UE-Vietnam: firmato l’accordo di libero scambio

Accordo UE - Vietnam: photocredit Sanh Vy da Pixabay Con la firma dell’accordo di libero scambio e di quello per la protezione degli investimenti, UE e Vietnam sono ora più vicini. Nel corso dei prossimi 7 anni, infatti, saranno progressivamente eliminati il 99% dei dazi doganali. Non mancano però le critiche, incluse quelle italiane, per l’impatto dell’accordo su alcuni settori come quello del riso.

UE e Vietnam siglano accordi su commercio e protezione investimenti

I due accordi sono stati firmati ad Hanoi il 30 giugno e promettono di favorire il commercio tra paesi UEVietnam e di garantire una maggiore protezione dei reciproci investimenti.

Le relazioni commerciali dell’UE con Vietnam e paesi ASEAN

I due accordi fanno seguito a quelli conclusi con Singapore, facendo salire a quota due il numero di agreement firmati dall’UE con i paesi del sud est asiatico.

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Una volta entrati in vigore, gli accordi permetteranno alle aziende europee di accedere in modo più semplice e più sicuro al mercato vietnamita di 95 milioni di persone, che rappresenta il secondo partner commerciale per l'Europa tra i paesi ASEAN, dopo Singapore.

I flussi commerciali con il Vietnam si attestano, infatti, sui 49,3 miliardi di euro all’anno per le merci e oltre 3 miliardi per i servizi. In particolare, mentre le esportazioni europee nel paese asiatico si concentrano su macchinari, prodotti chimici e agroalimentari, dal Vietnam l'Europa importa soprattutto apparecchiature legate alle telecomunicazioni, forniture, prodotti tessili e agricoli.

L’Accordo di libero scambio: i principali vantaggi

Nello specifico, con la firma dell’accordo commerciale, saranno progressivamente eliminati quasi tutti i dazi doganali sulle merci importate ed esportate da entrambe le parti. 

Sul versante delle esportazioni UE, tra i prodotti agricoli e agroalimentari europei esportati nel paese asiatico e che saranno progressivamente soggetti a “zero dazi” figurano:

  • prodotti avicoli, oggi soggetti al 40% di dazi;
  • prodotti caseari e carni bovine, entrambi ad oggi soggetti a dazi fino al 20%;
  • bino e liquori, che ad oggi subiscono dazi pari rispettivamente al 50% e al 48%;
  • cioccolata, che oggi è soggetta al 30% di dazi;
  • olio di oliva, grano e mele, tutti prodotti che fino ad oggi subiscono una maggiorazione fino al 10% in più di dazi doganali.

Tra i prodotti europei non agroalimentari ci sono invece:

  • macchinari e dispositivi, che fino ad oggi erano soggetti al 33% di dazi;
  • prodotti farmaceutici, i cui dazi ad oggi si attestano all’8%.

Il testo, inoltre, contiene alcune previsioni relative a specifici settori tra cui l'eliminazione di ostacoli tecnici nel settore dell’automotive. Fino ad oggi, infatti, l’esportazione di auto europee in Vietnam è stata rallentata da dazi al 78%. Con la firma dell’accordo, invece, anche questa tipologia di merce godrà di “dazi zero”. L’altro vantaggio di cui si avvantaggerà il settore europeo delle auto è il riconoscimento da parte del Vietnam dei certificati di conformità europei.

Con l’entrata in vigore dell’accordo, inoltre, troveranno tutela in Vietnam 169 prodotti agroalimentari europei di indicazioni geografica protetta. Tra questi il Parmigiano Reggiano, la Feta, il Cognac e il vino Roja. La lista di prodotti protetti da contraffazioni resta aperta e integrabile.

Sul versante, invece, delle importazioni di prodotti vietnamiti in Europa, l’accordo pone particolare attenzione alla tutela dei comparti europei dell’agricoltura. Infatti, per alcuni prodotti agricoli “sensibili”, l’Europa non aprirà completamente il proprio mercato alle importazioni vietnamite, che saranno regolamentate da quote. Tra questi “prodotti protetti”, figurano riso, mais, aglio, funghi, uova e tonno in scatola. 

