfunzioni nell’utilizzo di tale strumento normativo: l’utilizzo di un procedimento alquanto complesso, che si snoda e si conclude in tempi piuttosto lunghi (180 giorni), mal si concilia con specifiche casistiche in cui l’istanza di parte è volta ad ottenere solamente l’autorizzazione alla realizzazione di (ulteriori) interventi “minimali”, o comunque “trascurabili”, rispetto all’assetto originario del sito produttivo.

Il dl Semplificazioni propone l’introduzione dei commi da 2-bis a 2-quater all’articolo 1 del Decreto Sblocca-centrali, con lo scopo di ovviare a tali problematiche attraverso l'esclusione di una serie di interventi minori dal novero di quelli soggetti ad autorizzazione unica con conseguente loro sottoposizione ad un regime semplificato. Tali interventi non comportano modifiche sul fronte dell'impatto ambientale in quanto una variazione positiva di potenza elettrica non superiore al 5 per cento rispetto al progetto originariamente autorizzato costituisce un « ripotenziamento » alquanto modesto rispetto alla taglia iniziale dell'impianto (la cui soglia minima, per rientrare nell'ambito di applicazione del decreto-legge n. 7 del 2002, è di 300 MWt). 

Con il comma 2-quater, in particolare, al fine di facilitare la realizzazione di sistemi di accumulo di energia necessari per il bilanciamento della rete e per aumentare il grado di penetrazione delle fonti rinnovabili, si stabiliscono norme semplificate per la costruzione di accumuli elettrochimici, i quali hanno la loro nicchia naturale di sviluppo nell'ambito dei servizi « power intensive » e per i quali ad oggi non sono presenti nell'ordinamento norme di legge specifiche per le modalità autorizzative. 

La realizzazione di tali impianti di accumulo elettrochimico è autorizzata in base alle seguenti procedure:

  • a) gli impianti ubicati all’interno di aree ove sono situati impianti industriali di qualsiasi natura, anche non più operativi o in corso di dismissione o ubicati all’interno di aree ove sono situati impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonte fossile di potenza inferiore ai 300MW termici in servizio o ubicati presso aree di cava o di produzione e trattamento di idrocarburi liquidi e gassosi in via di dismissione, i quali non comportino estensione delle aree stesse, né aumento degli ingombri in altezza rispetto alla situazione esistente, né richiedano variante agli strumenti urbanistici adottati, sono autorizzati mediante la procedura abilitativa semplificata comunale di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28. In assenza di una delle condizioni sopra citate, si applica la procedura di cui alla lettera b);
  • b) gli impianti di accumulo elettrochimico ubicati all’interno di aree già occupate da impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonte fossile di potenza maggiore o uguale a 300 MW termici in servizio, nonché gli impianti “stand-alone” ubicati in aree non industriali e le eventuali connessioni alla rete, sono autorizzati mediante autorizzazione unica rilasciata dal Ministero dello sviluppo economico, secondo le disposizioni di cui all’articolo 1 del decreto legge 7 febbraio 2002, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2002, n. 55. Nel caso di impianti ubicati all’interno di aree ove sono presenti impianti per la produzione o il trattamento di idrocarburi liquidi e gassosi, l’autorizzazione è rilasciata ai sensi della disciplina vigente;
  • c) gli impianti di accumulo elettrochimico connessi a impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili sono autorizzati mediante autorizzazione unica rilasciata dalla Regione o dal Ministero dello sviluppo economico, qualora funzionali a impianti di potenza superiore ai 300 MW termici, secondo le disposizioni di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387;
  • d) la realizzazione di impianti di accumulo elettrochimico inferiori alla soglia di 10 MW, ovunque ubicati, è attività libera e non richiede il rilascio di un titolo abilitativo, fatta salva l’acquisizione degli atti di assenso previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché dei pareri, autorizzazioni o nulla osta da parte degli enti territorialmente competenti, derivanti da specifiche previsioni di legge esistenti in materia ambientale, di sicurezza e di prevenzione degli incendi e del nulla osta alla connessione dal parte del gestore del sistema di trasmissione nazionale o da parte del gestore del sistema di distribuzione elettrica di riferimento. I soggetti che intendono realizzare gli stessi impianti sono tenuti a inviare copia del relativo progetto al Gestore del sistema di trasmissione nazionale che, entro trenta giorni, può formulare osservazioni nel caso in cui sia richiesta una connessione alla rete elettrica nazionale, inviandole anche agli enti individuati per il rilascio delle autorizzazioni, che devono essere comunicate allo stesso gestore, ai fini del monitoraggio del grado di raggiungimento degli obiettivi nazionali in materia di accumuli di energia previsti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. I soggetti che realizzano gli stessi impianti di accumulo sono tenuti a comunicare al gestore della rete di trasmissione nazionale la data di entrata in esercizio degli impianti. 

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Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano

La superficie forestale italiana ha superato gli 11 milioni di ettari (dati RAF 2019) e rappresenta ormai più del 35% dell’intero territorio nazionale. Ma allo stato attuale il 35% della superficie nazionale caratterizzata da boschi contribuisce a poco più dello 0,01% del PIL italiano.

