Recovery Fund e QFP: ancora nessun accordo sull'aumento dei fondi europei

David Sassoli - Copyright: European Union, 2020Il quarto incontro negoziale tra Parlamento UE, Consiglio e Commissione sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio europeo 2021-27, cui è collegato anche il pacchetto per la ripresa dal Coronavirus Next Generation EU, si chiude con un nulla di fatto. Gli Stati membri non cedono sull'aumento delle dotazioni di una serie di programmi di finanziamento cruciali per gli eurodeputati, da Horizon a Erasmus. E il PE minaccia il veto sull'intero pacchetto.

Cosa prevede l'accordo su Recovery fund e bilancio UE

Il Parlamento esce quindi insoddisfatto dall'ultimo round negoziale sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-27 con la presidenza tedesca del Consiglio dell'Unione e i rappresentanti della Commissione europea.

Strappato l'impegno ad adottare una tabella di marcia vincolante per l'avvio di nuove fonti di entrate dell'UE, le cosiddette risorse proprie, in occasione del terzo trilogo, "su altre questioni come le integrazioni ai programmi faro dell'UE, la presidenza tedesca del Consiglio non ha presentato alcuna proposta fattibile o più dettagliata che avrebbe potuto portare avanti i negoziati, a seguito dei progressi compiuti l'ultima volta", spiegano i negoziatori del PE, ricordando che con i piani attualmente sul tavolo, a partire dal 2024, il bilancio dell'UE nel suo insieme sarà al di sotto dei livelli del 2020, mettendo a repentaglio gli impegni e le priorità dell'UE, in particolare il Green Deal e l'agenda digitale.

Già al'indomani dell'accordo tra i leader dei 27, la plenaria del Parlamento UE aveva dichiarato la sua contrarietà alla posizione del Consiglio europeo del 17-21 luglio sul bilancio europeo 2021-27, con una risoluzione approvata con 465 voti a favore, 150 contrari e 67 astensioni. E, insieme all'aumento dei fondi almeno per i 15 programmi più importanti, aveva chiesto un meccanismo forte per garantire il rispetto dello Stato di dirittonuove entrate a favore del bilancio europeo.

In assenza di nuove risorse proprie, infatti, il debito contratto dall'Unione per finanziare il piano per la ripresa dal Coronavirus peserebbe interamente sulle future generazioni e costringerebbe a ridimensionare in futuro i programmi di finanziamento e di conseguenza anche le ambizioni politiche dell'UE.

 Dal momento che i due dossier sono collegati, il PE è pronto ad utilizzare il potere di codecisione sul Quadro finanziario pluriennale per minacciare il blocco sull'intero pacchetto, Recovery fund compreso, se l'accordo non sarà migliorato. Un potere che il Consiglio non dovrebbe sottovalutare.

Il negoziato su QFP e Recovery fund

Cosa prevede l'accordo tra i 27 su Bilancio UE e Next Generation EU

Dopo una maratona negoziale di quattro giorni, il 21 luglio i leader dell'UE hanno confermato la dimensione complessiva del pacchetto per la ripresa dalla pandemia, Next Generation EU, proposta il 27 maggio dall'Esecutivo comunitario e confermata dalla scatola negoziale di Michel: 750 miliardi di euro, da prendere in prestito sui mercati e da utilizzare per una quota di 390 miliardi a fondo perduto e in misura pari a 360 miliardi per la concessione di prestiti agli Stati membri.

