La via italiana per l’idrogeno: i piani del MISE e gli investimenti dei grandi player

Strategia idrogeno - Foto di vubp da PixabayIl Recovery Plan dovrebbe mettere sul piatto un miliardo per realizzare la via italiana per l’idrogeno. MISE, ENEA ed i big dell’energia scaldano i motori per non perdere la corsa globale all’idrogeno: ecco i progetti sul tavolo e quelli ai blocchi di partenza.

Recovery Plan, i progetti per l’acciaio verde: idrogeno per decarbonizzare l’ex-Ilva

Gli obiettivi da centrare e la direzione da seguire sono stati indicati dalla Commissione europea l’8 luglio scorso, con la presentazione della strategia UE per l’idrogeno, che pone al centro (sia in termini di target che di investimenti) il cosiddetto idrogeno verde, prodotto da energie rinnovabili, che avendo il maggior potenziale di decarbonizzazione è considerato da Bruxelles l'opzione più compatibile con la neutralità climatica che l'UE intende centrare nel 2050.

Se l’Italia non vuole rimanere indietro deve definire una propria strategia per questa fonte di energia, progetto che dovrebbe trovare spazio all’interno del Recovery Plan.

La strategia italiana per l’idrogeno

 In base al documento consegnato dal MISE, fra le progettualità indicate per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza - Recovery Plan una fetta di risorse, pari a 1 miliardo di euro, dovrebbe andare alla strategia per l’idrogeno, articolata in sei punti:

  1. Creazione di una piattaforma coordinata di ricerca e sperimentazione prototipale sulle tecnologie di produzione e stoccaggio dell'idrogeno, sviluppata da ENEA insieme ad Università ed enti di ricerca in collaborazione con imprese che stanno già sviluppando progetti sperimentali a idrogeno, per condividere esperienze, diffondere conoscenze e risolvere i problemi tecnici e di sicurezza dell'impiego dell'idrogeno;
  2. Sviluppo di prototipi a scala sempre maggiore per poter arrivare a idrolizzatori su scala industriale, utilizzando aree industriali dismesse già connesse alle reti energetiche elettriche e gas in modo da sperimentare la produzione di idrogeno da rinnovabili, sia in terraferma che offshore, con riuso delle stesse infrastrutture e utilizzo dell'idrogeno in forma di blending nella rete gas e per utilizzazioni locali nel trasporto pubblico;
  3. Creazione di un'area industriale con relativo territorio di indotto dedicata alla produzione di elettrolizzatori di potenza elevata con creazione di un parco tecnologico specializzato nelle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile per attrarre attività di ricerca, sviluppo e produzione industriale di aziende ed enti di ricerca italiani ed esteri, utilizzando aree dismesse industriali;
  4. Realizzazione di progetti per l'utilizzo sperimentale dell'idrogeno nel settore industriale, in particolare nel settore siderurgico, per favorire la produzione di acciaio con l'impiego di idrogeno con una transizione da idrogeno grigio a green;
  5. Progetti dimostrativi per l'uso di idrogeno nei trasporti pesanti e ferroviari, per estendere l'attuale corridoio per trasporto merci pesanti dal  Brennero fino all'area padana e per sostituire treni diesel con treni a idrogeno nelle tratte ferroviarie non elettrificate (da coordinare con analogo progetto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti);
  6. Creazione di Hydrogen Valleys per la diffusione dell'utilizzo dell'idrogeno su scala locale, con progetti integrati di produzione di idrogeno da rinnovabili, con reti dedicate, e utilizzi locali per trasporto pubblico.

L’orizzonte temporale per realizzare i diversi punti della strategia è di sei anni, e consiste in tre fasi:

  • Fase 1: realizzazione in parallelo della piattaforma di ricerca applicata e di sviluppo dei primi prototipi di elettrolizzatore, in diverse condizioni di esercizio e territoriali (2 anni); 
  • Fase 2: attrezzamento delle aree per il polo tecnologico per la produzione di elettrolizzatori, sviluppo dei progetti per l'utilizzo dell'idrogeno nel settore dell'acciaio e della mobilità ferroviaria (2 anni);
  • Fase 3 completamento dell’intero progetto integrato con attività di costruzione impianti di produzione e utilizzo, avvio dell'uso dell'idrogeno nei trasporti ferroviari e delle stazioni di rifornimento per mezzi pesanti (2 anni).

Dalla teoria alla pratica: come si attua la strategia per l’idrogeno?

Diversi gli strumenti attuativi identificati dal MISE per realizzare le iniziative in programma:

  • Aumento del fondo esistente presso il MISE per il finanziamento di ENEA, mediante una convenzione che inserisca la cooperazione con altre università ed enti di ricerca, sul modello della ricerca di sistema elettrico;
  • Aumento dei fondi MISE per la Mission Innovation;
  • Accordi per l’innovazione;
  • Contratti di sviluppo per ricerca e sviluppo;
  • Contratti di sviluppo per la riconversione di un forno a gas a idrogeno;
  • Bandi europei da individuare nell’ambito del programma Horizon Europe.

La strategia per l’idrogeno dovrebbe essere finanziata inoltre nell’ambito dei grandi progetti europei di interesse comune (Ipcei), che consentono deroghe eccezionali sugli aiuti di Stato. 

I progetti delle grandi aziende energetiche

Ovviamente, i colossi italiani dell’energia svolgeranno un ruolo di primo piano in tal senso. I progetti ci sono, e rappresentano le diverse direzioni intraprese dalla corsa all’idrogeno.

