Recovery Plan Italia in ritardo. Piano a Bruxelles non prima di febbraio

Recovery Fund: linee guida piano per la ripresa italiano Ancora lunga l'attesa per il Recovery plan italiano: il Piano nazionale di ripresa e resilienza verrà presentato alla Commissione europea non prima di febbraio, in ritardo rispetto alle previsioni iniziali dell'Esecutivo. Intanto, durante le audizioni presso le commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera, aumentano le incertezze e le richieste avanzate dagli stakeholder.

Recovery Fund: quando, come e per cosa l'Italia spendera' i fondi UE?

I tempi del Recovery Plan si allungano. Lo ha confermato il premier Giuseppe Conte, ospite a Otto e mezzo su La7, affermando che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il documento di programmazione delle risorse europee del Recovery fund, verrà presentato "a febbraio, un poco in ritardo rispetto ai tempi iniziali". 

In ritardo, però, anche la cornice normativa europea del pacchetto Next Generation EU, al cui interno si colloca il Dispositivo di ripresa e resilienza che finanzia i Piani nazionali. "Per il Recovery fund dobbiamo attendere il Consiglio europeo di dicembre che sarà decisivo", ha spiegato il presidente del Consiglio, facendo un chiaro riferimento allo stallo sul bilancio UE 2021-27 e sul Recovery Fund, con il veto di Ungheria e Polonia all'accordo negoziato dai 27 con il Parlamento.

Nel frattempo, il direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti, in audizione alla Camera sul disegno di legge di Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023, chiede di partecipare alla definizione del PNRR, da cui sembrano dipendere molte delle misure attese per sostenere la ripresa economica.

Per Mariotti "la Manovra ha un impianto espansivo e cerca di tenere insieme contenimento dell’emergenza e gli investimenti. Tuttavia, salvo alcune misure positive, gli interventi di lungo periodo su crescita e competitività appaiono deboli e le principali scelte sono rinviate al PNRR".

Legge di Bilancio: le novità per il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Novità nella Legge di Bilancio 2021 anche per il Recovery plan italiano: con la Manovra 2021 si introducono due novità importanti per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In primo luogo, sarà operativa dal 1° gennaio prossimo la nuova unità di missione della Ragioneria generale dello Stato (MEF) che sarà responsabile del coordinamento, raccordo e sostegno delle strutture del dipartimento a vario titolo coinvolte nel processo di attuazione del PNRR.

La legge di Bilancio istituisce anche presso il Ministero dell'Economia un Fondo di rotazione per l'attuazione del Next Generation EU - Italia, con una dotazione di 34.775 milioni di euro per il 2021, 41.305 milioni per il 2022, 44.537 milioni per l'anno 2023.

Il Fondo è articolato in due conti correnti infruttiferi distinti, aperti presso la tesoreria centrale dell Stato: uno per i prestiti e uno per i contributi a fondo perduto. Le risorse su questi conti saranno trasferite, in relazione al fabbisogno finanziario, a ciascuna amministrazione o organismo titolare dei progetti, mediante giroconto su conto corrente di tesoreria centrale ad hoc. 

Le somme nazionali in dotazione, che verranno definite nella versione ufficiale del documento, avranno la funzione di "anticipazione rispetto ai contributi provenienti dall’Unione europea". Questi fondi europei, a loro volta, affluiranno su due distinti capitoli del bilancio dello Stato divisi in prestiti e fondo perduto.

Le singole amministrazioni titolari dei progetti finanziati saranno responsabili dell’attuazione dei progetti nel rispetto delle leggi nazionali ed europee, "in particolare per quanto riguarda la prevenzione, l’individuazione e la correzione delle frodi, la corruzione e i conflitti di interesse". 

Sarà un Dpcm, infine, sempre su proposta del MEF, a definire le modalità di rilevazione dei dati di attuazione finanziaria, fisica, procedurale a livello di singolo progetto, da rendere disponibili in formato elaborabile, con particolare riferimento ai costi programmati, agli obiettivi perseguiti, alla spesa sostenuta, alle ricadute sui territori che ne beneficiano, ai soggetti attuatori, ai tempi di realizzazione previsti ed effettivi, agli indicatori di realizzazione e di risultato.

