Digital tax: accordo OCSE slitta al 2021. Allarme guerra commerciale

digital taxL'accordo internazionale sulla digital tax - che l'UE sperava di raggiungere entro la fine dell'anno - slitta a metà del 2021, a causa dei ritardi provocati dall'emergenza coronavirus. Lo annuncia l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), sottolineando che senza un'intesa a livello globale si rischia una guerra commerciale.

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I negoziati OCSE sulla web tax

USA, trattative OCSE sospese a giugno

Dopo la minaccia di dazi all'Italia per la digital tax prevista dalla Manovra 2020, gli Stati Uniti a fine giugno hanno deciso di sospendere i colloqui OCSE per la definizione di un sistema normativo condiviso sulla tassazione digitale.

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Il portavoce del Tesoro, Monica Crowley, ha spiegato che questa decisione è stata dettata dall’emergenza sanitaria che gli USA stanno vivendo a causa del Coronavirus. “I governi di tutto il mondo si concentrano sulla risposta alla pandemia di Covid-19 e sulla riapertura sicura delle loro economie”, ha dichiarato la Crowley.

“Accelerare le negoziazioni ci distrarrebbe dall’affrontare questioni ben più importanti, come la ripresa economica”, ha scritto il segretario di Stato, Steve Mnuchin, in una lettera inviata ai ministri dell’Economia di Italia, Francia, Spagna e Regno Unito.

IBM, è vitale riprendere i negoziati OCSE

A luglio l'IBM ha chiesto al presidente Donald Trump di non reagire con misure avverse all'iniziativa europea di definire un sistema comune per la tassazione dell'economia digitale. Il rischio è che si inneschi una reazione a catena che porterebbe all'innalzamento della pressione fiscale, con forti ripercussioni per l'economia statunitense.

Di conseguenza IBM ha invitato il Governo americano a riprendere i negoziati - sospesi a giugno - in sede OCSE per trovare un accordo.

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Ecofin: serve un'intesa globale sulla web tax entro l'anno

L'UE è pronta più che mai a raggiungere un'intesa globale sulla web tax entro la fine dell'anno. Lo hanno ricordato i ministri europei durante la riunione informale dell'Ecofin che si è svolta a metà settembre a Berlino.

Secondo il ministro francese dell'economia, Bruno Le Maire, "è importante avere un sistema di tassazione digitale equo ed efficiente il prima possibile, quindi dobbiamo accelerare il lavoro all'OCSE anche sul fronte della tassazione minima comune. Se non è possibile avere un consenso all'OCSE alla fine di quest'anno, dovremmo proporre una soluzione europea all'inizio del 2021".

"Se nel medio-lungo periodo l'UE sarà la sola ad avere messo in piedi una digital tax, sarebbe un detrimento per la competitività dell'Unione", ha dichiarato il ministro dell'economia lussemburghese, Pierre Gramegna, sottolineando che per il proprio paese è favorevole ad "una tassa a livello OCSE, cioè globale. Siamo pronti a pensare ad una tassa a livello europeo se ci sarà una 'clausola di decadenza' (sunset clause)". 

Anche il commissario europeo all'economia Paolo Gentiloni ha ribadito l'importanza per l'UE di cercare una soluzione insieme all'OCSE, sottolineando che l'esigenza di definire una tassazione comune per il digitale non è mai stata così urgente come ora in Europa.

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L'accordo OCSE slitta al 2021

Durante una riunione del 8-9 ottobre, l'OCSE ha approvato uno 'statement' in cui comunica che a causa dell'emergenza Covid-19 i negoziati sulla digital tax subiranno un ritardo, facendo slittare l'intesa a livello globale a metà del 2021.

Per il raggiungimento di un accordo internazionale l'Organizzazione propone un approccio basato su due pilastri

  • 1) la definizione di nuove regole su dove le tasse dovrebbero essere pagate, insieme ad un sistema per condividere i diritti di tassazione tra i paesi. L'obiettivo è garantire che le multinazionali paghino le tasse laddove conducono affari sostenuti e significativi, anche quando non hanno una presenza fisica, come è attualmente richiesto dalle norme fiscali esistenti;
  • 2) l'introduzione di una tassa minima a livello globale per aiutare i paesi di tutto il mondo ad affrontare le questioni rimanenti legate al trasferimento degli utili da parte delle multinazionali.

L'assenza di una soluzione basata sul consenso, sottolinea l'OCSE, potrebbe portare ad una proliferazione di tasse unilaterali sui servizi digitali e ad un aumento delle controversie fiscali e commerciali dannose, che minerebbero la certezza fiscale e gli investimenti. Nello scenario peggiore potrebbe scoppiare una guerra commerciale che andrebbe a ridurre il PIL globale di oltre l'1% all'anno.

OCSE: la digital tax globale vale 100 miliardi di dollari l’anno

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