L’UE chiede contributi per definire il nuovo strumento anticoercizione nel campo del commercio internazionale

Commercio internazionale, strumento anti-coercizione UELa Commissione ha lanciato una consultazione su un nuovo strumento legale nel campo del commercio internazionale, che ha l’obiettivo di contrastare le indebite interferenze di paesi terzi nelle politiche europee. I contributi di imprese e stakeholder devono arrivare entro giugno.

Cosa prevede la nuova politica commerciale europea?

Resta aperta fino al 15 giugno la consultazione pubblica lanciata ieri dalla Commissione per la definizione del nuovo strumento anti-coercizione di cui l’UE vorrebbe dotarsi entro fine anno, per contrastare le pratiche coercitive di paesi terzi, che minano gli interessi europei.

L’iniziativa fa “parte del nostro nuovo approccio alla politica commerciale dell'UE”, ha spiegato il commissario al commercio Valdis Dombrovskis, in base al quale “ci siamo impegnati a essere più risoluti nella difesa dei nostri interessi”. In tale contesto, “il nuovo strumento anti-coercizione potrebbe essere una parte fondamentale di questo approccio” perchè, ha proseguito Dombrovskis, “potrebbe darci uno strumento forte e autonomo per agire quando i nostri partner non rispettano le regole”. 

Cosa prevede lo strumento anti-coercizione dell’UE sul commercio internazionale

Vediamo dunque cosa prevede l’Anti-coercion Instrument, partendo dalle informazioni chiave. La base giuridica di questa iniziativa è l'articolo 207 del Trattato sul funzionamento dell'UE e rientra nel campo della politica commerciale europea. Una volta attiva, l’iniziativa si andrà ad aggiungere agli altri strumenti UE che operano a vario titolo in questo campo ma che sono ormai insufficienti.

L'attuale quadro legislativo, infatti, ad oggi non prevede uno strumento giuridico unico o completo capace di affrontare il problema in modo soddisfacente. In particolare quella che manca è la possibilità di adottare misure commerciali, di investimento o di altro tipo che siano tempestive e coordinate (cosa che aumenterebbe in modo significativo l'effetto deterrente).

Per questo l'iniziativa mira alla progettazione di un regolamento che dovrebbe:

  • Specificare le situazioni “triggers” (cioè i "fattori scatenanti") in cui l'azione sarebbe intrapresa. Questi fattori scatenanti sarebbero gli stessi per tutti i paesi terzi;
  • Includere possibili contromisure (nei campi del commercio,degli investimento o altre misure di competenza dell'UE) che sarebbero adottate in conformità con il diritto pubblico internazionale;
  • Essere applicato dalla Commissione mediante atti di esecuzione o delega;
  • Includere forme specifiche di consultazione e partecipazione delle parti interessate alla sua applicazione.

Una volta in funzione lo strumento - che non è diretto contro nessun paese in particolare - sarà compatibile con l'ordinamento giuridico europeo e con il diritto internazionale.

In vigore il nuovo regolamento UE sulle dispute commerciali

La consultazione sullo strumento anticoercizione UE contro i paesi terzi

In tale contesto fino al 15 giugno 2021 imprese, organizzazioni e individui potranno inviare il proprio contributo per definire le caratteristiche di questo nuovo strumento legale che, come si è visto, una volta operativo dovrebbe consentire all’UE di applicare restrizioni al commercio, agli investimenti o di altro tipo nei confronti di paesi terzi che interferiscono indebitamente nelle scelte politiche europee.

La consultazione mira quindi ad ottenere contributi sugli aspetti salienti della misura e in particolare su:

  • I fattori “triggers”(le circostanze in cui l'UE può agire);
  • Le contromisure (cioè le tipologie di misure che Bruxelles potrebbe adottare per contrastare la coercizione messa in atto da un paese extra UE);
  • Il probabile impatto delle varie opzioni.

I contributi saranno usati per la redazione della proposta legislativa della Commissione, che sarà adottata entro la fine di quest'anno. 

Perchè serve uno strumento anti-coercizione nel campo del commercio internazionale e degli investimenti?

Negli ultimi anni sono aumentati gli esempi di paesi stranieri che cercano di influenzare le decisioni e il comportamento dell'Unione europea (o dei suoi Stati membri) nel settore della politica commerciale e di investimento tramite ritorsioni contro le nostre imprese. Quelle di cui parliamo sono infatti interferenze che mirano ad ottenere determinati risultati politici attraverso la messa in atto (o la minaccia di attuare) limitazioni al commercio o agli investimenti a scapito delle aziende europee.

Si tratta, evidentemente, di pratiche che interferiscono indebitamente con il legittimo spazio politico dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, mettendo in pericolo quell’Open Strategic Autonomy su cui Bruxelles sta ormai strutturando la propria azione internazionale.

Partecipa alla consultazione

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.