Dall'idrogeno alla mobilità sostenibile: cosa c’è di green nel Recovery Plan

Recovery Plan energia - Foto di Alexas Fotos da PexelsLa fetta maggiore delle risorse del Recovery Plan va al macro-settore Rivoluzione verde e transizione ecologica, un grande ombrello in cui rientrano la proroga del superbonus, la crescita di rinnovabili e idrogeno e la mobilità sostenibile. Cosa prevede il PNRR per il green.

Cosa prevede il Piano nazionale di ripresa e resilienza - Recovery Plan

La mission “Rivoluzione verde e transizione ecologica” del PNRR ha a disposizione 68,9 miliardi. 

Le misure per l'energia nel Recovery Plan italiano

La via italiana per l’idrogeno

Sul fronte energetico, il Recovery Plan punta innanzitutto sull'idrogeno. Una via quasi obbligata alla luce degli sviluppi internazionali e della direzione intrapresa da Bruxelles con strategia UE per l’idrogeno.

Dopo la fase di consultazione pubblica, il Ministero dello Sviluppo economico si appresta a presentare la strategia nazionale che farà perno proprio sui 2 miliardi provenienti dal Recovery.

Con il PNRR l'Italia intende puntare su:

  • La produzione di idrogeno nelle aree industriali dismesse

L'obiettivo è riconvertire le aree industriali abbandonate per testare la produzione di idrogeno da rinnovabili localizzate nelle aree stesse. L'investimento consentirà l'uso locale dell'idrogeno nell'industria, creando da 5 a 10 Hydrogen Valley con produzione e utilizzo locali.

  • Produzione di elettrolizzatori e sviluppo di una filiera dell'idrogeno

Si tratta di creare un polo industriale per la produzione di elettrolizzatori, che dovrà essere in grado di produrre elettrolizzatori di diverse dimensioni e tipologie per soddisfare le diverse esigenze del mercato.

  • Idrogeno nell'industria “hard-to-abate”, come la siderurgia

Una linea progettuale ad hoc riguarda gli investimenti nella filiera dell’idrogeno, elemento cruciale di uno dei flagship del NGEU (power up) e della strategia europea di abbattimento delle emissioni. Il radar è puntato in particolare sul progetto di decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto e alla produzione di acciaio verde in Italia.

  •  Stazioni di rifornimento

Nel Recovery è incluso un investimento per creare una rete di stazioni di rifornimento di idrogeno con un massimo di 40 distributori di carburante adatti ai camion per una riduzione delle emissioni legate al trasporto.

  • Idrogeno nelle ferrovie

La molecola avrà un ruolo di primo piano nell'ammodernamento del trasporto di merci pesanti su ruota e delle ferrovie. La propulsione FCH (Fuel Cell Hydrogen) può sostituire il diesel laddove l'elettrificazione dei binari non è economicamente fattibile (attualmente circa il 40% della rete nazionale).

  • Ricerca e sviluppo tecnologico

In linea con l'accordo sottoscritto a dicembre 2020 che ha dato il via libera alla partecipazione dell'Italia al primo IPCEI sull'idrogeno, il Recovery intende sostenere azioni per migliorare la conoscenza del vettore idrogeno in tutte le fasi: produzione, stoccaggio e distribuzione.

Previsti anche interventi di sviluppo tecnologico per rendere le turbine a gas parte integrante del futuro mix energetico, soddisfacendo la domanda in arrivo per estendere la capacità delle infrastrutture di generazione di energia esistenti di incorporare combustibili verdi, in particolare l'idrogeno. 

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Le rinnovabili nel Recovery Plan

Nel Recovery si propone di incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili in linea con gli obiettivi europei, stimolando lo sviluppo di una filiera industriale, attraverso investimenti per 8,6 miliardi e interventi su più fronti. 