Allo Strumento per il recupero e la resilienza (RFF) andranno 672,5 miliardi di euro, di cui prestiti per 360 miliardi e sovvenzioni per 312,5 miliardi, mentre le restanti risorse saranno assegnate a:

  • ReactEU, il meccanismo ponte tra l'attuale Politica di Coesione e i programmi 2021-27, con una dotazione di 47,5 miliardi;
  • Horizon Europe, il programma per la ricerca e l'innovazione, cui vengono assegnati 5 miliardi;
  • InvestEU, che unisce tutti gli strumenti finanziari UE in continuità con il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) del Piano Juncker, cui sono destinati 5,6 miliardi;
  • Programmi di Sviluppo Rurale (PSR), nell'ambito della Politica agricola comune, cui vanno 7,5 miliardi;
  • il Just Transition Fund, il Fondo per la transizione equa che sostiene l’uscita dai combustibili fossili nelle regioni europee che più ne dipendono, con 10 miliardi;
  • il meccanismo di protezione civile dell'Unione RescEU, con risorse per 1,9 miliardi. 

Quanto al bilancio pluriennale dell'Unione, il Consiglio ha ridimensionato la proposta della Commissione, da 1.100 a 1.074,3 miliardi di euro.

Sul fronte delle entrate è stato confermato solo il nuovo prelievo sulla plastica, che dovrebbe essere introdotto nel 2021. I 27 hanno chiesto alla Commissione di presentare nuove proposte sulla nuova tassazione basata sul sistema di scambio delle quote di emissioni dell'UE (ETS) e sulla digital tax, che dovrebbero entrare in vigore entro la fine del 2022, mentre ulteriori nuove risorse proprie, come la tassa sulle transazioni finanziarie, restano nelle conclusioni del Consiglio al livello di ipotesi. 

Il negoziato tra gli Stati membri su Recovery Fund e QFP 2021-27

Parlamento UE, aumentare i finanziamenti per i 14 programmi faro

Nonostante il giudizio positivo sui 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi da destinare alla concessione di sovvenzioni e 360 miliardi da erogare in forma di prestiti, destinati alla ripresa dalla pandemia, il Parlamento è critico su diversi aspetti essenziali del compromesso, in particolare sulla capacità dell'accordo di andare oltre l'urgenza immediata dettata dal Covid e di guardare a una prospettiva a lungo termine.

Accettare i 1.074,3 miliardi di euro destinati dai leader UE al QFP significa rinunciare agli obiettivi di aumentare la solidarietà europea, l'azione in materia di sanità pubblica, per la ricerca e la digitalizzazione, la lotta ai cambiamenti climatici e il sostegno ai giovani, sostengono gli eurodeputati. I programmi chiave per raggiungere questi target sono stati considerevolmente ridotti sia rispetto alla proposta del 2018 che rispetto a quella del 27 maggio scorso e hanno perso la maggior parte dei loro ricarichi che erano stati proposti dalla Commissione nell'ambito di Next Generation EU.

Inizialmente il Parlamento puntava ad aumentare gli importi per tutti i maggiori programmi di finanziamento europei. Per colmare il divario tra le proprie posizioni e quelle del Consiglio, hanno spiegato i negoziatori, il PE ha deciso di ridurre la richiesta di integrazione finanziaria "da oltre 40 programmi a 15 programmi faro, in linea con la risoluzione del Parlamento del 23 luglio sull'accordo raggiunto dal Consiglio europeo".

Le dotazioni dovrebbero aumentare quindi per:

  1. Horizon Europe,
  2. Erasmus Plus,
  3. Digital Europe, 
  4. Invest EU,
  5. Garanzia per l'infanzia,
  6. Fondo per una transizione giusta,
  7. LIFE+,
  8. Meccanismo per collegare l'Europa,
  9. EU4health,
  10. Fondo per la gestione integrata delle frontiere,
  11. Europa creativa,
  12. Diritti e valori,
  13. Fondo europeo per la difesa,
  14. Strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI),
  15. Aiuti umanitari. 

Una roadmap vincolante per le nuove risorse proprie

La seconda priorità espressa dal Parlamento riguarda la riforma delle risorse proprie, dal momento che secondo gli eurodeputati l'accordo tra i 27 rappresenta un'occasione mancata per modernizzare il lato delle entrate, rendendolo più equo e trasparente.

