Italia Startup Visa – visti per lavoro autonomo in timido aumento

Italia Startup Visa - Photo credit: Foter.com / CC0Salgono a quota 471 le candidature inviate per accedere al programma Italia Startup Visa. Gran parte delle domande vengono dalla Russia, e la bussola punta su Milano. 

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Italia Startup Visa: cos'è

Lanciato il 24 giugno 2014, il programma ha rivoluzionato l’iter standard per la concessione dei visti di ingresso per lavoro autonomo.

Il visto “speciale” è destinato a cittadini stranieri extra-Ue che intendono avviare sul territorio italiano una startup innovativa e che dispongono di risorse non inferiori a 50mila euro, provenienti da fondi di venture capital o da altri investitori, da portali per la raccolta di capitali (crowdfunding), da finanziamenti rilasciati da enti governativi o non-governativi italiani o stranieri o da una combinazione delle diverse fonti.

Italia Startup Visa - primi visti a imprenditori stranieri

Un comitato tecnico istituito presso il Ministero dello Sviluppo economico valuta la validità delle iniziative di startup, tenendo conto anche di eventuali servizi di accoglienza offerti dagli incubatori certificati, e concede il nulla osta che il richiedente deve presentare alla rappresentanza diplomatico-consolare per l'ottenimento del visto di lavoro autonomo startup della durata di un anno.

La procedura e i requisiti del programma sono stati aggiornati con la pubblicazione, il 20 marzo 2018, di una nuova versione delle Linee guida Italia Startup Visa.

Redatte in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con il Ministero dell’Interno, le Linee guida richiamano la nuova procedura accelerata per il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro autonomo introdotta dal decreto interministeriale del 30 giugno 2017.

I numeri di Italia Startup Visa

Al 30 settembre 2019 risultano inviate complessivamente 471 domande di candidatura. Di queste, 241 (il 51,2%) hanno avuto esito positivo, risultando nel rilascio di nulla osta per la concessione del visto startup. Al contrario, 175 (il 37,1%) hanno avuto esito negativo, mentre in altri 44 casi la procedura è decaduta senza giungere alla fase di valutazione.

In altri 11 casi la procedura risultava ancora in corso, perché in attesa che il candidato trasmettesse ulteriore documentazione (3 casi) o perché il Comitato tecnico Italia Startup Visa non era ancora giunto a una valutazione definitiva (8 casi).

Le ragioni principali di rifiuto delle candidature sono la mancanza di solidità e credibilità del business model descritto (74 occorrenze) e l’assenza di carattere innovativo del progetto di impresa proposto (61 casi).

Tutti i finanziamenti per avviare una start-up: venture capital, banche, incubatori

Nel terzo trimestre del 2019, sono pervenute 17 candidature, un dato leggermente inferiore alla media dell’ultimo periodo.

La grande maggioranza delle candidature è pervenuta per via diretta (426), mentre 45 hanno avuto luogo mediante incubatore certificato: 31 con H-Farm (Roncade, Treviso), 3 con il Polo Tecnologico di Pordenone, 2 con Nana Bianca (Firenze) e ComoNExT (Como) e 1 ciascuno con Working Capital (Roma), Pi Campus (Roma), t2i (sede di Rovigo), Trentino Sviluppo (Trento), The Hive (Ancona), Campania NewSteel (Napoli) e PoliHub (Milano).

Il programma Italia Startup Visa offre ai team imprenditoriali la possibilità di presentare candidature congiunte. Complessivamente ne sono state registrate 90: 50 da due persone, 26 da tre persone, 11 da quattro persone, 3 da cinque persone.

Il profilo dei candidati

L’età media è di 36,9 anni: il più giovane aveva 18 anni al momento della candidatura, il più anziano 65. 325 candidati sono di sesso maschile (69%), mentre le donne sono 146 (31%).

Il 42,7% dei candidati ha dichiarato di avere alle spalle un’esperienza imprenditoriale. Alcuni di questi imprenditori risultano aver fondato più di una startup. La maggioranza dei candidati invece (54%) indica come ultima occupazione una forma di lavoro dipendente.

Tra i settori professionali indicati spiccano ingegneria, informatica, telecomunicazioni, marketing, management e consulenza; alcuni, inoltre, sono fondatori seriali di startup.

176 candidati hanno, come titolo di studio più elevato, una laurea triennale o equivalente; altri 158 sono in possesso di un titolo equipollente alla laurea magistrale italiana. Inoltre, 69 candidati hanno conseguito almeno un titolo post-universitario: 20 sono dottori di ricerca e 49 hanno terminato master post-universitari di altro genere, tra cui 36 master in Business Administration (MBA). 

I detentori di titolo universitario sono quindi 403, l’85,6% del totale dei candidati. Nei restanti casi il richiedente visto è generalmente in possesso di un titolo di scuola superiore o di istruzione professionale.

Limitando l’analisi ai soli candidati che hanno avuto successo, risulta che il 55,6% di essi hanno un titolo di studio pari o superiore alla laurea magistrale italiana o a un master post-universitario.

La Russia domina la classifica. Bussola puntata su Milano

Il primo paese per numero di candidati al visto startup è la Russia, che tocca quota 101 (il 21,4% del totale). Non molto distante la Cina, a quota 99 (21%). Rispettivamente, il 72,2% dei cittadini russi e il 44,4% dei cittadini cinesi che hanno fatto domanda di partecipazione al programma hanno ottenuto il nulla osta del Comitato.

Seguono in classifica gli Stati Uniti e il Pakistan (43). Gli altri tre Paesi che contano almeno 10 candidati ciascuno: Iran, con 32 (12 approvate), l’India, con 27 (6 approvate) e l’Ucraina con 26 (21 approvate)

La meta preferita da detentori di visto startup è Milano, con 70 richieste. Seguono Roma (34), Treviso (19) e Varese (10).

> Italia Startup Visa: terzo rapporto trimestrale 2019

Photo credit: Foter.com / CC0

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