Coronavirus: l'uso dei fondi strutturali e il futuro bilancio UE

Coronavirus: la prospettiva delle istituzioni UE - photo credit: Pixabay NakNakNakIn questa situazione d’emergenza, si fa avanti la necessità di attuare una serie di iniziative straordinarie per contrastare la diffusione del coronavirus ed evitare il tracollo del mercato unico. A tal proposito l'Europa valuta l'importanza dei fondi strutturali e le future misure da finanziare nel prossimo bilancio UE 2021-2027. Ecco i principali interventi considerati dalle istituzioni europee.

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Il momento difficile vissuto dai cittadini in Italia e in Europa a causa dell'emergenza coronavirus implica uno sforzo anche da parte delle istituzioni UE per assicurare la continuità della funzione legislativa e di bilancio, per prendere le giuste decisioni nella lotta contro l'emergenza sanitaria e per sostenere il lavoro e l'economia duramente toccati in questo momento.

Quando la Commissione a inizio marzo cercava risorse finanziarie per sostenere gli Stati membri nella loro lotta contro il Covid-19, si è trovata con pochissimi margini, dovuti al fatto di essere alla fine del settenato in corso. Le uniche risorse disponibili si sono rivelate quelle della politica di coesione e dei suoi fondi strutturali, la cui attuazione è sempre e strutturalmente in ritardo di qualche anno rispetto al resto delle altre politiche e strumenti finanziati dal bilancio europeo. 

Dopo aver messo a segno una serie di passi, dallo stop al Patto di Stabilità alla nascita del Coronavirus Response Investment Initiative, adesso l'obiettivo di Bruxelles è definire il bilancio UE per il settennato 2021-2027.

A tal proposito, la Commissione dovrà rivedere al più presto la proposta - che aveva fatto nel 2018 e che Parlamento e Consiglio stavano discutendo - per adattarla al nuovo contesto. 

Le prossime tappe necessaria da affrontare, quindi, saranno:

  • in primo luogo, fare una ricognizione programma per programma, priorità per priorità, progetto per progetto, per stabilire quali sono effettivamente le risorse potenzialmente disponibili per far fronte alla crisi;
  • in secondo luogo, procedere con l'identificazione delle misure da finanziare, o lasciando a ciascuna autorità regionale e/o nazionale di decidere le misure prioritarie o convogliando le risorse su grandi interventi di carattere nazionale.

Coronavirus e Istituzioni UE

Idee sul bilancio UE 2021-2027 al vertice 

La Commissione europea presenterà la sua proposta sull'utilizzo del bilancio UE in chiave anti-crisi durante il vertice europeo di giovedì 23 aprile. "Riteniamo utile presentare l'insieme delle nostre idee sul bilancio Ue alla videoconferenza dei leader, prima di fare un'altra proposta dettagliata. I leader possono legittimamente arrivare alla riunione con loro proposte, ma speriamo che il vertice guardi favorevolmente alle nostre proposte", ha detto il portavoce della presidente Ursula von der Leyen, Eric Mamer.

Nella nuova proposta sul bilancio comunitario 2021-27, Bruxelles "rafforzerà la politica di coesione. Sicuramente non la indeboliremo". Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis.

Il vicepresidente ha anche ricordato che rimane valida la proposta avanzata nel 2018 dall'esecutivo di creare un legame fra il rispetto dello stato di diritto e l'accesso ai finanziamenti UE da parte dei Paesi membri, aggiungendo che l'intenzione è quella di riuscire ad avere il nuovo bilancio pluriennale in vigore dal 1° gennaio 2021

Dal superamento allo stop del Patto di Stabilità 

Da potenziale manovra a proposta reale, la sospensione del Patto di Stabilità ventilata dalla Commissione UE è ormai realtà. 

