Legge delegazione europea: Italia si adegua a direttiva pratiche commerciali scorrette

Filiera agroalimentare - Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay L'Italia si prepara a recepire la direttiva UE contro le pratiche commerciali scorrette nella filiera agroalimentare. L'articolo 7 della legge di delegazione europea 2019, approvata dal Senato e in attesa del via libera della Camera, contiene infatti i criteri per l'applicazione delle nuove regole UE sul territorio nazionale.

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Il percorso avviato nel 2016 dalla Commissione europea per rendere più equa la filiera agrifood si avvicina alla conclusione: entro aprile 2021 gli Stati membri dovranno attuare a livello nazionale le misure previste dalla direttiva UE sulle pratiche commerciali scorrette nella filiera agricola e alimentare (direttiva 2019/633).

La delega al Governo per il recepimento del testo è contenuta nella legge di delegazione europea 2019.

Cosa prevede la direttiva UE contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare

La Commissione è impegnata da diversi anni in azioni dirette a rendere la filiera alimentare più equa ed equilibrata e a difendere gli agricoltori e i piccoli produttori che non dispongono di un potere contrattuale sufficiente a contrastare le prassi scorrette.

Nel 2016 l'Esecutivo UE ha istituito la task force sui mercati agricoli (AMTF) per valutare il ruolo degli agricoltori nella più ampia catena di approvvigionamento alimentare e formulare raccomandazioni su come rafforzarlo, cui ha fatto seguito due anni dopo la proposta di direttiva contro le pratiche commerciali sleali nella catena di approvvigionamento alimentare, approvata da Parlamento UE e Consiglio nell'aprile 2019.

In base alle nuove norme, sono vietate pratiche quali i ritardi nei pagamenti per prodotti alimentari deperibili, gli annullamenti di ordini con breve preavviso, le modifiche unilaterali ai contratti, il rifiuto di sottoscrivere un contratto scritto, la restituzione di prodotti invenduti o sprecati e il pagamento da parte dei produttori di importi a copertura dei costi di commercializzazione sostenuti dall'acquirente.

Gli Stati membri hanno due anni di tempo dall'adozione della direttiva per recepirla nei rispetti ordinamenti nazionali e designare un'autorità che ne garantisca il rispetto, con poteri di indagine e di sanzione.

In vista di questa scadenza, a settembre la Commissione europea ha lanciato una survey per registrare il contesto di partenza in cui saranno applicate le nuove norme attraverso i commenti degli agricoltori e delle imprese che operano come fornitori nella catena di approvvigionamento alimentare. Una fotografia che permetterà di confrontare la situazione attuale con quella determinata dall'applicazione della nuova normativa e verificare se l'UE sta sperimentando progressi in questo campo.

All'indagine, rivolta ad agricoltori e piccole imprese impegnati nelle attività di produzione, trasformazione, commercio e vendita all'ingrosso di prodotti agroalimentari, e aperta fino al 31 gennaio 2021, seguiranno indagini annuali che consentiranno alla Commissione di valutare l'efficacia delle misure adottate dagli Stati membri in relazione alla direttiva e l'evoluzione dei risultati nel tempo.

Pratiche commerciali sleali – UE aumenta protezione agricoltori

Il recepimento della direttiva 2019/633 nella legge di delegazione europea

Attraverso la legge di delegazione europea 2019, il Parlamento ha fissato i princìpi e i criteri direttivi a cui il Governo dovrà attenersi nel riportare nell'ordinamento italiano i contenuti della direttiva UE in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese dell'agrifood.

L'attuale normativa sulla commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari dovrà essere rivista per rafforzare la tutela degli operatori della filiera e prevedendo in particolare:

  • che i contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore e delle cessioni con contestuale consegna e pagamento del prezzo pattuito, siano stipulati obbligatoriamente in forma scritta e prima della consegna;
  • il divieto di vendita dei prodotti agricoli e alimentari attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, nonché di vendita di prodotti agricoli e alimentari realizzata ad un livello tale che determini condizioni contrattuali eccessivamente gravose, compresa quella di vendere a prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione, definendo in modo puntuale condizioni e ambiti di applicazione, nonché i limiti di utilizzabilità del commercio elettronico;
  • l’anonimato delle denunce relative alle pratiche sleali, che possono provenire da singoli operatori, da singole imprese o da associazioni e organismi di rappresentanza delle imprese della filiera agroalimentare;
  • la possibilità di ricorrere a meccanismi di mediazione o di risoluzione alternativa delle controversie tra le parti;
  • l'introduzione di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, entro il limite massimo del 10 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento;
  • un ruolo più forte delle organizzazioni di rappresentanza nella presentazione delle denunce.

Dal recepimento della direttiva dovrebbe discendere la revisione del regolamento sulle vendite sotto-costo, al fine di consentire che per i prodotti alimentari freschi e deperibili questa pratica sia ammessa solo nel caso in cui si registri del prodotto invenduto a rischio di deperibilità o nel caso di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta, salvo comunque il divieto di imporre unilateralmente al fornitore, in modo diretto o indiretto, la perdita o il costo della vendita sottocosto. In generale, secondo il Parlamento, un prezzo inferiore del 15% rispetto ai costi medi di produzione risultanti dall’elaborazione ISMEA dovrebbe essere considerato quale parametro di controllo per la sussistenza della pratica commerciale sleale.

A vigilare sull'applicazione delle norme e dei divieti stabiliti dalla direttiva UE sarà l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), anche avvalendosi dell’Arma dei carabinieri, e in particolare del Comando per la tutela agroalimentare, oltre che della Guardia di finanza.

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Photo credit: Foto di Alexas_Fotos da Pixabay 

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