  • Sviluppo di parchi eolici e fotovoltaici offshore

L’aumento della produzione da fonti rinnovabili sarà realizzato in misura importante tramite lo sviluppo di parchi eolici e fotovoltaici offshore. Nel dettaglio, sono previsti contributi a sostegno dello sviluppo di progetti fotovoltaici galleggianti ed eolici offshore, progetti onshore realizzati su siti di proprietà della PA o a basso consumo di suolo o abbinati a tecnologie di stoccaggio, nonché supporto finanziario tramite finanziamenti (prestiti senior/junior e/o credit enhancement) per sistemi di grid parity (pareggiamento fra costo dell’energia elettrica autoprodotta con un impianto fotovoltaico e costo al chilowattora dell’energia prodotta con fonti tradizionali).

Le sovvenzioni contribuiranno a mitigare il rischio commerciale, mentre i prestiti faciliteranno la bancabilità del progetto e/o la sostenibilità finanziaria con un focus specifico su iniziative di grid parity.

Gli obiettivi fissati al 2026 sono rappresentati da un aumento di 4,5-5 GW della capacità di rinnovabili installata, al fine di supportare l'obiettivo del PNIEC per il 2025.

In combinazione con gli impianti eolici, saranno progettati e installati impianti fotovoltaici galleggianti da 100 MW in un'area ad alto irraggiamento, aumentando così la produzione totale di energia. Il programma punta alla realizzazione di un primo gruppo di impianti integrati eolici/fotovoltaici/storage e relative infrastrutture di connessione. Parallelamente, sarà infatti sviluppata l'infrastruttura di trasmissione elettrica per supportare le tecnologie rinnovabili offshore emergenti. Questo intervento beneficia di risorse complementari per 300 milioni dai progetti PON.

  • 2. Sostegno alla filiera industriale

Due i settori su cui si concentrerà l'investimento: fotovoltaico ed eolico. In particolare, per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici di nuova generazione, l’obiettivo dell’investimento è portare la produzione nazionale dagli attuali 200 MW/anno ad almeno 2 GW/anno nel 2025 e a 3 GW/anno negli anni successivi. Per quanto riguarda le turbine eoliche, l’investimento supporterà la creazione di proprietà intellettuale e l’acquisizione di tecnologie e competenze mancanti per la produzione di turbine ad alta efficienza, con la creazione di un impianto di produzione prototipale.

  • Potenziamento e digitalizzazione delle infrastrutture di rete elettrica

L'investimento prevede l'installazione di sistemi di accumulo termico per disaccoppiare i flussi termici ed elettrici degli impianti CCGT (Combined Cycle Gas Turbines), consentendo lo spostamento temporale della produzione elettrica e garantendo al contempo una fornitura sicura e continua ai complessi industriali.

A questi si aggiungono poi gli interventi volti ad aumentare la resilienza della rete di distribuzione elettrica e ad istallare poli integrati di ricarica per veicoli elettrici. Per raggiungere gli obiettivi europei in materia di decarbonizzazione, infatti, è previsto un parco circolante di circa 6 milioni di veicoli elettrici al 2030 (di cui 4 milioni completamente elettrici e 2 milioni ibridi plug-in). Quindi è essenziale promuovere lo sviluppo di una rete di stazioni di ricarica veloce.

Fra le riforme previste nel Piano nazionale di ripresa e resilienza: 

  • Autorizzazioni e sostegno alle rinnovabili: semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore e definizione del nuovo quadro giuridico per sostenere la produzione da fonti rinnovabili innovative, con proroga dei tempi e estensione del perimetro di ammissibilità agli attuali regimi di sostegno;
  • Rilascio del biogas: nuova regolamentazione per l'imposizione di quote obbligatorie di rilascio di biogas a importatori e produttori di gas naturale, cui si aggiunge la riforma finalizzata all’aumento della quota di biogas in ambito industriale, commerciale e residenziale, in sostituzione del gas naturale fossile;
  • Programmi nazionali sul controllo dell'inquinamento dell’aria: previsto un allineamento della legislazione nazionale e regionale e misure di accompagnamento per la riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e il relativo sistema di monitoraggio. 

