Faro di Bruxelles sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare

Filiera agroalimentare - Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay In vista dell'attuazione a livello nazionale della direttiva UE sulle pratiche commerciali sleali all'interno della filiera agrifood, la Commissione europea sta raccogliendo i feedback dei fornitori per capire come funziona attualmente la catena di approvvigionamento agroalimentare.

Pratiche commerciali sleali – UE aumenta protezione agricoltori

Entro aprile 2021 gli Stati membri dovranno attuare a livello nazionale le misure previste dalla direttiva sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. In vista di questa scadenza, la Commissione europea intende fotografare lo stato dell'arte nel settore agrifood attraverso i commenti degli agricoltori e delle imprese che operano come fornitori nella catena di approvvigionamento alimentare. In questo modo sarà possibile confrontare la situazione attuale con quella determinata dall'applicazione della nuova normativa e verificare se l'UE sta sperimentando progressi in questo campo e in che misura.

Cosa prevede la direttiva UE contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare

La Commissione è impegnata da diversi anni in azioni dirette a rendere la filiera alimentare più equa ed equilibrata e a difendere gli agricoltori e i piccoli produttori che non dispongono di un potere contrattuale sufficiente a contrastare le prassi scorrette.

Nel 2016 l'Esecutivo UE ha istituito la task force sui mercati agricoli (AMTF) per valutare il ruolo degli agricoltori nella più ampia catena di approvvigionamento alimentare e formulare raccomandazioni su come rafforzarlo, cui ha fatto seguito due anni dopo la proposta di direttiva contro le pratiche commerciali sleali nella catena di approvvigionamento alimentare, approvata da Parlamento UE e Consiglio nell'aprile 2019.

In base alle nuove norme, sono vietate pratiche quali i ritardi nei pagamenti per prodotti alimentari deperibili, gli annullamenti di ordini con breve preavviso, le modifiche unilaterali ai contratti, il rifiuto di sottoscrivere un contratto scritto, la restituzione di prodotti invenduti o sprecati e il pagamento da parte dei produttori di importi a copertura dei costi di commercializzazione sostenuti dall'acquirente.

Gli Stati membri hanno due anni di tempo dall'adozione della direttiva per recepirla nei rispetti ordinamenti nazionali e designare un'autorità che ne garantisca il rispetto, con poteri di indagine e di sanzione.

La survey lanciata in questi giorni dalla Commissione europea per registrare il contesto di partenza in cui saranno applicate le nuove norme sarà seguita da indagini annuali che consentiranno alla Commissione di valutare l'efficacia delle misure adottate dagli Stati membri in relazione alla direttiva e l'evoluzione dei risultati nel tempo.

Il questionario si rivolge a fornitori, compresi agricoltori e piccole imprese, impegnati nelle attività di produzione, trasformazione, commercio e vendita all'ingrosso di prodotti agroalimentari, e rimarrà aperto fino al 31 gennaio 2021.

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Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay 

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