"I ministri del Consiglio Ecofin concordano con la valutazione di Bruxelles, cioè che sono rispettate le condizioni per l'utilizzo della clausola di salvaguardia: una severa recessione nella zona euro o nella UE. L'uso della clausola assicurerà la flessibilità necessaria a prendere tutte le misure che sostengono salute, protezione civile ed economia anche attraverso un'azione di stimolo aggiuntivo, discrezionale e coordinato. La clausola consentirà a Commissione e Consiglio di attuare il necessario coordinamento, mentre ci si discosta dai requisiti di bilancio che normalmente si applicherebbero, allo scopo di affrontare le conseguenze economiche della pandemia", scrivono i ministri.

La Commissione UE aveva attivato lunedì 23 marzo la clausola di salvaguardia del Patto, per consentire ai Governi di "pompare nel sistema denaro finché serve", così come era stato già annunciato la scorsa settimana dalla presidente della Commissione UE von der Leyen in un videomessaggio.

La pandemia di coronavirus ha rappresentato uno shock violento per l'economia europea e mondiale. Gli Stati membri hanno già adottato o stanno adottando misure di bilancio per aumentare la capacità dei loro sistemi sanitari, sostenere i cittadini ed aiutare i settori particolarmente colpiti. Insieme al calo dell'attività economica, questi provvedimenti contribuiranno all'aumento sostanziale dei disavanzi di bilancio. 

"Oggi proponiamo la massima flessibilità per le nostre norme, un'iniziativa che permetterà ai governi nazionali di fornire sostegno a tutti: ai loro sistemi sanitari e al relativo personale, nonché alle persone così duramente colpite dalla crisi", ha sottolineato la von der Leyen nella giornata di lunedì 23 marzo.

L’uso della clausola di crisi generale, contenuta nel Patto, consente all'esecutivo europeo di permettere a un Paese di sospendere il percorso di aggiustamento di bilancio deciso con le autorità comunitarie nel caso di recessione grave. Non si tratta di una sospensione del Patto di Stabilità, ma piuttosto dell’uso di una regola contenuta nello stesso trattato comunitario, e che può essere applicata salvaguardando comunque la sostenibilità di bilancio nel medio termine.

Il risultato pratico di questo provvedimento coinvolge tutti i paesi membri che, per il 2020, potranno spendere tutto ciò che sarà necessario per: i servizi sanitari, la cassa integrazione, il sostengo alle imprese e in particolare le PMI dei settori che saranno più colpiti dalla incombente recessione economica innescata dalla crisi sanitaria.

A proposito di questo stop di fatto al Patto di Stabilità, il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni ha affermato: "Stiamo facendo un ulteriore passo senza precedenti. Attivare la clausola di salvaguardia apre la strada a una risposta fiscale forte e coordinata all'immensa sfida che affrontiamo collettivamente. Sono fiducioso che il Consiglio darà rapido consenso a questa proposta necessaria".

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli plaude all'annuncio della presidente della Commissione UE. "La decisione di sospendere il patto di stabilità e crescita dell'Ue offre agli Stati membri la flessibilità di cui hanno bisogno per proteggere i nostri cittadini. L'Unione europea c'è per combattere il Covid-19", ha scritto Sassoli su Twitter.

Con la clausola di salvaguardia "il nostro obiettivo è assicurare che gli Stati possano rispondere pienamente alla sfida senza precedenti che affrontano con la pandemia. Questa flessibilità temporanea aiuterà le autorità nazionali a fare tutto quello che possono per sostenere i loro sistemi sanitari, imprese e lavoratori. Continueremo ad agire con decisione e in piena solidarietà con gli Stati membri in questo momento di bisogno", ha spiegato il vicepresidente della Commissione UE, Valdis Dombrovskis

Un fondo da 25 miliardi per fermare il virus

L'insistenza dei capi di Stato e di governo dei Paesi europei sul puntellare l’economia, per dare vita ad un provvedimento urgenti al fine di preservare il mercato unico dà vita ad un’importante azione.

