Bonus Pos: i chiarimenti dell'Agenzia delle entrate sul credito d'imposta

I chiarimenti dell'Agenzia delle entrate sul bonus PosLe principali novità e le risposte alle domande più frequenti sui requisiti di accesso e di esclusione relativi al bonus Pos, il credito d'imposta sulle commissioni dovute dai professionisti in relazione alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali.

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Bonus Pos: come funziona il credito d'imposta?

Con l'ultimo decreto fiscale (D.L. 124/2019) è stato introdotto il bonus Pos, un credito d'imposta del 30% sulle commissioni applicate dalle banche o da altri operatori finanziari, che lo Stato s’impegna a restituire ai professionisti sotto forma di credito d’imposta, ma solo in regime di compensazione.

Il credito è riconosciuto per le commissioni dovute in relazione a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali dal 1° luglio 2010, a condizione che i ricavi e i compensi relativi all’anno precedente non siano di ammontare superiore a 400.000 euro.

Il credito d’imposta è utilizzabile solo in compensazione a decorrere dal mese successivo a quello di sostenimento delle spese. Deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo (in questo caso del 2021 per il 2020) e non va a cumularsi al reddito stesso e di conseguenza non inciderà sulle tasse relative e dell’IRAP.

Inoltre, è concessa ai contribuenti la possibilità di regolarizzare spontaneamente la propria posizione con il Fisco, godendo della riduzione delle sanzioni, anche nel caso di mancati pagamenti dei tributi locali come Tasi, Tari e Imu.

Dunque, professionisti e imprese sarebbero obbligati ad accettare i pagamenti con moneta elettronica per potere accedere a questo nuovo credito d’imposta. Tuttavia, ciò che manca sono le sanzioni nei confronti di chi non si adeguerà. 

Per ottenere il credito occorre inviare una comunicazione, utilizzando il software predisposto dalla Agenzia delle Entrate, in cui devono essere evidenziati sia il numero delle operazioni effettuate nel periodo di riferimento sia gli importi delle commissioni e dei costi fissi periodici addebitati dagli operatori finanziari che mettono a disposizione il Pos.

La comunicazione deve essere effettuata entro il 20 del mese successivo e il credito, maturato con cadenza mensile, può essere utilizzato a decorrere dal mese successivo.

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Come accedere al tax credit commissioni tracciabili

Con la risoluzione n. 48 del 31 agosto 2020, per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta tramite modello F24, dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa, è stato istituito il codice tributo "6916", denominato "Credito d’imposta commissioni pagamenti elettronici – articolo 22, decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124".

In sede di compilazione del modello F24, il codice tributo va esposto nella sezione "Erario", nella colonna "importi a credito compensati", o, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna "importi a debito versati". I campi "mese di riferimento" e "anno di riferimento" sono valorizzati con il mese e l’anno in cui è stata addebitata la commissione che dà diritto al credito d’imposta, rispettivamente nei formati "00MM" e "AAAA".

Infine, il documento di prassi ricorda che, ai sensi del provvedimento della Banca d’Italia del 21 aprile 2020, i prestatori di servizi di pagamento devono trasmettere agli esercenti, mensilmente e per via telematica, l’elenco delle transazioni effettuate mediante strumenti di pagamento elettronici e le informazioni relative alle commissioni addebitate.

> Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 48 del 31 agosto 2020

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