Agevolazioni economia sociale: il MISE apre alle imprese culturali e creative

Imprese sociali e culturali - Photo credit: fauxels da PexelsAnche le imprese culturali e creative potranno accedere alle agevolazioni del Ministero dello Sviluppo economico finora riservate a imprese e cooperative sociali. Ecco cosa prevede la riforma del regime di aiuto che concede finanziamenti agevolati e contributi per il rafforzamento dell'economia sociale.

MISE – finanziamenti agevolati e contributi a imprese sociali

Il Ministero dello Sviluppo economico ha avviato il processo di riforma delle agevolazioni per la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale. Con il decreto ministeriale dell'11 giugno 2020 il MISE ha infatti modificato il DM del 3 luglio 2015 con cui è stato istituito il regime di aiuto.

Obiettivo della riforma è sostenere più efficacemente le imprese che operano per il perseguimento degli interessi generali e delle finalità di utilità sociale, ampliando la platea dei possibili soggetti beneficiari e rendendo più attrattiva la misura.

Per l'operatività delle nuove disposizioni dovranno essere approvati i provvedimenti di modifica del decreto interministeriale del 14 febbraio 2017 e del decreto MISE dell'8 marzo 2017 e un ulteriore decreto del direttore per gli Incentivi alle imprese.

Agevolazioni imprese sociali – le FAQ del MISE

Chi può ottenere le agevolazioni per l'economia sociale

Il decreto dell'11 giugno 2020 rinnova anzitutto la finalità del regime di aiuto, che ora è volto a promuovere, oltre alla diffusione e al rafforzamento dell’economia sociale, anche quella culturale e creativa, sostenendo la nascita e lo sviluppo di nuove imprese su tutto il territorio nazionale.

Per imprese culturali e creative, il MISE intende le imprese che hanno quale oggetto sociale, in via esclusiva o prevalente, l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali, intesi quali beni, servizi e opere dell’ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, alle arti applicate, allo spettacolo dal vivo, alla cinematografia e all’audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati, mentre per imprese sociali si intendono i soggetti che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 112 del 2017.

La lista dei beneficiari, quindi, comprende ora:

  • a) imprese sociali, comunque costituite, iscritte nell’apposta sezione del registro delle imprese;
  • b) cooperative sociali e i loro consorzi iscritti nell’apposito albo e nell’apposita sezione del registro delle imprese;
  • c) società cooperative aventi qualifica di Onlus, nel rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 101, comma 2, e 102, comma 2, del decreto legislativo n. 117-2017 e successive modificazioni ed integrazioni;
  • d) imprese culturali e creative, costituite in forma di società di persone o di capitali, che operano o intendono operare nei settori economici elencati nell’allegato n. 1 al decreto dell'11 giugno 2020.

Tali imprese possono presentare i programmi anche in forma congiunta, fino ad un massimo di sei soggetti co-proponenti. In tali casi, il programma d’investimento deve essere realizzato nel rispetto di un accordo di collaborazione.

Quali investimenti sono finanziabili

Il DM specifica inoltre che gli investimenti possono essere finalizzati al sostegno:

  • a) degli investimenti produttivi, compresi quelli che in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030, presentano un carattere innovativo, un’elevata sostenibilità ambientale e che tengono conto degli impatti sociali;
  • b) dell’incremento occupazionale dei lavoratori con disabilità.

Con riferimento alla prima linea di intervento sono ammissibili i programmi che prevedono:

  • la creazione di una nuova unità produttiva;
  • l’ampliamento della capacità produttiva di un’unità esistente;
  • la riconversione di un’unità produttiva esistente, intesa quale diversificazione della produzione per ottenere prodotti che non rientrano nella stessa classe della classificazione delle attività economiche ATECO 2007 dei prodotti fabbricati in precedenza;
  • la ristrutturazione di un’unità produttiva esistente, intesa quale cambiamento fondamentale del processo produttivo esistente attuato attraverso l’introduzione di un nuovo processo produttivo o l’apporto di un notevole miglioramento al processo produttivo esistente, in grado di aumentare il livello di efficienza o di flessibilità nello svolgimento dell’attività economica oggetto del programma di investimento. 

