Contratto di espansione - ecco la circolare operativa 16-2019

Decreto crescita contratti di espansione: photocredit ceskyfreund36 da Pixabay Il Ministero del Lavoro ha pubblicato una nuova circolare che individua i criteri in base ai quali, nell'ambito dei contratti di espansione introdotti dal Decreto Crescita, le imprese con oltre 1.000 dipendenti possono ridurre l’orario di lavoro con il riconoscimento della CIGS e procedere a nuove assunzioni. 

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La legge di conversione del Decreto Crescita ha previsto l’adozione, in via sperimentale, di una nuova misura a sostegno della riconversione tecnologica delle aziende con più di mille dipendenti. Si tratta del contratto di espansione con cui si facilita l’innovazione tecnologica all'interno delle imprese attraverso un turnover generazionale.

Pensato esclusivamente per le grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti, il contratto di espansione intende sostenere l’innovazione tecnologica all'interno del tessuto produttivo italiano tramite un mix di misure che comprendono:

  • Un piano di assunzioni di risorse umane qualificate e specializzate su questi fronti e che sono necessarie all’impresa per restare competitiva;
  • Scivoli per la pensione fino a 5 anni, per quei lavoratori che accettano la proposta, e riduzione dell'orario di lavoro per quei lavoratori che non hanno i requisiti per accedere allo scivolo;
  • Un piano di formazione per i dipendenti le cui skill necessitano di aggiornamenti, soprattutto sul fronte tecnologico.

La misura è introdotta in via sperimentale per gli anni 2019 e 2020 e può essere attivata da quelle imprese che stanno avviando processi di reindustrializzazione e riorganizzazione che comportano, in tutto o in parte, una strutturale modifica dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnologico dell'attività.

In cosa consiste il contratto di espansione

Il contratto - a cui il legislatore attribuisce “natura gestionale” - deve prevedere un Piano di riconversione dell’azienda contenente i seguenti elementi: 

  • Il numero dei lavoratori da assumere e l'indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione; 
  • La programmazione temporale delle assunzioni;
  • L’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro, compreso il contratto di apprendistato professionalizzante; 
  • Per quanto riguarda le professionalità in organico, la riduzione complessiva media dell'orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero dei lavoratori che possono accedere allo scivolo di 5 anni per la pensione. 

Per ciascuno degli elementi sopra indicati e che compongono il Piano, la stipula del contratto di espansione prevede una serie di agevolazioni a favore dell’impresa. 

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La circolare n. 16 del 6 settembre 2019

Rispetto alle indicazioni fornite in precedenza con il Decreto Crescita, grazie alla nuova circolare del Ministero del lavoro, tra le altre cose vengono elencati i criteri in base a cui l’azienda può fare richiesta di attivazione di un contratto di espansione.

Per quanto riguarda il criterio occupazionale (1.000 dipendendenti), la circolare specifica che esso fa riferimento ai “lavoratori occupati mediamente nel semestre precedente la data di presentazione della domanda”. Inoltre il Ministero sottolinea anche che il numero di lavoratori in organico si riferisce alla singola impresa e non ai gruppi di imprese o RTI.

In merito alla durata, nel ribadire la natura sperimentale della misura circoscritta agli anni 2019 e 2020, la circolare specifica che il contratto di espansione potrà essere avviato anche nel 2020 e, pertanto, potrà produrre i suoi effetti anche nel 2021, salvo restando il limite massimo dell’intervento di 18 mesi. Il trattamento di integrazione salariale straordinario per i lavoratori sospesi o coinvolti dalle riduzioni orarie, infatti, potrà avere una durata massima di 18 mesi (anche non continuativi), durante i quali l’azienda dovrà completare l’adeguamento del personale al nuovo progetto di reindustrializzazione e innovazione tecnologica.

La circolare specifica, infine, che il contratto di espansione potrà essere stipulato anche quando l’impresa abbia già in corso altri ammortizzatori sociali (previsti dal D. lgs.148/2015), inclusa la mobilità non oppositiva - ovvero già ricorra a riduzioni orarie in settori diversi da quelli coinvolti dal contratto di espansione ma con essi organizzativamente collegati.

Cassa integrazione straordinaria (CGIS)

I lavoratori che non possono andare prima in pensione, possono essere coinvolti nel contratto di espansione nella parte che prevede piani di formazione e riqualificazione.

A questi lavoratori si applica una riduzione oraria di lavoro con trattamento di integrazione salariale straordinaria, prevista dagli articoli 3 e 6 del Capo I, Titolo I del decreto legislativo 148/2015. La norma prevede pertanto che:

  • La riduzione media oraria non può essere superiore al 30% dell'orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di espansione;
  • Per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell'orario di lavoro può essere concordata, ove necessario, fino al 100% nell'arco dell'intero periodo per il quale il contratto di espansione è stipulato. 

In tema di CIGS la circolare n. 16 del 6 settembre 2019 specifica che:

  • La sospensione dell’attività lavorativa deve corrispondere per intero al programma di formazione;
  • L’impresa che intende accedere alla CGIS nell’ambito di un contratto di espansione, deve presentare domanda tramite il canale “CGIS online” del Ministero del lavoro e agli Ispettorati territoriali del lavoro competenti, in tempi ragionevolmente brevi. La Circolare precisa inoltre che, nelle more di predisposizione dei nuovi modelli di domanda, le imprese potranno usare quelli già esistenti specificando che la richiesta di attivazione della CGIS si riferisce ad un contratto di espansione.

