RIF 2019: verso una finanza etica e piu' vicina alle persone

RIF2019: Photocredit: FASI.bizSi è parlato anche di etica, trasparenza e sostenibilità (ambientale e sociale) all’edizione del RIF2019, nella consapevolezza che l’Europa del futuro dovrà rispondere a crescenti domande sociali ma che, per farlo, avrà bisogno anche della finanza.

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Sembrano due mondi molto distanti, quello delle banche e quello dei cittadini. Ma per vincere le sfide che tutto il sistema-Europa si troverà ad affrontare nei prossimi anni, questi due universi dovranno avvicinarsi sempre più. In questo, la strada non potrà che essere quella della trasparenza e dell’etica.

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Da un fiscal compact ad un social compact

La riassume così, Pier Virgilio Dastoli, Presidente del CIME, la rivoluzione copernicana che l’UE dovrebbe compiere nei prossimi anni.

In tutti gli stati membri, infatti, cresce il numero di domande sociali a cui l'Europa dell'austerity non ha finora dato risposte adeguate. 

Ma le sfide che la società europea dovrà affrontare nei prossimi decenni (quarta rivoluzione industriale, stravolgimenti del mondo del lavoro, necessità di una vera formazione continua durante tutta la vita delle persone, solo per citarne alcuni) potranno essere affrontate soltanto se il pilastro sociale sarà effettivamente incluso nella politica europea.

Etica, trasparenza e reputazione: gli asset su cui le banche devono investire

Ma non ci possono essere risposte adeguate alle sfide che ci attendono (anche sociali) se non sarà ricucita la frattura che, soprattutto dalla crisi, separa drasticamente il mondo della finanza da quello dei cittadini. 

La finanza - afferma infatti Paolo Garonna, Segretario Generale del FeBAF - serve allo sviluppo della società. Si tratta, però, di un concetto che non è sempre compreso appieno, gravato com’è dal fardello di una reputazione molto spesso ancora negativa presso l'opinione pubblica.

E allora, continua Garonna, si capisce come la discussione su trasparenza, etica e sostenibilità - gli asset su cui devono investire le banche - diventa cruciale per il futuro del settore e, con esso, dell’Europa.

Su questo, si stanno certamente facendo dei passi in avanti. Ad esempio il rapporto tra le differenti famiglie del settore finanziario (banche, assicurazioni, il credito delle BCC, etc,) sta migliorando, con una riduzione dei livelli di competizione. Va meglio anche il rapporto tra finanza e economia reale, così come quello tra credito, finanza e innovazione. 

Ma tanto va ancora fatto, intervenendo anzitutto sui seguenti punti:

  • Bisogna continuare a difendere l'indipendenza delle banche dalla politica, tutelando con convinzione la natura tecnica della finanza. Su questo l’Italia ha fatto spesso di più e meglio di tanti altri paesi europei;
  • E’ necessario poi investire massicciamente nella comunicazione e su questo la finanza sostenibile è un plus da valorizzare, perché fortemente sentita dalle persone;
  • Infine l’etica. Non ci può essere finanza senza fondamenti etici e anche questo è un messaggio che deve essere veicolato e fatto comprendere.

Sempre dall’etica parte anche Mario La Torre, docente della LUISS, quando affronta il problema dei costi di intermediazione sui green bond. Non è possibile, infatti, mettere sullo stesso piano gli investimenti sostenibili con quelli più tradizionali anche alla luce dell’adozione della tassonomia europea che definisce le caratteristiche che questo tipo di investimenti deve avere.

Se però l’UE intende davvero sostenere questo tipologia di investimenti, è necessario un cambio di passo da parte di Bruxelles per arrivare, ad esempio, a scorporare tali investimenti dal fiscal compact

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Come garantire le pensioni del futuro?

Dai cambiamenti imponenti che ci attendono nei prossimi decenni parte anche Giovanni Maggi, Presidente di Assofondipensioni. La rappresentazione plastica della portata degli eventi che dovremo affrontare si può tracciare già con pochi numeri.

Se si pensa che il 90% dei nati nel 2019 farà un lavoro che oggi non esiste, è evidente che nei prossimi decenni il mondo del lavoro sarà notevolmente diverso, cosa che avrà effetti drastici sul sistema del welfare e, da ultimo, su quello della previdenza. I “primi” segni si vedono già. Nei primi anni ‘90 ad esempio gli agenti di commercio erano 750mila, oggi sono 240mila. Ne perdiamo 4mila ogni anno. Questo perché l'e-commerce ha ridotto sempre di più la rete vendita tradizionale. E ancora, l’ENPAM, l’Ente previdenziale dei medici, stima che nei prossimi 10 anni il numero dei medici iscritti sarà dimezzato grazie all'impiego sempre più massiccio di tecnologie di prossimità.

Davanti a questi scenari, i fondi pensionistici non possono far finta di nulla, soprattutto quando a nascondere la testa sotto la sabbia ci pensa già la politica che su questi temi non pare essere ancora molto presente.

Assofondipensione ad esempio è consapevole di avere grandi risorse (56 miliardi) - che crescono annualmente - e si sta aprendo in maniera sempre più strutturale ala c.d. finanza alternativa, rispetto a quella bancaria, aumentando gli investimenti in private market. Ovviamente si tratta di investimenti che non sono speculativi ma che restano previdenziali, con grande attenzione, quindi, su dove si allocano le risorse. Ma non c’è dubbio che tali investimenti sono sempre più necessari per garantire rendimenti adeguati agli iscritti e, al contempo, contribuire agli investimenti nell’economia reale. Un esempio su tutti è sicuramente l’accordo siglato di recente con CDP per attrarre maggiori investimenti nell’economia italiana e che può segnare l’avvio di una nuova fase in cui investitori istituzionali con storie e natura diverse concorrono ad investire nell’economia reale.

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Photocredit: Fasi.biz 

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