ENI e il progetto di captazione e immagazzinamento della CO2 a Ravenna

La scommessa di ENI è sul cosiddetto idrogeno blu, basato su combustibili fossili con cattura del carbonio: ha già in cantiere un progetto di cattura, uso e stoccaggio della Co2 a Ravenna, con cui “possiamo dar vita alla produzione di energia elettrica decarbonizzata e produrre idrogeno blu”, ha sottolineato Lapo Pistelli, direttore Public affairs di Eni in audizione alla Camera. 

Il funzionamento l’ha spiegato l’ad di ENI Claudio Descalzi in un’intervista al Sole 24 Ore: “Sfrutteremo, da un lato, l’immenso volume di stoccaggi che arriva dai giacimenti a gas offshore ormai esauriti del Medio Adriatico e, dall’altro, metteremo a fattor comune in un grande progetto di economia circolare le infrastrutture esistenti ancora operative, insieme a nuovi sistemi di cattura della CO2 sui camini delle attività di Eni sulla terraferma unitamente ad altri impianti industriali nelle vicinanze. Il tutto valorizzando la solida esperienza che abbiamo in Italia dove, ormai dagli anni ’60, è iniziata l’attività di stoccaggio del gas che oggi vede un volume di 14 miliardi di metri cubi: noi saremo in grado di arrivare a 300-500 milioni di tonnellate di capacità di stoccaggio attraverso una selezione di giacimenti che faranno da 'contenitori'”.

ENI Ravenna idrogeno

Il progetto è stato candidato alla prima call dell'Innovation Fund, il programma con cui Bruxelles investe in progetti sulle tecnologie pulite che siano promettenti e abbastanza maturi per il mercato, quali - appunto - l'idrogeno pulito o altre soluzioni a basse emissioni di carbonio per industrie ad alta intensità energetica. Per conoscere gli esiti però c’è da attendere i primi mesi del 2021.

ENEL: idrogeno verde in USA, Cile e Spagna. E in Italia punta a decarbonizzare l’ex-Ilva

ENEL è pronta a lanciare un nuovo business di idrogeno verde il prossimo anno per accelerare i piani per diventare un produttore di energia a zero emissioni entro il 2050, rivolgendosi ai mercati di Stati Uniti, Cile e Spagna.

In Italia, ENEL ha presentato al Ministero dello Sviluppo economico il progetto di fornire energia da idrogeno all'acciaieria di Taranto “realizzando la decarbonizzazione dell'ex-Ilva nel quadro della complessa riconversione voluta dal Governo”, come dichiarato da Carlo Tamburi, amministratore delegato di Enel Italia Spa, in audizione alla Camera.

ENEL

SNAM: dai treni a idrogeno alla tecnologia di elettrolisi dell’acqua

A battere il ferro sull’idrogeno è anche, da tempo, SNAM. A giugno la società di infrastrutture energetiche ha annunciato l’accordo con Alstom, azienda leader a livello globale nelle soluzioni integrate per la mobilità sostenibile, per sviluppare i treni a idrogeno in Italia.

Dopo una prima fase dedicata agli studi di fattibilità che si concluderà in autunno, l’obiettivo delle due aziende è quello di realizzare, già all’inizio del 2021, progetti di mobilità ferroviaria comprensivi sia dei treni alimentati a idrogeno sia dell’infrastruttura tecnologica necessaria all'approvvigionamento, oltre che dei servizi di gestione e manutenzione dei mezzi.

Il 10 settembre Snam ha firmato un’altra intesa, questa volta con Saipem, per dare vita a una collaborazione focalizzata sullo sviluppo della tecnologia di elettrolisi dell’acqua, processo che permette di azzerare le emissioni di CO2 nella produzione di idrogeno verde contrastando efficacemente il riscaldamento globale.

Prevista anche una collaborazione per lo sviluppo di studi di fattibilità finalizzati all'individuazione di nuove soluzioni per il trasporto di idrogeno in forma liquida o gassosa - sia attraverso l'utilizzo e l'adeguamento di infrastrutture e reti esistenti che mediante trasporto con mezzi navali - e la cattura, il trasporto, lo stoccaggio o la valorizzazione della CO2.

I progetti innovativi di ENEA che hanno già la benedizione del MISE

Mentre i grandi player scaldano i motori per non perdere la corsa all’idrogeno, ENEA ha in serbo una serie di progetti, già recepiti positivamente dal MISE

Due di questi, coincidono di fatto con le proposte presentate dal dicastero nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, a valere sulle risorse del Recovery fund:

  • la piattaforma coordinata di ricerca e sperimentazione prototipale sulle tecnologie di produzione e stoccaggio dell'idrogeno (punto 1 e prima fase della strategia MISE);
  • il progetto “SHORE - Sardinia Hydrogen ecosystem on Zero-emission Renewable Energy”, che intende realizzare una catena di fornitura di idrogeno completa e prima nel suo genere, una Hydrogen Valley green in Sardegna, che copre l'intera catena del valore: la produzione di idrogeno rinnovabile, la distribuzione attraverso una pipeline dedicata fino all'utente finale e, applicazioni nella mobilità, energia e industria (che richiama il punto 6 della strategia MISE).

Fra gli altri progetti che ENEA ha in ballo c’è lo sviluppo di sistemi modulari di accumulo/idrogeno verde da tecnologie innovative. L'obiettivo principale del progetto è lo sviluppo e la dimostrazione di sistemi di energy storage compatti alimentati da fonti energetiche rinnovabili, che prevedono la produzione di idrogeno verde, il suo stoccaggio ed, infine, il suo utilizzo come materia prima o come vettore energetico in tutte le possibili applicazioni che porterebbero ad una riduzione delle emissioni di gas serra: industria, mobilità, trasporti, settore energetico e commerciale/residenziale

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