La versione definitiva delle linee guida del PNRR

La fase embrionale del Recovery Plan è rappresentata dalle Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvate dal Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE), in coordinamento con tutti i Ministeri e le rappresentanze delle Regioni e degli Enti locali.

La versione definitiva del documento, consegnato a Senato e Camera, indica nel dettaglio una serie di ambiziosi obiettivi quantitativi di lungo termine:

  • raddoppiare il tasso di crescita dell’economia italiana (0,8% nell’ultimo decennio), portandolo quantomeno in linea con la media UE (1,6%); 
  • aumentare gli investimenti pubblici per portarli almeno al 3% del PIL;
  • incentivare gli investimenti in R&S;
  • conseguire un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali per arrivare all’attuale media UE (73,2% contro il 63,0% dell’Italia);
  • elevare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale;
  • ridurre i divari territoriali di PIL, reddito e benessere;
  • promuovere una ripresa del tasso di fertilità e della crescita demografica;
  • abbattere l’incidenza dell’abbandono scolastico e dell’inattività dei giovani;
  • migliorare la preparazione degli studenti e la quota di diplomati e laureati;
  • rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese a fronte di calamità naturali, cambiamenti climatici e crisi epidemiche;
  • garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica.

Successivamenre il PNRR si sviluppa in una serie di sfide che il Paese intende affrontare:

  • migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia;
  • ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica;
  • supportare la transizione verde e digitale;
  • innalzare il potenziale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione.

Missioni e cluster

Per affrontare queste sfide, il piano prevede sei macro-missioni, a loro volta suddivise in cluster o insiemi di progetti omogenei atti a realizzare le missioni e, di conseguenza, vincere le sfide stesse. 

Linee guida Recovery Plan Italia - photo credit: CIAE

Nello specifico:

Digitalizzazione e competitività

Le linee guida partono dal tema della digitalizzazione e prevedono l'informatizzazione della pubblica amministrazione, dell'istruzione, della sanità, del fisco; la creazione dell'identità digitale unica per cittadini e imprese; il completamento della rete nazionale in fibra ottica e interventi per l'implementazione delle reti 5G; l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione delle filiere strategiche (settore agroalimentare, industriale e turistico); il potenziamento della digitalizzazione del patrimonio culturale; nuovi interventi per una digitalizzazione inclusiva contro il digital divide.

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La missione comprende anche il tema competitività e resilienza del sistema produttivo. I punti principali della strategia in merito all'argomento sono: fusione e patrimonializzazione delle PMI; investimenti in R&S, tecnologie emergenti e trasferimento tecnologico; politiche per l’attrazione di Investimenti diretti esteri e a favore del reshoring; rafforzamento del Patto per l’export e sostegno all’internazionalizzazione delle filiere strategiche. Fra gli obiettivi si annoverano anche il potenziamento degli strumenti finanziari per la maggior competitività delle imprese sui mercati internazionali e l'implementazione dell’ecosistema digitale per la promozione dell’industria culturale e del turismo.

Recovery Plan: le priorita' di investimento per l'agricoltura

Transizione ecologica e Green Deal

Oltre agli investimenti finalizzati a conseguire obiettivi dell'European Green Deal, le priorità nell'ambito della transizione green sono la decarbonizzazione dei trasporti; l'adozione di piani urbani per il miglioramento della qualità dell’aria, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici; la gestione integrata del ciclo delle acque e gli investimenti in economia circolare.

A questi interventi si aggiungono anche: la protezione dell'ambiente e la mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici; la riconversione della produzione e del trasporto energetico in chiave sostenibile; il sostegno alla transizione ecologica per l’agricoltura, l’industria e la siderurgia (Taranto); la valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale.

La strategia va inserita in un contesto dove l’inquinamento dei centri urbani resta elevato e il 3% popolazione vive in aree dove gli standard europei di tossicità dell’aria sono oltre i limiti.

Idrogeno, superbonus, PNIEC: l’energia nel Recovery Plan

Mobilità sostenibile

Il documento fa riferimento al completamento dei corridoi TEN-T di cui fa parte la Torino-Lione. Parentesi anche sugli interventi per l'alta velocità ferroviaria e lo sviluppo delle reti autostradali con ponti e viadotti.

Sul tavolo anche investimenti nella mobilità urbana sostenibile, insieme a Smart districts e intermodalità logistica integrata.