I programmi di investimento finalizzati alla creazione o allo sviluppo delle imprese possono essere presentati anche in collaborazione con centri di trasferimento tecnologico, stazioni sperimentali, digital innovation hub e incubatori d’impresa e che le spese ammissibili, al netto dell’IVA, non devono essere inferiori a 100mila euro, anziché a 200mila euro come nella versione precedente. Confermato, invece, il tetto massimo dell'investimento, pari a 10 milioni di euro. Qualora presentati congiuntamente, ciascun co-proponente deve sostenere spese ammissibili non inferiori a 50mila euro.

Per quanto riguarda gli aiuti concessi alle grandi imprese per un cambiamento fondamentale del processo produttivo, i costi ammissibili devono superare l’ammortamento degli attivi relativi all’attività da modernizzare durante i tre esercizi finanziari precedenti. Per gli aiuti concessi a favore della diversificazione di uno stabilimento esistente, i costi ammissibili devono superare almeno del 200% il valore contabile degli attivi che vengono riutilizzati, registrato nell’esercizio finanziario precedente l’avvio dei lavori.

Quanto alla seconda linea di intervento, sono ammissibili alle agevolazioni i programmi connessi all’assunzione di nuovi lavoratori con disabilità, quindi ad esempio i costi da sostenere per l’adeguamento dei locali e l’acquisto di attrezzature e ausili tecnologici, ma anche quelli relativi al tempo di lavoro e alla formazione del personale esclusivamente all’assistenza dei lavoratori con disabilità e quelli connessi al loro trasporto sul luogo di lavoro.

La durata massima dei progetti resta confermata in linea generale a 36 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento, ma si ammettono proroghe per una durata complessivamente non superiore a sei mesi.

Come funzionano le agevolazioni

Le agevolazioni sono concesse nella forma di finanziamenti agevolati, associati a finanziamenti bancari ordinari, a valere sul Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), con le seguenti caratteristiche:

  • a) il tasso d'interesse da applicare al finanziamento agevolato è pari almeno allo 0,50 per cento annuo;
  • b) la durata del finanziamento non può essere superiore a 15 anni, comprensiva di un periodo di preammortamento commisurato alla durata in anni interi del programma e, comunque, non superiore a 4 anni decorrenti dalla data di sottoscrizione del contratto di finanziamento;
  • c) il finanziamento agevolato può essere assistito da idonea garanzia;
  • d) il contratto di finanziamento prevede che il rimborso avvenga secondo un piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate, scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno. Gli interessi di preammortamento sono corrisposti alle medesime scadenze.

Le intensità e i massimali di aiuto variano in base alla dimensione dell'impresa e allo localizzazione degli investimenti, nel rispetto dei limiti stabiiti dalla Carta degli aiuti di Stato a finalità regionale e del Regolamento de minimis.

In aggiunta al finanziamento agevolato può essere concesso dal Ministero un contributo non rimborsabile a copertura di una quota delle spese ammissibili non superiore al 5%, a valere sul Fondo crescita sostenibile.

Il decreto MISE interviene anche sulla ripartizione delle risorse: una quota non inferiore al 50% dello stanziamento destinato al regime di aiuto è riservata ai programmi proposti da imprese sociali, cooperative sociali e onlus. Nell’ambito delle medesime risorse una quota pari al 60% è riservata annualmente ai programmi proposti da PMI e da reti di imprese e in tale riserva è istituita una sottoriserva pari al 25% della stessa destinata alle micro e piccole imprese.

Conversione Dl Rilancio: 15 milioni per finanziamenti alle cooperative

> Consulta il decreto ministeriale dell'11 giugno 2020

Photo credit: fauxels da Pexels

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