Ok Parlamento alle 58 opere da commissariare. Giovannini al lavoro sulla 2° lista

Giovannini dpcm grandi opere commissariIl ministro Giovannini conferma l’ok del Parlamento al DPCM sulle opere dello Sblocca cantieri che saranno commissariate, annunciando presto anche una seconda lista di infrastrutture. Ma avverte: “il ricorso al commissariamento non deve essere la prassi”.

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Grande soddisfazione da parte del neo ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (MIMS), Enrico Giovannini, per la velocità con cui il Parlamento ha dato il via libera al DPCM con le opere da commissariare, accogliendo di fatto l’invito del ministro della scorsa settimana a fare presto.

"Ora è possibile accelerare la realizzazione di 58 opere importanti per lo sviluppo del nostro Paese, attese da molto tempo da cittadini e imprese”, ha commentato Giovannini. “Procederemo subito con il perfezionamento dell’iter del DPCM affinché i commissari possano avviare il proprio lavoro. Ne beneficerà tutto il Paese - ha aggiunto il Ministro – e in particolare il Mezzogiorno, dove è prevista la quota maggiore di investimento. L’avvio delle attività fornirà anche uno stimolo all’occupazione e alla ripresa economica, consentendo uno spostamento del traffico a favore del trasporto ferroviario, in linea con l’obiettivo di uno sviluppo più sostenibile sul piano ambientale, una migliore tutela delle risorse idriche, minacciate dalla crisi climatica, il rafforzamento dei nostri porti e il miglioramento dei servizi di pubblica sicurezza. Sarà richiesto un impegno straordinario dei commissari, delle imprese e, in particolare, di chi lavorerà nei cantieri”.

Nel commentare la notizia, Giovannini ha aggiunto che “in tempi brevi, dopo che avremo definito con il Parlamento e la Conferenza dei Presidenti delle Regioni i criteri generali per individuare le opere tenendo conto anche di quanto osservato nelle valutazioni espresse oggi dal Parlamento e dalla Conferenza, presenteremo una seconda lista di interventi per cui nominare dei commissari”, confermando l’impegno assunto durante l'audizione di inizio marzo in Parlamento. 

“Ma va ricordato - ha concluso il ministro - che il ricorso al commissariamento non deve essere la prassi. È necessario, quindi, procedere in parallelo per semplificare procedure e adempimenti ordinari e rafforzare la Pubblica amministrazione inserendo personale con specifiche competenze tecniche e nei settori dell'innovazione e della digitalizzazione".

L'audizione di Giovannini davanti alle commissioni di Camera e Senato

Il DPCM su cui l’11 marzo il Parlamento ha espresso parere positivo, è quello presentato dall’ex premier Giuseppe Conte e che riguarda gli interventi infrastrutturali sottoposti a commissariamento ai sensi del decreto Sblocca Cantieri. Nel decreto sono elencate 58 opere, per un totale di 66 miliardi di euro e molte di queste dovrebbero finire anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNNR). 

Il valore della misura (pur con i suoi limiti) era stata spiegata dallo stesso Giovannini durante la sua prima audizione in Parlamento, lo scorso 2 marzo. Per quanto riguarda infatti la coerenza delle opere con le priorità nazionali ed europee, Giovannini è andato infatti diritto al punto. “Al di là del fatto che le Commissioni possono avere idee diverse sulle opere che sarebbero dovute essere inserite (o a quelle che andranno eventualme nel secondo decreto previsto dalla normativa), spero ci sia il riconoscimento della coerenza di questa lista con la programmazione approvata dal Parlamento nel 2020” ha infatti affermato il ministro. “Un criterio importante anche per il futuro”, ha aggiunto, visto che presto si discuterà di una seconda lista di opere.

In secondo luogo, numeri alla mano, il nuovo inquilino di Porta Pia ha ricordato che degli interventi stradali previsti, 8 opere su 10 sono incluse anche nell’allegato al DEF “Italia veloce”, mentre le altre 2 sono di natura emergenziale. Idem per quanto riguarda quelli ferroviari, 15 opere sono sempre in “Italia veloce” e 10 nelle proposte per il PNNR. Lo stesso vale anche per le 10 infrastrutture idriche e per i progetti di trasporto rapido di massa e per i porti, tutti inseriti sempre in “Italia veloce”. “Diverso il caso dei presidi di sicurezza che non sono nell’allegato al DEF”, ha concluso Giovannini. In questo caso però l'elenco risponde al criterio di affrontare una tematica importante per il Paese (la giustizia) , nonché per il loro impatto a livello locale.