Dl Semplificazioni

Il piano straordinario delineato dal dl Semplificazioni all’articolo 63 si compone di due sezioni: 

  • La Sezione A contiene un elenco ed una descrizione di interventi selvicolturali intensivi ed estensivi, di prevenzione selvicolturale degli incendi boschivi, di ripristino e restauro di superfici forestali degradate o frammentate, secondo quanto previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo n. 34 del 3 aprile 2018, da attuare da parte di imprese agricole e forestali su iniziativa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e delle Regioni e Province autonome;
  • La Sezione B è destinata al sostegno della realizzazione di piani forestali di area vasta nell’ambito di quadri programmatici regionali almeno decennali, che consentano di individuare le vocazioni delle aree forestali e organizzare gli interventi migliorativi e manutentivi nel tempo.  

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Interventi infrastrutturali irrigui e bacini di raccolta delle acque

Sempre all’articolo 63 il dl prevede che nell’ambito del Parco progetti degli interventi irrigui il Ministro delle politiche agricole, con proprio decreto, approva un Piano straordinario di interventi prioritariamente esecutivi, di manutenzione, anche ordinaria, dei canali irrigui primari e secondari, di adeguamento funzionale delle opere di difesa idraulica, di interventi di consolidamento delle sponde dei canali o il ripristino dei bordi danneggiati dalle frane, di opere per la laminazione delle piene e regimazione del reticolo idraulico irriguo e individua gli Enti attuatori. 

Tale decreto dispone il riparto delle risorse necessarie alla realizzazione degli interventi individuati, da attribuire alle Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi. 

Le risorse destinate alla realizzazione e alla manutenzione di opere infrastrutturali, anche irrigue e di bonifica idraulica, non possono essere sottoposte ad esecuzione forzata. 

Per l'attuazione degli interventi previsti dall'articolo 63 vengono stanziati 50 milioni di euro per l'anno 2020 e altrettanti per l'anno 2021, che vengono coperti mediante riduzione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione – programmazione 2014-2020 – previa delibera del CIPE che rimodula e riduce di pari importo, per il medesimo anno o per i medesimi anni,  le somme già assegnate al Piano operativo Agricoltura di competenza del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Tempi più veloci per interventi contro il dissesto idrogeologico

Saranno più agili le procedure per gli interventi contro il dissesto geologico. Rispetto alla normativa vigente, all'articolo 54 del decreto Semplificazioni si prevede la facoltà per l'autorità di convocare la conferenza di servizi, con termini ridotti a 30 giorni, per le autorizzazioni relative agli interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico.

In considerazione dell'emergenza sanitaria, al fine di giungere ad una rapida definizione delle liste di interventi a valere sulle risorse di bilancio del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si consente fino al 31 dicembre 2020 di procedere alla suddetta programmazione attraverso conferenze di servizi da svolgere attraverso il supporto degli attuali strumenti telematici. Ciò comporterà una forte accelerazione della programmazione e della conseguente realizzazione degli interventi anche a beneficio della crescita e dello sviluppo del Paese.

Si prevede inoltre lo snellimento delle procedure di aggiornamento dei Piani stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), nei casi in cui tale aggiornamento dovrebbe avvenire "in automatico". Ad esempio:

  • a seguito di un evento calamitoso che abbia colpito aree non riconosciute in precedenza a rischio idrogeologico,
  • a seguito di un intervento di messa in sicurezza di un'area che, pertanto, non presenta più le caratteristiche di rischio che aveva in precedenza,
  • a seguito di studi di approfondimento dai quali si evince una diversa situazione di rischio e pericolosità cui è sottoposta una determinata area.

Un caso, quest'ultimo, che si verifica non di rado, poiché spesso tali aree, dovendo essere individuate in tempi brevi e per un territorio molto vasto, sono state determinate velocemente, limitando gli studi approfonditi a quelle situazioni già note o in cui era presente una importante esposizione al rischio.

Il dl propone quindi di permettere al Segretario Generale dell'Autorità di bacino distrettuale di approvare con proprio atto tutte le modifiche della perimetrazione e/o classificazione delle aree a pericolosità e rischio dei PAI, garantendo al contempo le adeguate forme di pubblicità all'atto e previo parere della Conferenza Operativa. Tali modifiche saranno poi incluse nell'aggiornamento periodico del PAI. 

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Zone economiche ambientali

Importante razionalizzazione in vista nei parchi nazionali (definiti dal decreto legge n. 111/2019 Zone economiche ambientali): semplificate sia le procedure di nomina dei vertici, spesso rallentate da un iter farraginoso, sia quelle di adozione del regolamento e del piano del parco.

Inoltre, per rafforzare ancor più l’efficacia delle attività condotte dagli Enti Parco Nazionali per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, nonché dei molteplici e complessi obiettivi in campo ambientale - ferma restando la possibilità di ricorrere a procedure di evidenza pubblica per l’affidamento del servizio - si prevede la possibilità per gli enti parco di avvalersi di qualificate professionalità che hanno già maturato esperienza istituzionale operando presso il Ministero dell’ambiente, attraverso SOGESID, società in house del dicastero.

Infine, si prevede la possibilità di utilizzo, da parte degli enti gestori delle aree protette, di beni demaniali in concessione in uso governativo (ad eccezione per beni demaniali destinati alla cura ed al servizio di interessi costituzionali, quali vigilanza e difesa militare) e l'affidamento in concessione gratuita all'ente parco,  su richiesta di quest’ultimo,  dei beni demaniali, statali e regionali, presenti nel territorio e non già affidati a soggetti terzi. 

Il testo del decreto Semplificazioni

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