Dispute commerciali: l’UE dice basta ai ricatti di paesi terzi e stabilisce contromisure più forti

Controversie commerciali, le misure dell'UECon l’accordo politico raggiunto da PE e Consiglio, l’UE è pronta ad adottare contromisure più efficaci verso quei paesi che non rispettano le sentenze del WTO o le regole previste dagli accordi commerciali, in modo da tutelare meglio le imprese europee. Il risultato finale sarà un meccanismo anti-coercizione che dovrebbe vedere la luce nel 2021.

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In un mondo in cui le tensioni commerciali aumentano e il sistema multilaterale fatica a rispondere, l’Unione europea corre ai ripari e sferra un contrattacco verso tutti quei paesi terzi che, non rispettando le norme internazionali o bilaterali, creano un danno alle imprese e ai consumatori europei.

Il 28 ottobre, infatti, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo politico per rafforzare la capacità dell'Unione europea di utilizzare contromisure più severe nelle controversie commerciali.

L'intesa riguarda l'aggiornamento del “Regolamento relativo all'esercizio dei diritti dell'UE per l'applicazione e il rispetto delle norme commerciali internazionali” (il cd. Regolamento di attuazione), ampliandone la portata.

Oltre ad un Regolamento più forte, l’UE si doterà anche di un nuovo meccanismo anti-coercizione che la Commissione europea dovrebbe presentare nel 2021.

Perchè l’UE ha bisogno di contromisure più forti in caso di dispute commerciali?

L'aggiornamento del Regolamento  - che è del 2014 - si è reso necessario per proteggere gli interessi commerciali europei, davanti alla paralisi del sistema multilaterale di risoluzione delle controversie dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO). 

L'attuale Regolamento, infatti, prevede che l’UE possa reagire solo dopo che la controversia è passata attraverso tutte le procedure del WTO, inclusa la fase del ricorso. Una fase che ad oggi non è praticabile, dando di fatto la possibilità ai paesi di sottrarsi ai propri obblighi e sfuggire a una decisione vincolante, appellandosi semplicemente ad una relazione del panel.

Con il Regolamento rivisto, invece, l'UE potrà adesso attuare contromisure a seguito di una sentenza di primo grado del WTO o di altre decisioni sulla risoluzione delle controversie quando l'altra parte, pur non rispettando la sentenza, blocca un ulteriore arbitrato.

Questo nuovo meccanismo si applicherà anche alle disposizioni sulla risoluzione delle controversie previste negli accordi commerciali regionali o bilaterali di cui l'UE è parte, qualora si verificasse un blocco analogo.

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Come viene rafforzato il Regolamento?

Oltre a permettere all’Unione di attuare subito contromisure, i co-legislatori UE hanno negoziato anche le seguenti modifiche:

  • Il campo di applicazione del Regolamento d’ora in avanti coprirà non solo i beni, ma anche i servizi e alcuni aspetti dei diritti di proprietà intellettuale legati al commercio;
  • Le istituzioni rivisiteranno un'ulteriore estensione nel campo dei diritti di proprietà intellettuale entro un anno dalla domanda;
  • La Commissione esaminerà le violazioni nel campo del commercio sostenibile, dando loro la stessa attenzione e lo stesso peso finora attribuito nel valutare le violazioni relative all'accesso al mercato. 

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Verso un meccanismo anti-coercizione

L'accordo politico raggiunto il 28 ottobre riguarda anche l’impegno della Commissiona a proporre, al più tardi entro la fine del 2021, un nuovo strumento per scoraggiare e contrastare misure coercitive da parte di un paese terzo, che viola il diritto internazionale.

Nel commentare l’accordo, il Commissario UE al commercio Valdis Dombrovskis ha specificato come la priorità europea “per affrontare questi problemi rimane un regolamento multilaterale riformato e ben funzionante con un sistema di risoluzione delle controversie”. Tuttavia, ha specificato Dombrovskis ,"non possiamo permetterci di essere indifesi nel frattempo".

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