Rinnovabili: meccanismo di finanziamento per realizzare progetti in altri Stati UE

Energie rinnovabili - Photo by Tom Fisk from PexelsBruxelles pubblica le regole del meccanismo unionale di finanziamento dell’energia rinnovabile che permetterà agli Stati che non rispettano i target per le FER di ottenere “crediti” realizzando progetti in altri Paesi. 

Clima: la strada per centrare gli ambiziosi obiettivi UE 2030

Attraverso i loro piani nazionali per l'energia e il clima, gli Stati UE si impegnano anche a soddisfare una quota volontaria di energia rinnovabile. Una traiettoria che però non tutti riescono a seguire. 

Una questione già affrontata dalla direttiva rinnovabili, che prevede meccanismo di cooperazione tra Paesi membri e progetti comuni. 

Il nuovo meccanismo di finanziamento, EU Renewable Energy Financing Mechanism, apre una terza via, in cui gli Stati possono beneficiare collettivamente di progetti sulle energie rinnovabili finanziati mediante gare d'appalto.

Come funziona il meccanismo unionale di finanziamento dell’energia rinnovabile

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il 17 settembre, il regolamento sul meccanismo permette agli Stati membri “contribuenti” - quelli cioè che faticano a raggiungere i propri obiettivi - di versare contributi finanziari volontari che saranno utilizzati per offrire sostegno a nuovi progetti di energia rinnovabile negli Stati membri disposti ad ospitare tali progetti (i Paesi “hosting”). 

In questo modo i Paesi “contribuenti” possono finanziare progetti di energie rinnovabili altrove, ma tali progetti conteranno comunque per il raggiungimento dei loro obiettivi. 

Per lo Stato membro “ospitante”, il vantaggio sta nel ricevere ulteriori investimenti in progetti di energia rinnovabile, di cui può beneficiare in termini di occupazione locale, minori emissioni di gas a effetto serra, miglioramento della qualità dell'aria, modernizzazione del sistema energetico e riduzione della dipendenza sulle importazioni. 

Il meccanismo può essere finanziato da pagamenti degli Stati membri, può ricevere contributi di bilancio UE, da fondi dell’Unione o da contributi del settore privato (da qualsiasi entità privata, sia essa una persona fisica o giuridica).

In concreto, il meccanismo consiste in un premio addizionale ai prezzi di mercato assegnato su basi competitive o in un sostegno in forma di prestiti agevolati, sovvenzioni o una combinazione di entrambi.

L’energia generata dagli impianti sarà attribuita per l’80% al Paese finanziatore e per il restante 20% a quello ospitante.

Per bandi specifici, però, la Commissione potrà proporre una diversa ripartizione (dal 50 al 100% per lo Stato finanziatore) in base ai seguenti criteri:

  • la probabilità che il bando susciti un interesse equilibrato degli Stati finanziatori e quelli ospitanti per garantire un’efficace concorrenza nell’invito a presentare proposte;
  • la probabilità che il bando si traduca nel versamento, da parte del meccanismo, di un sostegno scarso o nullo;
  • i costi potenziali, compresi quelli di integrazione del sistema, in cui possono incorrere gli Stati ospitanti.

Nel caso di impianti FER situati in Paesi extra-UE che partecipano al meccanismo, lo Stato finanziatore otterrà il 100% dell’energia generata.

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