Scontro sulla proposta di ripartizione dei fondi PSR 2021-22

Agricoltura - Foto di Hans Braxmeier da Pixabay Regioni divise sulla revisione dei criteri di assegnazione dei fondi europei per lo sviluppo rurale nel biennio transitorio della PAC proposta dal ministro dell'Agricoltura Stefano Patuanelli.

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In attesa dell'entrata in vigore della nuova Politica agricola comune, per il biennio 2021-22 continuano ad applicarsi le regole della PAC 2014-2020. Dal 2023, invece, i fondi europei per l'agricoltura dovrebbero essere gestiti in base alla riforma, che prevede un new delivery model, un nuovo modello di gestione centralizzato che, attraverso un Piano strategico nazionale, stabilirà la programmazione sia delle risorse per i pagamenti diretti, nell'ambito del primo pilastro, che di quelle per lo sviluppo rurale, nel secondo.

Le risorse per entrambi i periodi, quello transitorio 2021-22 e quello della nuova PAC 2023-27, provengono dal Quadro finanziario pluriennale, che per il settennato assegna alla Politica agricola comune 336,4 miliardi di euro a prezzi 2018. Nel primo biennio, però, la politica di sviluppo rurale beneficia anche di fondi aggiuntivi provenienti da Next Generation EU: 7,5 miliardi in tutto, oltre 8 in prezzi correnti, di cui circa 910 milioni di euro per l'Italia.

Lo scontro tra Ministero e Regioni riguarda proprio l'assegnazione dei fondi per la fase transitoria, 3 miliardi e 910 milioni di euro, che diventano 6,9 miliardi con il cofinanziamento nazionale e regionale. Il neo ministro Patuanelli ha proposto di distribuirli secondo nuove regole e di ridurre il peso del criterio storico applicato nella programmazione 2014-2020. Incassando il plauso delle regioni che ne sarebbero avvantaggiate e la netta contrarietà di quelle che riceverebbero meno risorse.

La proposta di ripartizione dei fondi per lo sviluppo rurale 2021-22

Il piano di riparto delle risorse per i Programmi di sviluppo rurale (PSR) 2021-2022 presentato dal ministro Patuanelli rappresenta un tentativo di mediazione tra due scenari che hanno fortemente diviso per mesi le Regioni: da una parte, l'ipotesi di stabilire l'assegnazione delle risorse basandosi su nuovi criteri e solo in misura residuale sulla base dei criteri storici, sostenuta da 15 Regioni Italiane e Province Autonome; dall'altra la richiesta di 6 Regioni - Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria - di mantenere il metodo storico di riparto.

Il punto di incontro suggerito dal ministro prevede l’introduzione nel 2021 di un 30% di questi nuovi criteri, definiti oggettivi e che comprendono ad esempio la produzione lorda vendibile, la superficie agricola utile, il numero di imprese, e il mantenimento del 70% dei parametri storici, e il ribaltamento delle percentuali nel 2022, con i criteri oggettivi a incidere per il 70% e i parametri storici per il restante 30%.

Criterio storico da archiviare

“Una proposta equilibrata - secondo l’assessore dell'Emilia-Romagna all’Agricoltura, Alessio Mammi - che riesce a mediare sulle due differenti ipotesi proposte dalle Regioni” e a “trovare un punto di equilibrio importante nell’interesse nazionale”.

Tra l'altro, ha sottolineato l'assessore lombardo all'Agricoltura, Fabio Rolfi, “era noto da tempo che il criterio di storicità della spesa, che penalizza fortemente la Lombardia, sarebbe stato archiviato nel 2020. Lo riporta anche il verbale della Conferenza dei presidenti che già nel 2014 aveva deciso all'unanimità che la programmazione terminata il 31 dicembre 2020 fosse l'ultima con i cosiddetti criteri storici".

Al loro posto la proposta del ministro introduce gradualmente dei criteri oggettivi per ripartire risorse, ha sottolineato l'assessore Rolfi, che non sono fondi di perequazione, ma risorse destinate allo sviluppo agricolo", per cui "il peso oggettivo dei sistemi territoriali deve essere criterio guida del riparto".

Nuovi criteri non garantiscono riduzione divari territoriali

Di tutt'altro avviso le sei Regioni che più hanno da perdere dal passaggio ai nuovi criteri e che rappresentano da sole il 60% delle aree interessate dai PSR. Una contrarietà formalizzata attraverso una nota depositata al tavolo della commissione Politiche agricole in Conferenza Stato-Regioni, in cui gli assessori all'Agricoltura delle sei Regioni mettono in discussione anzitutto il presupposto che è alla base della proposta di ripartizione del ministro e cioè che “vi siano dei parametri per la ripartizione dei fondi FEASR che sia possibile definire oggettivi, quasi fossero elementi di verità scientifica in grado di rendere giustizia a tutte le Regioni”.

L'idea che questi criteri assicurino equità si fa discendere dal fatto che sono stati applicati per ripartire le risorse assegnate per l'aiuto de minimis, che però è utilizzato in agricoltura - sottolineano gli assessori delle sei Regioni - generalmente "per soddisfare esigenze emergenziali, dovute spesso a calamità naturali o a epizoozie e quindi volte al risarcimento del danno. Le risorse del FEASR, al contrario, sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali, come del resto sostiene lo stesso commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski. Da qui la necessità di ricercare criteri non solo oggettivi, ma soprattutto idonei a rispondere agli obiettivi generali dello sviluppo rurale, nel rispetto della logica del criterio storico seguita dalla UE per ripartire il Fondo nel periodo 2021-2027”.

Infine, anche laddove si scegliesse di applicare la proposta di Patuanelli per la ripartizione del FEASR, rimarcano gli assessori, il Ministero dell'Economia dovrebbe chiarire come andrebbe a cofinanziare i fondi europei per compensare lo spostamento di risorse dalle Regioni meno sviluppate a quelle ex competitività.

In sintesi, le Regioni fanno muro: "Siamo pronti a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023, ma non accettiamo colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022, che si tradurrebbe in una forte penalizzazione per Regioni svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate”.

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Photo credit: Foto di Hans Braxmeier da Pixabay 

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