ANCI, Piano Citta’-Italia: i Comuni chiedono 20 miliardi del Recovery fund

Il Piano Città-Italia dell'ANCI per il Recovery fundCon il 25% degli investimenti che passano per i Comuni, i sindaci italiani chiedono di gestire 20 miliardi del Recovery fund. Dieci le linee di intervento, che saranno presentate nel Piano Città-Italia su cui è al lavoro l’ANCI. Al centro, la mobilità sostenibile e le periferie.

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Si dovrebbe articolare in 10 macro linee d’azione il documento “Città-Italia”, il Piano che l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) sta predisponendo in queste settimane in vista dell'interlocuzione con il governo sui fondi del Recovery fund.

I primi cittadini d’Italia, infatti, sono intenzionati a giocare un ruolo di primo piano nella gestione dei fondi che arriveranno dall’Europa, forti di quel 25% di investimenti pubblici gestiti dalla amministrazioni comunali.

I 10 punti del Piano Città-Italia dell’ANCI

Secondo i sindaci, per garantire un'effettiva e strutturale ripresa socio-economica dell’Italia, infatti, è indispensabile puntare sulle città, a cominciare da quelle metropolitane, ma senza dimenticare le aree interne e i Comuni minori.

Per questo l’ANCI è al lavoro sulla definizione di un piano che dovrebbe valere 20 miliardi di euro (il 10% delle risorse del Recovery fund), e che, stando a quanto si apprende, dovrebbe essere articolato in 10 punti:

  • Efficientamento energetico ed energia verde; 
  • Mobilità sostenibile; 
  • Recupero e riuso dei rifiuti; 
  • Reti digitali; 
  • Piano scuola; 
  • Edilizia abitativa per contrastare la povertà; 
  • Recupero delle periferie; 
  • Beni culturali e ambientali; 
  • Patto con le città metropolitane; 
  • Creazione di una scuola nazionale per la formazione di una classe dirigente della pubblica amministrazione.

Puntare su azioni di sistema

Se è vero che i dieci punti che sarebbero stati indicati dall’ANCI comprendono, in buona sostanza, tutto l’universo che riguarda le amministrazioni comunali, tra i sindaci però è chiara la vision che dovrebbe guidare il Piano. Niente micro-interventi di natura prettamente localistica che frammenterebbero in infiniti rivoli le risorse europee. 

Bisogna concentrarsi, invece, su interventi strutturali, capaci di dare un nuovo volto alle città italiane, rendendole una volta per tutte volano di crescita e sviluppo.

Ecco quindi che dalle colonne del Sole24Ore iniziano ad emergere alcuni dei programmi su cui stanno lavorando le grandi città. Torino, ad esempio, punta sulla linea 2 della metro e sulla creazione di un sistema della mobilità sostenibile fatto di bici e mezzi elettrici. Anche a Firenze il focus sembrerebbe quello della mobilità, con la città de I Medici che punta a completare la rete di tram. Spazio anche, però, alle infrastrutture idriche, con l'ammodernamento della rete di acquedotti.

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Sul Piano, però, aleggia il timore della gestione delle risorse che potrebbero arrivare da Bruxelles. 

Se nelle PA continuassero a mancare squadre sufficientemente larghe e strutturate di tecnici capaci di gestire adeguatamente i fondi, la battaglia per gli importi da ottenere rischia di essere del tutto aleatoria. 

Un monito lanciato anche dall’ISTAT durante l’audizione sul Recovery Plan. L'istituto nazionale di statistica, infatti, mette in guardia sulla necessità di disporre di adeguate capacità amministrative per la gestione dei miliardi del Recovery, concependo “uno o più meccanismi di valutazione ex ante ed ex post dei progetti, già nelle fasi preliminari all’implementazione degli interventi”.

Un timore evidentemente condiviso anche dall’ANCI che infatti, come decimo punto del Piano, avrebbe indicato proprio l’istituzione di una Scuola nazionale dell’amministrazione locale, capace di fornire ai Comuni le skill manageriali necessarie per la sfida epocale che abbiamo davanti. 

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