Bruxelles presenta la strategia UE per l'idrogeno pulito e la Clean Hydrogen Alliance

Kadri Simson - photocredit: European Union, 2020 Source: EC - Audiovisual ServiceNei prossimi trent'anni in Europa verranno mobilitati quasi 500 miliardi di investimenti nell'idrogeno rinnovabile. Obiettivo: fare dell'UE un leader mondiale del settore, attraverso una strategia ad hoc e la Clean Hydrogen Alliance.

Stoccaggio dell’energia: il Parlamento UE punta su idrogeno verde e batterie

 L'idrogeno è un pezzo importante del puzzle per centrare l’obiettivo di una profonda decarbonizzazione del settore energetico europeo. Ma al momento è uno dei pezzi mancanti. Per colmare questo gap la Commissione ha presentato la strategie europea per l'idrogeno.

Cosa prevede la strategia europea per l'idrogeno

Così l'UE vuole diventare leader mondiale dell'idrogeno 

Al centro della strategia europea c'è il cosiddetto idrogeno verde o idrogeno pulito, prodotto da energie rinnovabili, che avendo il maggior potenziale di decarbonizzazione è considerato da Bruxelles l'opzione più compatibile con la neutralità climatica che l'UE intende centrare nel 2050.

Per la precisione, si tratta dell'idrogeno prodotto attraverso l'elettrolisi dell'acqua in un elettrolizzatore alimentato ad energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. L'idrogeno rinnovabile può essere prodotto anche mediante reforming di biogas (anziché di gas naturale) o conversione biochimica della biomassa, se conforme ai requisiti di sostenibilità.

L'obiettivo finale è sostituire l’impiego del cosiddetto idrogeno grigio - prodotto attraverso processi che l'uso di combustibili fossili come materia prima, in particolare il reforming del gas naturale o la gassificazione del carbone - che rappresenta la quota più consistente di quello prodotto attualmente.

Ma malgrado l'idrogeno 100% rinnovabile sia il fulcro attorno cui ruota la strategia europea. Per questo la strategia punta sulla diversificazione, ammettendo l'importanza di altri processi di produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio durante la fase di transizione (ad esempio il cosiddetto idrogeno blu, ottenuto dal gas naturale con cattura e lo stoccaggio di carbonio, CCS, o altre forme di energia elettrica a basse emissioni di carbonio) per ripulire la produzione esistente, ridurre le emissioni nel breve periodo e ampliare il mercato.

"Differenziare tra vari tipi di idrogeno", sostiene la Commissione, "consentirà di adeguare i quadri delle politiche di sostegno in funzione dei benefici che esso apporta sul piano della riduzione delle emissioni di carbonio, in base a parametri di riferimento e certificazioni".

Del resto, al momento né l'idrogeno rinnovabile né quello basato su combustibili fossili con cattura del carbonio possono competere sotto il profilo dei costi con quello basato su combustibili fossili. Si stima che i costi attuali di quest'ultimo, fortemente dipendenti dai prezzi del gas naturale, si attestino a circa 1,5 euro/kg nell'UE, senza tener conto dei costi del CO2. Per l'idrogeno basato su combustibili fossili con cattura e stoccaggio del carbonio i costi stimati sono invece di circa 2 euro/kg, e 2,5-5,5 euro/kg per l'idrogeno rinnovabile.

Ma la scelta della Commissione di puntare sul green non è ideologica: i costi dell'idrogeno rinnovabile infatti sono in rapido calo. Quelli degli elettrolizzatori sono già diminuiti del 60% negli ultimi dieci anni e si prevede che, grazie alle economie di scala, saranno dimezzati entro il 2030. Nelle regioni in cui l'energia elettrica rinnovabile è a buon mercato, nel 2030 gli elettrolizzatori dovrebbero essere in grado di competere con l'idrogeno basato su combustibili fossili. 

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La tabella di marcia fino al 2050

Per aumentare la produzione di idrogeno pulito, nella bozza di strategia viene indicata una tabella di marcia per gli investimenti fino al 2050. L’UE dovrà promuovere un aumento massiccio della produzione di elettrolizzatori, necessari per la trasformazione di energia rinnovabile (eolica e solare, soprattutto) in idrogeno verde, attraverso un processo di elettrolisi dall’acqua. 

Entro il 2024 punta ad ampliare la propria capacità produttiva di elettrolizzatori per 6 GW (gigawatt). Per fare un paragone, al momento gli elettrolizzatori installati nell'UE hanno una capacità di circa 1 gigawatt. L'obiettivo che si pone Bruxelles nel breve termine è quindi decarbonizzare la produzione di idrogeno esistente destinata agli usi attuali, ad esempio nel settore chimico, e promuovere nuove applicazioni. 

Tra il 2024 e il 2030 l'idrogeno dovrà diventare parte integrante di un sistema energetico integrato: l'obiettivo è installare almeno 40 gigawatt di elettrolizzatori per l'idrogeno rinnovabile entro il 2030 e produrre fino a 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell'UE. Gradualmente l'uso di questa fonte verrà esteso a nuovi settori, compresa la siderurgia, gli autocarri, i trasporti ferroviari e alcune applicazioni di trasporto marittimo.

