Recovery plan: le misure del MISE per la resilienza del Made in Italy

Recovery plan made in ItalyContrasto all’Italian sounding tramite il blockchain, sostegno all’e-commerce e ai contatti con la GDO in giro per il mondo, ma anche tutela brevettuale e supporto alle imprese ad alto contenuto tecnologico. Saranno spesi così i fondi del Recovery plan per aumentare la resilienza del Made in Italy sui mercati globali.

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Il piano che il MISE ha inviato al governo per l’utilizzo dei fondi del Recovery plan a sostegno del Made in Italy va letto nella sua interezza, come un percorso che agli strumenti più canonici per l’export e l'internazionalizzazione - cioè il lato “vendite” - affianca tutta una generazione di “nuovi” interventi che le imprese che esportano (ma non solo) dovranno adottare, se vogliono restare competitive.

Negli ultimi anni, infatti, gli investimenti tecnologici per l'innovazione di prodotto e/o di processo sono diventati fondamentali per competere sui mercati internazionali, tanto quanto la capacità di creare forti rete distributive o quella di padroneggiare gli aspetti contrattuali, fiscali e doganali internazionali.

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La vision del piano

Il piano del MISE prevede quindi un percorso di assistenza alle imprese per diventare più forti nella competizione globale, pensando sia ai settori tipici del Made in Italy, a cominciare dall'agroalimentare, sia a quelli ad alto contenuto tecnologico.

E’ questa, infatti, la lettura che può essere data del piano, sulla base delle poche righe che sono ad oggi a disposizione.

Per i prodotti bandiera del Made in Italy, dove il fenomeno dell’Italian sounding ci costa miliardi di euro all’anno, il focus è infatti quello di aiutare le imprese ad adottare tecnologie anticontraffazione, come quelle blockchain. Investimenti ormai essenziali per tutte le imprese, incluse quelle più piccole ma con prodotti venduti anche all’estero. A questo si affiancano, andandoci a braccetto, misure per formare e informare i consumatori stranieri sulla qualità dei prodotti Made in Italy, così come il sostegno alle vendite all’estero attraverso l'e-commerce o i contatti con la GDO.

Ma se l'Italia è il 9° paese esportatore al mondo e la seconda manifattura d'Europa, molto si deve anche alle imprese ad alto contenuto tecnologico sparse in tutta la penisola. Anche per loro la competizione globale è sempre più complessa, strette come sono nella morsa tra la necessità di investire in R&S e quella di tutelare la proprietà intellettuale. Anche in questo caso, quindi, il piano per la resilienza del Made in Italy prevede un set di misure e incentivi per aumentare la capacità brevettuale delle nostre imprese o il sostegno al trasferimento tecnologico.

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La strategia nazionale per la tutela dell’agroalimentare

Tra i prodotti bandiera del Made in Italy, quelli agroalimentari sono sicuramente tra i più colpiti dal fenomeno dell’Italian sounding. Una spina nel fianco che, oltre a drenare miliardi dalla casse delle imprese, ne mina a lungo andare anche la reputazione. Da anni, infatti, i consumatori stranieri che pensano di acquistare un prodotto “italiano”, si ritrovano invece a consumare un “falso” (anche se legalmente spesso non lo è)  con qualità molto più scadenti, sviluppando un’idea sbagliata della qualità (e del valore) dei nostri prodotti. 

A ciò si aggiunge la difficoltà delle imprese ad accedere ai canali distributivi esteri o la propensione ancora limitata ad affrontare l’e-commerce.

Il tutto aggravato dalla crisi economica conseguente il Covid, che sta avendo pesanti ripercussioni sulle esportazioni.

Alla luce di ciò, il Piano del MISE per l'agroalimentare prevede due tipologie di misure: quelle economico-finanziarie a sostegno della filiera agroalimentare e quelle per la digitalizzazione del Made in Italy agroalimentare. A queste si aggiunge poi la creazione di Centri di ricerca e sviluppo per l’Innovazione dei prodotti alimentari.

