Dumping - UE pronta a contrastare commercio sleale Cina

China shipping - Photo credit Tuija AaltoOk dai rappresentanti permanenti dei Paesi UE all'accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione sulla nuova strategia per bloccare la concorrenza sleale di Pechino.

Commercio - le proposte di Bruxelles per imprese e consumatori UE

Dumping Cina - UE di nuovo a lavoro su revisione norme

E' arrivato nelle scorse ore il via libera formale da parte del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) dei 28 Paesi membri all'intesa raggiunta la scorsa settimana, dopo mesi di contrasti e negoziazioni, tra Parlamento, Consiglio e Commissione sul nuovo meccanismo per il calcolo dei dazi antidumping da applicare alle economie che esercitano pratiche commerciali slealiCina in testa.

I rappresentanti dei Paesi UE hanno, dunque, confermato l'intesa politica che, di fatto, manda in pensione il vecchio sistema basato sulla distinzione tra Economie di mercato e Economie non di mercato e lo sostituisce con un "sistema neutrale", ritenuto in grado di garantire la tutela per l'industria e l'occupazione dell'Unione nel nuovo quadro normativo del commercio globale.

Perchè una revisione?

Con la scadenza, a fine 2016, di alcune disposizioni transitorie previste dal protocollo di adesione della Cina all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), la Commissione si è trovata costretta a proporre una revisione del Regolamento base antidumping dell'UE. A decadere è stata, infatti, la parte del protocollo che, fino ad allora, aveva permesso alle Economie di mercato mondiali di difendersi efficacemente dalle pratiche commerciali sleali di Pechino.

Per poter continuare a difendere la propria economia e la propria industria nel rispetto dei nuovi obblighi internazionali, Bruxelles ha dunque avanzato l'ipotesi di una nuova normativa, incardinata sull'abbandono della distinzione tra Economie di mercato ed Economie non di mercato, da sostituire, invece, con quella tra Paesi membri OMC e Paesi non membri OMC. Si tratta, in sostanza, di una soluzione Country-neutral, nella quale la Cina è equiparata a qualsiasi altro membro OMC.

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Dall'opposizione degli Stati membri – Italia in testa – al compromesso

Al di là di questo nucleo centrale della revisione, i diversi aspetti della nuova normativa sono stati al centro di lunghi e complessi negoziati tra le istituzioni europee. A preoccupare gli Stati membri era soprattutto la “scarsa tutela degli interessi del comparto manifatturiero” che il nuovo regolamento avrebbe potuto causare.

In queste trattative, l'Italia ha svolto quella che il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha definito una “battaglia di avanguardia”, per fare in modo che “i rilevanti interessi in gioco fossero adeguatamente tutelati”.

Dopo mesi di discussioni e contrasti, a maggio 2017 il Consiglio dei ministri dell'UE, soddisfatto degli aggiustamenti apportati, ha infine adottato una posizione comune sulla nuova metodologia di calcolo dei dazi, che ha permesso l'invio del testo al Parlamento.

A giugno la commissione Commercio internazionale (INTA) del PE ha approvato, con alcuni emendamenti, la proposta di Bruxelles.

Tornati nelle sedi europee dopo la pausa estiva, a settembre i rappresentanti delle istituzioni UE hanno ripreso i lavori sul testo. I negoziati tra Europarlamento, Consiglio e Commissione UE si sono protratti per oltre un mese, fino al 3 ottobre, quando si è finalmente giunti all'intesa informale.

Intesa che l'11 ottobre ha ricevuto il via libera ufficiale del Coreper. A questo punto, il testo deve ritornare al Consiglio e al Parlamento UE per l'adozione definitiva. La nuova normativa dovrebbe approdare in plenaria per il voto finale a novembre. Per l'entrata in vigore, invece bisognerà attendere il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta europea.

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Punti cardine del testo

La nuova normativa, così come approvata dal Coreper, utilizzerà lo stesso metodo di calcolo del dazio antidumping per tutti i Paesi membri OMC e avrà come scopo primario quello di correggere le "distorsioni del mercato significative", cioè i casi in cui i prezzi “non sono basati sul mercato”.

Il testo di compromesso presenta cinque punti particolarmente cari al Parlamento europeo, ovvero:

  • nessun onere di prova supplementare per le imprese dell'UE nei procedimenti giudiziari legati al dumping,
  • rispetto delle norme internazionali in materia di lavoro e di ambiente,
  • assistenza alle piccole e medie imprese per la gestione di eventuali reclami,
  • obbligo di pubblicazione, da parte della Commissione UE, di relazioni dettagliate che descriveranno la situazione specifica dei singoli Paesi esportatori, concentrandosi sulle "distorsioni significative" dei prezzi e dei costi, indicando chiaramente anche il significato di tali distorsioni,
  • possibilità per tutte le parti interessate, in particolare i sindacati, di contribuire alle misure di difesa commerciale.

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Le reazioni

"Il commercio internazionale - ha commentato Urve Palo, ministro del commercio dell'Estonia, che attualmente detiene la presidenza del Consiglio Ue - può essere una fonte cruciale di crescita economica, ma solo se tutti giocano con le stesse regole". Con questa nuova metodologia, ha continuato Palo, l'Unione avrà "strumenti efficaci per combattere il dumping in settori cruciali come quello dell'acciaio".

Dopo l'approvazione dell'accordo del 3 ottobre tra le istituzioni UE, aveva dimostrato la sua soddisfazione per i risultati raggiunti anche il relatore del testo Salvatore Cicu (FI). In quell'occasione l'europarlamentare popolare si era detto “fiducioso che la nuova metodologia […] continuerà a proteggere i nostri cittadini dai danni della globalizzazione”. Diametralmente opposta era stata, invece, la reazione di David Borrelli, eurodeputato M5S, che aveva definito l'accordo raggiunto “ambiguo, oscuro e privo di chiarezza giuridica”, oltre che “una sconfitta per il Parlamento sul punto più cruciale: l’onore della prova”. 

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Italia - la posizione di Carlo Calenda: miglior compromesso possibile

Il compromesso raggiunto sulla proposta della Commissione, ha commentato nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, è “l’atto finale di un lungo e difficile percorso che ha visto l’Italia impegnata in prima linea nella difesa degli interessi della nostra industria e dei nostri cittadini”.

Nel corso dei mesi di trattative, ha continuato il ministro, “l’Italia si è battuta in Consiglio spesso in una situazione di assoluta avanguardia ed ha ottenuto che la proposta presentata dalla Commissione nel novembre scorso abbandonasse l’ipotesi del riconoscimento del MES”, lo status di Economia di mercato, alla Cina, “adottando un nuovo meccanismo di calcolo del dumping basato, invece, sul concetto della presenza di distorsioni significative”.

Per quanto “migliorata”, ha specificato Calenda nei giorni scorsi, la soluzione raggiunta “non è comunque ottimale ma dobbiamo avere la consapevolezza di aver fatto tutto quanto era possibile per ottenere un risultato positivo, comunque il migliore possibile”.

Photo credit: Tuija Aalto

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