Bruxelles lancia una consultazione sui lavoratori delle piattaforme digitali

Rider - Photo credit: Foto di postcardtrip da Pixabay In coincidenza con la notifica dei verbali della Procura di Milano in base ai quali Uber, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo dovranno regolarizzare circa 60mila riders, la Commissione europea ha chiesto alle parti sociali di esprimersi sulla necessità di un'azione a livello UE per tutelare le persone che lavorano attraverso piattaforme online.

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Le piattaforme digitali offrono opportunità di lavoro e flessibilità nel gestirlo anche a persone che faticano ad entrare nel mercato del lavoro tradizionale. Alcune di esse hanno svolto un ruolo importante nel garantire l'accesso ai servizi durante i periodi di lockdown, ma la crisi sanitaria ha anche evidenziato ulteriormente la situazione di vulnerabilità delle persone che lavorano nell'ambito della cosiddetta gig economy.

In molti casi - è il punto di partenza dell'iniziativa della Commissione europea - si tratta di impieghi precari, caratterizzati da mancanza di trasparenza e prevedibilità degli accordi contrattuali, scarsa attenzione alla salute e alla sicurezza sul lavoro, accesso insufficiente - se non inesistente - ai regimi di protezione sociale. Problemi complicati dalla dimensione transfrontaliera delle piattaforme e dalla questione della gestione dei lavoratori tramite algoritmi.

Verso un'azione UE per rider e altri lavoratori delle piattaforme digitali

Sono rilievi analoghi a quelli che hanno mosso l'indagine della Procura di Milano, che il 24 febbraio - casualmente in coincidenza con il lancio della consultazione UE – ha annunciato in conferenza stampa di aver notificato a Uber, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo i verbali che richiedono alle quattro aziende di regolarizzare, con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, circa 60mila fattorini.

Secondo il procuratore di Milano, Francesco Greco, si tratta infatti di lavoratori subordinati, che però non beneficiano né di tutele in materia di sicurezza sul lavoro, né di misure di protezione sociale. Un problema presente a livello globale, ma - secondo Greco - trattato finora in modo molto superficiale a livello giuridico, cui l'iniziativa della Commissione potrebbe dare una prima risposta, fornendo un quadro comune almeno a livello europeo.

La consultazione rivolta alle parti sociali riguarda proprio la necessità di avviare o meno un'azione UE in materia e l'orientamento da dare a questo intervento per migliorare le condizioni di lavoro delle persone impiegate attraverso piattaforme digitali senza intaccare le competenze nazionali degli Stati membri.

Sindacati e organizzazioni dei lavoratori avranno almeno sei settimane di tempo per presentare proposte e suggerimenti, sulla base di un documento di consultazione messo a disposizione dall'Esecutivo UE.

“Nel bel mezzo della transizione digitale, non possiamo perdere di vista i principi di base del nostro modello sociale europeo. Dobbiamo sfruttare al massimo il potenziale di creazione di posti di lavoro fornito dalle piattaforme di lavoro digitali, garantendo al contempo dignità, rispetto e protezione per le persone che lavorano attraverso di esse. Le opinioni delle parti sociali al riguardo saranno fondamentali per trovare un'iniziativa equilibrata per il lavoro con le piattaforme nell'UE", ha commentato il commissario per l'occupazione e i diritti sociali, Nicolas Schmit.

Per approfondire: La proposta di direttiva sul salario minimo

Leggi il documento di consultazione pubblica sui lavoratori delle piattaforme digitali

Photo credit: Foto di postcardtrip da Pixabay 

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