Dal Recovery Plan alla Politica di Coesione, i fondi in arrivo per il Sud

Aree interne - Photo credit: Foto di nonmisvegliate da Pixabay Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) non è la sola freccia al nostro arco, ci sono i fondi della Politica di coesione 2021-27, REACT-EU, il Fondo sviluppo e coesione, per un totale di oltre 100 miliardi destinati al Sud da programmare e spendere in pochi anni, ha detto la ministra Carfagna in audizione alla Camera.

Cosa prevede il Recovery Plan

Il Mezzogiorno è quantitativamente e qualitativamente centrale nelle strategie del Governo, per cui l'intero Recovery Plan deve essere coerente con l'obiettivo della riduzione dei divari territoriali e il metodo PNRR deve essere esteso a tutti i fondi disponibili per il Sud, ha proseguito la ministra rivolgendosi alle commissioni riunite Bilancio e Politiche dell'Unione europea di Camera e Senato. Metodo che implica, per tutti i fondi, obiettivi puntualmente definiti ex ante, selezione degli interventi sulla base della realizzabilità, monitoraggio costante, concessione delle risorse condizionata al raggiungimento degli obiettivi intermedi.

Recovery e non solo: tutte le risorse per il Sud

Sinergia tra Recovery Plan, altri fondi europei e FSC

Per dare la misura dell'entità della posta in gioco, Carfagna ha passato in rassegna i fondi disponibili per rimettere l'Italia su un percorso di crescita e sanare gli squilibri tra le diverse aree del Paese.

Entro il 2023, ha ricordato, l'Italia dovrà attuare 13,5 miliardi di interventi finanziati con risorse di REACT-EU, di cui oltre 8 miliardi destinati al Mezzogiorno; entro il 2026 dovranno essere spesi circa 191 miliardi di interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza; entro il 2029 andranno spesi gli oltre 80 miliardi dei Programmi della Politica di Coesione 2021-27, mentre la programmazione dei 73 miliardi del Fondo sviluppo e coesione, nella formula 80% al Sud e 20% al resto del paese, si estende fino al 2032. 

Per il Mezzogiorno, quindi, ci sono oltre 100 miliardi da programmare e spendere in un orizzonte temporale di pochi anni.

Gli interventi per Sud e Coesione nel PNRR

Nella bozza di Recovery Plan approvata dall'Esecutivo Conte a gennaio, la riduzione dei divari territoriali rappresenta, con l'occupazione dei giovani e l'empowerment femminile, una priorità trasversale a tutte le missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Parallelamente, il Governo ha previsto, nell'ambito della missione 5 Inclusione e coesione, una componente espressamente dedicata agli interventi per la coesione territoriale, con un budget di oltre 4 miliardi destinati al rafforzamento delle aree interne del Paese, agli investimenti nei territori colpiti dai terremoti, alla rigenerazione dei contesti urbani del Mezzogiorno attraverso la promozione dell’innovazione tecnologica e alla valorizzazione sociale ed economica dei beni confiscati alle mafie.

Per evitare che l'assenza di una mission ad hoc conduca ad eludere l'urgenza del tema, l'intenzione della ministra, d'intesa con il MEF, è quella di inserire nel Piano un capitolo che metta in evidenza le risorse e le misure destinate, nell'ambito delle diverse missioni, al Sud.

Ad esempio dalle prime stime, fronte infrastrutture, tra opere ferroviarie, manutenzione stradale, investimenti nei porti e per la digitalizzazione dei sistemi logistici e degli aeroporti, il Sud intercetta circa il 50% degli investimenti, con una punta dell'83% per la cosiddetta manutenzione stradale 4.0; nell'ambito della transizione ecologica, invece, al Sud dovrebbe andare il 48% dei fondi in ambito agricolo e il 50% delle risorse per il trasporto urbano sostenibile

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Fondi per aree interne, ZES, sisma, innovazione tecnologica e beni confiscati

Il budget complessivo della componente 3 della Missione 5 del Recovery Plan, pari a 4,18 miliardi di euro, dovrebbe essere confermato nella versione definitiva del PNRR, ma rispetto alla bozza di gennaio la ministra vorrebbe modificare la ripartizione delle risorse tra le linee di intervento.

I fondi per la Strategia nazionale per le aree interne (SNAI), che ancora nelle schede tecniche redatte dal Governo Conte e trasmesse nei giorni scorsi al Parlamento ammontano a 1,5 miliardi, scenderebbero così a 900 milioni di euro, per liberare 600 milioni da destinare all'infrastrutturazione delle ZES.