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Le misure per la mobilità sostenibile

7,5 miliardi sono destinati al pacchetto relativo a “Trasporti locali sostenibili, ciclovie e rinnovo parco rotabile”.

  • Ciclovie e mobilità sostenibile

Partiamo dalle ciclovie, cui sarà dedicato un piano nazionale ad hoc, che prevede la realizzazione di 1.000 km di piste ciclabili urbane e metropolitane e  di 1.626 km di piste ciclabili turistiche.

Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, il piano che il Governo intende presentare si chiamerà "Affrettati lentamente". Obiettivo: realizzare interventi integrati (piste ciclabili, scuola bus, sharing mobility, mobility management ecc.) in 40 Comuni con oltre 50.000 abitanti, da individuare tramite apposite manifestazioni di interesse, a beneficio delle aree urbane più affette dagli impatti negativi della qualità dell’aria, incidentalità e congestione del traffico.

  • Bandi e contratti per i trasporti green

Per l’industria dei trasporti green si prevede innanzitutto la stipula di 25/30 contratti di sviluppo per aziende della filiera nazionale autobus che permettano di implementare progetti di trasformazione industriale per servire l’incremento di domanda di autobus a basso impatto ambientale.

A questi si aggiungono bandi, appalti precompetitivi, sistemi di early adoption con soglie più basse rispetto alle attuali per incentivare le PMI alla riconversione verso nuove tecnologie (veicoli elettrici/ibridi, digitalizzazione, ecodesign, etc.), nuove produzioni ed estensione alle filiere automotive, autobus, nautica e per la mobilità marittima finalizzati al trasporto a basso impatto ambientale e smart.

  • Rinnovo delle flotte per autobus, treni, navi

E' previsto:

    • l’acquisto entro il 2026 di 5.139 bus a basse emissioni: 2.730 veicoli alimentati da GNC o GNL, 2.051 veicoli a propulsione elettrica e 358 veicoli alimentati a idrogeno;
    • l'acquisto di treni a propulsione elettrica e a idrogeno: il numero totale di treni da acquistare è di 80 unità entro il 2026, di cui 59 a propulsione elettrica e 21 a idrogeno;
    • l'acquisto di 12 traghetti e di 10 unità navali ad alta velocità (aliscafi) alimentati a GNL, elettrici o idrogeno.
  • Digitalizzazione de TPL

Sul fronte digitale, si prevede:

    • la progettazione e realizzazione di una piattaforma abilitante nazionale con servizi C-ITS a partire dai progetti flagship delle città di Torino, Roma e Napoli, realizzabili anche in altre realtà urbane;
    • la creazione di un living lab all'interno della città di Milano che ottimizzi le soluzioni più avanzate in termini di motopropulsori per autobus urbani e l’adattamento delle infrastrutture con tecnologie C-ITS e 5G al fine di migliorare la sicurezza dei veicoli e il servizio agli utenti.
  • Trasporto pubblico di massa

Si prevede la realizzazione di 195 km di rete attrezzata per il trasporto rapido di massa. Tra gli interventi già individuati vi sono quelli che coinvolgono Genova, Bergamo, Rimini, Firenze, Roma e Palermo. Inoltre, si prevede la realizzazione di ulteriori 97 km di rete attrezzata per sistemi di trasporto rapido di massa. 

Alta Velocità, porti e corridoi logistici: gli investimenti infrastrutturali del Recovery per la mobilità

Edilizia: nessuna proroga per il superbonus

La componente "Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici" vale più di 29 miliardi ed è costituita da due linee progettuali. La prima riguarda un programma di efficientamento e messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, con particolare riferimento a scuole, edilizia residenziale pubblica, comuni e cittadelle giudiziarie.

La seconda prevede l’introduzione di un incentivo temporaneo per la riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare privato, attraverso una detrazione fiscale pari al 110% dei costi sostenuti per gli interventi. Si tratta del cosiddetto superbonus, che di fatto però il Recovery lascia invariato rispetto alla formulazione già prevista dalla Manovra, senza prevedere un'ulteriore proroga della maxi-detrazione.

