Fondo Legge Editoria - quali contributi per i quotidiani on line?

I decreti attuativi della legge Editoria dovranno chiarire l'entità delle risorse destinate ai media digitali e i requisiti richiesti ai quotidiani online per accedere ai contributi

Editoria online - foto di Kaboompics // Karolina

Editoria - il testo della Legge sul sostegno pubblico

Editoria – Senato, ok riforma contributi e Fondo pluralismo e innovazione

Sono due le questioni che destano maggiore curiosità nei testi dei decreti attuativi della nuova legge dell’editoria in gestazione in queste settimane presso il ministero dello Sviluppo economico. La prima riguarda quale parte del Fondo di solidarietà sarà destinata ai quotidiani on line. La seconda, il modo con il quale sarà definito nel dettaglio un quotidiano on line, quali saranno le caratteristiche organizzative, di prodotto e di forma della redazione che consentiranno agli editori di poter fare domanda al Fondo e ottenere il sostegno pubblico.

La storia è nota. La legge 198/2016 approvata dal Parlamento in ottobre e entrata in vigore il 15 novembre scorso istituisce il “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”, alimentato da risorse statali già destinate al settore, dal canone Tv (fino a un massimo di 100 milioni di euro) e da un contributo di solidarietà a carico di concessionari della raccolta pubblicitaria sui mezzi di stampa, radiotelevisivi e digitali, società operanti nel settore dell'informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta e altri soggetti che esercitino l'attività di intermediazione nel mercato della pubblicità. 

Editoria – questioni aperte in attesa dei decreti attuativi

Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, quindi entro metà febbraio 2017, un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze determinerà le modalità di versamento del contributo di solidarietà da parte degli editori, mentre altri decreti attuativi stabiliranno i criteri e le modalità di accesso al sostegno del Fondo. È di questi che stiamo parlando. Decreti che il governo si è impegnato a partorire entro la fine di quest’anno, così da definire il bando pubblico entro l’estate e consentire l’accesso alle provvidenze dei soggetti che ne avranno diritto entro la fine del 2017.

Non è un segreto per nessuno che il fondo disporrà di una somma tra i 200 e i 250 milioni di euro, e che una grossa fetta finirà nelle casse di editori di quotidiani locali stampati e dell’emittenza televisiva e radiofonica locale. Sono infatti esclusi dall’accesso alle risorse gli editori quotati in borsa o partecipati da società quotate. La ratio della legge che istituisce il Fondo è proprio quella di sostenere un comparto messo al tappeto da otto anni di crisi economica e degli investimenti pubblicitari. Piccoli e piccolissimi editori di stampa, radio e televisioni locali. Dunque, un sostegno nuovo e corposo alla pluralità delle fonti di informazione che senza questo supporto pubblico rischiavano e rischiano ancora di sparire.

Ma per la prima volta entrano in gioco i media on line, i quotidiani on line, che da almeno un decennio hanno sostituito in molti casi i giornali di carta nella dieta mediatica degli italiani. I trend non lasciano dubbi: in futuro anche i giornali saranno sempre più letti su device digitali, tablet, smartphone e cari, vecchi pc. Quotidiani on line che ancora molto spesso sono la versione web di giornali stampati, sia nella loro versione digitale, sia sotto forma di portali o siti internet. Anche se gli esempi di quotidiani “only digital” messi in rete da editori indipendenti non mancano e anzi vanno moltiplicandosi.

La legge 198/2016 definisce quotidiani on line testate giornalistiche regolarmente registrate presso una cancelleria di tribunale; il cui direttore responsabile sia iscritto all’ordine dei giornalisti, nell’elenco dei pubblicisti o dei professionisti; che pubblichi i propri contenuti giornalistici prevalentemente on line; che non sia esclusivamente una mera trasposizione telematica di una testata cartacea; che produca principalmente informazione; che abbia una frequenza di aggiornamento almeno quotidiana; che non si configuri esclusivamente come aggregatore di notizie.

Fin qui tutto chiaro (anche se il requisito della registrazione della testata in tribunale contrasta con la semplificazione amministrativa introdotta dall’articolo 16 della legge n. 62 del 2001, che esonera dalla procedura gli editori obbligati all’iscrizione al ROC, il Registro degli operatori di comunicazione. E su questo punto i decreti attuativi dovranno precisare o riformare le attuali regole).

Nulla è ancora dato sapere, invece, sulla composizione della redazione. Quanti giornalisti deve contare un team redazionale per consentire al proprio editore di accedere al Fondo? Nel caso della agenzie di stampa, ad esempio, il governo lo ha chiarito un anno fa: 50 giornalisti professionisti assunti ex articolo 1 del contratto nazionale di lavoro. Varrà anche per i quotidiani on line? Difficile pensarlo. Queste redazioni oggi contano 5/10 giornalisti nella stragrande maggioranza dei casi. Ma se questo fosse il numero previsto dai decreti, il rischio è che potranno fare domanda di contributo centinaia di redazioni. Questo l’obiettivo del legislatore? E questo numero di giornalisti che caratteristiche professionali dovrà avere? Nei media digitali lavorano videomaker, social media manager, web master, photo e video editor. Quanti di loro sono assunti con regolare contratto giornalistico?

Il secondo quesito si lega al primo e viceversa. Quale sarà la quota del Fondo che i decreti assegneranno ai quotidiani on line? Un 10% o un 20 o un 30% del totale? Questa decisione potrebbe avere un effetto selettivo molto importante sulla platea di richiedenti. Il governo deciderà prima la quota di Fondo da destinare a questi nuovi media e poi metterà mano alla definizione dei requisiti per l’accesso o seguirà il percorso opposto?

La sensazione è che, almeno per il primo anno, i quotidiani on line dovranno accontentarsi delle briciole, il grosso del sostegno pubblico andrà ancora ai quotidiani cartacei. E che i criteri di definizione delle strutture redazionali utili per l’accesso al Fondo saranno assai restrittivi. Ma il dado è tratto. L’ingresso dei media digitali nel novero delle fonti plurali meritevoli di attenzione e supporto da parte dello Stato diventa con la legge 198/2016 a titolo definitivo. E siamo certi che negli anni a venire i volumi di provvidenze si riequilibreranno e mezzi digitali e mezzi of line godranno di eguali attenzioni.

È il Censis, venerdì scorso, ad aver certificato le tendenze: i quotidiani cartacei perdono lettori, ridotti al 40,5% degli italiani (-1,4% nell’ultimo anno, -26,5% complessivamente nel periodo 2007-2016), mentre continua ad aumentare l’utenza dei quotidiani online (+1,9% nell’ultimo anno) e degli altri siti web di informazione (+1,3%). Il nuovo Fondo per l’editoria, per assolvere il compito che il Parlamento gli ha affidato (sostenere e difendere la pluralità dell’informazione minacciata dalla crisi) dovrà per forza di cose dare più spazio ai media digitali (non solo quotidiani, forse) e alle redazioni indipendenti che li sviluppano e li rendono qualitativamente validi. La difesa della libera informazione passerà sempre più dal web.

Photocredit: kaboompics.com

      

             

                   

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