Partita IVA e regime forfettario: chiarimenti dell'Agenzia delle entrate

Chiarimenti sul regime forfettario: Photocredit: hamonazaryan1 da PixabayLe principali novità e le risposte alle domande più frequenti sui requisiti di accesso e di esclusione dalla tassazione agevolata per le Partite IVA.

Manovra 2020: cosa cambia per le partite IVA?

La Legge di bilancio 2020 ha previsto una serie di novità per le Partite IVA, soprattutto per quel che riguarda la possibilità o meno di usufruire del regime forfettario. Rispetto ad alcune previsioni non del tutto chiare, l’Agenzia delle entrate è intervenuta, facendo chiarezza su alcuni aspetti delle norme.

Il testo della Legge di Bilancio 2020

Quali sono i nuovi requisiti per accedere al regime forfetario?

La Legge di bilancio 2020 ha ristretto la platea di soggetti che possono accedere al regime forfettario.

Anche se, infatti, il limite dei ricavi per rimanere all'interno del regime forfettario resta quello dei 65mila euro, con la Manovra 2020 vengono introdotti due ulteriori requisiti:

  • Il primo è quello che richiede alle Partite IVA di non aver sostenuto, nell’anno precedente, spese superiori a 20mila euro lordi per il personale e per il lavoro accessorio;
  • Il secondo riguarda, invece, i redditi da lavoro dipendente o da pensione (sempre riferiti all’anno precedente) che non debbono avere superato i 30mila euro l’anno.

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Decadenza immediata regime forfettario per chi nel 2019 ha avuto stipendi superiori a 30mila euro 

Con l’entrata in vigore della nuova Legge di bilancio, da più parti erano arrivate richieste di chiarimenti sulla data di decorrenza delle nuove disposizioni. Dubbi a cui l’Agenzia delle entrate ha risposto con la Risoluzione n. 7/E dell’11 febbraio 2020.

Nella risoluzione l’Agenzia conferma che i limiti sono in vigore già dal 1° gennaio 2020

In altri termini, i contribuenti che nel 2019 hanno superato i due nuovi limiti (i 20mila euro per il lavoro accessorio e i 30mila euro per redditi da lavoro dipendente e/o da pensioni) non potranno accedere al regime forfettario nel 2020.

Nella Risoluzione, infatti, l’Agenzia scrive testualmente che:

  • “I contribuenti che nel 2019 hanno superato i limiti previsti nel comma 54 (spese per personale accessorio) non potranno accedere al regime forfetario nel 2020”;
  • La clausola di esclusione prevista dal comma 57, lettera d-ter) (redditi da lavoro dipendente o da pensione) “opera già dal periodo d’imposta 2020 se i contribuenti nel periodo d’imposta 2019 conseguono redditi di lavoro dipendente e/o assimilati in misura superiore a 30.000 euro”.

L’Agenzia inoltre conferma che le disposizioni previste dalla nuova Legge di bilancio non sono in contrasto con lo Statuto dei diritti del contribuente perché non impongono nessun nuovo adempimento, ma prevedono “esclusivamente una verifica dell’eventuale superamento di dette soglie”.

La conferma che la norma non è in contrasto con lo Statuto del Contribuente è un chiarimento importante. Nelle settimane passate, infatti, molti avevano affermato che l’applicazione dei nuovi limiti dovesse slittare al 2021 perchè lo Statuto stabilisce un termine minimo di 60 giorni per l’entrata in vigore di nuovi adempimenti tributari. Adempimenti che, per molti, avrebbero ricompreso anche l’adeguamento al rispetto dei nuovi limiti.

Su questo punto, invece, l’Agenzia ha affermato che non si tratta di nuovi adempimenti ma, appunto, solo della verifica del superamento o meno di tali limiti.

> Consulta la Risoluzione 7/E del 11 febbraio 2020 

Il credito d’imposta per i professionisti è solo quello al 6%

L’Agenzia delle Entrate ha fatto chiarezza sull’applicazione del credito d’imposta per investimenti sui beni 4.0 da parte dei professionisti

Nel rispondere ad una domanda di ItaliaOggi nel corso del Forum commercialisti del 13 gennaio 2020, l’Agenzia ha infatti chiarito che il credito d'imposta per gli investimenti effettuati dagli “esercenti arti e professioni” previsto al comma 194 della Manovra è solo quello del 6% (l’ex super ammortamento) e non anche quello del 40% (l’ex iper ammortamento). 

Il comma 194 infatti - chiarisce l’Agenzia - rinvia ad un altro comma della Legge di bilancio (il 188) che riconosce un credito d'imposta al 6% per quegli investimenti che riguardano beni diversi da quelli funzionali alla trasformazione tecnologica di Impresa 4.0.

Pertanto, rinviando al campo di applicazione del comma 188, l’Agenzia chiarisce che l’intenzione del governo nel concedere un credito d'imposta ai professionisti per gli investimenti, si limita solo all’aliquota del 6% e non anche a quella del 40% che, a questo punto, riguarda solo le imprese.

La Legge di bilancio ha messo a punto una serie di strumenti per favorire gli investimenti da parte delle imprese. L’agevolazione consiste in un credito d’imposta con aliquote diverse a seconda del tipo di investimento. In particolare:

  • Il credito è al 40% per investimenti aventi a oggetto beni materiali Industria 4.0 (ricompresi nell'allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232), per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • Il credito è al 20% del costo, per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro, e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro;
  • Il credito è al 15% per gli investimenti in beni immateriali (ricompresi nell'allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232 e successive integrazioni), nel limite massimo di costi ammissibili pari a 700 mila euro;
  • Il credito è infine al 6% per gli investimenti aventi a oggetto beni diversi da quelli sopra indicati, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro. 

In conclusione pertanto, rispetto a tutte le agevolazioni previste per gli investimenti, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che i professionisti potranno accedere al credito di imposta, ma solo a quello con l'aliquota del 6% che riguarda investimenti in beni (materiali e immateriali) diversi da “Impresa 4.0”.

Credito d’imposta per beni 4.0 anche ai professionisti, ma solo al 6%

Photocredit: hamonazaryan1 da Pixabay

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