Si tratta del "Coronavirus Response Investment Fund", il fondo UE da 25 miliardi di euro destinati a sanità, imprese minori, settori più vulnerabili del mercato del lavoro. Di questa cifra ben 7,5 miliardi provenienti dai fondi strutturali saranno mobilitati già nei prossimi giorni. Queste risorse aiuteranno le aziende, soprattutto quelle di piccola e media dimensione, nell’assorbimento dello shock derivante dal virus.

Si è aggiunto poi, a inizio aprile, un tassello all'impianto originale del Coronavirus Response Investment Initiative, aggiungendo un "plus" che punta principalmente al:

  • sostegno agli indigenti modificando le norme del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD). Sarà ad esempio possibile distribuire aiuti alimentari e fornire assistenza materiale di base mediante buoni elettronici e fornire dispositivi di protezione, riducendo così il rischio di contaminazione; e finanziare le misure al 100% per l'esercizio contabile 2020-2021;
  • riassegnazione più flessibile delle risorse finanziarie all'interno dei programmi operativi in ciascuno Stato membro e una procedura semplificata per la modifica dei programmi operativi per quanto riguarda l'introduzione delle nuove misure;
  • sostegno per l'arresto temporaneo delle attività di pesca e la sospensione della produzione e per i costi aggiuntivi gravanti sugli acquacoltori, nonché assistenza alle organizzazioni di produttori per l'ammasso di prodotti della pesca e dell'acquacoltura.

Il Coronavirus Response Investment Initiative Plus (CRII+) consente la mobilitazione di tutto il sostegno finanziario a titolo dei fondi della politica di coesione che non è stato utilizzato al fine di affrontare gli effetti che la crisi sanitaria ha sulle nostre economie e società.

CRII+, ok all'utilizzo fondi di coesione contro il coronavirus

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Commissione UE e regime incentivi Italia

Semaforo verde da Bruxelles, nella giornata di lunedì 23 marzo, per il regime italiano di aiuti da 50 milioni di euro al fine di supportare la produzione e fornitura di dispositivi medici, come ventilatori, e di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza, previsto con il decreto Cura Italia. 

"Stiamo vivendo momenti molto difficili, soprattutto per l'Italia. Dobbiamo fare il possibile per attenuare l'impatto dell'epidemia", ha detto Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva della Commissione UE e responsabile della politica di concorrenza. 

La Commissione europea ha constatato che il pacchetto di provvedimenti presi in Italia è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo in materia di aiuti sotto forma di sovvenzioni dirette e anticipi rimborsabili. In particolare, nell'ambito del regime, il sostegno non sarà superiore a 800mila euro per impresa.

Viene detto, infatti, che le misure sono necessarie, opportune e proporzionate a quanto necessario per porre rimedio al grave turbamento dell'economia di uno Stato membro, in conformità con l'articolo 107, paragrafo 3, lettera b) del Trattato UE.

Bruxelles ricorda, inoltre, che nell'ambito del regime potranno avvalersi del sostegno le imprese di qualsiasi dimensione che istituiscono nuovi impianti per la produzione di dispositivi medici e di protezione individuale; oppure che ampliano la produzione delle loro strutture esistenti; oppure che convertono la loro linea di produzione. I beneficiari del sostegno metteranno i prodotti a disposizione delle autorità italiane ai prezzi di mercato applicati in dicembre 2019, vale a dire prima dello scoppio dell'epidemia in Italia.

L'aiuto sarà erogato sotto forma di sovvenzioni dirette o anticipi rimborsabili. Questi ultimi saranno convertiti in sovvenzioni dirette se i beneficiari forniscono alle autorità italiane i dispositivi in tempi stretti. "Il regime garantirà così un sostegno rapido e adeguato alle imprese disposte a produrre e fornire dispositivi medici e di protezione individuale, e incentiverà la produzione rapida e la consegna tempestiva di questi prodotti essenziali", ha sottolineato Bruxelles.

