In attesa del Piano per la transizione ecologica, Cingolani indica la strategia e i dossier sul tavolo del MiTe

Piano transizione ecologica - Photo by Tirachard Kumtanom from PexelsIl Piano, in capo al ministro Roberto Cingolani, servirà a coordinare le politiche energetiche, dalla mobilità sostenibile all'economia circolare. In attesa del varo ufficiale, il ministro indica le aree di lavoro del MiTe.

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Nel decreto che istituisce il Ministero per la transizione ecologica - MITE sono incluse indicazioni sui compiti che spetteranno al ministro Roberto Cingolani. 

Il primo dossier è dei più importanti: il Piano per la transizione ecologica, che dovrà essere redatto entro maggio e servirà a coordinare le politiche energetiche.

Il piano green di Cingolani

Si tratta di un passaggio decisivo soprattutto se inquadrato nel contesto del Piano nazionale ripresa e resilienza: quasi 70 miliardi dei 209 previsti per l’Italia dal Recovery Fund, infatti, sono destinati alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica.

Una volta emanato, il Piano green dovrà poi essere approvato dal nuovo Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite), presieduto dallo stesso Cingolani. 

I compiti del Ministero per la transizione ecologica

Il nuovo dicastero riunisce “le funzioni e i compiti spettanti allo Stato relativi allo sviluppo sostenibile e alla tutela e alla valorizzazione dell'ambiente, del territorio e dell'ecosistema”.

Si va dall’individuazione, conservazione e valorizzazione delle aree naturali protette alla definizione degli obiettivi e delle linee di politica energetica e mineraria nazionale, passando per i piani in materia di emissioni nel settore dei trasporti, di combustibili alternativi e delle relative reti e strutture di distribuzione, qualità dell'aria, politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, promozione dell'economia circolare e contrasto dei danni ambientali. 

Si tratta di materie finora gestite da dipartimenti che fanno capo ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. 

Dal MISE il neo Ministero eredita diverse partite: la liberalizzazione del mercato energetico, la competenza su mercato e sicurezza energetica, reti energetiche, ricerca e coltivazione di idrocarburi e risorse geotermiche, politiche di ricerca, incentivazione e interventi nel settore dell’energia.

Cingolani si occuperà inoltre dello sviluppo di tutti gli impianti rinnovabili, compreso l'eolico offshore e i relativi incentivi, ed avrà il compito di creare una rete nazionale di ricarica per garantire i rifornimenti dei veicoli elettrici.

Quella della transizione, commenta il ministro, "è una sfida imponente e tutto il Governo è impegnato a lavorare per portarla a termine. Abbiamo davanti a noi poco tempo per vincerla, ce lo dicono i dati scientifici sui cambiamenti climatici".

La prima mossa di Cingolani è stata sbloccare la proroga al 2021 degli incentivi per impianti di produzione elettrica alimentati a biogas, contenuta nel decreto Milleproroghe.

Nella lista delle cose da fare in via urgente ci sono poi i due decreti, già notificati a Bruxelles, per i “gasivori”, volto a ridurre gli oneri di sistema delle imprese a forte consumo di gas, e per il “Fondo per la transizione energetica del settore industriale”, che ha già incassato il parere positivo dell’Europa e che dovrà sostenere la competitività di alcuni settori manifatturieri esposti al rischio di delocalizzazione con una riduzione del costo indiretto della CO2 incluso nei prezzi dell’elettricità.

La visione di Cingolani e le aree di lavoro del MiTe

Il Governo sta lavorando per un “cambiamento sostanziale del paradigma energetico italiano” che sarà guidato da investimenti in tecnologie innovative, infrastrutture intelligenti, sviluppo digitale, ha spiegato Cingolani intervenendo alla Conferenza preparatoria della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

“Il Green Deal europeo – ha aggiunto – è lo strumento chiave per ristrutturare settori e attività critiche e accelerare la transizione verso economie a basse emissioni, resistenti al clima ed efficienti nell’uso delle risorse in modo giusto e inclusivo, un grande cantiere, in linea con l’accordo di Parigi e l’Agenda 2030″.

Fra i punti messi in luce dal ministro nella sua riflessione sulle transizione ecologica c'è ovviamente il cambiamento climatico. “Le soluzioni non possono essere formulate astraendoci dal contesto complessivo: come Italia, e come Europa, possiamo impegnarci quanto vogliamo ma se qualcuno dall’altra parte del pianeta non fa il suo dovere e non collabora, allora abbiamo poche leve per contrastare il Climate Change”.

Una sfida che risponde al “principio fisico della termodinamica: il danno è veloce ma il recupero è lungo. Significa che se portiamo la temperatura più su di 2 gradi, il sistema ci mette poi secoli per raffreddarsi. Non abbiamo molto tempo, siamo a fine partita”.

L'altra grande sfida “è quella dei trasporti: sull’elettrificazione, sul trasporto pubblico, sulla riduzione di mezzi privati, su sistemi che ci consentano di avere un’industria forte, di produrre progresso ma che nello stesso tempo sia il più sostenibile possibile. Ci sono sforzi enormi in progress, ma i grandi sistemi industriali sono energivori, quindi è necessario trovare il giusto bilancio tra le esigenze di un’economia che genera lavoro e benessere e il fatto che questa economia non debba essere implementata a spese dell’ambiente in cui viviamo".

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