Recovery fund, De Micheli: per i progetti si peschera' da Italia Veloce

Recovery plan e infrastruttureLe infrastrutture che saranno finanziate con il Recovery Fund sono sostanzialmente quelle individuate dal Piano Italia Veloce. A queste si aggiungono alcuni progetti particolarmente innovativi e il Piano per la qualità dell’abitare, per il quale il MIT spera di recuperare ulteriori fondi. A dirlo, la ministra De Micheli durante un'audizione alla Camera.

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La proposta che il Ministero delle infrastrutture e trasporti (MIT) ha presentato al CIAE per la messa a punto del Recovery plan italiano non è un libro dei sogni, bensì un “elenco” molto concreto di opere cantierabili entro il 2023. Lo dice a chiare lettere la ministra Paola De Micheli durante un'audizione alle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera.

Per poter usare i fondi del Recovery plan, infatti, bisogna avere impegni giuridicamente vincolanti entro il 2023 e una spesa rendicontata entro il 2026.

Tempi strettissimi, soprattutto se si parla di grandi opere infrastrutturali, e che non possono essere sforati. E’ del tutto evidente quindi che il “corpaccione” - come lo chiama De Micheli - delle opere che verranno finanziate, sarà quello del Piano Italia Veloce, “essendoci come priorità assoluta la maturità progettuale” dell’opera.

“Ci saranno anche delle novità”, aggiunge De Micheli, visto che il Recovery impone un quoziente di innovazione green e digital che va rispettato. Ma chi si attende conigli bianchi dal cilindro o rivoluzioni copernicane, resterà deluso. Le tempistiche che abbiamo a disposizione, infatti, non lo consentono e il Paese non può permettersi di perdere l’occasione del Recovery Fund.  

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70 miliardi persi per l'inefficienza logistica e il pericolo di non riuscire a gestire il Recovery

I fondi del Recovery plan, infatti, permetterebbero di affrontare alcune delle sfide strutturali italiane, come appunto l'inefficienza logistica che ogni anni costa al Paese 70 miliardi di euro. Dati emersi ieri durante l’assemblea di Confetra, a cui ha preso parte sempre De Micheli. Tra infrastrutture inadeguate, eccessiva burocrazia e tasse sul lavoro, infatti, il sistema italiano dei trasporti e della distribuzione merci manda in fumo decine di miliardi all’anno. Un drenaggio che l'Italia non può più permettersi e che ora, con il Recovery, potrebbe essere in parte ridimensionato.

A pesare però sulla capacità italiana di gestire i fondi che arriveranno è la carenza di personale tecnico nella PA. Un tema già affrontato dalla ministra Dadone e che viene ripreso anche da De Micheli in audizione. “Abbiamo chiesto nel concorso per la funzione pubblica di avere ingegneri, architetti e geometri - spiega la ministra - ma è ovvio che il rischio che corriamo è di trovarci con un sottodimensionamento delle risorse umane rispetto alla progettualità alla quale dobbiamo dare seguito”.

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Entrando nel vivo della proposta del MIT per i fondi del Recovery plan, De Micheli spiega come il programma intercetti quattro delle sei missioni del Piano nazionale (la digitalizzazione, innovazione e competitività; la rivoluzione verde e la transizione ecologica; la missione infrastrutture per la mobilità; l'equità sociale, di genere e territoriale), concentrandosi su nove aree strategiche.

Le opere ferroviarie per la mobilità dei cittadini e la connessione veloce del paese

Parte dei fondi saranno stanziati anzitutto sul sistema ferroviario, strumento indispensabile per la competitività sostenibile del Paese. L'obiettivo infatti è quello di avere, al termine del programma, l’80% della popolazione a meno di 1 ora da una stazione alta velocità.

La riduzione del gap infrastrutturale e strumentale nelle mobilità locali

Un’attenzione particolare sarà data, inoltre, ai sistemi di mobilità locali, rinnovando il parco autobus, la flotta dei treni adibiti al TPL e la flotta di navigazione di continuità territoriale con modelli più sostenibili sotto il profilo ambientale. In questo caso, quindi, gli investimenti si concentreranno sia sulle infrastrutture sia sugli impianti fissi e il TPL.

Ma a livello locale il MIT punta anche a sviluppare la mobilità ciclistica e quella alternativa.

I green ports e la logistica sostenibile

Stessa logica (investimenti green e digitali) anche per i porti, dove si punta anche alla realizzazione del Piano nazionale cold ironing e alla riconversione della flotta navale nazionale in chiave ambientale. Il Ministero intende inoltre procedere con la sostituzione delle modalità dei mezzi su gomma adibiti all'autotrasporto con modalità sostenibili, così come con il rinnovo dei locomotori e dei carri merci.

La resilienza delle strade di regioni ed enti locali per la coesione e il collegamento con le aree interne

In questo caso il focus sarà il completamento degli interventi stradali di competenza degli enti locali, aumentando l’efficienza e la sicurezza della rete (con particolare riguardo a ponti e viadotti) e procedendo anche con la conversione delle infrastrutture esistenti in smart road.

Il Piano nazionale per la qualità dell’abitare

Oltre che per le infrastrutture, però, il MIT spera di usare il Recovery plan anche per finanziare ulteriormente il Piano nazionale per la qualità dell’abitare su cui a breve dovrebbe partire il primo bando da oltre 853 milioni di euro. La rigenerazione delle città perseguita dal Piano, infatti, intercetta le finalità del Recovery e pertanto agli 853 milioni già stanziati dalla Legge di bilancio 2020 potrebbero aggiungersi ulteriori fondi del Recovery.

La modernizzazione dei collegamenti stradali statali immediatamente cantierabili

Anche in questo caso il focus sarà l’aumento della sicurezza e dell’efficienza delle connessioni, intercettando una mission del Recovery plan. I fondi di Bruxelles, infatti, non possono essere usati per l’ordinaria amministrazione ma devono essere impiegati, invece, per aspetti innovativi che intercettano l’obiettivo UE della transizione green e digital, in cui la sicurezza ha un ruolo rilevante.

Il Piano nazionale degli interventi del settore idrico

Oltre ai progetti di cui il MIT si occuperà da solo, ce ne sono alcuni che saranno invece portati avanti assieme ad altri Ministeri. Il più importante è probabilmente il Piano nazionale degli interventi del settore idrico che il MIT si candida a coordinare.

Su questo fronte  gli interventi riguarderanno il potenziamento e il completamento delle grandi infrastrutture idriche primarie (invasi, dighe, opere di derivazione, adduttori e grandi schemi idrici) e degli acquedotti. Ma si interverrà anche per ridurre la dispersione idrica e la discontinuità della fornitura, migliorare la qualità dell'acqua destinata al consumo umano, ampliare la capacità degli invasi e razionalizzare l’uso dell’acqua nei vari settori produttivi.

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L’innovazione digitale nei trasporti

Inoltre, vista l'importanza della transizione green e digital che i Recovery Plan dovranno perseguire, sul fronte infrastrutture e trasporti il MIT intende finanziare alcuni progetti sperimentali come il Brenner digital green corridor e il TPL 4.0 che creerà un living lab sperimentale a Milano per le tecnologie innovative per il TPL.

L'efficientamento energetico degli immobili pubblici di edilizia residenziale

Infine, con i fondi del Recovery plan, il MIT punta a riqualificare il patrimonio immobiliare di Regioni e enti territoriali con popolazione maggiore a 3.500 abitanti, aumentandone anche il grado di sicurezza sismica e impiantistica, nonchè l'efficienza energetica.

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