Apertura ai coronabonds

Venerdì 20 marzo , la presidente Von der Leyen ha aperto ai coronabonds. In un'intervista alla radio Deutschlandfunk, la presidente ha detto che "stiamo guardando a tutti gli strumenti e qualunque aiuto verrà utilizzato" per limitare l'impatto socioeconomico dell'epidemia. "Questo vale anche per i coronabonds, se aiutano e se sono correttamente strutturati, saranno usati", ha affermato.

A proposito dello strumento, una portavoce dell’esecutivo comunitario ha sottolineato che: “La Commissione sostiene le istituzioni e gli Stati membri utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione per mitigare le conseguenze socioeconomiche molto sostanziali e negative dell’epidemia Covid-19″. Inoltre, ha ricordato che Bruxelles ha già presentato una strategia per gestire la crisi, e che a breve proporrà l'attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità che è stata accolta con favore dai leader. 

Sulla stessa scia positiva, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiesto di utilizzare le risorse del Mes, 500 miliardi di euro per sostenere le economie dei paesi membri. "Si può anche pensare di utilizzare le risorse del MES trasformandolo in una sorta di 'coronavirus Fund' perché le sue risorse possano essere utilizzate da tutti gli stati europei per fronteggiare gli effetti economici prodotti dalla pandemia. Queste risorse devono pertanto essere concesse a tutti gli Stati, senza alcuna condizionalità presente o futura", è quanto scritto in una nota di Palazzo Chigi.  

Nella giornata del 18 marzo, il commissario UE all'economia Paolo Gentiloni, parlando ai microfoni della Rai, aveva già accennato allo strumento coronabonds dicendo che "a una crisi straordinaria serve una risposta con strumenti straordinari".

Coronavirus e misure per l'economia

Durante il vertice dell'Eurogruppo di lunedì 16 marzo, si è parlato di garantire il sostegno, nazionale e europeo, alla liquidità per le imprese che si trovano ad affrontare gravi interruzioni e carenze di risorse, in particolare le piccole e medie imprese, e operatori di settori specifici quali trasporti e turismo.

Il sostegno potrà includere misure fiscali come sgravi, garanzie pubbliche per aiutare le imprese a prendere in prestito, garanzie per le esportazioni e rinuncia a penalità di ritardo in pubblico contratti di appalto. Sul fronte comunitario, i ministri dell’Eurozona hanno invitato la Banca europea per gli investimenti (BEI) a migliorare e accelerare ulteriormente l’impatto delle risorse disponibili, anche attraverso una maggiore collaborazione con le banche nazionali di sviluppo.

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A seguito del vertice dell'Eurogruppo, verranno mobilitati circa l'1% del PIL dei singoli Stati membri - ovvero 120 miliardi di euro - per lottare contro le ripercussioni economiche del coronavirus, anche se al momento manca un accordo comune sullo stimolo fiscale congiunto. 

“Servirà un coordinamento senza precedenti delle politiche di bilancio per ristabilire la fiducia dei mercati e dei cittadini. Dobbiamo sostituire la paura con la fiducia, l’uno per cento del Pil è stato già messo sul tavolo e il 10% per misure di garanzie per banche e imprese”, ha ricordato il commissario Gentiloni.

Inoltre, dopo il crollo dei mercati e alla fiammata degli spread a seguito degli interventi poco convincenti lanciati una settimana fa, la Bce ha lanciato giovedì 19 marzo il Pandemic emergency purchase programme (PEPP), un "bazooka" con una potenza di fuoco di almeno 750 miliardi di euro, in titoli pubblici e privati da acquistare entro la fine dell’anno. 

Coronavirus: Bce lancia Quantitative easing pandemico da 750 miliardi

Accordo dei ministri anche per misure a sostegno dei lavoratori interessati per evitare l’occupazione e le perdite di reddito. Fra questi inverventi le azioni a tutele dei lavoratori a breve termine, l’estensione delle indennità di malattia e delle indennità di disoccupazione e il differimento del pagamento dell’imposta sul reddito.