Non solo: l'accordo tra i leader UE autorizza la Commissione a prendere in prestito risorse per il Recovery Fund, ma non chiarisce sarà rimborsato il debito. E dal momento che la ripresa dal Coronavirus non dovrebbe ridurre le capacità di investimento dell'UE, né danneggiare i contribuenti europei - avverte il gruppo negoziale del PE - servono nuove risorse proprie per ripagare il debito comune.

Recovery Fund: quando, come e per cosa l'Italia spendera' i fondi UE?

La richiesta degli eurodeputati sarebbe quella di avere un impegno vincolante per l'introduzione di almeno due risorse proprie aggiuntive già nel 2021, oltre al nuovo prelievo basato sulla plastica confermato dal Consiglio europeo. Tra le ipotesi caldeggiate dal Parlamento ci sarebbero una tassa digitale o prelievi sul carbonio, cui dovrebbe accompagnarsi un calendario preciso per le altre.

I negoziati per ora non hanno condotto ad un accordo sulle specifiche entrate, ma dall'ultimo incontro gli eurodeputati portano a casa almeno la conferma dell'impegno - strappato già in occasione del terzo trilogo - ad adottare una tabella di marcia condivisa e vincolante per la loro introduzione.

Chiarezza su stato di diritto

Infine, il Parlamento chiede un impegno chiaro sul fronte del rispetto dello stato di diritto, dato che le conclusioni del Consiglio europeo hanno finito per annacquare il meccanismo che permetterebbe di ridurre o sospendere l'accesso ai fondi UE per gli Stati membri che vengono meno ai principi e alle regole dell'Unione.  Gli eurodeputati puntano a un meccanismo forte, da negoziare separatamente secondo la procedura legislativa ordinaria/di codecisione, che pone Parlamento e Consiglio su un piano di parità.

"L'UE non è un bancomat per i bilanci nazionali", hanno osservato molti eurodeputati,  insistendo sul fatto che nessun fondo debba andare a governi "pseudo-democratici" che non rispettano i valori dell'UE.

Prossimi passi

“È ancora possibile, e nell'interesse dei cittadini dell'UE, fare ogni sforzo per giungere a un accordo il prima possibile, ma le condizioni non ci sono ancora. Il Parlamento è pronto a compiere tutti i passi necessari per giungere a un accordo soddisfacente”, hanno dichiarato i negoziatori del Parlamento, che intendono sfruttare il potere di codecisione sul QFP per ottenere un pacchetto più ambizioso, ma anche un ruolo più forte nella gestione del Recovery Instrument, su cui il PE non ha competenza.

In caso di accordo sul bilancio europeo nel suo complesso, bisognerà completare i negoziati anche sui vari programmi settoriali che dovranno essere confermati dal Parlamento. Sette anni fa, per la programmazione 2014-2020, ci sono voluti nove mesi - da febbraio a novembre - per avere l'ok del PE sul QFP. Nonostante la pressione per una conclusione in tempi rapidi sia fortissima, quindi, non è detto che si riesca a portare a casa il via libera all'accordo entro l'autunno.

Nel caso in cui il nuovo QFP non fosse adottato per tempo, l'articolo 312, paragrafo 4, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea prevede la proroga temporanea del massimale dell'ultimo anno dell'attuale QFP, quindi quello relativo al 2020, che permetterebbe di avviare il piano di ripresa dal Covid e di adottare i nuovi programmi di finanziamento UE.

Nel frattempo, la scorsa settimana il Parlamento ha gettato le basi per lanciare rapidamente il Recovery fund approvando in plenaria il parere consultivo sulla decisione sulle risorse proprie, che consentirà all'UE di prendere in prestito 750 miliardi di euro per il pacchetto per la ripresa Next Generation EU. A questo punto il Consiglio può procedere all'approvazione immediata della decisione e avviare la procedura di ratifica negli Stati membri.

Plenaria approva decisione su risorse proprie. Avanti verso Recovery fund

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