Piani strategici della PAC: le priorita' dell'Italia secondo Bruxelles

Agricoltura - Photo credit: Foto di R0bin da Pixabay Riduzione delle emissioni e dell'uso di pesticidi e antimicrobici, digitalizzazione, sostegno ai giovani agricoltori. Sono alcune delle priorità che dovrebbero guidare l'Italia nella redazione del Piano strategico nazionale della nuova PAC, la Politica agricola comune riformata che entrerà in vigore nel 2023, secondo le raccomandazioni della Commissione europea.

> Riforma PAC rinviata al 2023

La nuova Politica agricola comune (PAC) che entrerà in vigore nel 2023 si baserà sui Piani strategici nazionali, un nuovo delivery model che permetterà agli Stati membri di gestire all'interno di una cornice organica sia le risorse per i pagamenti diretti che quelle per lo sviluppo rurale, per rispondere alle sfide specifiche nazionali e regionali e centrare gli obiettivi condivisi a livello dell'Unione.

Nell'ambito del dialogo strutturato tra Commissione europea e Stati membri sui Piani nazionali, Bruxelles ha pubblicato una comunicazione e delle raccomandazioni rivolte ai 27 per aiutarli a redigere dei documenti coerenti con i fabbisogni dei territori e in grado di contribuire ai target UE.

Per ciascun Paese la Commissione ha quindi espresso delle raccomandazioni sia relativamente ai nove obiettivi della nuova PAC che rispetto al Green Deal europeo e in particolare alle strategie Farm to Fork e Biodiversità. “Incoraggio vivamente gli Stati membri a tenere conto di queste raccomandazioni durante la redazione dei loro piani strategici della PAC. In questo modo, possiamo garantire una Politica agricola allineata al Green Deal e che sostiene gli agricoltori come motori della transizione verde. Insieme al Parlamento europeo e al Consiglio, garantiremo che la riforma della PAC mantenga le necessarie ambizioni ambientali e climatiche”, ha commentato il commissario per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, Janusz Wojciechowski.

Bilancio UE 2021-2027: la proposta della Commissione per la nuova PAC

Cosa sono i Piani strategici della PAC

Grande innovazione ed elemento chiave della riforma della PAC, i Piani strategici stabiliranno in che modo ogni Stato membro utilizzerà le risorse del primo e del secondo pilastro sulla base di un'analisi delle rispettive condizioni di partenza, delle problematiche da affrontare e degli obiettivi specifici della PAC, che riguardano tematiche ambientali, sociali ed economiche, insieme a un target trasversale sull'aumento della conoscenza e dell'innovazione.

I Piani strategici dovranno inoltre tenere conto delle ambizioni del Green Deal europeo e più specificamente degli obiettivi quantificati nelle strategie Farm to fork e Biodiversità. Tra questi, una riduzione, entro il 2030, del 50% dell'uso e del rischio di pesticidi, di almeno il 20% dell'uso di fertilizzanti, del 50% delle vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali allevati e l'acquacoltura, il target del 25% dei terreni agricoli dedicati all'agricoltura biologica e l'accesso del 100% alla banda larga veloce nelle zone rurali entro il 2025.

Il negoziato sul futuro della PAC è ancora in corso: Parlamento europeo e Consiglio hanno concordato le loro posizioni negoziali sulla riforma, rispettivamente il 23 e 21 ottobre, consentendo l'avvio dei triloghi il 10 novembre scorso.

In vista dell'entrata in vigore della nuova Politica agricola comune, dal 1° gennaio 2023, con le raccomandazioni la Commissione mira a facilitare il lavoro degli Stati membri, indicando la direzione che i piani strategici della PAC devono prendere per raggiungere i traguardi identificati, dagli aiuti per la conversione e il mantenimento dell'agricoltura biologica attraverso il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) al sostegno ai giovani agricoltori, dalle facilitazioni per l'accesso ai finanziamenti, ad esempio facendo un maggiore uso degli strumenti finanziari, alla riduzione dell'uso di pesticidi.

Le raccomandazioni di Bruxelles all'Italia

Il passaggio a un sistema alimentare sostenibile rappresenta per l'Italia una sfida, ma anche un'opportunità. Secondo la Commissione, l'invecchiamento della popolazione agricola, il basso livello di digitalizzazione e le piccole dimensioni delle aziende contribuiscono alla bassa crescita della produttività e alla volatilità dei redditi agricoli e limitano la competitività dell'agricoltura italiana, nonostante il buon livello di organizzazione dei produttori.

Oltre al ricambio generazionale, all'accesso alla banda larga e alle nuove tecnologie digitali, serve un'attenzione specifica al trasferimento di conoscenze e innovazioni in ambito agricolo e alla formazione degli agricoltori, oltre a misure dirette a favorire l'imprenditoria e l'occupazione femminile di qualità in agricoltura e l'inclusione sociale delle persone più vulnerabili che abitano i territori rurali.

Sul fronte ambientale, poi, il trend di riduzione delle emissioni riconducibili all'agricoltura aviato tra il 1990 e 2013 si è interotto negli ultimi sette anni e deve essere riavviato per poter centrare i target dell'UE. Parallelamente, occorre lavorare sul fronte dell'adattamento ai cambiamenti climatici, anche alla luce della vulnerabilità dell'Italia al rischio idrogeologico, ridurre l'uso di pesticidi, migliorare la valorizzazione delle foreste, l'azione a tutela della biodiversità e il welfare animale.

I negoziati sulla riforma della PAC

> Le raccomandazioni della Commissione europea all'Italia per i Piani strategici della PAC

Photo credit: Foto di R0bin da Pixabay 

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.