Istruzione, formazione e ricerca

Su questo punto il Governo ha intenzione di ricorrere massicciamente al Recovery Fund. Le azioni chiave per la didattica sono: digitalizzazione dell'istruzione; adeguamento delle competenze alle esigenze dell'economia e agli standard internazionali; miglioramento delle conoscenze digitali, economiche, istituzionali e per la sostenibilità; lifelong learning e formazione di lavoratori e cittadini inoccupati; lotta all'abbandono scolastico; politiche mirate ad aumentare il numero dei laureati; riqualificazione, formazione e selezione del personale docente.

Per quanto riguarda le infrastrutture scolastiche e universitarie, il piano prevede: riqualificazione o ricostruzione in chiave di efficienza energetica e antisismica; cablaggio in fibra ottica; potenziamento 0-6 asili e infanzia; infrastrutture per e-learning; lab Tech e innovation ecosystems.

Inclusione sociale e territoriale

Nelle linee guida si analizzano gli effetti della crisi globale che ha determinato un aumento della disuguaglianze e che si mira ad arginare con la definizione di una strategia per le politiche attive, oltre al Family Act e a una formazione ad hoc per consentire alle donne di entrare nel mercato del lavoro.

Sul fronte inclusione territoriale riflettori sugli investimenti di riqualificazione urbana, anche in ottica smart, e sull'attuazione del Piano Sud 2030 e della Strategia Nazionale delle Aree Interne.

Salute 

Focus anche sull'ecosistema sanitario. Più posti in terapia intensiva, resi necessari dall'epidemia, ma anche un uso più intenso ed integrato della tecnologia, a partire dall'introduzione del fascicolo sanitario elettronico. Ancora, rafforzamento della resilienza e tempestività di risposta del sistema ospedaliero, sostegno alla ricerca medica, immunologica e farmaceutica.

Un capitolo di investimenti sarà indirizzato anche alle cure e all'assistenza a domicilio, per superare le attuali carenze del sistema delle residenze sanitarie assistenziali. Si aggiungono agli obiettivi anche l'integrazione tra politiche sanitarie e politiche sociali e ambientali e la valorizzazione delle politiche per il personale sanitario.

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Oltre le missioni, le politiche di supporto

Oltre alle sei missioni, le linee guida del Recovery plan affrontano anche quelle che vengono definite politiche di supporto. In particolare nel documento si insiste su:

  • investimenti pubblici, semplificando i processi di gestione e monitoraggio dell'attuazione finanziaria, fisica e procedurale delle risorse, rivedendo il Codice degli appalti, favorendo l'adozione di misure di riforma della governance degli investimenti; 
  • riforma della pubblica amministrazione, elemento chiave per la modernizzazione del Paese e per migliorare la vita dei cittadini e l'ambiente imprenditoriale, che prevede la valorizzazione della performance organizzativa e la regolarizzazione dello smartworking, la semplificazione amministrativa e normativa, la riforma delle società partecipa e la disciplina degli appalti pubblici;
  • ricerca e sviluppo, con un incremento delle risorse per il settore pubblico e la ricerca universitaria e la promozione della partecipazione delle imprese a hub tecnologici internazionali;
  • riforma del fisco, finalizzata a ridurre la disparità fra i cittadini e rendere più efficiente il sistema, con una riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro, tramite una riforma Irpef in chiave progressiva;
  • riforma della giustizia, che prevede la riduzione della durata dei procedimenti civili e penali, la revisione del codice civile, la riforma del diritto societario; 
  • riforma del mercato del lavoro per "tutelare i lavoratori vulnerabili, garantendo salari dignitosi", aumentare l'occupazione e offrire incentivi fiscali al welfare contrattuale. 

> Consulta il documento approvato dal CIAE - Linee guida PNRR

Recovery Fund: quanti sono i fondi destinati all'Italia?

La Commissione europea prevede di destinare all'Italia circa 193 miliardi di euro a titolo del Recovery e Resilience Facility. Un ricalcolo delle previsioni ha portato infatti Bruxelles a rivedere al rialzo la cifra di 191,4 miliardi su cui si sono basati i lavori del Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE) sul Recovery Plan. L'importo complessivo a valere sul pacchetto Next Generation EU, però, potrebbe salire fino a 209 miliardi, in base all'accordo raggiunto dal Consiglio europeo di luglio.

