Fondi europei 2021-27: i nodi del negoziato sul nuovo Accordo di partenariato

Fondi europei - Foto di Nicky da Pixabay Inviato a Bruxelles il Piano di riparto dei fondi europei di REACT-EU assegnati all'Italia, si lavora alla bozza dell'Accordo di partenariato 2021-27, che la ministra per il Sud Mara Carfagna punta a concordare con la Commissione europea entro giugno. A tenere banco è però ancora il confronto sul riparto dei fondi tra POR e PON e tra le regioni.

I fondi europei a disposizione dell'Italia nel settennato 2021-27

Nelle ultime settimane la ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, ha incontrato prima i rappresentanti dei Comuni riuniti nell'ANCI e successivamente quelli delle regioni per riavviare il lavoro sull'Accordo di partenariato partito nel marzo 2019 con l'allora titolare del dicastero, Barbara Lezzi, e poi andato avanti, in un contesto fortemente cambiato per l'emergenza Covid-19, dal suo successore, Giuseppe Provenzano.

Nel frattempo, la ministra ha trasmesso a Bruxelles la programmazione dei 13,5 miliardi di REACT-EU assegnati all'Italia, che a livello UE è il maggiore beneficiario dello strumento ponte tra la vecchia e la nuova Politica di Coesione previsto nel quadro di Next Generation EU.

Negoziato in corso sull'Accordo di partenariato 2021-27

La scelta di gestire a livello centrale i fondi di REACT-EU, assegnandoli a misure e progetti di dimensione nazionale, dalla decontribuzione Sud al Fondo nuove competenze, e l'incertezza sul riparto delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, hanno complicato il negoziato sull'Accordo di partenariato 2021-27. Le regioni si aspettano infatti di poter gestire direttamente una quota significativa della nuova programmazione, che vale circa 80 miliardi, di cui circa 43 miliardi a valere sui fondi europei (Just transition Fund compreso) e la restante quota di cofinanziamento nazionale.

Secondo quanto anticipato da Il Sole 24 ore, invece, la tanto attesa riduzione dei Programmi operativi nazionali non ci sarà. I PON scenderanno da 13 a 10, e assorbiranno circa 24 miliardi di euro.

Taglio contenuto per i PON. Le Regioni reclamano maggiori fondi

L'idea dell'ex ministro Provenzano, anche come contropartita per la gestione centralizzata delle risorse di REACT-EU, era quella di allocare le risorse 2021-27 riducendo da 13 a 8 i Programmi operativi nazionali (PON). Sin dall'inizio le Regioni hanno obiettato che il taglio numerico dei PON non è sufficiente, se non collegato a una riduzione dell'incidenza della programmazione nazionale sul budget totale: i Programmi gestiti dai Ministeri e dall'Agenzia della Coesione avrebbero infatti assorbito quasi un terzo dei fondi strutturali europei, a scapito dei POR. 

Una posizione che non si è ammorbidita neanche con la nuova proposta di riparto sottoposta ai governatori dalla ministra Carfagna, che ha aumentato le dotazioni per alcune Regioni, a cominciare da Molise e Sardegna, in virtù del passaggio da "regioni in transizione" a "regioni meno sviluppate".

L'ultima versione dell'Accordo di partenariato, ancora in via di definizione, ridurrebbe a circa 24 miliardi la quota per i PON, ma aumenterebbe di nuovo il numero dei Programmi rispetto all'idea di Provenzano. La nuova bozza prevederebbe infatti dieci Programmi nazionali, con l'accorpamento in un unico Programma gestito dal Ministero dello Sviluppo economico dei due PON 2014-2020 a titolarità MISE e del PON Ricerca e Innovazione che nella scorsa programmazione era gestito dal MIUR. 

Tra le novità annunciate dalla ministra ci sarebbe poi un nuovo Programma Salute, gestito dal Ministero della Salute insieme all'Agenzia per la Coesione territoriale, per cui si conferma la responsabilità sul PON dedicato alla governance e alla capacità amministrativa delle PA e sul PON Metro, il Programma operativo nazionale che si rivolge alle Città metropolitane, che dovrebbe allargare il suo raggio d'azione alle città di medie dimensioni del Mezzogiorno.

Per approfondire: Politica di Coesione: come sarà il PON Metro 2021-2027

ANCI, rifinanziare il PON Metro

Proprio il PON Metro è al centro delle richieste dell'Associazione nazionale dei comuni italiani alla ministra Carfagna. Portavoci delle istanze dei Comuni il presidente dell’ANCI e sindaco di Bari, Antonio Decaro, che con il vicepresidente vicario e sindaco di Valdengo, Roberto Pella, e il sindaco di Reggio Calabria e delegato ANCI per il Mezzogiorno, Giuseppe Falcomatà, ha chiesto sia di integrare la dotazione del PON Metro 2014-2020 con circa 800 milioni di euro aggiuntivi, che di prevedere modalità di azione dedicate alle città medie e di puntare sulla semplificazione delle procedure per poter velocizzare la spesa, a cominciare da quelle relative agli Accordi di programma.

Inoltre, i delegati ANCI hanno chiesto di riconfermare la Strategia nazionale delle aree interne che, con una dotazione nazionale pari a circa 281 milioni di euro, sarebbe ora in grado di attuare la strategia di tutte e 72 le aree pilota selezionate.

A questa potrebbe aggiungersi anche una Strategia nazionale per le aree urbane, ha proposto De Caro, che sul modello del Bando Periferie intervenga direttamente a sostegno degli investimenti nelle città medie e nei Comuni capoluogo. “L’ANCI chiede di elaborare una programmazione nazionale che veda i Comuni protagonisti sul versante della coesione sociale, dell’equità di genere e del rafforzamento dei servizi legati all’occupazione giovanile e femminile”, ha concluso De Caro.

Photo credit: Foto di Nicky da Pixabay 

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