I benefici in materia di CGIS sono riconosciuti entro il limite complessivo di spesa di 15,7 milioni di euro per l'anno 2019 e di 31,8 milioni di euro per l'anno 2020.

I percorsi di formazione e riqualificazione

Tra i vari elementi che devono essere presenti nel Piano per il quale l'azienda richiede l’attivazione del contratto di espansione figura il progetto di formazione volto all'acquisizione di competenze tecniche da parte dei lavoratori.

In particolare il progetto, distinto per categorie, deve descrivere:

  • I contenuti  formativi;
  • Le modalità attuative;
  • Il numero complessivo dei lavoratori interessati;
  • Il numero delle ore di formazione;
  • Le competenze tecniche professionali iniziali e finali.

La formazione può intendersi assolta anche qualora l’azienda abbia impartito l'insegnamento mediante la sola applicazione pratica.

La circolare n. 16 del 6 settembre 2019 interviene anche su questo fronte precisando che il progetto formativo deve contenere anche le previsioni di recupero occupazionale di cui all’art. 1, comma 1, lettera f) del D.M. 94033 del 13 gennaio 2016. Su questo aspetto, infatti, la circolare stabilisce che l’impresa deve garantire che almeno il 70% del personale coinvolto nella riqualificazione acquisisca le nuove competenze e rientri nel circuito produttivo. “Tale recupero - specifica sempre la circolare - deve essere inteso come rientro in azienda dei lavoratori sospesi, ma anche come riassorbimento presso unità diverse della stessa impresa o di imprese terze”. Infine, sempre su questo punto, la circolare specifica che, “per il personale che non raggiunga le competenze tecniche per il rinnovamento dell’azienda o la nuova qualificazione professionale, l’impresa deve prevedere la eventuale gestione non traumatica, anche attraverso procedure di mobilità non oppositiva”.

L’ultima indicazione contenuta nella circolare del 6 settembre 2019 sul fronte della formazione è quella relativa alla certificazione che dovrà essere fornita da un organismo terzo rispetto all’impresa, pubblico o privato.

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Pensione anticipata

Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, lo scivolo di 5 anni può essere applicato a quei lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia (e che hanno maturato il requisito minimo contributivo) o alla pensione anticipata nell'ambito di accordi di non opposizione e previo esplicito consenso in forma scritta dei lavoratori interessati.

In questi casi l’azienda, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, riconosce al lavoratore per tutto il periodo e fino al raggiungimento del primo diritto a pensione, un'indennità mensile (che può comprendere anche la NASpI, se spettante), commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Se il primo diritto a pensione è quello previsto per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto dalla contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.

Tali benefici sono riconosciuti entro il limite complessivo di spesa di 4,4 milioni di euro per l'anno 2019, di 11,9 milioni di euro per l'anno 2020 e di 6,8 milioni di euro per l'anno 2021.

Su tali aspetti la circolare n. 16 del 6 settembre 2019 specifica che:

  • per quanto riguarda lo scivolo di 5 anni, esso va calcolato includendo anche la finestra di tre mesi introdotta dall’art. 15 del decreto legge 4/2019;
  • in merito, invece, alla platea di soggetti a cui si può applicare la prestazione di integrazione del reddito, la circolare specifica che possono essere inclusi anche i lavoratori dipendenti di imprese di grandi dimensioni che non rientrano nel campo di applicazione del Dlgs. n. 148/2015, ma che hanno sottoscritto Fondi di solidarietà bilaterali (art. 26 del D. lgs. 148/2015) che siano già costituiti o siano in fase di costituzione.
  • viene infine confermato che “eventuali e successive riforme pensionistiche non potranno in alcun modo modificare i requisiti per conseguire il diritto all’accesso alla quiescenza certificato al momento dell’adesione alla procedura di prepensionamento”.

Anche sul fronte della pensione anticipata il governo ha stabilito una copertura finanziaria massima dal qui al 2021. In questo caso, infatti, i benefici sono riconosciuti entro il limite complessivo di spesa di 4,4 milioni di euro per l'anno 2019, 11,9 milioni per il 2020 e 6,8 milioni per l'anno 2021.

Come si accede ai contratti di espansione

Per accedere ai benefici previsti dal contratto di espansione, le imprese che stanno affrontando profonde modifiche interne di reindustrializzazione, devono avviare una procedura di consultazione, finalizzata a stipulare in sede governativa un contratto di espansione con il Ministero del lavoro e con i sindacati.

Ai fini della stipula del contratto, il Ministero verifica il progetto di formazione e di riqualificazione nonché il numero delle assunzioni.

Oltre a questi due aspetti, prima della stipula del contratto, il Ministero verificherà anche la sussistenza della copertura finanziaria. Per questo - precisa la circolare del 6 settembre 2019 - l’accordo deve contenere anche la quantificazione delle risorse necessarie per la realizzazione del programma di riconversione, in assenza delle quali non potrà essere stipulato.

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> Consulta la Circolare n. 16 del 6 novembre 2019

Photocredit: ceskyfreund36 da Pixabay 

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