AEFI: via il “de minimis” sulle fiere. Occhi puntati sul Sostegni bis

Photocredit: SNCR_GROUP from Pixabay Aiuti fiere de minimisDopo la delusione del dl Sostegni, le fiere italiane tornano a chiedere al governo di superare il limite “de minimis” sugli aiuti, come ha già fatto la Germania. A rischio vi è la tenuta di un settore miliardario, strategico per l’export italiano ed oggetto di appetiti crescenti da parte di player stranieri.

Dal 12 aprile scattano i nuovi contributi SIMEST per gli operatori fieristici

Era il 15 aprile quando il ministro allo sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, aveva confermato l’intenzione del governo di “copiare” il modello tedesco e superare i limiti rappresentati dal Regolamento “de minimis” sugli importi degli aiuti che possono ricevere gli operatori fieristici.

Da allora nessun risultato concreto è stato raggiunto e dopo l’occasione persa del decreto Sostegni, ieri il sistema fieristico è tornato sul tema, con un senso d’urgenza ulteriore davanti ai primi concreti ammiccamenti da parte di competitor esteri. “Le avance della fiera di Colonia nel momento in cui si stava discutendo sul Salone del Mobile”, ha spiegato infatti l’AD di Fiera Milano, Luca Palermo, “sono il sentore di quello che potrebbe succedere. Quando questa tempesta sarà finita, rischiamo una importante asimmetria di mercato” con le fiere italiane che “si troveranno a utilizzare il valore creato per rimborsare i prestiti, mentre i colleghi tedeschi potranno fare investimenti e tentare di prendersi le nostre eccellenze”.

Che cos’è il “de minimis” e perchè è un problema per le fiere

Il “de minimis” è una norma europea “pensata per scongiurare la concorrenza sleale tra Stati” ma che paradossalmente, in questo momento, “sta avvantaggiando il nostro principale competitor, la Germania” che è riuscita a superarla, spiega il presidente dell’Associazione esposizioni e fiere italiane (AEFI), Maurizio Danese.

Con la crisi causata dal Covid, infatti, la norma è diventata un collo di bottiglia che rischia di vanificare gli aiuti economici, anche rilevanti, che l’Italia ha finora stanziato per le fiere ma che non riescono ad arrivare a terra. L’aiuto normato da Bruxelles prevede infatti “un’erogazione massima di 10 milioni di euro per richiedente” che chiaramente, per player grandi come Verona, Milano, Bologna e Rimini (ma non solo), è troppo basso.

“Ad oggi i limiti imposti dal Trattato hanno determinato in Italia un’erogazione dei ristori pari a circa il 6% del plafond stanziato per il 2020, a fronte di perdite di fatturato attorno al 75% nel 2020 e al 100% nel primo quadrimestre di quest’anno”.

Se poi parliamo dei quattro principali poli espositivi nazionali (Milano, Bologna, Rimini/Vicenza e Verona) che da soli rappresentano il 70% del fatturato del settore, la fotografia è ancora più nera. “Se fossimo stati in Germania avremmo ricevuto intorno 35/40 milioni”, spiega infatti il CEO di Veronafiere Giovanni Mantovani, invece dei 500 mila euro arrivati finora in termini di ristoro.

Perché è importante superare il “de minimis” e salvare le fiere italiane

Leggendo i numeri delle fiere italiane, l’impatto del Covid e, appunto, le mosse dei principali competitor stranieri, l’importanza di superare i limiti causati dal ”de minimis” è autoevidente.

Il sistema fieristico italiano è, infatti, il secondo più grande d’Europa - subito dopo quello tedesco - e detiene alcune delle manifestazioni fieristiche leader mondiali che da sempre fanno gola a molti competitor stranieri, che oggi potrebbero approfittare del momento di debelozza per comprarsele.

Un’evenienza che metterebbe a rischio non solo il comparto, ma anche il ruolo strategico che esso riveste per l’export italiano.

“In ballo non c’è solo il futuro del sistema fieristico italiano ma anche di uno strumento del made in Italy che ogni anno genera 60 miliardi di euro di business”, spiega infatti il presidente dell’AEFI che ha calcolato come lo scorso anno il settore - che vale oltre 1 miliardo di euro e genera un impatto sui territori di 23 miliardi di euro - abbia perso a causa del Covid circa il 75% del proprio fatturato. 

In questo quadro - già fosco di suo - è arrivata poi la decisione del governo tedesco di superare lo scoglio rappresentato dal “de minimis”, permettendo alla Germania di ristorare entro giugno, con 642 milioni di euro a fondo perduto, i propri operatori fieristici.

Vien da sé, quindi, che davanti alla crisi vissuta dal settore, alla rilevanza delle nostre fiere e agli aiuti che alcuni dei nostri principali competitor stanno ricevendo, il superamento dei limiti del de minimis “non è solo un percorso necessario, ma anche logico”, spiega Danese.

Come si supera il limite “de minimis” sugli aiuti alle fiere

Ma come ha fatto la Germania a superare questo scoglio? Semplice, ha usato una soluzione che viene fornita dallo stesso Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) e che permette di derogare i limiti imposti agli aiuti di Stato in caso di “calamità naturali ed eventi eccezionali”, come è stato chiaramente il Covid. 

A metà aprile Giorgetti aveva annunciato che l’Italia era pronta a fare la stessa cosa tramite una proposta del governo che però, aveva aggiunto il ministro, richiederà anche l'avallo del parlamento, soprattutto “sulla condivisione rispetto al fatto che oggettivamente ci sono fiere più importanti e fiere meno importanti”.

Per ora nulla di concreto è stato raggiunto e “l’ultima chiamata”, spiega Danese, resta quella del Sostegni bis. Se si dovesse perdere anche quel treno, per le fiere italiane potrebbe essere troppo tardi. Con la stagione fieristica pronta a ripartire in mezza Europa e gli aiuti arrivati ad alcuni dei nostri grandi competitor, infatti, il rischio acquisizioni potrebbe aumentare ulteriormente con il rischio di ritrovarci, finita la crisi, i nostri player fieristici indeboliti e il nostro sistema dell’export privo di una gamba importante.

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