Il mancato stanziamento di ulteriori risorse del Recovery per la proroga del superbonus oltre il 2022 - nonostante il pressing di questi mesi da parte del M5s e delle imprese del settore - si inquadra in un più ampio disegno del Governo di usare la maggior parte dei fondi in arrivo dall’UE per gli investimenti, anziché per i bonus. 

Per approfondire: Perché nel Recovery è saltata la proroga del superbonus?

Economia circolare e agricoltura sostenibile

Sul fronte economia circolare il Piano conta su 6,3 miliardi e si articola su due linee progettuali. La prima punta sulla filiera agroalimentare sostenibile e intende migliorare la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, a potenziare le infrastrutture della logistica del comparto.

La seconda linea è dedicata all'Economia circolare e alla valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti e si concentra sul revamping di istallazioni esistenti e la costruzione di nuovi impianti per la valorizzazione e la chiusura del ciclo dei rifiuti, affrontando in particolare situazioni critiche attualmente esistenti nella gestione dei rifiuti in grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia. Infine, si intende supportare con interventi a bando la riconversione di industrie quali la chimica verso la sostituzione di materie prime maggiormente inquinanti con materiali da riciclo. 

L’economia circolare nel Recovery Plan

La gestione della risorsa idrica

La quarta componente, Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica, vale 15 miliardi di euro ed intende potenziare gli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e interviene sulla forestazione e tutela dei boschi, sugli invasi e la gestione sostenibile delle risorse idriche.

Sul fronte del dissesto idrogeologico si prevedono una serie di interventi strutturali e di manutenzione del territorio: 

  • Infrastrutture verdi urbane e forestazione

Oltre a interventi per la forestazione urbana realizzati nei Comuni secondo criteri di abbattimento delle emissioni, sono previste azioni di manutenzione dei sistemi di idraulica forestale, gestione e manutenzione del territorio rurale (finanziati con le risorse FEASR per 1 miliardo).

  • Invasi e gestione sostenibile delle risorse idriche

Si tratta di circa 100 interventi su tutto il territorio nazionale, riguardanti la manutenzione straordinaria, finalizzati alla sicurezza statica e sismica, potenziamento e/o completamento di infrastrutture idriche di derivazione, invasi artificiali e dighe, condotte di adduzione primaria e alla riduzione delle perdite idriche nei sistemi di adduzione. Ad essere maggiormente interessato da tali interventi è il Sud, trattandosi delle aree più vulnerabili sotto l’aspetto della sicurezza e delle perdite.

  • Resilienza dell’agrosistema irriguo, reti di distribuzione idrica e digitalizzazione, reti fognarie

Oltre a interventi infrastrutturali sulle reti e sugli impianti irrigui, si prevedono investimenti per ammodernare ed efficientare 45 reti di distribuzione idrica, per circa 25.000 Km con una riduzione delle perdite del 15%, e investimenti nelle reti di fognatura e negli impianti di depurazione.

Gli altri due tasselli della quarta componente riguardano interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficientamento energetico dei comuni e sistemi di gestione dei rifiuti raccolti a mare nelle aree portuali.

Fra le riforme attese: 

  • La semplificazione della normativa relativa al Piano nazionale degli interventi nel settore idrico;
  • Il rafforzamento della governance nell'ambito delle infrastrutture di approvvigionamento idrico e misure per la piena attuazione degli affidamenti nel Servizio Idrico Integrato;
  • Il rafforzamento dei soggetti attuatori e misure di supporto e accompagnamento per i Commissari di Governo e le Autorità di bacino distrettuale;
  • Semplificazione e accelerazione delle procedure connesse ai progetti di dissesto e forestazione e valorizzazione dei residui vegetali ottenuti dagli interventi di gestione forestale,
  • Il potenziamento della capacità progettuale e gestionale dei Consorzi di bonifica.

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