Carbon Border Adjustment Mechanism: come decarbonizzare senza mettere in crisi le aziende?

Emissioni inquinanti - Foto di Chris LeBoutillier da PexelsIl meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dovrebbe tutelare le imprese europee dalla concorrenza di quelle di Paesi terzi con regole meno stringenti sul clima, introducendo un dazio ad hoc ed evitanado la "fuga di carbonio". E secondo il Parlamento europeo il meccanismo e le allocazioni gratuite Ets possono convivere. 

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“Dobbiamo imporre lo stesso prezzo sulle emissioni di tutti prodotti, siano essi prodotti in UE o meno”, sottolinea l’eurodeputato Yannick Jadot (Verdi), relatore del testo approvato in plenaria con 444 voti favorevoli, 70 contrari e 181 astensioni.

Ma Strasburgo aggiusta il tiro del testo inialmente approvato dalla commissione Ambiente del PE sul CBAM - Carbon Border Adjustment Mechanism respingendo la proposta di eliminare gradualmente i crediti gratuiti per l'inquinamento da CO2 per le industrie coperte dal sistema ETS.

Cos’è il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera?

Alla base del meccanismo ci sono innanzitutto le ambizioni climatiche dell’Unione europea, che punta a diventare climaticamente neutrale entro il 2050. Sforzi che rischiano però di essere vanificati se altri Paesi del mondo continuano a mostrarsi meno attenti alle questioni climatiche. 

A ciò si aggiunge il cosiddetto rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio: il pericolo cui si va incontro, quindi, è che la produzione venga trasferita dall'UE verso altri paesi con minori ambizioni di riduzione delle emissioni, o che i prodotti europei vengano sostituiti con altri a maggiore intensità di carbonio importati. 

Se tale rischio si materializzasse, non vi sarebbe alcuna riduzione delle emissioni globali.

La proposta di un Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera (CBAM - dall’inglese Carbon Border Adjustment Mechanism), consiste quindi in una tassa sul carbonio che verrà applicata alle importazioni di alcuni beni provenienti da Paesi extra-UE, volta a garantire che il prezzo delle importazioni tenga maggiormente conto del loro livello di carbonio.

Come funzionerebbe una tassa sul carbonio alla frontiera?

Ai prodotti provenienti da Paesi con leggi sulle emissioni di CO2 meno severe di quelle dell'UE verrebbe quindi applicata una tassa sul carbonio alle frontiere in modo da garantire che le importazioni non siano economicamente più vantaggiose rispetto all'equivalente prodotto nell’UE.

Alla luce del rischio che i settori più inquinanti possano delocalizzare la produzione in paesi con vincoli meno rigidi sulle emissioni di gas serra, l’aggiustamento del prezzo in base alle emissioni di CO2 è visto come un complemento essenziale all'attuale sistema di quote di carbonio dell'UE, noto come il Sistema per lo scambio delle quote di emissioni dell'UE (ETS).

Secondo il sistema ETS, che fornisce incentivi finanziari per ridurre le emissioni, le centrali elettriche e le industrie devono acquistare un permesso per ogni tonnellata di CO2 che producono; il prezzo di tali permessi è guidato dalla logica di mercato della domanda e dell'offerta. A causa della crisi economica, la domanda di permessi è calata e, quindi, anche il loro prezzo, che ha raggiunto una soglia così bassa da scoraggiare le aziende dall’investire in tecnologie verdi.

Per questo la Commissione ha intenzione, parallelamente, di riformare il sistema ETS, di cui potrebbe proporre l'estensione al trasporto aereo e marittimo.

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere nel bilancio europeo

Per alimentare con nuove entrate le casse dell'UE, in base all’accordo sul bilancio UE 2021-27, è prevista l'introduzione di nuove risorse proprie su un orizzonte di sette anni. Fra queste - insieme alla plastic tax e alla digital tax - figura anche il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, che dovrebbe entrare in vigore nel 2023. 

Il Carbon Border Adjustment Mechanism secondo il Parlamento europeo

Nella relazione approvata dal Parlamento europeo, il nuovo meccanismo dovrebbe allinearsi con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

In una fase iniziale, già entro il 2023, si dovrebbero coprire il settore energetici e industriali ad alta intensità energetica, come il cemento, l'acciaio, l'alluminio, la raffinazione del petrolio, la carta, il vetro, i prodotti chimici e i fertilizzanti, che continuano a beneficiare di consistenti quote gratuite e rappresentano tutt’ora il 94% delle emissioni industriali nell’UE.

Il dazio sulle importazioni dovrebbe essere compatibile con l'OMC e non essere usato impropriamente come strumento per rafforzare il protezionismo. Inoltre, secondo il Parlamento dovrebbe essere progettato specificamente per soddisfare gli obiettivi climatici.

Il nodo ETS

Il nuovo meccanismo dovrebbe essere parte di una più ampia strategia industriale europea che copra tutte le importazioni di prodotti e materie prime previste dall’ETS. 

Fissare il dazio del CBAM allo stesso valore delle quote UE nell'ambito dell'ETS è una strategia che funzionerà meglio rispetto alle misure attuali, che danno quote di CO2 gratuite a determinati settori per combattere la delocalizzazione delle emissioni di carbonio, si legge in una nota del Parlamento.

Il nodo del contendere del testo verte proprio sulle quote ETS: l’Europarlamento ha votato contro l’eliminazione dei permessi gratuiti nell’ambito dell’ETS, che eventualmente sarebbe stata attuata una volta che il CBAM sarà in atto e che era prevista dal testo licenziato dalla commissione Ambiente a febbraio.

La convivenza tra i due strumenti andrà però chiarita: anche per la Commissione europea, infatti, assegnare permessi gratis alle aziende europee mentre si tassa la CO2 sui beni importati andrebbe contro le regole del WTO.

Secondo Pascal Canfin, presidente della commissione per Ambiente del Parlamento europeo, una soluzione percorribile sarebbe quella di eliminare gradualmente i permessi ETS gratuiti contemporaneamente all’introduzione della tassa sulle frontiere del carbonio. In tal modo, i due sistemi di compensazione coesisterebbero per un periodo di transizione ma non coprirebbero le stesse tonnellate di CO2.

Cosa deciderà la Commissione europea?

Palazzo Berlaymont dovrebbe presentare una proposta legislativa sul CBAM a giugno come parte del pacchetto di leggi sul clima, oltre a una proposta su come includere le entrate generate per finanziare parte del bilancio UE.

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