Sono tutti provvedimenti temporanei, ma che pe ril momento mettono da parte regole, vincoli e parametri di ogni Paese membro dell'Unione. “Tutte le autorità nazionali consentiranno il funzionamento degli stabilizzatori automatici e applicheranno inoltre tutte le misure necessarie per garantire che le conseguenze economiche di Covid-19 siano affrontate e che non mettano in pericolo i nostri risultati economici e sociali”, si legge nella dichiarazione finale. 

Le decisioni dell'Eurogruppo seguono quanto già deciso dai leader del Paese del G7 (Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito). Data la complessità crescente della situazione, il presidente francese Emmanuel Macron, nel discorso alla nazione di lunedì 16 marzo, ha avvertito i francese che “siamo in guerra sanitaria. Per questo occorre mobilitarsi per ridurre quanto più possibile l’impatto sull’economia”. Un monito sul quale concordano tutti i Grandi Sette, come riassunto dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine della videoconferenza straordinaria.

In chiusura alla conferenza con i leader del G7, la presidente della Commissione UE von der Leyen annuncia la chiusura dei confini dell'area Schengen da paesi terzi per 30 giorni. Eccezioni per gli europei che rientrano in Europa e per medici e scienziati che portano avanti la ricerca contro il Covid-19.

"Con i governi europei abbiamo deciso una restrizione temporanea dei viaggi non essenziali nell'Unione. Lo facciamo per non far ulteriormente diffondere il virus dentro e fuori il continente e per non avere potenziali ulteriori pazienti che pesano sul sistema sanitario UE", ha spiegato von der Leyen.

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Chiusura temporanea dei confini UE 

A partire dal 18 marzo, i 27 leader europei hanno dato luce verde alla proposta di introdurre una restrizione temporanea per tutti i viaggi non essenziali verso l'UE, per un periodo di 30 giorni, al fine di far fronte all'epidemia. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine di una videoconferenza con i capi di stato e di governo europeo, ha spiegato che ogni Stato attuerà la misura in modo coordinato.

Il vertice dei 27 leader UE tenutosi il 17 marzo, oltre ad approvare il contingentamento degli spostamenti verso l'UE, ha appoggiato il lavoro dell'Eurogruppo e le misure socio-economiche della Commissione, chiedendo ai ministri dell'Economia di monitorare la situazione e di adattare la risposta alla situazione in rapido cambiamento. 

"Da venerdì la situazione è peggiorata, è molto seria, è uno shock esterno mai avuto prima e dobbiamo fare di tutto per proteggere l'economia e le persone. Non esiteremo a prendere misure aggiuntive se la situazione lo richiede", ha detto la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen.

Il presidente del Consiglio UE Michel, a proposito delle strategie europee per la lotta al coronavirus ha affermato: "Faremo "whatever it takes" per ristabilire la fiducia e sostenere la ripresa rapidamente". Questo motto è stato abbracciato anche dal premier Giuseppe Conte nel corso del vertice in videoconferenza con i leader UE: "A una crisi straordinaria, senza precedenti, si risponde con mezzi altrettanto straordinari, mettendo in campo qualsiasi strumento di reazione, secondo la logica 'whatever it takes'", e l'Europa in questa battaglia deve agire unita".

"L'Unione europea sta correggendo molti egoismi, e soprattutto la mancanza di coordinamento fra i governi nazionali di fronte alla grave crisi del Covid-19. Ci muoviamo finalmente con uno spirito di solidarietà", ha detto in un videomessaggio il presidente del Parlamento UE, David Sassoli, al termine della videoconferenza dei leader Ue sull'emergenza coronavirus.

