I chiarimenti delle Entrate sul bonus affitto

Bonus affitto - Foto di shattha pilabut da PexelsCome funziona il credito di imposta affitto introdotto dal decreto Cura Italia per aiutare le imprese ad affrontare la crisi causata dal Covid-19? Le risposte ai dubbi e i chiarimenti del Fisco.

> Guida al credito di imposta affitto

Per i soggetti esercenti attività d’impresa, il decreto Cura Italia ha previsto un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1. Successivamente, il decreto Rilancio e il dl Agosto hanno prorogato, seppur con qualche modifica, la misura. 

Cosa c’è da sapere sul credito di imposta affitto e i chiarimenti del Fisco. 

Bonus affitto a prescindere dalla forma giuridica del contratto

Il primo chiarimento arriva con la risposta n. 318 del 7 settembre 2020, con cui il Fisco afferma che l’accesso al bonus non è impedito dalla forma giuridica del contratto di locazione

La società intestataria di un contratto di concessione di un immobile pubblico classificato C1, dove svolge l’attività di vendita di beni e servizi al pubblico, sospesa a causa dell’emergenza sanitaria in quanto non rientrante tra quelle identificate come essenziali, può usufruire del credito d’imposta “locazione negozi e botteghe”. Ciò vale, chiarisce l'Agenzia, anche se l’articolo 65 del dl Cura Italia che ha previsto lo specifico sconto fiscale, si esprime solo in termini di “canone di locazione”, senza alcuna ulteriore precisazione in merito ad altri eventuali rapporti contrattuali.

Il contratto di concessione è quindi assimilabile a quello della locazione “tipica” perché avente la stessa funzione economica.

E se un contratto riguarda più immobili di diverse categorie?

Il secondo chiarimento, contenuto nella risposta n. 321/2020 riguarda la determinazione del credito d'imposta per botteghe e negozi in caso di contratto avente ad oggetto più immobili appartenenti a diverse categorie catastali.

Il titolare di un contratto di locazione avente ad oggetto distinte unità immobiliari, di cui solo due appartenenti alla categoria catastale C1 riferibile a “negozi e botteghe”, può fruire del credito d’imposta previsto dal decreto Cura Italia scorporando i canoni dei due immobili ai quali può essere applicata l’agevolazione, escludendo così gli altri.  

Bonus affitto anche per un locale non iscritto in catasto

Un locale commerciale non iscritto in catasto, perché extraterritoriale, può comunque accedere all’agevolazione e all’eventuale cessione al locatore del relativo bonus previsto dal decreto Rilancio a sostegno degli operatori che hanno continuato a pagare i canoni di affitto degli immobili non utilizzati nel periodo di lockdown. L’Agenzia, con la risposta n. 364/2020, chiarisce che ai fini del beneficio rileva la destinazione dell’immobile.

Il chiarimento è stato richiesto da una società, con sede legale e operativa in Italia, che a causa dell’emergenza da Covid-19, ha dovuto appunto abbassare la serranda dell’attività commerciale svolta presso un locale in affitto, non accatastato e non accatastabile, perché extraterritoriale e di proprietà dello Stato del Vaticano.

Come si calcola la riduzione del fatturato dopo la trasformazione da ditta individuale a società?

Il Fisco risponde al quesito di una Srl, nata nel 2016, che ha iniziato la sua attuale attività nel 2019 per effetto della cessione d’azienda di una ditta individuale. Con l’operazione l’istante ha acquisito i beni strumentali e le licenze necessarie per svolgere l'attività.

La società chiede se, nel suo caso, possa essere riconosciuta la continuità aziendale con l'attività svolta precedentemente in forma di ditta individuale e usufruire del credito d’imposta previsto dall’articolo 28 del decreto Rilancio relativo ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d'azienda, con lo scopo di contenere gli effetti negativi e la chiusura forzata delle attività per l'emergenza epidemiologica da Covid-19. Il dubbio nasce perché l’agevolazione spetta soltanto se in ognuno dei mesi interessati dal beneficio il richiedente ha registrato una diminuzione del fatturato di almeno il 50% rispetto a quello conseguito negli stessi periodi nell’anno precedente.

L’Agenzia delle entrate, con la risposta n. 402 del 24 settembre 2020, chiarisce che la determinazione del calo di fatturato ai fini della fruizione del credito d’imposta da parte di una Srl va effettuata in riferimento ai risultati economici registrati nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno dalla ditta individuale trasferita. 

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