Tra il 2030 e il 2050 le tecnologie basate sull'idrogeno rinnovabile dovrebbero raggiungere la maturità e trovare applicazione su larga scala per raggiungere tutti i settori difficili da decarbonizzare, nei quali le alternative potrebbero non essere praticabili o avere costi più elevati. 

Fondi europei e strumenti finanziari per investire nell'idrogeno

Complessivamente, da qui al 2050, la Commissione prevede investimenti tra 180 e 470 miliardi di euro nella produzione di idrogeno rinnovabile, di cui 3-18 miliardi per quello a basse emissioni di carbonio basato su combustibili fossili. 

Secondo le stime, entro il 2050 l'idrogeno pulito potrebbe soddisfare il 24% della domanda di energia mondiale, con un fatturato annuo dell'ordine di 630 miliardi di euro.

Per ottenere investimenti di questa portata la Commissione punta su una serie di leve:

  • Bruxelles darà seguito alle raccomandazioni contenute nella relazione del Forum strategico per importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI) al fine di promuovere azioni e investimenti congiunti o ben coordinati tra vari Stati membri per sostenere la catena di approvvigionamento dell'idrogeno;
  • InvestEU vedrà le sue capacità più che raddoppiate nel quadro del nuovo strumento per la ripresa Next Generation EU e favorirà la diffusione dell'idrogeno incentivando gli investimenti privati;
  • Il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione, forti di un'integrazione nel quadro della nuova iniziativa REACT-EU, resteranno anch'essi a disposizione per sostenere la transizione verde. Si dovrebbero inoltre esplorare a fondo le opportunità offerte dal meccanismo per una transizione giusta alle regioni ad alta intensità di carbonio;
  • Si sfrutteranno le sinergie tra le componenti Energia e quella Trasporti del Connecting Europe Facilit (CEF) per finanziare le infrastrutture dedicate all'idrogeno, la riconversione delle reti del gas, i progetti di cattura del carbonio e le stazioni di rifornimento di idrogeno;
  • Il Fondo per l'innovazione del sistema EU ETS, che nel periodo 2020-2030 stanzierà 10 miliardi di euro a sostegno delle tecnologie a basse emissioni di carbonio, ha il potenziale di agevolare progetti dimostrativi unici nel loro genere nel campo delle tecnologie innovative basate sull'idrogeno;
  • La Commissione fornirà inoltre sostegno mirato per sviluppare la capacità necessaria ad elaborare progetti nel settore dell'idrogeno che siano solidi e sostenibili dal punto di vista finanziario, laddove ciò sia stato indicato come prioritario nei programmi nazionali e regionali pertinenti. Per farlo ricorrerà a strumenti dedicati (progetti dimostrativi delle tecnologie energetiche InnovFin, InvestEU), eventualmente con la consulenza e l'assistenza tecnica della politica di coesione, dei poli di consulenza della Banca europea per gli investimenti o nel quadro di Horizon Europe.

Infine, diversi Stati membri hanno individuato nell'idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio un elemento strategico dei loro piani nazionali per l'energia e il clima, che dovranno essere presi in considerazione al momento di elaborare i piani nazionali di ripresa  e resilienza nell'ambito del nuovo Dispositivo per la ripresa e la resilienza

European Clean Hydrogen Alliance

L'intento di Bruxelles di diventare leader mondiale del settore è reso ancor più evidente dalla Clean Hydrogen Alliance, presentata in concomitanza con la strategia UE. Obiettivo dell'allenza è riunire l'intera catena del valore: investitori, partner governativi, istituzionali e industriali. Il modello è quello delle batterie: imprese, ricerca e autorità rappresentative degli Stati membri insieme nel tentativo di realizzare una catena di approvvigionamento completa ed efficiente per fare dell'Europa un continente leader nel settore dell'idrogeno verde. 

La Germania, che ha assunto la presidenza di turno dell’Unione europea dal 1° luglio, ha già assunto un ruolo di guida in tal senso, varando di recente un piano nazionale da 7 miliardi di euro per promuovere l’idrogeno verde.

Grazie a tavole rotonde settoriali e interconnesse fra amministratori d'azienda e a una piattaforma riservata ai responsabili delle politiche, l'alleanza fornirà ampi spazi di dialogo per coordinare gli investimenti di tutti i portatori di interessi e interagire con la società civile. L'impegno principale dell'alleanza consisterà nell'individuare e alimentare una riserva ben definita di progetti  di investimento economicamente sostenibili.

La componente internazionale della strategia UE

L'interesse per l'idrogeno pulito è in aumento in tutto il mondo: molti altri paesi stanno istituendo appositi programmi di ricerca e con ogni probabilità emergerà un mercato internazionale dell'idrogeno. Ciò implica una stretta collaborazione con i partner del vicinato orientale e meridionale. In questo contesto l'UE dovrebbe promuovere attivamente nuove possibilità di cooperazione nel settore dell'idrogeno, in modo da contribuire alla transizione dei paesi e delle regioni confinanti verso l'energia pulita e favorire la crescita e lo sviluppo sostenibili.

> Strategia europea per l'idrogeno

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