Riforma degli ammortizzatori sociali rinviata alla prossima manovra

Lavoro - Photo credit: Foto di Malachi Witt da Pixabay Il sistema di protezione universale dei lavoratori non può contare sulle risorse del Recovery Fund come ipotizzato dalla ministra Catalfo e, nel bel mezzo della crisi collegata al Covid-19, non è possibile scaricare sulle imprese i costi dell'allargamento della cassa integrazione.

Manovra 2021 proroga cassa integrazione

Rinviati a data indefinita gli incontri previsti questa settimana dal Ministero con le parti sociali, secondo quanto anticipato da Il Sole 24 Ore la riforma degli ammortizzatori sociali potrebbe slittare direttamente alla fine dell'anno, così da sciogliere il nodo coperture con le risorse della prossima legge di Bilancio.

Cosa prevede il progetto di riforma degli ammortizzatori sociali

Nei fatti un testo del Governo sulla materia ancora non c'è, ma le linee guida indicate dalla Catalfo in più occasioni e le conclusioni della commissione di esperti istituita dalla ministra forniscono il quadro generale del progetto di riforma del sistema di protezione sociale in senso universalistico.

Attualmente, infatti, all'eterogeneità dei contratti corrisponde una grande frammentazione degli ammortizzatori sociali, divenuta ancora più evidente nel contesto della crisi collegata all'emergenza sanitaria, quando pur estendendo la cassa integrazione alle imprese di tutti i settori e di tutte le dimensioni il Governo si è visto costretto a istituire una pletora di indennità specifiche per coprire milioni di lavoratori esclusi dalla CIG.

Primo obiettivo della riforma sarebbe quindi allargare le maglie della cassa integrazione ordinaria e di estendere quella straordinaria a tutti i settori produttivi, pur nel rispetto delle specificità legate alla dimensione delle aziende e ai diversi comporti. Inoltre, si tratterebbe di assicurare l'accesso ai trattamenti di integrazione salariale ai lavoratori autonomi e di allargare la platea dei beneficiari della Naspi includendo collaboratori e partite Iva iscritti alla gestione separata.

A questo progetto dovrebbe accompagnarsi uno sforzo di semplificazione, ad esempio sulla fronte della trasmissione dei dati alla Pubblica amministrazione, contribuendo anche a ridurre i tempi di erogazione dei sostegni al reddito.

Parallelamente nei progetti della ministra rientrava l'idea di una detassazione dell'incremento salariale derivante dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali, con l'obiettivo di portare gradualmente i minimi retributivi attualmente definiti dai contratti di primo livello al livello del salario minimo orario, su cui la ministra Catalfo ha più volte anticipato di voler introdurre una disciplina legale.

Impossibile utilizzare i fondi europei del Recovery per la CIG

I costi di questa riforma, secondo le stime riportate da Il Sole 24 Ore, ammonterebbero a 20 miliardi di euro nella fase iniziale e 10 miliardi a regime. Risorse che la ministra contava di reperire, almeno in parte, dai fondi europei di Next Generation EU, il pacchetto per la ripresa dal Coronavirus più noto come Recovery Fund.

Il Recovery, però, può contribuire alla realizzazione di riforme strutturali necessarie per l'uscita dalla crisi e per una maggiore resilienza del tessuto economico e produttivo, ma non può coprire i costi collegati ai nuovi ammortizzatori sociali. Né sembra percorribile l'ipotesi di incrementare gli oneri a carico delle imprese, già in difficoltà a causa delle conseguenze del Covid sull'economia.

Le coperture quindi dovranno venire da risorse nazionali ordinarie, per cui la partita probabilmente dovrà essere rimandata alla prossima manovra, rinviando l'operatività della riforma almeno al 2022.

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Photo credit: Foto di Malachi Witt da Pixabay 

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