Patrimonio destinato: come funziona lo strumento CDP per la capitalizzazione delle imprese strategiche

Patrimonio Rilancio CDPE’ stato finalmente pubblicato in Gazzetta il Regolamento di Patrimonio Destinato, lo strumento di CDP per la capitalizzazione delle grandi imprese strategiche. Nel testo figurano i requisiti di accesso, le condizioni, i criteri e le modalità degli investimenti che potranno essere sostenuti dallo strumento.

Dl Rilancio: due misure per il rafforzamento patrimoniale delle imprese

E’ un testo abbastanza lungo, quello contenuto nel decreto del ministero dell’economia n. 26 del 3 febbraio 2021 che adotta il Regolamento di Patrimonio Destinato.

Del resto non poteva che essere così, dato che al Regolamento sono affidati gli aspetti salienti per l’operatività di questo strumento che interviene su un target ben specifico di imprese (quelle sopra i 50 milioni di fatturato e che operano in aree strategiche della nostra economia) e che si pone un duplice obiettivo: da un lato tutelare i nostri gioielli produttivi, dall'altro traghettare il Paese fuori dall’incubo pandemia.

Che cos’è Patrimonio Destinato di CDP

Patrimonio Destinato è un società veicolo ad hoc creata dal decreto Rilancio e gestita da Cassa depositi e prestiti (CDP). La misura consente di supportare la ricapitalizzazione di società per azioni con sede in Italia (escluse banche e assicurazioni) che abbiano un fatturato superiore ai 50 milioni di euro.

Si tratta di un intervento, quindi, che consolida la base di capitale delle grandi imprese andate in sofferenza in questi mesi a causa del Covid, grazie a quattro operazioni di ricapitalizzazione:

  • La partecipazione ad aumenti di capitale; 
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati con obbligo di conversione;
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati convertibili;
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati.

Uno strumento, insomma, che rappresenta a tutti gli effetti il secondo pilastro pensato nei mesi scorsi dal governo per sostenere il rafforzamento patrimoniale delle imprese italiane. A maggio, infatti, il decreto Rilancio ha lanciato due macro interventi: da un lato tre strumenti per la patrimonializzazione delle PMI che sono operativi dall'autunno; dall’altro, invece, proprio Patrimonio Destinato che, come visto, parla alle grandi imprese.

Quali aziende possono accedere a Patrimonio Destinato

Entrando nel merito delle aziende che possono beneficiare di Patrimonio Destinato, il Regolamento specifica che si tratta delle “società per azioni, anche con azioni quotate in mercati regolamentati, comprese quelle costituite in forma cooperativa” che hanno sede legale in Italia e un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro. 

Oltre a questi requisiti “base”, la società deve soddisfare in via cumulativa anche i seguenti requisiti.

Il primo requisito è quello che prevede che “in assenza dell'intervento, la società rischia di perdere la continuità aziendale. Tale requisito”, prosegue il Regolamento, “s’intende soddisfatto qualora alla data di richiesta dell'intervento il rapporto tra l'indebitamento e il patrimonio netto” (ovvero tra l'indebitamento e il margine operativo lordo dell'impresa) è “maggiore rispetto al livello normalizzato specifico del settore in cui opera l'impresa, calcolato come la media del rapporto tra l'indebitamento e il patrimonio netto mediano ovvero tra l'indebitamento e il margine operativo lordo mediano per il triennio 2017-2019, e almeno uno di tali rapporti ha registrato un deterioramento rispetto ai relativi valori registrati alla data del 31 dicembre 2019”.

Il secondo requisito è quello relativo alla “strategicità” dell'impresa. Secondo il Regolamento, infatti, l’azienda è ammessa se risulta essere “nell'interesse generale intervenire, in quanto l'intervento contribuisce ad evitare difficoltà di ordine sociale e considerevoli perdite di posti di lavoro, l'uscita dal mercato di un'impresa innovativa o di importanza sistemica, il rischio di perturbazioni di un servizio importante o situazioni analoghe debitamente giustificate”. Ma cosa significa nel concreto? I dettagli sono indicati sempre nel Regolamento. Il decreto infatti afferma che tale “requisito si intende soddisfatto qualora l'impresa appartenga ad almeno una delle seguenti categorie”: 

