All’Italia 82,2 milioni dalla Riserva di adeguamento Brexit

La Brexit Adjustment ReserveSi tratta dell'anticipo della Brexit Adjustment Reserve che aiuterà i paesi europei a mitigare le conseguenze negative dell'uscita del Regno Unito dall'UE, spesando azioni per le imprese e i disoccupati. Ecco come.

Esportare nel Regno Unito dopo la Brexit

Nonostante la firma in extremis dell’accordo sulla Brexit che ha permesso di disciplinare i nuovi rapporti UE-UK dall’inizio del 2021, inclusi quelli di natura economica e commerciale, la Brexit avrà comunque ripercussioni negative per alcune regioni, imprese o settori particolarmente collegati al mercato inglese.

L'agreement firmato tra Londra e Bruxelles, infatti, non fa scomparire il fatto che dal 1° gennaio di quest’anno il Regno Unito è diventato in tutto e per tutto un mercato separato, con un distinto spazio normativo e legale. Per quanto attutiti dall’intesa, quindi, per alcuni gli effetti della Brexit saranno comunque negativi.

Che cos’è la riserva di adeguamento Brexit

Per questo motivo l’UE ha messo in piedi la “Brexit Adjustment Reserve”, uno strumento da 5 miliardi di euro a prezzi costanti 2018 (5,37 miliardi a prezzi correnti) che ha l'obiettivo di contrastare le conseguenze economiche e sociali negative della Brexit negli Stati membri e nei settori più colpiti.

Si tratta di uno strumento speciale al di fuori dei massimali del nuovo bilancio UE 2021-2027 e che coprirà tutti gli Stati membri.

La futura partecipazione del Regno Unito ai programmi europei 2021-2027

Riserva di adeguamento Brexit: 82,2 milioni all’Italia. Ma come sono state distribuite le risorse?

Il sostegno verrà erogato in due tranche. La prima, che sarà attivata nel 2021 sotto forma di prefinanziamento/anticipo, vale 4 miliardi di cui 82,2 milioni arriveranno all’Italia.

A dirlo la commissaria UE per la Coesione Elisa Ferreira che nel pubblicare le assegnazioni, su Twitter ha scritto “siamo rimasti uniti duranti i negoziati, lo siamo anche il giorno dopo”.

I 4 miliardi di anticipo sono stati distribuiti sulla base di una serie di indicatori sugli scambi commerciali, che hanno dato una fotografia plastica dell’impatto della Brexit sulle economie di ogni paese UE.  Un importo aggiuntivo, inoltre, è stato assegnato in relazione alle perdite che alcuni Stati europei subiranno nel settore pesca, a causa delle limitazioni di accesso alle acque inglesi.

Alla luce di ciò è chiaro perchè la quota maggiore di fondi è stata destinata all’Irlanda che si porta a casa quasi 1 miliardo di euro. Seguono i Paesi Bassi (713,7 milioni), la Germania (429,1 milioni), la Francia (396,5 milioni) e il Belgio (305,5 milioni).

La seconda tornata di pagamenti sarà erogata, invece, nel 2024 sotto forma di contributo aggiuntivo sulla base delle spese sostenute e dichiarate alla Commissione, tenendo conto dell'utilizzo del prefinanziamento. Se questa spesa supererà sia l'importo del prefinanziamento, sia lo 0,06% del prodotto nazionale lordo del 2021, gli Stati membri riceveranno un importo aggiuntivo dalla riserva.

Che tipo di interventi saranno spesati dalla Brexit Adjustment Reserve

Grazie alla Riserva, gli Stati europei potranno stabilire misure specifiche che possono includere ad esempio il supporto a:

  • Settori economici, imprese e comunità locali;
  • L'occupazione e il reinserimento nel mercato del lavoro dei cittadini di ritorno dal Regno Unito, anche attraverso programmi di lavoro a tempo ridotto, riqualificazione e formazione;
  • Il funzionamento dei controlli di frontiera, doganali, sanitari e fitosanitari e di sicurezza, i regimi di controllo, certificazione e autorizzazione della pesca, comunicazione, informazione e sensibilizzazione per i cittadini e le imprese.

Deadline al 2023

Per poter ricevere definitivamente l’importo assegnato, gli Stati membri dovranno presentare una domanda di contributo entro il 30 settembre 2023, in cui dovranno figurare informazioni dettagliate sulla spesa pubblica totale sostenuta e pagata dallo Stato dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2022. 

Il periodo di ammissibilità delle spese, infatti, è stato retrodatato al 1 ° luglio 2020 per dare la possibilità agli Stati di progettare e attuare le misure necessarie ad arginare l'impatto immediato della Brexit.

Le relazioni saranno dunque esaminate dalla Commissione, che potrà anche recuperare eventualmente gli importi non spettanti o non utilizzati.

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