Trasporti, corsie verdi per circolazione merci

A seguito dei provvedimenti per contingentare gli spostamenti dei cittadini, la Commissione europea ha pubblicato lunedì 23 marzo delle nuove informazioni pratiche sulle modalità di gestione delle frontiere, al fine di salvaguardare la circolazione delle merci attraverso l'UE durante l'attuale pandemia. 

Gli obiettivi di queste misure sono: garantire il passaggio delle merci alla frontiera in 15 minuti al massimo; corsie aperte al trasporto di tutte le merci; la sospensione delle restrizioni dei governi nazionali per i trasporti; e la riduzione delle formalità amministrative per i lavoratori dei trasporti di tutte le nazionalità.

"Il nostro documento di orientamento è inteso a proteggere le catene di approvvigionamento dell'UE in queste difficili circostanze e a fare in modo che sia le merci, sia i lavoratori del settore dei trasporti possano viaggiare senza ritardi ovunque sia necessario. Oggi più che mai è importante avere un approccio collettivo e coordinato al trasporto transfrontaliero", ha dichiarato la commissaria per i trasporti, Adina Vălean.

I provvedimenti presi da Bruxelles prevedono:

  • corsie preferenziali di tipo preferenziale, le 'green lanes' implicano procedure ridotte e ottimizzate ai valichi, controlli e screening minimi da effettuare senza che i conducenti debbano abbandonare il proprio veicolo, senza l'obbligo di esibire documenti di riconoscimento.
  • corridoi di transito sicuro per consentire ai conducenti privati e ai loro passeggeri, ad esempio i lavoratori del settore sanitario e dei trasporti, come pure ai cittadini dell'UE che tornano nei rispettivi paesi d'origine, di qualunque nazionalità essi siano, di attraversare direttamente il paese in via prioritaria e in ogni direzione necessaria lungo la rete TEN-T.
  • cooperazione tra Stati membri UE e paesi terzi, una rete di punti di contatto nazionali e una piattaforma per fornire informazioni sulle misure di trasporto nazionali adottate dagli Stati membri in risposta al coronavirus. I punti di contatto nazionali dovrebbero fungere da supporto al funzionamento efficace dei valichi di frontiera di tipo preferenziale. 
  • libera circolazione di tutti i lavoratori che partecipano al trasporto internazionale, indipendentemente dal modo di trasporto. In particolare dovrebbero essere soppresse regole quali le restrizioni di viaggio e la quarantena obbligatoria per i lavoratori del settore dei trasporti che non presentano sintomi. 

Linee-guida mobilità e controlli sanitari

Nelle sue linee-guida, pubblicate lunedì 16 marzo dalla Commissione europea, si è messa in luce l'ipotesi di sottoporre chi entra nel territorio nazionale a controlli sanitari senza l’introduzione formale dei controlli alle frontiere interne. La differenza tra normali controlli sanitari e controlli alle frontiere è la possibilità di negare l’ingresso alle singole persone. Bruxelles ci tiene a sottolineare, infatti che alle persone malate non dovrebbe essere negato l’ingresso, ma piuttosto dovrebbe essere dato loro accesso alle cure sanitarie.

"Gli Stati membri possono ripristinare i controlli alle frontiere interne per motivi di ordine pubblico che, in situazioni estremamente critiche, possono includere la sanità pubblica. Tali controlli alle frontiere dovrebbero essere organizzati prevenendo l’emergere di grandi raduni (ad esempio code), che rischiano di aumentare la diffusione del virus. Gli Stati membri dovrebbero coordinarsi per effettuare controlli sanitari su un solo lato della frontiera", ha precisato l'esecutivo europeo.

Più in generale, le misure di controllo non dovrebbero causare gravi interruzioni delle catene di approvvigionamento, dei servizi essenziali di interesse generale e delle economie nazionali e dell’economia dell’Unione nel suo insieme. Quindi, gli Stati membri dovrebbero creare corsie prioritarie per il trasporto di merci. Sempre secondo Bruxelles, le autorità alla frontiera dovrebbero facilitare il passaggio dei lavoratori transfrontalieri.