Infine, sul fronte del procurement, le imprese europee avranno d’ora in avanti la possibilità di partecipare alle gare di appalto su un piano di parità rispetto alle aziende vietnamite. Tali vantaggi risulteranno accessibili, in particolare, per le gare promosse da tutte le amministrazioni nazionali vietnamite e da quelle delle due città di Hanoi e Ho Chi Minh City.

L’Accordo per la protezione degli investimenti

Oltre all’accordo commerciale, Unione europea e Vietnam ne hanno firmato anche uno contenente misure a tutela degli investimenti. Il testo in materia di FDI creerà sostanzialmente un nuovo quadro normativo entro cui si muoveranno le imprese.

Tra le altre cose, l'accordo contempla anche l'adozione della procedura per la risoluzione delle controversie sugli investimenti (Investment Court System) e dovrebbe quindi essere in grado di assicurare maggiori garanzie, aumentare la trasparenza e prevenire l’insorgere di conflitti d’interesse. Il testo inoltre garantirà ai governi la possibilità di intervenire in tutela degli interessi dei rispettivi cittadini.

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La posizione italiana

Nonostante i complessivi benefici commerciali di cui usufruiranno le imprese, i consumatori e i lavoratori europei e vietnamiti, per alcuni settori, come quello del riso, il venir meno di tutti i dazi rischia di generare minacce notevoli.

Secondo il ministro dell'Agricoltura, Gian Marco Centinaio, quello tra UE e Vietnam è un accordo contraddittorio perché “dopo aver messo il dazio sul riso che arriva dalla Cambogia e dalla Birmania, l'Europa ha deciso di aprire il mercato al Vietnam”.

Centinaio aggiunge come sia "singolare poi che ad ogni accordo con paesi terzi ci sono prodotti che vengono penalizzati tra cui soprattutto il riso". "Sappiamo bene - prosegue Centinaio - che il contingente tariffario concorrenziale previsto a dazio zero dal Vietnam possa apparire modesto (circa 80mila tonnellate di riso), ma questo contingente si andrà a sommare ad altre concessioni garantite dall'UE nel quadro di accordi di libero scambio e regimi tariffari preferenziali, che amplificano gli effetti negativi generati da una produzione fortemente decurtata negli ultimi anni, sotto il peso dell'import risicolo dalla Cambogia".

"Tutti i prodotti che entrano in Italia devono rispettare gli stessi criteri: la qualità che riguarda anche l'ambiente, la salute e il lavoro. Gli alimenti che non ci daranno queste garanzie resteranno fuori dai nostri confini nazionali", conclude il ministro.

La perplessità dell’Italia sull’accordo si era già manifestata il 25 giugno in sede di Consiglio, con l’astensione del nostro Paese dalla votazione che ha dato il via libera alla firma del 30 giugno ad Hanoi, proprio per le preoccupazioni relative all'impatto potenziale dell’agreement per il comparto del riso.

In quel frangente Roma aveva affidato ad una dichiarazione i propri dubbi sull’accordo, rimarcando come la posizione italiana teneva conto delle difficoltà che il settore del riso sta affrontando e che, con l’arrivo di  ingenti quantitativi di prodotto a dazi zero, subirà pressioni ulteriori e nocive.

Per questo l’Italia, sempre nella dichiarazione ufficiale presentata al Consiglio, ha chiesto all’Unione europea di non fare, d’ora in avanti, ulteriori concessioni sul riso sia negli accordi di libero scambio in corso di negoziazione, sia in quelli futuri, e di introdurre l'obbligo di indicazione di origine del riso, nonché di imporre al riso importato il rispetto degli standard ambientali, sociali e fitosanitari europei.

Le prossime fasi

Quanto alle procedure, dopo la firma ad Hanoi, i due accordi dovranno ora essere ratificati da entrambi le parti.

Sul fronte europeo, i due agreement devono essere approvati dal Parlamento europeo. Un volta ottenuto l'ok, mentre l’accordo commerciale entrerà subito in vigore, quello sugli investimenti subirà invece il processo di ratifica da parte dei singoli Stati membri, in linea con le rispettive procedure nazionali.

Sul lato vietnamita, invece, i due testi dovranno essere ratificati dall'Assemblea Nazionale. Entrambe le parti auspicano che gli ultimi passaggi proseguano in modo spedito e senza intoppi per permettere una celere entrata in vigore delle previsioni contenute nei testi. 

Photocredit: Sanh Vy da Pixabay 

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