Tre mission, insomma, che si traducono in sette azioni concrete:

  • Promuovere il consumo dei prodotti agroalimentari in difficoltà e sostenere mediaticamente l’immagine dei relativi settori tramite il credito di imposta e il cofinanziamento istituzionale di progetti biennali;
  • Incentivi all’export come il credito di imposta, iniziative e partnership con catene distributive estere e iniziative di reciprocità a finanziamento pubblico;
  • Supporto agli investimenti specifici delle imprese, tramite contributi a fondo perduto
  • Creazione di un fondo per l’industria di trasformazione dei settori agroalimentare in difficoltà da crisi post Covid-19, da assicurarsi attraverso la messa a punto di un incentivo per gli investimenti;
  • La digital transformation che sarà garantita attraverso bandi tematici;
  • Sostegno alla tracciabilità e alla valorizzazione della filiera agroalimentare con tecnologia blockchain, prevedendo anche in questo caso bandi tematici;
  • Creazione di Centri di ricerca e sviluppo per l’Innovazione dei prodotti alimentari. Anche in questo caso l’azione dovrebbe trasformarsi in bandi tematici.

A queste azioni si aggiunge poi quella che riguarda l’e-commerce, un ambito su cui il governo - tramite le azioni di ICE e i finanziamenti SIMEST - sta già operando. Il piano, pertanto, procede in parte con quanto già in corso, prevedendo:

  • La realizzazione di una piattaforma a logistica convenzionata e infrastrutture digitali per la distribuzione dei prodotti dell’agroalimentare;
  • La concessione di incentivi per lo sviluppo di piattaforme web destinate agli ordinativi a distanza;
  • L’organizzazione di fiere “virtuali” e con la creazione di appositi eventi promozionali digitali per l’offerta del Made in Italy in mercati-chiave.

Le misure avranno tempistiche diverse. In linea di massima i primi bandi tematici dovrebbero vedere la luce a partire dal secondo semestre 2021, per poi arrivare ad una loro seconda pubblicazione - con eventuali cambiamenti alla luce di quello che ha funzionato o meno - nel secondo semestre 2022.

Per quanto riguarda il resto, si punta anche in questo caso al primo trimestre 2021. Dopo una fase di analisi dei fabbisogni con gli operatori di settore, si dovrebbe procedere infatti all’elaborazione delle procedure agevolative (ed eventuali misure di accompagnamento), per arrivare alla loro messa in campo nei primi sei mesi del prossimo anno. 

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Brevetti e ricerca

Il piano interviene anche sul fronte della proprietà intellettuale e dei finanziamenti di R&S.

Sul primo fronte, infatti, si prevede di sostenere la diffusione della conoscenza e la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale, tramite bandi per la digitalizzazione e il trasferimento tecnologico del patrimonio brevettuale italiano. Un set di interventi la cui fase di impegno dovrebbe avvenire tra il 2021 e il 2025 e quella dei pagamenti con un anno di scarto, cioè tra il 2022 e il 2026.

Il piano prevede anche la messa a punto di un sistema di incentivazione per la ripresa e la resilienza del settore dei servizi avanzati, tramite la pubblicazione di bandi per PMI e start-up in grado di attivare interventi alto valore culturale, creativo, innovativo. Su questo versante ci dovremmo aspettare, oltra alla messa a punto delle misure agevolative nel primo semestre 2021, anche la pubblicazione del primo bando “economia della conoscenza” nel secondo semestre 2021 (a cui ne seguirà un secondo negli utlimi sei mesi del 2022, dopo una fase di analisi di quello che funzionato o meno nella prima edizione).

Infine si prevede l’istituzione di un Fondo per le industrie creative e Made in Italy e la conseguente pubblicazione di bandi da parte del MISE. Un’operazione che dovrebbe vedere anche la collaborazione delle Regioni interessate a sviluppare iniziative nel campo del sostegno alle imprese creative.

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