Dei circa 193 miliardi assegnati all'Italia per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, una quota pari a 65,456 miliardi di euro arriverà in forma di sussidi.

In base a quanto stabilito dalla Commissione europea, con la pubblicazione del documento sui pilastri del Next Generation EU, condiviso insieme alle nuove linee guida per accedere ai finanziamenti dello Strumento per la ripresa e la resilienza, il 70% di questi grants, cioé 44,724 miliardi, dovrà essere impegnato tra il 2021 e il 2022, mentre il restante 30%, ossia 20,732 miliardi, dovrà essere speso nel 2023. 

Per accedere alle risorse del Recovery Fund, gli Stati membri devono presentare le proposte di Piani nazionali di ripresa e resilienza strutturate coerentemente con gli obiettivi del Green Deal e con le raccomandazioni specifiche per ogni Paese espresse nel processo del Semestre europeo.

Recovery Plan Italia: prima ripartizione dei fondi UE

Il Governo ha avviato il processo di ripartizione dei 193 miliardi di euro a disposizione del Recovery Plan. Le ipotesi di ripartizione delle risorse tra i vari capitoli di spesa, riportate da fonti di stampa, sarebbero state trasmesse ai singoli Ministeri, insieme alle schede e ai moduli da compilare per ciascun progetto, dal gabinetto del ministro degli Affari europei, Vincenzo Amendola, coordinatore del comitato interministeriale per gli Affari europei (CIAE).

Seguendo le indicazioni fornite dalla Commissione europea, il governo pensa di destinare il 37% del budget alla realizzazione di iniziative green. Di questi 75 miliardi di euro, la quota più sostanziosa, andrebbero a stabilizzare il superbonus del 110%, mentre altre voci sarebbero il piano contro il dissesto idrogeologico e la mobilità verde nelle città.

Ammonterebbero a circa 40 miliardi di euro, ossia il 20% della dotazione complessiva, le risorse destinate ai progetti di digitalizzazione, con un focus particolare sul piano per la banda larga.

Una stima minore di quanto richiesto, invece, si prevederebbe per le infrastrutture della mobilità: questa prima ripartizione dei fondi attribuisce il 10%, quindi 20 miliardi, ai progetti dedicati all'alta velocità al Sud, alle ferrovie, alle strade, ai porti e alla logistica.

Il PNRR dovrebbe poi finanziare un piano per l’acqua e la depurazione e a un piano per le città, l’housing sociale e la rigenerazione urbana. Questi due pilastri varrebbero il 5% della dotazione totale, ossia 10 miliardi, ciascuno.

L'iter di approvazione del Piano nazionale di ripresa

Obiettivo dell'Esecutivo è presentare il Recovery Plan alla Commissione europea al più presto, senza aspettare la chiusura della finestra prevista per il 30 aprile 2021.

Il meccanismo di approvazione, a seguito dell'invio ufficiale alle Camere delle linee guida del PNRR da parte del premier Giuseppe Conte, prevedeva il passaggio in Aula dello schema di relazione che definisce le priorità nell'utilizzo dei fondi UE e il voto da parte dei due rami del Parlamento, che hanno approvato a maggioranza la risoluzione con gli indirizzi di Camera e Senato per la predisposizione del piano.

Gli ultimi step nell'iter di approvazione del PNRR sono stati compiuti con l'ok dalla Camera alla risoluzione di maggioranza sulle linee programmatiche del Fondo per la ripresa, e con l'approvazione da parte dell'aula del Senato - con 150 sì, 118 no e 2 astenuti - dello stesso documento presentato dalla maggioranza dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

"Con il voto di oggi il Parlamento italiano è stato il primo in Europa a discutere il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, definendo le priorità che il Governo dovrà seguire nella predisposizione dei progetti per l'Italia da finanziare con le risorse stanziate a livello europeo. Si tratta di un'occasione unica per ripensare il modello di sviluppo del nostro in Paese in senso economicamente e socialmente sostenibile. Ringrazio tutti i deputati per il lavoro svolto in queste settimane nelle commissioni e oggi in Aula", ha affermato il presidente della Camera, Roberto Fico, dopo il voto sulle linee di indirizzo del Recovery Fund. 

> Cosa prevede la nota di aggiornamento al DEF

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