  • “Imprese operanti in uno dei seguenti settori strategici: ferrovie; strade e autostrade; sistemi  di  trasporto  rapido  di  massa  per  le  aree metropolitane; porti e interporti; aeroporti; ciclovie;
  • Imprese di rilevante interesse nazionale o ad alto contenuto tecnologico individuate secondo i seguenti requisiti dimensionali e di settore (...) per tali intendendosi le imprese beneficiarie operanti nei seguenti settori: difesa; sicurezza; infrastrutture; trasporti; comunicazione; energia; ricerca e innovazione ad alto contenuto tecnologico; turistico-alberghiero; agroalimentare e della distribuzione; gestione di beni culturali e artistici;
  • Al di fuori delle società operanti nei predetti settori, sono altresì di rilevante interesse nazionale le società con un fatturato annuo netto non inferiore a 300 milioni di euro;
  • Imprese che rientrano nel 30% delle imprese con maggior numero di dipendenti nella provincia dove è situata la propria sede legale ovvero la sede dello stabilimento produttivo”.

Il terzo requisito che deve essere posseduto è quello relativo alla possibilità di ottenere i soldi altrove. Il Regolamento infatti prevede che è ammessa l'impresa che, “avuto riguardo alle interlocuzioni con il settore bancario, non ha potuto reperire finanziamenti sui mercati a condizioni accessibili”. 

Il quarto requisito prevede che l'impresa non si trovasse, “alla data del 31 dicembre 2019, in situazione di difficoltà”.

Infine l’ultimo requisito è quello che, “alla Data di richiesta dell'intervento, l'impresa non è societa a partecipazione pubblica, ad eccezione delle società in cui la partecipazione pubblica è inferiore al 10% del capitale sociale e delle società quotate”.

Cosa disciplina il Regolamento di Patrimonio Destinato?

Come si è visto, oltre a indicare nel dettaglio i requisiti per accedere alla misura, il decreto 26-2021 interviene anche in merito a:

  • I criteri di valutazione della congruità del Patrimonio Destinato; 
  • I criteri e le modalità di restituzione al Ministero dell'economia da parte di CDP della quota degli apporti che risulti eventualmente eccedente rispetto alle finalità per cui è costituito il Patrimonio Destinato; 
  • I criteri, le condizioni e le modalità di operatività della garanzia di ultima istanza dello Stato sulle obbligazioni del Patrimonio Destinato; 
  • La remunerazione e il funzionamento del conto corrente di tesoreria centrale fruttifero su cui confluiscono le disponibilità liquide del Patrimonio Destinato.

Consulta il Regolamento, decreto n. 26 del 3 febbraio 2021

Gli aspetti innovativi di Patrimonio Destinato, che rendono più efficace l’aiuto

L’Italia è stata tra i primi paesi a creare uno strumento simile, sfruttando il Temporary Framework europeo sugli aiuti di stato. Tra i diversi aiuti temporanei previsti da Bruxelles, infatti, c’è anche quello che permette interventi mirati di ricapitalizzazione. Una misura essenziale per sostenere le imprese e che l’Italia ha colto al balzo, inserendola già nel dl Rilancio.

Invece di trasporre semplicemente quanto previsto da Bruxelles, però, il governo italiano ha preferito dialogare con la Commissione, in modo da mettere in campo uno strumento adatto alle esigenze italiane, rendendolo effettivamente utile alle imprese.

Patrimonio Destinato ha infatti allargato la platea di strumenti previsti dal Temporary Framework, aggiungendone due, come aveva avuto modo di spiegare a settembre l'allora ministro dell’economia Roberto Gualtieri, nel corso di un’audizione parlamentare. “Il Temporary Framework contempla solo due tipi di interventi: la sottoscrizione di azioni e la sottoscrizione di strumenti ibridi automaticamente convertiti in azioni nel caso in cui alla scadenza l’impresa beneficiaria non sia ancora in grado di rimborsare i titoli”. Nell’interlocuzione con la Commissione europea, invece, l’Italia ha proposto di aggiungere “anche degli ibridi convertibili, (l’opzione della conversione dei quali è nelle mani del sottoscrittore) che non sono esplicitamente contemplati dal TF e che sono al tempo stesso più convenienti per l’impresa e offrono maggiori salvaguardie per lo Stato”.

Per approfondire: cosa prevede il Temporary Framework

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