Il futuro del Mercato unico dei capitali al Rome Investment Forum 2019

RIF2019: Photocredit: Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF)Come fare per mettere al riparo il sistema bancario europeo, favorendo al contempo gli investimenti nell’economia reale, sostenendo l’accesso al credito da parte delle PMI, il tutto in ottica green e digitale? Alcune risposte sono emerse ieri al Rome Investment Forum 2019.

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Si è parlato anche di Unione bancaria e Mercato unico dei capitali (UMC) al Rome Investment Forum 2019 (RIF 2019), l’evento annuale organizzato dalla Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza (FeBAF) con il patrocinio del Parlamento europeo e la collaborazione della Commissione UE.

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UMC: uno strumento per vincere la competizione globale

Le sfide che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni per restare un player di primo livello nella competizione globale, passano anche per il completamento del Mercato unico dei capitali.

Indicato da Ursula von der Leyen - assieme all’Unione bancaria - come uno degli obiettivi della nuova Commissione europea, l’UMC rappresenta infatti uno strumento imprescindibile per aumentare la quantità e la qualità degli investimenti in Europa.

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A fare il punto sulle sfide e sugli ostacoli da superare è Giovanni Sabatini, Direttore Generale di ABI e Presidente del Comitato Esecutivo della Federazione Bancaria Europea, intervenuto ieri pomeriggio alla tavola rotonda sull’Unione bancaria e sull’UMC che si è svolta nell’ambito del RIF 2019.

Nei decenni a venire, infatti, gli stati membri si troveranno a dover gestire problematiche come l’invecchiamento della società, la digitalizzazione, l'emergenza climatica e il cambiamento strutturale del sistema industriale europeo verso obiettivi carbon free, per le quali sarà indispensabile un Mercato unico dei capitali capace di:

  • Mettere a disposizione le risorse necessarie per gli investimenti;
  • Investire nell’economia reale, con un focus particolare sulle PMI;
  • Migliorare l’allocazione dei risparmi, in una società che avrà sempre più persone anziane che non lavorano;
  • Ridurre i rischi di investimento.

Si tratta di un percorso non facile, punteggiato da numerosi ostacoli che rischiano di indebolire l'attrattività della zona euro nella competizione globale

Le azioni da intraprendere sono numerose e riguardano tutti, sia soggetti istituzionali che privati.

In particolare agli Stati spetterà il compito di intervenire sul fronte normativo, eliminando i vincoli sui flussi finanziari, facilitando la creazione di un clima maggiormente business friendly per la creazione di nuove entità aziendali e incoraggiando l’accesso delle PMI al mercato dei capitali.

Ma anche i soggetti privati dovranno fare la propria parte. C’è bisogno, infatti, di accrescere la conoscenza degli strumenti finanziari da parte delle aziende, portando i privati a fidarsi di più di questo tipo di strumenti che sono necessari per reperire i fondi per gli investimenti di cui le imprese hanno bisogno.

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Investire nell’economia reale

E proprio quello degli investimenti nell’economia reale europea, è stato uno dei temi più dibattuti nel corso della tavola rotonda. 

Gabriel Bernardino, Presidente della European Insurance and Occupational Pensions Autorithy (EIOPA), nel parlare del Pan-European Personal Pension Product (PEPP) - la nuova soluzione di risparmio pensionistico paneuropeo varata dall’Europa che mira a offrire ai consumatori una nuova opzione paneuropea in cui investire i risparmi in vista della pensione - si è infatti soffermato proprio su questo punto.

Le sfide di adeguamento infrastrutturale e industriale che il sistema economico-produttivo europeo ha davanti, richiederanno infatti ingenti quantità di denaro che non potranno pervenire solo dagli Stati. Sarà necessario attingere sempre più anche ai capitali privati e tra questi i Fondi pensione rappresentano una ghiotta opportunità di finanziamento e possono giocare un ruolo importante nella UMC.

Per poter arrivare a sprigionare la completa energia dei Fondi, però, è necessario agire sia sul lato dell’offerta che su quello della domanda, offrendo ai cittadini europei un vantaggio. L’approccio da seguire, secondo Bernardino, è quello americano. Da anni ormai, infatti, gli Stati Uniti affrontano il tema dei Fondi pensione sotto la duplice prospettiva di inserirli pienamente nel mercato dei capitali e, al contempo, di creare un valore per il cittadino.

Non si tratta di una strada semplice e per arrivare alla meta è necessario affrontare tre questioni:

  • Sul lato degli investimenti, si tratta di definire i principi in base a cui i Fondi pensione potranno investire le risorse. Su questo punto è in atto fino a marzo una consultazione che non ha l'obiettivo di circoscrivere la tipologia di investimenti, bensì quello di identificare i principi per offrire un buon prodotto pensione;
  • Il secondo punto riguarda la trasparenza nei confronti dei cittadini, spiegando chiaramente che non è possibile avere alti rendimenti, a rischio zero e con alta liquidità. Ad almeno uno di questi elementi i consumatori dovranno rinunciare. E’ chiaro - aggiunge Bernardino - che se continueremo ad avere un approccio “zero rischi” i rendimenti che i Fondi potranno offrire saranno inevitabilmente ridotti. La trasparenza passa anche per la standardizzazione del prodotto e per la digitalizzazione: ai cittadini dovranno essere date informazioni chiare, rilevanti e in formato digitale;
  • C’è, infine, il problema dei costi. In un mercato europeo ancora frammentato, in molti paesi i rendimenti sono letteralmente mangiati dai costi e questo non va bene. Dobbiamo puntare ad avere, invece, un efficacia e un’efficienza dei costi al’interno del prodotto. Sarà inoltre necessario che gli stati membri garantiscano al PEPP gli stessi incentivi fiscali che riconoscono ai prodotti nazionali. Una condizione indispensabile per permettere al prodotto pensionistico pan-europe di decollare veramente.

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E i piccoli? Ecco le sfide per le banche locali e le PMI

L’approccio del “one size fits all” che finora ha guidato l’Unione bancaria va cambiato. Ad affermarlo è Sergio Gatti, Direttore generale di Federcasse. Si tratta infatti di un approccio che in questi anni ha fortemente penalizzato le banche locali, che in Europa rappresentano oltre il 20% del mercato del credito. E’ necessaria un’inversione di passo che - secondo Gatti - dovrebbe essere basata su tre goals:

  • Avere un'industria europea diversificata delle banche;
  • Ridurre le distorsioni artificiali causate da una concorrenza non corretta. Detto in altri termini non si può essere espulsi dal mercato per un costo eccessivo della compliance pensata tenendo a mente solo i più grandi;
  • Ricordarsi che le banche esistono per fare credito.

Ma anche sul fronte delle piccole e medie imprese deve essere fatto di più. Molte PMI infatti - ricorda Anna Gervasoni, Direttore generale di Aifi (la società che coordina e rappresenta 120 soggetti attivi sul mercato italiano nel private equity, nel venture capital e nel private debt) - hanno difficoltà ad accedere ai finanziamenti. Assenza di attivi materiali da dare a garanzia e mancanza di un flusso finanziario stabile per rimborsare prestiti, infatti, sono due fattori che spesso impediscono a queste imprese di accedere al mercato dei capitali, con conseguenze negative. Anche su questo, quindi, è necessario intervenire.

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Photocredit: Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF)

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