Nelle sue linee-guida, la Commissione UE fa un monito agli Stati membri, chiedendo loro di applicare le nuove regole sui controlli alle frontiere in modo proporzionato e coordinato. L'obiettivo è di evitare scelte unilaterali che potrebbero essere politicamente deleterie, così come di assicurare la libertà di movimento delle merci nel mercato unico.

Ultimo elemento chiave delle linee-guida è il rientro di cittadini europei in patria. A tal proposito, Bruxelles fa chiarezza affermando che "gli Stati membri devono sempre ammettere i propri cittadini e residenti e dovrebbero facilitare il transito di altri cittadini e residenti dell’Unione che stanno tornando a casa. Tuttavia, possono adottare misure come richiedere un periodo di autoisolamento, se impongono gli stessi requisiti ai propri cittadini".

Provvedimento aggiuntivo alle linee-guida è quello relativo alla tutela della disponibilità di attrezzature di protezione individuale, come ad esempio mascherine, occhiali e indumenti protettivi. La misura prevede autorizzazioni per le esportazioni verso paesi terzi e sarà valido per un periodo di sei settimane, durante il quale gli Stati membri saranno consultati in merito ai potenziali adattamenti delle proprie norme nazionali al fine di garantire gli strumenti di vitale importanza per coloro che ne hanno maggiormente bisogno in tutta l'Unione europea.

Orientamenti relativi alle misure per la gestione delle frontiere destinate a tutelare la salute e garantire la disponibilità di beni e servizi essenziali

UE e la gestione della mobilità aerea

Dopo l'ok del Parlameno nel corso della plenaria straordinaria di giovedì 26 marzo, il Consiglio UE ha adottato ieri,  la sospensione temporanea delle norme europee sulle bande orarie aeroportuali.

Considerando le criticità nell'ambito della mobilità europea a causa dell'emergenza sanitaria, grazie a questa deroga, le compagnie non saranno obbligate a utilizzare gli slot di decollo e atterraggio previsti, così da poterli mantenere nella prossima stagione.

La regola "use it or lose it" sarà quindi abolita per l'intera stagione estiva, e si applicherà dal 1º marzo al 24 ottobre 2020. L'applicazione sarà anche retroattiva, dal 23 gennaio - giorno in cui le autorità hanno chiuso il primo aeroporto in Cina - al 29 febbraio 2020, per i voli tra l'UE e la Cina o Hong Kong.

La proposta legislativa, avanza in primis dalla Commissione UE, rappresenta un un aiuto importante non solo per le compagnie aeree più piccole, ma anche per l'ambiente, riducendo i cosiddetti 'voli fantasma' - aerei con pochi passeggeri a bordo - e le conseguenti emissioni.

Se l'attuale grave situazione dovesse persistere, la misura potrebbe essere prorogata rapidamente mediante un atto delegato della Commissione. Bruxelles seguirà da vicino la situazione e riferirà in merito entro il 15 settembre 2020.

Al di là delle disposizioni specifiche per l'industria dell'aviazione, la Commissione si era prodigata nel rendere noti gli orientamenti in merito ai diritti dei passeggeri UE in questa situazione senza precedenti, in modo che potessero essere applicati omogeneamente in tutti gli Stati membri.

Che si tratti di viaggi in aereo, treno, nave o bus, queste indicazioni oggi sono utili ai passeggeri, all'industria e alle autorità nazionali per fare chiarezza sulle norme da seguire e ridurre i costi per il settore dei trasporti. "Alla luce delle cancellazioni di massa e dei ritardi che i passeggeri e gli operatori dei trasporti devono affrontare a causa della pandemia di Covid-19, la Commissione desidera fornire certezza giuridica su come applicare i diritti dei passeggeri dell'UE" ha spiegato la commissaria per i trasporti Adina Vălean.

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