Per quanto riguarda invece l’equilibrio territoriale, Giovannini ha spiegato che dei 65-70 miliardi di euro di finanziamenti complessivi, 22 miliardi sono per opere al Nord, 18 miliardi al Centro e 27 nel Sud.

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Il coinvolgimento delle Regioni

Ma nel suo intervento, il nuovo ministro è intervenuto anche su quattro questioni sollevate nelle scorse settimane dal Parlamento. Il primo punto riguarda il maggior coinvolgimento delle Regioni nelle scelte delle opere e dei commissari, confermando di aver già avviato un dialogo con Bonaccini sul tema. Pur chiarendo che un dialogo con i territori è importante, il ministro ha sottolineato però che l’impostazione generale della norma è chiara: spetta al governo identificare le opere. Ma “nella preparazione del secondo provvedimento, anche alla luce del PNNR - ha aggiunto Giovannini - appena ricevuti i pareri della Commissione attiveremo i contatti bilaterali con le nove Regioni che devono dare il concerto sull'attuazione delle opere, esclusivamente regionali, che ricadono nel loro territorio”.

Il profilo dei commissari straordinari

Quanto ai commissari, il neo ministro ha ribadito che l’indicazione del governo è stata chiara: “individuare solo figure di alta professionalità tecnico amministrativa non solo competenti nel velocizzare le procedure, ma anche immediatamente operativi”.

“Il peccato è che i mesi passati nella confusione del processo di dialogo politico abbiano rallentato una serie di iniziative che potevano partire più rapidamente”, ha aggiunto Giovannini. Ma “la buona notizia - ha proseguito il ministro - è che poiché alcuni commissari operano in strutture come Fs, Anas e altre, e hanno una serie di informazioni e progettazioni che vanno nella direzione auspicata, una parte del lavoro di natura tecnica è comunque stato avviato, anche se informalmente. E questo potrebbe consentire una velocità maggiore non appena verranno formalizzati”. 

Le inchieste sui commissari

Il terzo punto sollevato dalle commissioni parlamentari riguarda le inchieste attualmente in corso su alcuni dei commissari nominati. Anche in questo caso Giovannini ha sostanzialmente smorzato i toni, sottolineando che le inchieste si trovano “in una fase lontana dalla conclusione” e specifica che essere riguardano “atti connessi alle attività istituzionali” dei soggetti coinvolti. Per questo, ha tirato corto il ministro, esse “non prefigurano un motivo ostativo” alle nomine.

'Naturalmente - ha aggiunto Giovannini - si tratta di elementi da tenere in considerazione nel caso i procedimenti vadano avanti con livelli più complessi di giudizio”.

Il finanziamento delle opere

La quarta questione sollevata più di una volta nelle commissioni è stata, infine, quella del finanziamento delle opere. Su questo fronte Giovannini ha sottolineato che “è importante che alcune di queste opere sono già inserite e coerenti con il PNNR”. Certo “non siamo ancora alla fase stanziamento opere”, ha aggiunto il ministro, “ma sappiamo che se il PNNR sarà approvato da Bruxelles nelle forme attuali, ci saranno finanziamenti che consentiranno di realizzare le opere indicate nella legge”.

Il Recovery

Non sono mancati, infine, pochi cenni mirati al Recovery, su cui Giovannini ha fatto capire che potrebbe essere possibile uno spostamento di risorse da una missione all’altra. Tema che potrebbe lasciar intendere una pesante riscrittura del Piano.

Alle possibili modifiche del Piano, si somma anche l’altra tematica cruciale per il Recovery e che, invece, è ricorrente nell'intervento di Giovannini: la necessità di accelerare su tutto. Sia sulle procedure, una questione che Giovanni intende affrontare non solo con i commissari, ma anche velocizzando gli iter (sia quelli interni al ministero, sia quelli in capo ad altre amministrazioni, a cominciare molto probabilmente dalla VIA/VAS). Sia nella realizzazione vera e propria delle opere, su cui ricorda l’accordo di dicembre con i sindacati per accelerare i cantieri tramite l’ottimizzazione dei turni lavoro su 24 ore.

“La rapidità”, ha sottolineato del resto Giovannini “non è solo una questione formale”, dato che “ci consente di dare lavoro il prima possibile a chi lo sta cercando disperatamente e ne ha bisogno”, contribuendo alla ripresa economica del Paese.

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