Oltre ai fondi per le opere infrastrutturali, alle Zone economiche speciali dovrebbero essere destinati anche interventi di semplificazione, il riconoscimento di maggiori poteri ai commissari ZES e l'aumento del tetto di spesa del credito d'imposta, che passerebbe da 50 a 100 milioni di euro.

Quanto ai 900 milioni per le aree interne, la maggior parte delle risorse, per un totale di 500 milioni, andrebbe a finanziare il potenziamento delle infrastrutture sociali nei territori più marginalizzati del paese, mentre 300 milioni dovrebbero andare agli interventi di manutenzione straordinaria delle strade provinciali. Infine, 100 milioni, attraverso un bando dell'Agenzia della Coesione territoriale, dovrebbero contribuire, insieme a 50 milioni di cofinanziamento privato, a realizzare presidi sanitari di prossimità nei Comuni sotto i 3mila abitanti, abilitando le farmacie all'erogazione di servizi diagnostici.

Non è chiaro, alla luce della riduzione delle risorse per la SNAI, se l'obiettivo del precedente governo di ampliare il numero delle aree coinvolte nella Strategia (attualmente 71), individuando quelle più bisognose dell'intervento pubblico per l'accesso limitato ai servizi di base e gli indici di disagio socio-economico e di spopolamento, dovrà essere abbondonato.

Quanto alle altre linee di intervento, la ministra intende confermare il budget di 1,78 miliardi per le aree del terremoto, con misure per la ricostruzione privata, il miglioramento dell'efficienza energetica e della sicurezza sismica degli edifici, definite in coordinamento con il commissario per il sisma.

300 milioni dovrebbero andare alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, dando seguito al lavoro portato avanti dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati e dall’Agenzia per la coesione territoriale. Gli investimenti saranno finalizzati a restituire alla collettività i beni confiscati sia per fini sociali, che per l'avvio di attività economiche che possono generare nuovi posti di lavoro.

Scenderebbe invece da 600 a 350 milioni di euro il budget per gli ecosistemi dell'innovazione, che mirano a favorire l’avanzamento tecnologico e lo sviluppo socio-economico dei territori delle regioni meno sviluppate, cioè Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Università, enti di ricerca, imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni del Terzo settore saranno infatti chiamati, attraverso un apposito bando, a creare e riqualificare infrastrutture e laboratori per lo svolgimento di attività di formazione, ricerca e creazione di impresa, che il Recovery colloca prioritariamente nei contesti urbani marginalizzati del Mezzogiorno.

I 250 milioni così liberati dovrebbero finanziare azioni dirette a contrastare la povertà educativa, sulla falsariga di un'iniziativa già in corso di attuazione da parte dell'Agenzia della coesione attraverso bandi rivolti a enti del Terzo Settore nelle aree del Mezzogiorno. 

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Accordo di partenariato 2021-27 entro giugno

L'obiettivo della ministra, oltre a centrare la scadenza di fine aprile per la presentazione a Bruxelles del PNRR - cui sono agganciati anche 20 miliardi del Fondo sviluppo e coesione, sempre destinati per l'80% al Mezzogiorno - è chiudere entro giugno i lavori sull'Accordo di partenariato 2021-27.

Il confronto con le regioni è in corso, sulla base della proposta del Ministero di ridurre il numero dei Programmi operativi nazionali, introducendo però un PON Salute alla luce delle nuove priorità dettate dall'emergenza sanitaria, che si concentrerà soprattutto su servizi territoriali e digitali dedicati alle amministrazioni sanitarie del Sud.

In arrivo 4 miliardi dal FSC per le infrastrutture green

Quanto alla programmazione di REACT-EU, l'intenzione è finanziare interventi che poi proseguiranno oltre il 2023 attraverso risorse del PNRR e della Politica di Coesione 2021-27, in una sorta “staffetta virtuosa”, mentre gli interventi infrastrutturali green potranno essere avviati grazie a un'anticipazione temporanea a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione.

A breve - ha anticipato Carfagna - una delibera stralcio sbloccherà, tra risorse del vecchio e nuovo ciclo FSC, 3 miliardi di euro per il Centro Sud e un miliardo per il centro Nord.

Photo credit: Foto di nonmisvegliate da Pixabay 

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